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HELLAS VERONA / Le Ultimissime

SE ATENE PIANGE, SPARTA NON RIDE

Hellastory: Le Ultimissime

SE ATENE PIANGE, SPARTA NON RIDE
SE ATENE PIANGE, SPARTA NON RIDE
SE ATENE PIANGE, SPARTA NON RIDE

Mancanza di risultati frutto di una rosa inadeguata e di scelte tecniche incomprensibili, cessioni frettolose e apparentemente forzate con tutta (o quasi) la squadra messa sul mercato, giocatori che entrano ed escono dalla rosa per opache scelte proprie o della società, cause legali pendenti con calciatori e finanziatori “occulti” (o presunti tali)... non si è fatto mancare proprio nulla l'Hellas Verona da quando lo scorso maggio ha rimesso piede in serie A.
Un bailame di cattive notizie che ha gettato nello sconforto la tifoseria, sempre più disorientata di fronte agli eventi, al quale la società ha preferito per ora (non) rispondere barricandosi in un silenzio stampa che genera ancora più ombre sul futuro gialloblu.

Eppure, citando un vecchio detto, se Atene piange, Sparta non ride. Eh sì perché basta spostarsi nell'altra riva dell'Adige per trovare una situazione che, seppur ben celata dalla solita politica low profile targata Campedelli, fa tremare i polsi ed è se possibile ancora più allarmante di quella super pubblicizzata dell'Hellas.

E non facciamo riferimento ai risultati sul campo, dove il Chievo pur essendo la squadra di serie A che ha fatto meno punti dopo il derby cittadino (7 in 14 partite), mantiene ancora un margine di sicurezza sulla zona salvezza, bensì allo scandalo scoperchiato da calciomercato.com e cavalcato da Striscia la Notizia sulle plusvalenze false milionarie.

Accantoniamo per una volta il senso di superiorità che vede il mondo Hellas disinteressarsi delle vicende della squadretta di quartiere per cercare di riportare un pò di oggettività nella distorta visione che c'è oggi dei due club: l'uno, lo storico Hellas, con una proprietà debole, perennemente obbligata a vendere per sopravvivere e protagonista di sventure in serie e l'altro, il Chievo, virtuosamente in serie A da anni, protagonista di una gestione illuminata ed oculata, capace di abbinare risultati economici e sportivi, modello unico e da imitare nello scalcinato mondo pallonaro italiano.

Ebbene la vicenda delle plusvalenze fasulle sta mettendo in mostra una realtà che è ben lontana da questo rappresentazione idilliaca. E che coglie tutti di sorpresa perchè, mentre sulla sponda Hellas, grazie agli articoli da noi pubblicati in passato e al prezioso lavoro di Verona nel Cuore che ha appena passato ai raggi X i numeri del club (link 1 e link 2), l'attenzione è sempre stata massima, l'isola felice del Bottagisio è rimasta totalmente al riparo da questi occhi indiscreti tanto da lasciare ora letteralmente ammutoliti i dirigenti del club che si trovano in difficoltà a giustificare quel che appare a tutti gli effetti ingiustificabile.

Basta dare una rapida occhiata ai bilanci chiusi al 30/06/2017 per accorgersi che il Chievo di Campedelli si siede su una montagna di 90,4 milioni di euro di debiti (!) a fronte di mezzi propri per soli 4,5 milioni di euro. Il confronto con la realtà dell'Hellas è imbarazzante: il club di Setti infatti, con un fatturato analogo, ha debiti totali pari a un terzo, precisamente 32,8 milioni di euro al 30/06/2017 e mezzi propri tripli, 11,2 milioni di euro. Una situazione certamente più equilibrata. Il confronto è impietoso su tutte le voci di debito:

- il Chievo iscrive anzitutto a bilancio 24,4 milioni di euro di debiti tributari e previdenziali contro i 0,9 milioni di euro dell'Hellas. E' questa forse la voce che genera maggior stupore; il divario è dovuto al fatto che il Chievo è riuscito ad accordare con l'Agenzia delle Entrate la rateizzazione di debiti IVA per 21 milioni di euro! Prassi tristemente comune (famoso è il caso della Lazio di Lotito) ma che per il Chievo desta ancora più “stupore” in quanto la cifra negli anni anziché calare, con il puntuale pagamento delle rate, è in continuo aumento: il debito rateizzato era di circa 16 milioni nel 2014 ed è ora salito a 21 milioni nel 2017. Questo presumibilmente grazie alla generosità dei funzionari del fisco che annualmente concedono il riscadenziamento “a salire” del debito. Lo stupore diventa indignazione vedendo quando sta accadendo a pochi chilometri da Verona dove il Vicenza Calcio, entrato ad inizio gennaio 2018 in procedura fallimentare, lascerà al fisco, ossia alle tasche di noi cittadini, un buco di più di 7 milioni di euro che da anni veniva riscadenziato sempre grazie alla generosità di funzionari locali probabilmente più sensibili alla passione per la propria squadra del cuore che alla tutela dei contribuenti.
Se a Verona sponda Hellas ci si interroga su come aiutare la società in difficoltà, nell'isola felice Chievo la soluzione è stata trovata facilmente grazie a questa sorta di azionariato popolare inconsapevole di 21 milioni di euro che a tutti gli effetti tiene in piedi la società, almeno fino a che un evento imprevisto (retrocessione in B con successiva mancata promozione) non lascerà tutti gli «azionisti» con il cerino in mano, come a Vicenza.

- 16 milioni di euro verso altri finanziatori contro i 10,5 milioni dell'Hellas (principalmente è il debito verso le società di Factor che anticipano i diritti tv e/o i proventi da cessioni sul mercato);

- 10,6 milioni di euro verso banche contro i 0 del Verona, con le banche della città sempre molto generose nel fornire credito “al “club modello” ma che dovrà stare attenta se non vorrà fare la stessa fine dei cugini della Banca Popolare di Vicenza che hanno visto andare completamente in fumo il finanziamento di circa 1,5 milioni di euro nel Vicenza Calcio;

- 8,4 milioni di euro verso fornitori contro 1,65 milioni dell'Hellas; dato che le dimensioni aziendali e il volume dei costi sono analoghi ciò lascia immaginare, pur non avendo numeri certi, che il Chievo abbia almeno 6-6,5 milioni di euro di debiti scaduti. Si tratta di una cifra enorme, accumulata nel tempo e stagnante da anni, distribuita tra numerosi fornitori, alcuni dei quali ci potrebbero leggere in questo momento e confermare quanto stiamo scrivendo; le loro preoccupazioni sono più che fondate;

- 2,2 milioni di euro verso soci contro i 0 dell'Hellas. Soldi quindi dati dalla famiglia Campedelli per dare respiro alla società, sotto forma però di debito, e non di capitale; del resto per tenere a galla il patrimonio netto della Società è più conveniente “lavorare sulle plusvalenze salva risultato" piuttosto che tirar fuori soldi reali. D'altro canto, diciamoci la verità, se la famiglia Campedelli si trovasse costretta a rifinanziare il Chievo quanto sarebbe disposta a mettere ancora sul tavolo? L'esiguo seguito del club eserciterebbe ben poca pressione e vien facile sospettare che la scelta più facile sarebbe quella di riporre nel cassetto il giocattolino piuttosto che mettere a repentaglio per diversi milioni di euro i patrimoni di famiglia.

- 4,2 milioni verso imprese controllare contro gli 0,1 milioni del Verona;

- 21,4 milioni di debiti verso Lega calcio, procuratori, Comune e altre società rispetto ai 14,4 milioni del Verona;

- e per finire 3,1 milioni verso dipendenti contro i 5,2 del Verona; la cifra dell'Hellas al 30/06/2017 è più elevata perchè a giugno 2017 sono maturati importanti premi per la promozione poi saldati regolarmente a luglio. Anche su questa voce non mancano le ombre; il Chievo infatti sa bene che per evitare penalizzazioni i primi soggetti da pagare sono i calciatori (alla faccia di Stato, fornitori e banche che possono venire tranquillamente in un secondo momento, se ne avanza); altrettanta solerzia non c'è invece verso gli altri dipendenti del club che hanno subito negli ultimi anni piu di un ritardo nei versamenti degli stipendi.

Insomma l'attenzione sulle plusvalenze milionarie realizzate tramite lo scambio di ragazzini sconosciuti deve creare il massimo allarme perché è solamente grazie a questi giochetti che Società come il Chievo Verona riescono a sopravvivere pur di fronte ad una montagna di debiti che si ingrandisce e non si smonta negli anni. Basti sapere che il parco giocatori del Chievo a bilancio vale 42,6 milioni di euro al 30/06/2017 di cui almeno 16 milioni relativi a 6 ragazzini sconosciuti scambiati a peso d'oro con Società compiacenti (Cesena, Genoa e Pro Vercelli) nel corso della stagione 2016/17. Basterebbe riportare il valore dei cartellini di questi 6 ragazzi al valore reale di mercato (0 euro) per far andare il patrimonio netto, attualmente di 4 milioni, in negativo di 12 milioni di euro, con conseguente necessità per i soci (Campedelli) di tirar fuori di tasca propria almeno 12 milioni di euro o, in alternativa, portare i libri in Tribunale.
Un circolo vizioso che va avanti da anni di fronte agli occhi distratti delle autorità di vigilanza, cieche anche verso altre prestigiose realtà calcistiche (Genoa, Cesena e la lista è sicuramente lunga).

Senza invocare l'apparato sanzionatorio sul falso in bilancio che, modificato nel 2015, prevede sanzioni penali con reclusione da 1 a 5 anni per le false comunicazioni societarie (che sia un caso che il bilancio del Chievo depositato in Camera di Commercio non ha allegata alcuna certificazione da parte di società di revisione?) che portino all'esposizione consapevole di fatti rilevanti non rispondenti al vero (e sul valore di realizzo dei diritti pluriennali dei giocatori iscritti in questo modo abbiamo più di un dubbio...), chiudiamo questo articolo implorando almeno una cosa per il futuro: che quando si parla di società a Verona ci si eviti di portare sempre a modello una realtà che per quanto vi abbiamo descritto appare a nostro modo di vedere tutto fuorché virtuosa; piuttosto uno dei casi più eclatanti del mondo pallonaro italiano, pieno di presidenti che vivono sopra le proprie possibilità, gonfiando bolle che poi esplodono fragorosamente (Parma, Siena... i prossimi Vicenza e Palermo?) lasciando colpevolmente attoniti enti di vigilanza e tifosi.

Francesco



Hellastory, 07/02/2018
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