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HELLAS VERONA / Le Ultimissime

IL VERONA E LA «MONTAGNA INCANTATA» DELLA SERIE A


IL VERONA E LA «MONTAGNA INCANTATA» DELLA SERIE A

Il Verona è di nuovo in Serie A e, per ora, in casa gialloblu poco o nulla si muove. C'è una brutta ed una bella notizia in tutto questo. La brutta notizia è che quello dell'Hellas sarà un mercato molto povero, fatto di cessioni (specie per alleggerire il monte stipendi, da qui le trattative su Pisano e Romulo), scambi, parametri zero e prestiti, in gran parte concentrati nelle ultime settimane di agosto. Il motivo non è da imputare a «Settorello», come vorrebbero i complottisti più naif, ma banalmente alla scarsità di soldi. Non potendosi permettere un vestito Armani comprato per tempo, i gialloblu attendono i saldi di fine stagione per garantirsi una mise che sia quantomeno dignitosa per il gran ballo della Serie A. La bella notizia – se così la si può chiamare – è che i soldi difettano a gran parte delle società del massimo campionato ed, in prospettiva, verranno a mancare sempre di più. Così almeno è ragionevole supporre se il sistema calcio nazionale non si sveglierà in fretta dal torpore senile in cui si è adagiato con le gestioni Abete e Tavecchio.

L'attuale Serie A per molti aspetti richiama alla mente il sanatorio Berghof, luogo-simbolo di quel capolavoro della letteratura novecentesca che è «La Montagna Incantata» di Thomas Mann. Per chi non l'avesse letto, protagonista del romanzo è un giovane ingegnere navale dell'operosa Amburgo, di nome Hans Castorp, che – terminati gli studi – programma di andare a visitare per tre settimane il cugino Joachim, militare in carriera temporaneamente ricoverato presso un sanatorio di Davos, nelle Alpi svizzere, a causa della tubercolosi. Nei primi giorni di permanenza presso il lussuoso ricovero incastonato tra splendide montagne, Castorp sviluppa una forte repulsione per l'atmosfera sonnacchiosa, malaticcia ed inconcludente che caratterizza il luogo e gli ospiti che lo popolano. Tuttavia il sanatorio è anche un centro di raffinatezze ed agi, di ozi e sofisticate dispute letterarie e filosofiche che nel volgere di poco tempo irretiscono a tal punto il giovane protagonista da costringerlo, quasi contro la sua volontà, a rimandare per settimane, mesi ed anni la sua partenza. Il sanatorio descritto da Mann è popolato da una civiltà ricca, gaudente ed elegante ma ormai ripiegata su stessa, fuori dalla vita reale, improduttiva ed inconsapevolmente morente, come lo era il mondo della Belle Epoque agli inizi del novecento.

E che cos'è oggi la Serie A se non un simulacro dei bei tempi andati, incapace di innovare e di darsi un futuro che vada oltre i ricordi ormai logori del «campionato più bello del mondo»? Basta dare un'occhiata ad alcuni numeri, economici e non, relativi alle ultime stagioni dei principali campionati europei, per capire come il calcio italiano stia diventando sempre più la periferia del grande calcio mondiale. Il report annuale 2017 elaborato da PwC in associazione con Arel e la Figc, che prende a riferimento i dati consuntivi fino alla stagione 2015-16, presenta a questo proposito dei numeri molto interessanti [1].

Tabella 1. Valore complessivo e composizione dei ricavi medi per club dei 5 principali campionati europei

IL VERONA E LA «MONTAGNA INCANTATA» DELLA SERIE A

Nel 2015 i ricavi medi delle società di Serie A sono stati pari a 95,2 milioni di €, rispetto ai 220,2 milioni di euro dell'inarrivabile Premier League, ai 134,5 milioni della Bundesliga ed ai 102,5 milioni della Liga spagnola. Per volume di affare il massimo campionato italiano è quindi il quarto in europa; questo nonostante un valore molto generoso dei ricavi dai media (soprattutto diritti tv), relativamente ai quali la Serie A rappresenta il secondo campionato europeo (con 58,1 milioni di € per squadra stacca infatti sia la Liga, ferma a 47,2 milioni di €, che la Bundesliga, a 45,3, mentre la Premier col suo mercato mondiale di riferimento è distaccatissima a 116,9 milioni di Euro). Un sistema calcio che basa il 61% dei suoi ricavi sui diritti dai media – grazie all'ottimo andamento del rinnovo 2015/18 – è però un sistema fragile, nel quale la fetta più grande degli introiti è legata ad una negoziazione che riparte da zero ogni 3 anni. La presenza di stadi sempre più vuoti, l'assenza di squadre del livello delle big europee ad eccezione della Juventus e la monotonia di un campionato che nelle ultime 16 edizioni ha visto solo 3 vincitori, unite alla situazione economica disastrosa di Mediaset Premium, lasciano poche speranze su un rinnovo al rialzo del prossimo triennio di diritti, quello relativo al 2018-2021. Non a caso la prima asta che era stata indetta dalla Lega Calcio è stata annullata, di fronte ad un'offerta al ribasso di Sky ed alla rinuncia di Mediaset Premium. Da indiscrezioni dei giornali le offerte pervenute per i diritti tv ed internet ammontavano a 490 milioni di euro, rispetto ai 943 milioni di euro raccolti per il precedente triennio.

Relativamente alle altre voci di ricavo, l'Italia è fanalino di coda (nettamente staccata anche dalla Francia) per quanto riguarda i ricavi commerciali (19,3 milioni di euro medi a squadra; in Francia i club ne fatturano mediamente 27,3, in Spagna 28,1, in Germania 55,8 ed in Inghilterra 64,89), voce in cui il Belpaese è penalizzato anche da fattori «strutturali» quali l'elevato livello di contraffazione (merchandising) ed un impatto della crisi economica che ha maggiormente indebolito il tessuto economico-produttivo riducendo gli introiti delle sponsorizzazioni. Nota dolente è anche la voce dei ricavi da gare, che in Italia in valore assoluto sono meno di un terzo dei ricavi inglesi, meno della metà di quelli tedeschi e spagnoli e di poco superiori a quelli francesi (10,2 milioni di euro rispetto a 8,4). In termini di tassi di riempimento, poi, la Serie A è all'ultimo posto, con un 56% dei posti disponibili mediamente occupati; la Ligue 1 registra un 67%, la Liga il 74%, mentre Bundesliga (92%) e Premier League (96%) viaggiano costantemente prossime al sold-out. Tutto questo nonostante un costo medio dei biglietti che in Italia, dove è pari al 36,2% del reddito giornaliero medio disponibile, risulta inferiore – ed anche in misura significativa – rispetto agli altri paesi considerati (in Spagna ed Inghilterra il costo è del 53,7% del reddito disponibile, in Germania del 39,8%). La Serie A – lo si è detto spesso – paga un gap infrastrutturale, con stadi mediamente molto vecchi e poco funzionali sia per chi li deve vivere assistendo alla partita, sia per chi li guarda dalla tv. Anche su questo fronte, i numeri sono impietosi: dal 2007 al 2016 In Germania sono stati riammodernati e/o costruiti ex-novo complessivamente 16 stadi, in Inghilterra 12, in Francia 9 ed in Spagna 5. In Italia solo negli ultimissimi tempi, dopo l'esempio dello Juventus Stadium inaugurato nel 2011, qualcosa ha iniziato a muoversi: prima Sassuolo, Udinese e Cagliari, nei prossimi anni Roma, Atalanta e Fiorentina si sono impegnati a riammodernare con ristrutturazioni o costruzioni ex-novo gli stadi in cui giocano.

Se i ricavi scarseggiano, non altrettanto si può dire per i costi. La Serie A, infatti, è ormai da anni abituata a vivere al di sopra delle proprie possibilità: il costo medio per il personale ammonta a 65,5 milioni di euro per club, valore di poco inferiore a quello della Bundesliga (69,5, mentre la Premier è inarrivabile con i suoi 134,5 milioni), superiore a quello della Liga (61,9) e della Ligue 1 (47,9). L'incidenza percentuale degli stipendi sul fatturato risulta così per la Serie A pari al 69%, valore più alto rispetto a quello di tutti gli altri campionati Europei (il campionato più virtuoso – manco a dirlo – è quello tedesco, con un incidenza del 52%).

Tabella 2. Valore complessivo e composizione dei costi medi (in % dei ricavi) per club dei 5 principali campionati europei

IL VERONA E LA «MONTAGNA INCANTATA» DELLA SERIE A

Bassi ricavi ed alti costi, specie per il personale: ne consegue – inevitabilmente – che i club della Serie A sono quelli con il peggior risultato netto medio. Le 20 squadre del massimo campionato italiano hanno registrato nel 2015 una perdita media di 14,6 milioni di Euro; solo i club francesi, tra quelli dei campionati top europei, risultavano mediamente in perdita nel 2015, ma con un valore molto più contenuto: -3,2 milioni di Euro. I club di Premier League (4,4 milioni di Euro), Bundesliga (4,1 milioni di Euro) e Spagna (3,2 milioni di Euro) navigavano invece su valori di utile medio moderato. Se non bastasse, anche altri indicatori che mettono a nudo lo stato deficitario dei club italiani: la crescita media annua del fatturato nel periodo 2010-2015 dei club nostrani è stata del 3,9% medio, il valore più basso tra i campionati considerati (4,6% Spagna, 5,7% Francia, 8,1% Germania e 10,4% Inghilterra).

Il rapporto tra fatturato e passivo vede ancora la Serie A drammaticamente all'ultimo posto: le squadre italiane fatturano mediamente un valore pari al 53% del loro passivo, le spagnole il 68%, le francesi l'81%, le inglesi l'85%, mentre i club tedeschi sono i primi della classe con un solido 167%. L'analisi degli stati patrimoniali dei club italiani e della loro evoluzione dal 2011 al 2016 evidenzia un quadro drammatico: nel periodo considerato il valore dei patrimoni netti aggregati dei club di serie A è sceso da 208,4 milioni di Euro a 75,2 milioni di Euro, a fronte di passività complessivamente cresciute da 3.262,3 milioni di Euro a 3.438 milioni di Euro; si tratta di numeri da default imminente! Impressionante pure il dato dei debiti tributari/previdenziali: i club di Serie A nel 2016 si «finanziavano» non pagando allo Stato i dovuti contributi/imposte per 281 milioni di Euro (nel 2012 il valore era di 242 milioni di Euro): su tutti risulta esemplare il caso del Genoa, che nel 2016 ha esposto in bilancio 43 milioni di euro di soli debiti tributari rateizzati.

Un sistema composto da aziende con valori di questo tipo semplicemente non può durare a lungo e con la progressiva scomparsa – acuita dalla crisi economica post-2008 - di imprenditori italiani disposti a gettare i loro denari per coprire le falle di un sistema sovradimensionato, l'unica speranza di salvezza per la Serie A viene dall'arrivo di magnati esteri. E' così che Milan ed Inter sono finite in mano ai cinesi e la Roma agli americani; il fair play finanziario, però, imponendo alle società di raggiungere il pareggio di bilancio e lasciando in questa sede da parte ogni considerazione sui vari escamotage che sono già stati messi in piedi per provare ad aggirarne le regole, vincola i club a sostenere dei costi non superiori ai ricavi premiando così le leghe maggiormente capaci di generare ricavi e limitando considerevolmente i margini di manovra dei mega-paperoni che pure avrebbero le capacità di coprire anno dopo anno le perdite di gestione.

La montagna incantata si conclude con un'evoluzione improvvisa e drammatica: il quieto torpore del sanatorio in cui Castorp si è adagiato per anni, viene scosso dall'arrivo di un evento violento ed imprevisto: la prima guerra mondiale. Castorp è costretto a tornare in pianura per immergersi in una carneficina che probabilmente (il finale rimane volutamente aperto) gli costerà la vita. Il sanatorio, isolato dal mondo com'è, resisterà ai bombardamenti bellici, ma sarà comunque travolto dalla storia: l'idea che la cura di malattie anche molto gravi possa essere affidata al soggiorno terapeutico in località dalle condizioni climatiche favorevoli viene infatti ampiamente superata dai progressi della medicina e della farmacologia. Un mondo intero muore ed il sanatorio di Davos, che ispirò il romanzo di Thomas Mann, si deve re-inventare come hotel di lusso per sopravvivere alle mutate esigenze della modernità. Forse anche per l'ormai derelitta Serie A, solo uno scossone traumatico potrà dare il via ad un cambiamento troppe volte rimandato. L'andamento dell'attuale asta per i diritti tv lascia supporre che quel momento non sia poi così lontano. Nel frattempo il Verona, malato tra i malati, cercherà di rimanere il più possibile nel sanatorio d'elite del nostro calcio.

Enrico

[1] Il report completo è disponibile all'indirizzo: https://www.pwc.com/it/it/publications/reportcalcio-2017.html



Hellastory, 28/06/2017
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