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ALLA RICERCA DI UN ATTACCO E UNA DIFESA PERDUTI


ALLA RICERCA DI UN ATTACCO E UNA DIFESA PERDUTI

Guardate un attimo l'immagine del giocatore in copertina: si chiama Saviola, ha giocato nel River Plate, Barcellona, Real Madrid, Benfica, Olympiakos e (poverino) non riesce invece a trovare un posto in uno dei peggiori attacchi della serie A. Come mai? Guardatelo in foto, visto che non ci è dato vederlo in campo, capire se vale o meno qualcosa, se hanno sbagliato tutti finora oppure se adesso è rotto e cotto e nessuno ha la compiacenza di dircelo. Anche per farci mettere l'anima in pace, e prendercela con qualcun altro. Guardatelo e pensate se meriterebbe di avere almeno un po' di spazio, magari al posto di Lazaros, o di un Toni che a 37 anni e dopo 2 partite consecutive fatica a tenere palla gli ultimi 10 minuti. O di un Nenè qualunque, che non sa stoppare un pallone neppure a pagarlo. Guardatelo e ditemi se qualcosa di diverso poteva essere provato dopo i 90 minuti inconcludenti con la Lazio e i 70 di Cesena all'inseguimento di un pareggio faticosissimo a causa degli sterili attacchi concretizzati (si fa per dire) in un paio di incornate facili preda del portiere avversario. Guardatelo e ditemi se sto 4/3/3 senza Iturbe non ha rotto abbastanza ... tutto quello che c'era da rompere, con l'infinità di palloni lenti a centro area a difese schierate, senza uno scambio in velocità, solo duelli muscolari a chi ci arriva prima. Cioè i difensori avversari. Lazio, Cesena e – a questo punto – Inter allungano la degenza gialloblu. Mandorlini non è riuscito a curare né la difesa, né l'attacco. Anzi, dietro continuiamo a soffrire all'inverosimile (oramai da un anno a questa parte) ogni spunto avversario: errore di Moras a parte contro la Lazio, Almeida e Defrel nel primo tempo sembravano Tevez e Morata seminando il panico ogni volta potevano in mezzo agli stoccafissi gialloblu, e nel finale Djuric e Cascione ... C'è un grande smarrimento dietro: col Cesena Moras non si fida neppure più di Rafael e lo anticipa tutte le volte che può. E poi continuiamo a commettere incredibili errori individuali: come mai Moras (Lazio), e prima di lui Marques (Milan e Napoli) e perfino Rafa Marquez (Genoa) vanno sotto pressione con tanta facilità? Sono oggettivamente scarsi loro, oppure manca un'organizzazione difensiva all'altezza della categoria?

Il problema è che neppure con questo attacco si va molto lontano. O meglio, con questa maniera di attaccare. Quanti tiri in porta abbiamo fatto negli ultimi 180 minuti? Eppure dovevamo recuperare uno svantaggio iniziale. Possiamo mettere dentro pure 4 punte contemporaneamente (tutti ovviamente tranne Saviola ... ) ma alla fine, l'unico gialloblu concreto è e rimane Juanito Gomez che provoca il rigore con la Lazio e pareggia a Cesena nel momento più difficile della gara (in inferiorità numerica e senza lucidità offensiva). L'immortale di Mandorlini, quello che non molla mai. Che Dio lo benedica.

Non è facile digerire i 9 goal incassati con Milan e Napoli. Non è facile quando non sei sereno e rischi ad ogni pallone schizzato in area, non hai alternative tattiche ai lanci in profondità di Hallfredsson e Tachtsidis, sei lento e prevedibile nella speranza che i dinosauri lì davanti ci arrivino in qualche modo. Eppure una cosa l'abbiamo capita: il rigore con la Lazio e il goal del pareggio con il Cesena sono frutto di azioni veloci, improvvise, imprevedibili. Tutto quello che gli attaccanti gialloblu (eccezion fatta per Juanito) oggi non sono in grado di offrire. Certo, si potrebbe provare un certo Saviola ...

Adesso San Siro. Non siamo molto fortunati: è la seconda volta consecutiva che andiamo a visitare formazioni ambiziose dopo risultati negativi. La generosità gialloblu ha riconciliato Napoli a Benitez, anzi ha persino offerto quella carica motivazionale da riuscire a strapazzare la Roma. Non vorrei che Mazzarri – che si lamenta di non riuscire a fare il salto di qualità - usasse il Verona come base antibiotica per prepararsi al derby ...

A Milano sono certi della vittoria. Nonostante la crisi e la stanchezza della trasferta francese di Coppa. Non tanto perchè conoscono le nostre attuali difficoltà davanti e dietro, oppure perchè consci dell'atavica soggezione gialloblu al Meazza. Quanto piuttosto per la predisposizione al gioco del Verona che favorisce in non-gioco interista. Il Parma, chiudendo tutti gli spazi, ha spiegato perfettamente come mettere in difficoltà i nerazzurri, visto che hanno una certa difficoltà ad impostare non potendo contare sugli esterni titolari. Di suo, però, il Verona privo tra l'altro di Tachtsidis (una tragedia per noi!) non sapendosi difendere (è un eufemismo) si apre al confronto e offre in tal modo il fianco alle individualità milanesi. Davanti poi, altra certezza nerazzurra, Toni unico riferimento, finirà facile preda di Ranocchia e Vidic (come l'anno scorso quando c'era Rolando). Ecco, è tutto così scontato che neppure verrebbe voglia di giocare.

Mi piacerebbe invece che Mandorlini e i giocatori mi sorprendessero una volta tanto: magari con una bella difesa bloccata e attenta, contropiedi veloci, ritmo elevato e senza fornire riferimenti (in questi ultimi anni Siena, Catania, Bologna, Atalanta, Cagliari hanno colto tutti punti pesanti a San Siro giocando esattamente nello stesso modo). Magari con Saviola tra Gomez e Nico Lopez (è una bestemmia, lo so) potremmo persino riuscire a fare 2 tiri nello specchio della porta. Lasciamo perdere, il povero Hallfredsson non saprebbe poi a chi fare i suoi cross a 2 metri e mezzo di altezza.

Massimo

Colonna sonora: Imagine, John Lennon



Hellastory, 04/11/2014
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