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LA COPPA ITALIA AI TEMPI DEL COLERA, parte 3

VIBRATE PROTESTE E VIBRIONI VITTORIOSI

Il Verona ha chiesto alla Lega di posticipare la partita Bari-Verona tenuto conto della situazione non ancora del tutto sotto controllo nelle Puglie. Solo 7 giorni prima, era stato vietato alla Juventus di giocare a Foggia, una città colpita molto marginalmente rispetto a Bari. Venerdì 14 settembre 1973 i presidenti del Bari e del Verona, Di Palo e Garonzi, vengono coinvolti nella riunione del direttivo della Lega calcio. La decisione finale, manco a dirlo, è che Bari-Verona si deve disputare e, qualora il Verona rinunciasse alla gara, verrà comminata la sconfitta a tavolino.

Saverio Garonzi
Saverio Garonzi

Mentre si discute animatamente in Lega calcio, lo stesso venerdì 14 settembre, il sindaco di Chieti ordina la chiusura dello Stadio Marruccino e di tutti gli impianti sportivi per domenica 16 settembre. L'incontro Chieti-Nocerina, prima gara del campionato di serie C, è quindi destinato a saltare. Solo il giorno prima, giovedì 13, sul terreno del Marruccino era scesa in campo la formazione del Verona! Qualcuno sembra rendersi conto che il rischio di disputare partite di calcio in queste condizioni sia reale e non solo una fantasia dei calciatori veronesi o genoani. Siamo veramente all'assurdo: a Chieti prendono precauzioni dopo che il Verona ha già giocato, a Bari vogliono giocare a tutti i costi. Chi forse meglio di tutti coglie in pieno la questione è il classico uomo della strada, il bancario Demetrio Calzolari, intervistato da L'Arena nel servizio di martedì 18 settembre sulle opinioni dei tifosi. "Morale della favola: il Verona doveva andare a Bari non a giocare un partita di calcio, ma per dimostrare che in Puglia il pericolo del colera è del tutto passato. A Bari si guarda con particolare attenzione alla prossima edizione della Fiera e l'incontro dello Stadio della Vittoria avrebbe indotto molta gente ad intraprendere il viaggio." Analisi impeccabile. C'è bisogno di dimostrare che l'emergenza è finita, e i calciatori al solito sono pedine in un gioco più grande.

Sabato 15 settembre le autorità comunali di Castellammare di Stabia e di Torre del Greco nel Napoletano fanno seguito all'ordinanza del sindaco di Chieti e vietano lo svolgimento delle partite, sempre di serie C, Juve Stabia-Crotone e Turris-Pescara, per "motivi di ordine igienico - sanitario". E' anarchia totale: a Bari e Napoli si può giocare in tutta tranquillità, basta non vendere bibite al bar, e in tutto il resto del territorio circostante i divieti si sommano ai divieti. Mentre il calcio di serie C si ferma, addirittura anche sul campo dove è stato consentito al Verona di giocare in amichevole solo poche ore prima, la Coppa Italia professionisti dovrebbe invece essere immune.

I giocatori del Verona comunque non recedono dalla loro posizione, nonostante l'ultimo tentativo fatto da Garonzi, che propone loro un volo privato con missione lampo per raggiungere Bari subito prima della gara e andarsene subito dopo. "Il volo mi costava due milioni e mezzo una cifra che avrei sopportato senza battere ciglia (sic) pur di non disertare la gara di Bari." Conoscendo il proverbiale spirito sparagnino di Garonzi, viene da pensare che ciglio lo avrebbe battuto eccome prima di scucire un volo privato. Chissà che le sue dichiarazioni non fossero semplicemente improntate a salvaguardare l'immagine della società Verona.

Bari-Verona quindi non si disputerà. Il sindaco di Bari Nicola Vernola la prende con sportività e manda un telegramma al sindaco di Verona con questi contenuti: ".. elevo una vibrata protesta ed esprimo sincero rammarico per l'assurda decisione dei giocatori e della società calcio Verona per il rifiuto dell'espletamento della gara Bari-Verona di Coppa Italia. Rilevo che la decisione è frutto (non di mare, ndr) di erronea informazione sulla situazione dell'epidemia nella città di Bari ed è inaccettabile il giudizio sulle condizioni di civiltà delle nostre popolazioni". Addirittura "popolazioni", al plurale, come se stesse parlando di un documentario sugli indigeni d'Africa! Ma di quale giudizio sta parlando?

In termini di rischio, il sindaco di Bari ha probabilmente ragione. L'epidemia colerica è in fase di recessione e difatti da lì a pochi giorni tornerà la normalità negli ospedali e nelle aree di infezione. La Fiera del Levante verrà inaugurata domenica 23 settembre. Il campionato di serie B avrà il via regolarmente il giorno 30 settembre, e quello di serie A la settimana dopo. Tuttavia, a conti fatti, non si capisce perché questa ostinazione nel volere disputare solo Bari-Verona e Napoli-Genoa mentre tutto il calcio al Sud si è fermato per effetto delle ordinanze dei sindaci.

Gigi Simoni con la maglia del Genoa nel 1973-74
Gigi Simoni con la maglia del Genoa nella figurina Panini della stagione 1973-74

"Vibrata protesta" è lo stesso lessico utilizzato dal Napoli nella lettera con cui ricusa la richiesta di rinvio inviata dal Genoa, che non a caso faceva notare la sospensione di tutte le partite di serie C nelle zone sospette. Il presidente del Genoa Berrino sembra piuttosto contrariato con i suoi giocatori, che a suo modo di vedere avrebbero dovuto avvertirlo prima. Gigi Simoni parla a nome di tutti i calciatori rossoblu: "Ci sembra assurdo accettare di andare a giocare a Napoli quando la partita è stata addirittura vietata a Genova. Eppoi è anche una questione di solidarietà con il Verona che non vuole andare a Bari". Ovviamente non tutti possono essere contenti, per cui a Napoli fanno sapere che in questo modo hanno negato la solidarietà alla loro squadra e alla loro città.

Nel frattempo, il sindaco veronese Carlo Delaini risponde alla missiva del suo collega barese e fa sfoggio di altrettanta retorica: "Sono io stesso rammaricato che tale episodio abbia suscitato in lei, signor sindaco, e nella sua città, una così risentita rimostranza, tale da ritenere che l'intera comunità veronese sia coinvolta nella scarsa sensibilità e nello spirito di non solidarietà con la popolazione meridionale."

Almeno Delaini usa popolazione al singolare, ma sembra voler dire: è vero, ci sono dei razzisti che ce l'hanno con i meridionali, ma mica tutti la pensiamo allo stesso modo. E trova maniera di scaricare la colpa sui singoli, ovvero sui calciatori gialloblu: "...considerando per di più che la presidenza della società calcistica veronese ha esplicato tutta la sua forza persuasiva per indurre i giocatori alla trasferta a Bari, e che il rifiuto si deve unicamente attribuire alle singole persone...". Questi calciatori del Verona sono davvero incorreggibili!

Lunedì 17 settembre 1973 la pagina dello sport de Il Nuovo Adige presenta il titolo: "Coppa Italia: ha vinto il vibrione". In assenza di azioni da gol da commentare, viene dato spazio alle dichiarazioni dei calciatori gialloblu. Al solito è il pacato Mascalaito, che in veste di portavoce fa nuovamente appello al senso di responsabilità dei padri di famiglia: "Non comprendiamo perché la Lega ci abbia obbligati a giocare a Bari quando ben cinque partite di serie C sono state sospese per paura di propagare il terribile morbo...". Decisamente più polemico Pierangelo Belli: "I pugliesi potevano organizzare un incontro con Gui centravanti, Di Palo all'ala destra con a fianco tutti quei funzionari convinti che in Puglia il colera sia opera di visionari". Ma, al solito, la palma del migliore va a Gianfranco Zigoni: "Io sarei andato a Bari in aereo già spogliato e pronto per la partita. Sarei arrivato due ore prima dell'incontro, sarei sceso in campo, avrei vinto e poi a tutta velocità sarei tornato a casa. Poteva darsi che alcuni pugliesi, inferociti per il nostro successo, ci sputassero addosso qualche vibrione. Meglio essere rimasti a casa. Al colera è preferibile la sconfitta a tavolino". Anche senza la fantasiosa versione dello "sputo del vibrione", la conclusione di Zigoni trova tutti gli sportivi veronesi d'accordo. Pazienza se costerà la sconfitta a tavolino e, con ogni probabilità, l'uscita dalla Coppa Italia.

Il Nuovo Adige di lunedì 17 settembre 1973
La pagina dello Sport de Il Nuovo Adige di lunedì 17 settembre 1973

Per la cronaca, l'altro incontro del girone, fra Palermo e Perugia, termina con la vittoria dei rosanero per 1-0, grazie al gol di Pepe al minuto 44 del primo tempo. Il Palermo sale a quota 4 punti, come molto probabilmente il Bari, se verrà confermata dalla Lega calcio la vittoria a tavolino sul Verona.

Quasi a voler dare un segnale alle squadre del Nord colpevoli del gran rifiuto, Bari e Napoli si accordano per disputare un'amichevole allo stadio Vittoria di Bari, domenica 23 settembre (la gara si disputerà effettivamente con la vittoria del Napoli 2-0 in quello che fu definito "il derby della solidarietà"). Ma nel frattempo arriva già il benestare per disputare il recupero Bari-Palermo, mercoledì 19 settembre. La società rosanero accetta di effettuare il recupero. Alle 16.30 di mercoledì, lo stadio di Bari è stracolmo, e di fronte a 23 mila spettatori Bari e Palermo si dividono la posta pareggiando per 1-1.

Le reti, in rapida sequenza a metà ripresa, portano la firma di Scarrone per i baresi e di La Rosa per i palermitani. Entrambe le squadre si portano così a 5 punti in classifica ma, mentre il Bari ha esaurito le 4 gare e resterà a riposo nel quinto turno, il Palermo deve giocare ancora a Verona e con un punto può conquistare l'accesso alle fasi finali.

Lo stesso giorno, il Giudice sportivo della Lega Nazionale Calcio si esprime in merito alle gare Napoli-Genoa e Bari-Verona, decretando la sconfitta a tavolino di Genoa e Verona e, per entrambe le squadre, la penalizzazione di un punto nella classifica del torneo. La motivazione della sentenza è palese: le gare non si sono potute disputare per "mancata partecipazione". Ma non solo: il Giudice rinvia al presidente della Lega ogni decisione in merito al risarcimento danni per le società ospitanti, in base al suo giudizio sui mancati incassi. Il Genoa, che di fatto era società ospitante, e la cui dirigenza si era accordata per l'inversione del campo, deve averla presa particolarmente bene.

A 90 minuti dal termine, la classifica del Terzo Girone della Coppa Italia professionisti è la seguente: Palermo e Bari punti 5, Fiorentina e Verona 2, Perugia 1.

Con il punto di penalizzazione inflitto, oltre alla sconfitta a tavolino, il Verona esce automaticamente di scena, e diventa inutile la partita del quinto turno con il Palermo. Senza il punto di penalizzazione, il Verona avrebbe ancora potuto conquistare le fasi finali della Coppa battendo i rosanero in casa con due reti di scarto. Al Bentegodi, il 23 settembre 1973, Verona e Palermo pareggiano 0-0 in una gara svuotata di ogni interesse per i gialloblu. Per il Palermo il punto certifica la conquista delle fasi finali (i siciliani arriveranno addirittura in finale, venendo sconfitti ai calci di rigore dal Bologna). L'altro incontro dell'ultima giornata vede la Fiorentina conquistare il primo successo stagionale con un eloquente 4-0 ai danni del Perugia.

In quanto agli altri recuperi della Coppa Italia, si svolsero come segue:

Avellino Napoli 3-2 mercoledì 26 settembre 1973, sul neutro di Bari

Napoli-Bologna 2-1 domenica 30 settembre 1973

Foggia - Juventus 0-1 mercoledì 7 novembre 1973

Archiviata la prima fase della Coppa Italia, lentamente nel Meridione torna la normalità e lo spazio che prima sui giornali era occupato dai bollettini sanitari viene ora dedicato alle indagini per fare luce su eventuali inadeguatezze del sistema sanitario nazionale. Di sicuro nessuno si aspettava un'epidemia di colera nel 1973 in Italia, anche se l'allarme dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sul vibrione "Eltor" era stato diffuso già nel 1971.

A conti fatti, questi i dati ufficiali resi noti dal Ministero della Sanità a fine epidemia: i casi accertati di colera furono 278, di cui 25 mortali. Certo, senza voler cadere nel tranello di considerare i morti pura statistica, va ammesso che l'allarme procurato per circa un mese in tutto il Meridione era forse esagerato di fronte a numeri che tutto suonano fuorché un diffuso contagio epidemico. Col senno di poi, il colera del 1973 mise sicuramente a nudo le condizioni igieniche precarie di alcune città del Sud, e in particolare la mancanza di sistemi di depurazione delle acque, ma numeri alla mano il sistema sanitario italiano dimostrò di essere, se non efficiente, quantomeno non inadeguato.

In quanto al Verona, la sconfitta a tavolino e la penalizzazione di un punto furono solo l'indigesto antipasto di quello che sarebbe successo a fine campionato con la retrocessione a tavolino in serie B per il celeberrimo caso Garonzi - Clerici. Possiamo senz'altro dire che il Verona detiene il primato di aver subito due penalizzazioni nella stessa stagione in due competizioni ufficiali. Almeno questo record non ce lo toglie nessuno, nemmeno il Covid-19.

 

Paolo


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Hellastory, 15/05/2020

DAI CHE STAVOLTA SI FA SUL SERIO. FORSE


Il calcio seriale di questo fine campionato è stato più appassionante del previsto. Merito del Verona che ha messo in difficoltà qualunque avversario incontrato, giocando con ardore e tanta voglia di divertirsi. All'inizio, alcuni esperti (...) hanno voluto aggiungere obiettivi ambiziosi, come la conquista di un posto UEFA, ma è chiaro che, alla lunga, la differenza di organico rispetto a Roma, Napoli e Milan è venuta fuori. Non importa. Non credo affatto che fosse un reale traguardo stagionale per una neopromossa, nemmeno in periodo pre-Covid come aveva ventilato sorridendo sornione Juric, per una società piuttosto fragile che sta cercando di trovare una dimensione accettabile. Magari è stato un semplice spunto giornalistico per alzare l'asticella quotidiana... delle proprie vendite. Cosa della quale, francamente, non avevano alcun bisogno i gialloblù, già sufficientemente motivati di loro. Nemmeno il confronto con la splendida stagione di Mandorlini, Toni e Iturbe e i suoi 54 punti finali regge il confronto con la situazione attuale. Quello fu il bagliore di uno spettacolo al di fuori della nostra portata, impossibile da sostenere. E anche l'inizio del declino. Oggi invece si stanno gettando le basi per un percorso credibile e, mi auguro di cuore, sostenibile.

[continua]
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