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BILANCI 2012-2020: ANALISI DEGLI 8 ANNI DI GESTIONE SETTI

Parte 3

 

 

COSA CI DICE IL BILANCIO 2020 E COSA CI RISERVA IL FUTURO: In questa terza ed ultima parte del nostro speciale passiamo all'attualità che, come abbiamo già avuto modo di vedere, mostra un bilancio 2019/20 dell'Hellas Verona lusinghiero sotto molti punti di vista. Un'analisi dettagliata dello stesso è già stata fatta egregiamente da "Il Verona col cuore", cui rimandiamo per una panoramica generale. Dai dati di bilancio possiamo tuttavia trarre ancora qualche spunto forse non del tutto approfondito:

  1. Le plusvalenze a bilancio 2019/20 ed i valori consuntivati dei trasferimenti che le hanno generate, sono molto più bassi rispetto ai valori pubblicati sui giornali, questo perché i trasferimenti, come abbiamo avuto modo di spiegare, sono costruiti in maniera sempre più complessa in modo da dilazionarne gli effetti contabili e finanziari. E così:

    • Amrabat, presenta un valore di cessione a bilancio di 10,54 milioni di Euro, con una plusvalenza di 6,9 milioni di Euro. Dal bilancio della Fiorentina, oltre che dalle informazioni riportate sui siti specializzati e dalla stampa, sappiamo che in realtà il costo complessivo che la Fiorentina sosterrà per l'arrivo del centrocampista marocchino sarà di 21,8 milioni di Euro (la parte residua sarà corrisposta in due tranche e legata al raggiungimento di risultati già certi);

    • Rrahmani, in bilancio risulta ceduto ad un corrispettivo di 7,2 milioni di Euro, con una plusvalenza di 5,7 milioni di Euro. Il Napoli, per l'acquisto del difensore kossovaro (sceso in campo solo nelle ultime settimane in gare ufficiali), si sarebbe in realtà impegnato a versare 14 milioni di Euro, più 1,5 milioni di Euro di eventuali bonus.

    Le due cessioni elencate, quindi, genereranno proventi (economici e finanziari) nei bilanci successivi al 2019/20 per almeno 18 milioni di Euro. A questi si aggiungerà la cessione di Kumbulla, avvenuta a settembre alla Roma con la formula del prestito oneroso (a 3 milioni di Euro) fino al 30 giugno 2020 con obbligo di riscatto condizionato a 22 milioni oltre a 3,5 milioni di eventuali bonus al raggiungimento di determinati obiettivi sportivi. Da questi importi dovranno essere in realtà scomputati i valori attribuiti a Cetin (valutato 8 milioni di Euro, ma già finito ai margini del progetto Verona) e Cancellieri (che invece sta facendo benissimo con la Primavera), inseriti nell'operazione. Con un certo margine di approssimazione, si tratta di almeno altri 15 milioni di Euro di plusvalore netto disponibile per i bilanci successivi al 2019/20 (di cui i 3 milioni per il prestito oneroso entreranno nel bilancio 2020/21 e i restanti 12 milioni nei bilanci successivi).
    Il Verona di Setti ha quindi già acquisito proventi netti da cessioni di calciatori superiori ai 33 milioni di Euro che, ad occhio e croce, dovrebbero permettere di chiudere tutte le eventuali pendenze di cui si è detto nella seconda parte, superare la tremenda crisi economica provocata dal Covid-19 che ha già determinato pesanti ritardi nel pagamento degli stipendi in più di un club di serie A, ed avere risorse da investire per la costruzione della squadra dei prossimi anni.

  2. Nel bilancio 2019/20 come anticipato sono stati correttamente riscontati, in virtù del fatto che il campionato 2019/20 si è concluso oltre il 30 giugno 2020 (data entro la quale erano state disputate solo 28 partite delle 38 complessive), costi relativi a calciatori e tecnici per un totale di 7,7 milioni di Euro e proventi per diritti TV ed altri ricavi per un totale di 11,6 milioni di Euro. In questo modo è stato rinviato al bilancio 2020/21 un effetto economico netto positivo di circa 3,9 milioni di Euro.

  3. Il patrimonio inespresso in termini di potenziali plusvalenze dai giocatori iscritti in bilancio 2020 è tutto sommato ridotto. Nella tabella seguente abbiamo riepilogato gli unici calciatori di proprietà del Verona, tra quelli in essere al 30 giugno 2020 ed ancora in rosa, che hanno un valore di mercato superiore ad 1 milione di Euro secondo le (generose per il calcio post-Covid-19) valutazioni del sito transfermarkt.it (aggiornate ai valori di inizio gennaio 2021). Si tratta in tutto di 8 giocatori, un numero già di per sè esiguo, di cui solo 2 (Lovato e Stepinski) con contratto con durata superiore ai due anni, il che significa che, in assenza di rinnovi, la gran parte dei calciatori di proprietà del club gialloblu avrà nell'estate 2021 l'ultima finestra utile per una cessione onerosa (oltre ai mercati invernali), che nel caso non potrà che avvenire a condizioni scontate. Questo fa sì che in particolare i due pezzi più pregiati della rosa del Verona (Zaccagni e Silvestri) potranno fruttare, in caso di cessione, plusvalenze inferiori al loro reale valore. Urge pertanto, laddove conveniente ed ancora possibile, un lavoro con i procuratori dei calciatori in scadenza nel 2022 per prolungare i contratti attualmente in essere.

    Tabella 8. I calciatori del Verona al 30/06/2020 con valore di mercato superiore ad 1 milione di Euro
    Tabella 9. I calciatori del Verona al 30/06/2020 con valore di mercato superiore ad 1 milione di Euro

    A questi nomi si sono aggiunti gli acquisti della stagione 2020/21 per i quali, stando ai dati transfermarkt.it, l'Hellas avrebbe investito 13,2 milioni di Euro (i principali investimenti sono stati i seguenti: 3,5 milioni di Euro per Tameze, 2 milioni ciascuno per Ruegg e Gunter, 1,8 milioni per Kalinic e 1,7 milioni per Amione), cui vanno sommati 1,75 milioni di Euro per i prestiti di Colley e Vieira. Con la sola eccezione di Kalinic, si tratta di calciatori giovani a cui sono stati proposti contratti lunghi, dai 3 ai 5 anni, segno chiaro della volontà da parte della società di patrimonializzare la propria rosa con calciatori di proprietà, come auspicato a più riprese da mister Juric. Rimane il fatto che tra i 22 calciatori che fino al momento della sosta natalizia avevano giocato almeno 180 minuti in campionato, solamente 11 sono di proprietà del Verona. Una percentuale ancora troppo bassa, che giustifica le lamentele di Juric sulla necessità di investire maggiormente sui cartellini per portare avanti un vero e proprio progetto di medio-lungo periodo.

    Tabella 9. Nuovi acquisti 2020/21 di proprietà
    Tabella 10. Nuovi acquisti 2020/21 di proprietà

    Per buona parte dei calciatori che il Verona ha attualmente in prestito, comunque, il club gialloblu potrà esercitare a fine stagione il diritto di riscatto, avendo così l'opportunità di investire solo su chi si sarà veramente meritato la riconferma. Le condizioni per l'esercizio di tali diritti di riscatto, tuttavia, sono nella maggior parte dei casi parecchio onerose, specie se rapportate al new normal del calcio in epoca Covid-19, che ha visto ridursi notevolmente gli introiti. Le cifre fissate con le società titolari dei cartellini sono infatti le seguenti: serviranno 15 milioni di Euro se si vorrà riscattare Colley, 10 milioni di Euro per Benassi, 8 milioni di Euro per Cetin (obbligo di riscatto condizionato), 7 milioni di Euro per Vieira, 6 milioni di Euro ciascuno per Dimarco (alcune fonti riportano un'opzione di contro-riscatto da parte dell'Inter, di cui tuttavia non abbiamo conferma) e Barak (che ha l'obbligo di riscatto), 3,5 milioni di Euro per Magnani (qui c'è un obbligo di riscatto in caso di salvezza) e 3 milioni di Euro per Ceccherini (anche in questo caso vige l'obbligo di riscatto in caso di salvezza). Non sono invece conosciute ufficialmente le cifre richieste per il riscatto del talentuoso Ivan Ilic e di Salcedo, su cui esiste anche un diritto di controriscatto da parte dell'Inter. Anche se il Verona decidesse di limitarsi al riscatto dei giocatori che, tra questi, hanno finora maggiormente dimostrato sul campo di valere i soldi richiesti, e stiamo parlando di Dimarco, Barak, Magnani e Ceccherini, la cifra da investire sarà di 18,5 milioni di Euro.

Per concludere il ragionamento, e facendo dei conteggi indubbiamente approssimativi, il Verona nella stagione 2020/21 potrà godere da un lato di proventi per le cessioni già definite per circa 33 milioni di Euro e di proventi netti riscontati dal bilancio precedente per 3,9 milioni di Euro; d'altro canto, per allestire la rosa 2020/21 l'Hellas ha già investito circa 13 milioni di Euro e ne serviranno più di 18 milioni di Euro per riscattare Dimarco, Barak, Magnani e Ceccherini. E' bene precisare che in quest'ultimo caso stiamo parlando di flussi finanziari (nell'ipotesi che tutti gli importi vengano liquidati nel corso della stagione) e non di valori economici, dal momento che a livello economico i nuovi acquisti impatteranno a bilancio solamente per la quota di ammortamento dell'esercizio. Questi valori testimoniano però che il Verona ha risorse appena sufficienti per aumentare la patrimonializzazione della propria rosa confermando i principali protagonisti della stagione in corso e per distribuire (qualora si rendesse necessario) ancora parte degli utili/riserve necessari per saldare i conti del passato. Senza nuove cessioni, invece, non sembrano esserci margini per ulteriori investimenti milionari. Si tratta comunque di un traguardo da non sottovalutare: dopo diverse stagioni necessariamente gestite a suon di prestiti e parametri zero, il Verona si trova ora finalmente nelle condizioni di poter costruire una rosa con calciatori di proprietà composta anche di giovani con potenziale: un bel passo in avanti che va nella direzione auspicata da Juric, anche se magari non ancora nella misura voluta dal mister croato. D'altro canto a Setti, in assenza della possibilità di iniettare capitali dall'esterno, sarà sempre richiesta una gestione all'insegna della prudenza e della necessità strutturale di generare plusvalenze.
Facciamo infine un'annotazione tutto sommato marginale, ma che è bene ricordare: il bilancio del Verona include ancora nel proprio attivo 15 milioni di Euro di esposizione verso la controllata Hellas Verona Service, frutto dell'operazione di cessione del marchio effettuata nella stagione 2013/14, che sono quantomeno scarsamente liquidabili (se non, potenzialmente, a rischio di svalutazione nei prossimi esercizi); la liquidabilità di questi attivi dipenderà infatti dalla capacità della controllata di produrre i flussi finanziari necessari per rimborsare il proprio debito e giustificare il valore della partecipazione in capo all'Hellas Verona. La storia degli ultimi anni – riepilogata nella tabella sotto – mostra una certa difficoltà in merito, anche se nel 2019/20 si sono registrati segnali di significativo miglioramento con il rimborso anche di 1,5 milioni di Euro da parte della HV Service, reso possibile in particolare dalla crescita dei proventi da sponsorizzazioni in capo alla controllata. In questo ambito, una permanenza prolungata in Serie A ed il superamento dell'attuale difficile fase legata al Covid-19 potranno essere dei buoni presupposti per il completo recupero dei valori attualmente in bilancio; scenari più negativi metterebbero invece a rischio la tenuta della valorizzazione di questi asset.

Tabella 10. Evoluzione attivi patrimoniali in bilancio legati alla controllata Hellas Verona Service
Tabella 11. Evoluzione attivi patrimoniali in bilancio legati alla controllata Hellas Verona Service

UN MODELLO DA SEGUIRE?: L'Hellas ad oggi presenta uno dei meriti creditizi più elevati della serie A (il merito creditizio rappresenta il giudizio sul grado di solvibilità della società assegnato da operatori accreditati) e riesce sul campo a reggere egregiamente anche la concorrenza "sleale" di società come Sampdoria e Genoa che avanzano debiti di più di 20-30 milioni di euro con il fisco ed a competere con società che come il Bologna possono permettersi, grazie alle disponibilità del proprio presidente, di ricapitalizzare perdite superiori ai 60 milioni di Euro complessivi negli ultimi 2 esercizi (si tratta solo di un esempio tra i tanti, facendo riferimento a società di fascia paragonabile al Verona, ma una situazione simile la hanno anche il Benevento o, in prospettiva, il Monza). I nodi delle cattive gestioni sono comunque destinati prima o poi a venire al pettine, e la crisi portata dal Covid-19 verosimilmente accelererà questo processo. Affrontare un simile contesto con una situazione patrimoniale e finanziaria solida, così come sta facendo il Verona, rappresenta un buon viatico per il futuro, di cui essere fieri, anche se magari l'appetito del tifoso non sarà adeguatamente solleticato da acquisti multi-milionari in giocatori di nome.

Per concludere ci permettiamo di sfatare un mito: mister Juric ha più volte negato che il Verona possa prendere a riferimento per il proprio progetto di crescita l'Atalanta, avendo a suo dire quest'ultima una solidità patrimoniale non paragonabile al Verona di Setti. In realtà la società bergamasca, da quando ha iniziato il proprio ciclo con Gasperini (era il 2016/17), per tre anni ha regolarmente venduto i propri pezzi pregiati (Caldara, De Roon e Gagliardini nel 2016/17, Bastoni, Conti e Kessie nel 2017/18, Mancini, Kurtic, Cristante e Petagna nel 2018/19), realizzando plusvalenze nette di diverse decine di milioni di Euro; solo dalla stagione 2019/20, con il raggiungimento della Champions League ed il conseguimento dei relativi proventi, la società ha ottenuto quella stabilità economica che le ha permesso di continuare ad investire senza più la necessità di vendere. Non solo, gli utili realizzati dall'Atalanta hanno permesso al gruppo di appartenenza, il gruppo Percassi, di rimanere a galla, come dimostrano i dati del bilancio consolidato 2019, che evidenzia un utile netto di 4,9 milioni di Euro (primo risultato positivo del gruppo dal 2015), ottenuto grazie all'utile netto della gestione sportiva (leggi Atalanta) di 21,6 milioni di Euro, che ha compensato le perdite nette degli altri settori di investimento, pari a 16,7 milioni di Euro. Ma anche negli esercizi precedenti l'Atalanta era stata l'area di investimento più profittevole per il gruppo. Questo per dire che se è vero che il gruppo Percassi ha dimensioni e solidità molto più grandi rispetto ai valori delle aziende di proprietà di Setti (che pure non se la passano benissimo, anche a causa del Covid-19), è anche vero che l'Atalanta in questi anni è stata gestita in maniera del tutto autofinanziata, in un connubio invidiabile di eccellenti risultati sportivi ed economici. Se questo modello non può ancora essere in pieno seguito dal Verona di Setti, D'Amico e Juric è semmai per il fatto che il Verona ha ancora un settore giovanile che, sebbene in crescita, non è neanche lontanamente paragonabile a quello dell'Atalanta e ha un tessuto economico e imprenditoriale che, forse anche per la presenza di altre realtà, è da sempre molto meno generoso verso la squadra della propria città. Sta nella capacità di creare giocatori in casa (da ultimi la società bergamasca ha valorizzato Kulusevski e Diallo, ceduti a diverse decine di milioni di euro ciascuno pur avendo giocato solo una manciata di presenze con la maglia nerazzurra) e di attrarre sponsorizzazioni dal ricco tessuto economico locale, e non in fantomatiche disponibilità della Presidenza, il vero gap che rimane ai gialloblu se vorranno provare a seguire fino in fondo l'esempio dei bergamaschi.In questo senso, potrebbe rivelarsi molto più utile investire qualche milione di euro sul centro sportivo, piuttosto che su un acquisto di grido per accontentare la piazza.

 

Enrico


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Hellastory, 19/01/2021

CALEIDOSCOPIO GIALLOBLÙ - 3


Con la splendida vittoria sul Napoli Juric supera se stesso dimostrando con i fatti di essere più forte delle 4 difficoltà incontrate, elencate nel corso della conferenza stampa di venerdì scorso: 1) preparazione breve 2) infortuni 3) Covid 4) perdita dei protagonisti della stagione precedente. Juric chiude a quota 30, 2 punti in meno del fantastico Verona di Mandorlini. Ma la sfida, per quanto mi riguarda, è apertissima e solo rinviata a fine stagione. Il bilancio è ancora più esaltato dal fatto di aver conseguito la migliore difesa del Campionato in compagnia della Juventus che ha però 1 partita in meno e quindi rischia di lasciare il primato a Silvestri. Tante belle cose, insomma, ma c'è tanto altro da affrontare.

[continua]
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