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6. ECCO COSA ABBIAMO IMPARATO

Andrea Mandorlini

Volendo sintetizzare brutalmente la stagione appena conclusa, si potrebbe dire che il Verona ha aggiustato (e onorato) il suo campionato 1) quando Mandorlini ha smesso di fare esperimenti 2) quando la squadra ha lottato per un obiettivo concreto, la classifica dei cannonieri di capitan Toni.

Verrebbe da chiedersi allora perché Mandorlini ha impiegato quasi 5 mesi per venirne a capo alternando il 4/3/3 al 5/3/2 ? perché è stato costretto a continui esperimenti pur di ritagliare uno spazio in attacco a Nico Lopez e Saviola, nessuno dei due sostituto naturale di Iturbe? oppure adattare al calcio italiano Rafa Marquez campione in fase calante, protagonista a volte imbarazzante di errori tecnici individuali e isterismi in campo? Ma la responsabilità è forse di qualcun altro che ha fatto una campagna acquisti a dir poco allineata.

Questo campionato ha spiegato ai tifosi i rischi che si corrono quando non si abbina una fase progettuale a quella strettamente operativa. Per assurdo, si è programmato di più a partire da gennaio con l'arrivo di Greco e Pisano (entrambi confermati) che lo scorso in agosto. La rosa messa a disposizione di Mandorlini, lunga all'inverosimile, era piena di doppioni senza talento e di trentenni alla ricerca di motivazioni che però non riescono da tempo a dare un vero contributo (Lazaros, Brivio, Nenè, Rodriguez, Luna etc). Soprattutto, sono mancati i giovani: Gollini è stato più impegnato nella Primavera in quanto gli è stato preferito Benussi, Valoti è stato l'unico investimento. Un po' poco per una squadra che aveva appena messo sul mercato Jorginho e Iturbe.

Bigon adesso ha un mandato temporalmente più ampio, e come lui Mandorlini e Gardini. Probabilmente meno soldi a disposizione del previsto (Iturbe si incassa a rate, Romulo è rimasto sul groppone, per Jorginho c'è stato uno sconto). Ma c'è sempre Sala, l'ultimo talento rimasto, che ha recentemente prolungato ma potrebbe essere sacrificato al miglior offerente.

I punti fermi espressi dal Presidente sono essenziali per intraprendere un nuovo cammino con maggiore serenità. Il nuovo Verona avrà: 1) una rosa limitata a 23 giocatori (sappiamo bene i problemi che creano le panchine eccessivamente lunghe sia dal punto di vista dello spogliatoio, che della facilità degli infortuni cui cadono i giocatori poco impiegati), 2) due terzi della quale sarà formata da giocatori esperti ed un terzo di giovani da lanciare. Evviva!

Il nuovo Verona ha iniziato a muoversi in tal senso. Bianchetti (buon ritorno se gli danno fiducia) non potrà far peggio di Marques, Gonzalez e Rodriguez; Viviani (grande acquisto) vale già più di Campanharo e non ha i problemi fisici di Obbadi. I due titolari dell'Under 21 sono un investimento sia per la squadra che, in prospettiva, per il bilancio gialloblu. Lo svincolato Siligardi, in un rassicurante 4/3/3, avrà sicuramente meno problemi di adattamento di Lopez e Saviola. E via discorrendo...

L'ultimo aspetto che ha insegnato il campionato appena concluso è che occorre sempre lottare per un obiettivo. La salvezza non può esserlo a priori (chi non lotta solo per non retrocedere?), lo diventa esclusivamente quando tutti gli altri sono falliti. Se è vero che non si può chiedere al Verona di vincere lo scudetto, non possiamo neppure accontentarci del quartultimo posto. Fare più punti dell'anno precedente, lanciare talenti, giocare un calcio spettacolare, battere le più forti, ridurre di un 25/30% i gol subiti, lottare per la Coppa Italia sono obiettivi altrettanto validi e raggiungibili. Perché, alla fine, vedere le discese spettacolari di Iturbe o sancire Luca Toni alla testa della classifica dei cannonieri non sono forse una maniera altrettanto valida per dare un senso all'intera stagione?

Massimo

I PIRATI DELLA DALMAZIA


Ci sono in rete alcuni siti specializzati che riportano il valore teorico della rosa attuale e, sulla base di questa, le probabilità di successo stagionale. È facile immaginare che il Verona, ultimo arrivato in A, abbia il valore più basso (come il Lecce, entrambi giriamo intorno a 28 milioni) e di conseguenza le più alte possibilità di retrocessione. Del resto, per una neopromossa che si deve confrontare con corazzate inavvicinabili (la Juventus gira intorno a 944 milioni mentre il Napoli e le milanesi sono tutte oltre i 500 milioni) non sarà affatto facile. Semmai, fa specie trovare il Brescia considerato ad un valore doppio rispetto al nostro (61 milioni) e il Cagliari quasi quadruplo (112 milioni). Insomma, ci considerano deboli, inferiori e tatticamente incompetenti. Bene. Però attenzione: se il valore della rosa è rapportato alle difficoltà incontrate per salire in A ci può anche stare questa sottostima dei gialloblù, ma considerarlo questo come l'unico parametro per valutare le potenzialità effettive del Verona lo ritengo riduttivo. Su questa base, non varrebbe neppure la pena di scendere in campo. Eppure, mai come in questa circostanza Setti pare aver capito la lezione delle precedenti retrocessioni e sta provando a mettere insieme una rosa credibile. Parliamoci chiaro: a luglio è rappresentato un calcio onirico. Sconsiderato (dai continui rumors di mercato) e avulso rispetto alla realtà. Va tutto bene, gli avversari sono accomodanti, i volti dei giocatori rilassati, ci si allena in vallate che rappresentano splendidi luoghi di villeggiatura. E poi, essere sottovalutati è un immenso vantaggio. Questo ci lascia campo aperto nell'immenso mare della pirateria ed esclude completamente il fastidio della conferma. Saranno gli altri, semmai, sulla carta molto più stimati ed accreditati di noi a dover legittimare le teorie numeriche che li rappresentano e ribadire che il calcolo delle probabilità è a loro favore. A noi spetta semplicemente mettere insieme un'improbabile ciurma in grado di rubare punti qua e là e terrorizzare quanto più possibile i vascelli isolati che ci troveremo di fronte, poco propensi a gettare il cuore oltre l'ostacolo contro una miseria simile.

[continua]
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