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Speciale 50 Anni di Bentegodi su Hellastory.net

Quarta parte: 1986-2013, il Bentegodi si rimette a nuovo

La vera grande rivoluzione del Bentegodi avvenne a metà anni '80. Durante il campionato 1984-85, anche in previsione di una nuova stagione di coppe europee, a Chiampan viene un'idea che sarà destinata a dare il via alla prima vera rivoluzione del Bentegodi:

Data la massiccia affluenza di pubblico di quella stagione perché non ampliare il Bentegodi con una tribuna posta sopra l'attuale gradinata ovest?

Chiampan propone al comune l'intervento per aggiungere circa 5.000 posti a sedere al Bentegodi pagando l'ampliamento (tre miliardi) di tasca propria, defalcandolo dall'affitto annuale per nove anni in totale. Il progetto viene approvato e si dà il via ai lavori.

Ditta incaricata per l'ampliamento sempre la Mazzi Costruzioni che già aveva costruito il Bentegodi da zero, assieme alla Lonardi, leader delle costruzioni in acciaio.

L'idea iniziale è quella di fare solo una tribuna ma si predispone un progetto per realizzare alla prima occasione possibile tutto l'anello superiore dello stadio e la relativa copertura con l'esclusione della curva nord che sarebbe rimasta immutata, cioè scoperta e solo con la curva inferiore.

L'occasione, fatalità (ma neanche tanto), non tarderà ad arrivare perché solo un anno dopo, nel 1986, Verona viene scelta come una delle dodici città del Mondiale di calcio di Italia '90.

Per i mondiali tutte le sedi prescelte dovranno tirarsi a lucido e sistemare i vari stadi. Mentre per qualche città gli interventi saranno radicali, vedi Torino e Bari dove lo stadio venne costruito ex-novo e l'Olimpico di Roma che subì una trasformazione radicale, per Verona la ristrutturazione è considerata marginale visto che lo stadio risulta ancora moderno e funzionale e il lavoro da fare, sebbene imponente, non è particolarmente invasivo. Ovviamente anche la ripartizione dei contributi fu "marginale" per Verona, che vide arrivare circa 14 miliardi di lire, nulla in confronto alle centinaia e centinaia di miliardi piovute dal cielo su altre città.

Già che i soldi c'erano (!), all'ultimo momento viene deciso di completare l'opera su tutta l'ellisse estendendo l'anello superiore anche alla curva nord così da dare uniformità estetica alla struttura. Quest'ultima aggiunta al progetto fu talmente tardiva che in alcune pubblicazioni ufficiali di Italia '90 lo stadio Bentegodi continuava ad essere rappresentato senza la curva nord superiore. Successivamente venne messa una toppa e comparve la rappresentazione con l'anello superiore completo.

Tutta l'operazione dell'ampliamento va a portare all'incirca 12.000 nuovi posti con la copertura che si estende fino ad interessare tutta la gradinata preesistente in modo che il nuovo Bentegodi, una volta ultimato, possa godere di 47.000 posti, stavolta tutti a sedere, suddivisi su 4 anelli e tutti coperti.

Schematizzazione del nuovo anello superiore
La schematizzazione del nuovo anello superiore del Bentegodi e sotto una fase dell'avanzamento dei lavori.

Il progetto dell'anello "superiore" è ideato in modo che la nuova struttura sia completamente indipendente dal resto dello stadio e poggi interamente su 72 pilastri di cemento armato precompresso che circondano l'intero impianto. Su ognuno di questi pilastri viene inserita un elemento orizzontale detto "pulvino" che ha la funzione di supportare sia l'impalcato che la trave su cui verranno poggiate le gradinate (anche queste prefabbricate). Anche la serie di travi di acciaio che sostengono la copertura in lamiera sono sostenute dagli stessi pilastri esterni. Il nuovo anello è completamente indipendente anche per quel che riguarda l'accesso del pubblico in quanto attorno ad un pilastro ogni quattro viene fatta salire una scala che porta direttamente al corridoio che corre sotto le nuove gradinate. Infine, la copertura metallica, molto leggera, è sostenuta da travi in acciaio e supporta anche l'impianto d'illuminazione circolare del campo che si aggiunge a quattro nuovi piloni esterni con i classici riflettori.

Mentre avanzava la costruzione della sud superiore, il tabellone inaugurato solo 3 anni prima viene spostato sopra la curva nord e poi, una volta terminato anche l'ampliamento in nord, viene smontato e lasciato malinconicamente depositato per diversi anni nel parcheggio del Palasport. Il suo posto allo stadio viene preso di un nuovo maxischermo a colori all'avanguardia per quegli anni (è lo stesso tuttora esistente, che appare oramai obsoleto).

La prima parte dell'ampliamento, cioè la tribuna superiore ovest, è pronta già nel campionato 1985-86, col Verona con lo scudetto sulla maglia e viene aperta in occasione di Verona-Roma del 9 marzo 1986. I successivi ampliamenti, curva sud superiore e tribuna est superiore, verranno costruiti durante il campionato 87-88 e saranno ultimati ed aperti al pubblico entrambi durante il campionato 1988-89. Idem per la curva nord, i cui lavori cominceranno però a campionato iniziato. In tutti i settori di superiore, di curva e di distinti vengono installati seggiolini verdi, sostituendo anche quelli bianchi messi solo un paio d'anni prima.

Avanzamento dei lavori
1) Verona-Empoli 03/01/88, la superiore ovest è operativa da circa un anno e mezzo.
2) Verona-Cesena 10/04/88, sono iniziati i lavori sulla sud
3) Verona-Como 08/05/88, l'ampliamento precede spedito sulla est
4) amichevole Verona-Milan 07/08/88, la est è terminata. I lavori sull'ultimo anello in nord inizieranno a breve.
Foto archivio ENNEVI.

Le nuove tribune superiore est e ovest rimangono settori a parte rispetto al sottostante con posti liberi. La curva sud, invece, ora diventata di un colpo immensa, rimane invece settore unico a livello di tariffa mentre gli accessi rimangono divisi e chi compra il biglietto in superiore non può accedere all'inferiore e viceversa.

La faccenda desta subito qualche grattacapo gestionale perché si assiste subito ad una migrazione di tifosi dalla zona superiore a quella inferiore che cercano di calarsi dalla ringhiera all'interno dello stadio. Qualcuno ce la fa egregiamente e qualche altro no prendendosi qualche ammaccatura più o meno importante. Precedentemente, prima che venissero posti dei pannelli, si utilizzava un altro metodo per cambiare di settore: si saltava sul ballatoio dell'inferiore dalle scale che portano in superiore. Un salto sul vuoto di poco più di un metro lineare ma qualche volta anche questo "fatale". Dopo qualche stagione il buon senso ha consigliato di unire in tutto e per tutto i due settori così da farne uno unico.

Con il nuovo anello superiore e la copertura cambia anche l'acustica dello stadio. Se prima, con l'impianto scoperto, i cori delle Brigate potevano salire in cielo e propagarsi in tutto l'impianto, ora con la copertura l'effetto sonoro è completamente diverso. Chi canta sente un grandissimo rimbombo dovuto al rimbalzo delle onde sonore sulla copertura ma poi il suono resta raccolto risultando molto più smorzato negli altri settori e anche a livello del campo l'acustica risulta notevolmente peggiorata.

Paradossalmente all'ampliamento del Bentegodi e al suo ammodernamento coincide un declino inesorabile delle prestazioni calcistiche della squadra gialloblu e dell'affluenza degli spettatori. Già le presenze nelle partite di Italia '90, con un girone "fiacco" composto da Corea del Sud, Belgio, Spagna e Uruguay avevano deluso un po' tutti presentando un Bentegodi ultra moderno ma mezzo vuoto. Probabilmente se fosse arrivata la "promessa" Germania le cose sarebbero andate in maniera differente. Con il Bentegodi rimesso a nuovo il record di spettatori si avrà il 6 novembre 1988 con un Verona-Milan da 47.798 spettatori (35.077 paganti e 12.721 abbonati), ovvero, pensate, 98 persone in meno di quel Verona-Roma '82 da record.

Finita l'era Bagnoli finisce anche l'epoca del grande pubblico. Negli anni '90 le presenze medie supereranno le 20.000 unità solo in occasione delle due stagioni di serie A (con biglietto di ritorno immediato in B), 1991-92 e 1996-97. Quando si vivacchia in serie B il Bentegodi torna alle medie di 10-15.000 spettatori e nemmeno i tre anni consecutivi di serie A tra fine '90 e inizio 2000 si superano le 18.000 presenze di media. In tutto questo è chiaramente complice la pay-tv che dà ai tifosi l'illusione di "portare lo stadio a casa" senza doversi scomodare dalla poltrona, così tanti veronesi sprofondano sul sofà scordandosi delle gloriose gradinate del Bentegodi.

Francobollo e Figurina per Italia 90
Il francobollo del Bentegodi per Italia 90 nella versione senza curva nord e la figurina dell'album sempre di Italia 90 questa volta in versione corretta

Gradualmente mentre passano gli anni i posti del Bentegodi vengono razionalizzati e anche in parterre vengono omologati i posti a sedere. La capienza scende così da 47.000 a 42.000 posti (tanti quanti ne teneva il primo Bentegodi!) e poi via con un continuo decalage con continue riorganizzazioni dei posti a sedere dovute a sempre più ferree norme di sicurezza fino all'ultima capienza dichiarata, quella attuale, di 39.371 posti tutti a sedere come prevedono le ultime leggi in materia. Negli ultimi dieci-quindici anni, col calo di affluenza e l'aumento dei costi di manutenzione e gestione, si arrivò perfino alla chiusura parziale di alcuni settori, come quello di curva di tribuna, e anche, purtroppo, di tutte le parterre, da sempre settore popolarissimo e affollatissimo e per questo divertentissimo da frequentare. Durante gli anni di Lega Pro si scese anche sotto i 36.000 posti dichiarati "vendibili" escludendo anche la tribuna superiore est. Alcune eccezioni vennero fatte fino ai primi anni 2000 come ad esempio per la prima stracittadina in serie A contro il Chievo quando tutti i settori disponibili vennero aperti e i presenti furono quasi 39.000. Forse quella è stata l'ultima volta che il Bentegodi è stato sfruttato appieno dopo la ristrutturazione di Italia '90. Ovviamente escludiamo eventi di diversa natura tra cui spiccano il concerto degli U2 nel 1993 e la messa presieduta da Papa Wojtyla nel 1988 nelle cui occasioni c'erano spettatori/fedeli anche sul povero campo da calcio.

A tal proposito va precisato che il terreno di gioco da quando è stata realizzato l'anello superiore e la relativa copertura è peggiorato anno dopo anno, complici impianto di riscaldamento mal funzionante, irradiazione solare insufficiente, sciagurata posa di teloni anti acqua/neve e utilizzo smodato di giganteschi "phon" che oltre a sciogliere il gelo creavano anche tanto pantano. Per rimediare si contano innumerevoli interventi di rizollatura, mai del tutto risolutivi, compreso l'ultimo dell'agosto 2013 con manto misto 70% naturale-30% sintetico che non è resistito indenne nemmeno dall'estate all'inverno.

Se torniamo indietro a riguardare quanto prevedeva il piano regolatore degli anni '50 con la nuova area dedicata allo sport, ci accorgiamo che in realtà la zona attualmente occupata da impianti sportivi (stadio, Palasport, Palatennistavolo, antistadio, campo Olivieri) è circa la metà di quanto inizialmente previsto. Tuttavia con Italia '90 arriva anche, finalmente, una rete viaria tangenziale adeguata alle esigenze del pubblico ma che nulla ha a che vedere con quella capillare prevista dal piano regolatore degli anni '50. Meglio che niente, anche se va detto che gli ingorghi che attanagliavano i veronesi nel 1964, negli anni successivi si erano un po' quietati. Tantissimi tifosi infatti tendevano a recarsi allo stadio a piedi, con fiumi di persone che arrivavano dalla stazione, dal centro, da Borgo Milano e da San Massimo. Da una ventina d'anni questa usanza si è via via persa e la tendenza è di arrivare il più vicino possibile all'impianto con la macchina, tornando a causare ingorghi in tutta la zona stadio e tangenziale.

Per il Bentegodi gli anni scorrono in fretta e quei 25 passati dai mondiali del '90 pesano come se fossero 250. Il concetto estetico e pratico di stadio è cambiato radicalmente e si va verso strutture snelle, con pochi posti e con tribune a ridosso del campo da calcio. Possibilmente se "all'inglese" e di proprietà della società di calcio. Così, impianti che vent'anni prima sembravano ideali per ospitare partite di calcio internazionali diventano di colpo inospitali, costosi da gestire e mantenere e universalmente considerati "brutti". La pista d'atletica, inutilizzata, non serve più perché allontana il campo dagli spettatori e 47.000 posti potenziali bastano e avanzano alle italiche metropoli, figurarsi a Verona. La "zona stadio" viene "svalutata" dalla presenza dello stadio e senza di esso diventerebbe molto appetibile dai signori del mattone. Così d'un tratto si fa largo l'idea di ripetere, più o meno inconsciamente, il giochetto di 50 anni prima col vecchio Bentegodi: "perché non abbattiamo lo stadio obsoleto e ci costruiamo sopra dei bei palazzi? Il nuovo stadio lo costruiamo più in là, coi soldi che abbiamo ricavato".

Grazie al cielo progetti "non disinteressati" di questo tipo sono stati presto abbandonati e l'ultima ristrutturazione "importante" del Bentegodi, ovvero la posa dei pannelli fotovoltaici sulla sua copertura nel 2010, ha messo fine almeno per una decina d'anni a tutte le idee speculative di cui al momento Verona non ha proprio bisogno.

Tra tutte le panzane degli ultimi anni relative a nuovi impianti stratosferici in varie zone della città, dal Seminario alla Marangona passando ancora per la Spianà e addirittura per le lande di Isola Rizza, c'è un progetto che pare il più sensato. Tale progetto, attualmente chiuso nel cassetto del comune in attesa di tempi migliori, riguarda l'eventuale allungamento dell'anello di gradinata fino al bordo del campo, con innalzamento dello stesso di qualche metro. In questo modo l'impianto risulterebbe più accogliente e moderno, il campo avvicinato agli spalti e verrebbe "sotterrata" la (ex)pista d'atletica. Il costo previsto? Una quarantina di milioni di euro, come affermano i recenti assessori eredi(!) di Gavagnin, milioncino più milioncino meno,.

Quel tanto che basta per farci predire che il nostro Verona giocherà all'attuale Bentegodi ancora per svariati anni, forse altri 50.

Appuntamento al 2063 quindi per lo speciale "100 anni di Bentegodi", tanto più o meno le storie saranno sempre quelle, come negli ultimi 50 anni.

Panoramica attuale
Panoramica attuale dello stadio con la recente pista asfaltata e resinata blu, non più per l'atletica ma per il pattinaggio

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SETTI PRIGIONIERO DI SE STESSO


Tutto come prima, ma peggio di prima. Il Verona ha valutato che la scelta Grosso è ancora la migliore possibile. Questo lascia sconcertati i tifosi gialloblu che vedono polverizzarsi le speranze di riprendere la corsa della classifica con una squadra allo sbando a seguito di un'involuzione tanto preoccupante quanto senza sbocchi. Il problema di fondo è che, nella valutazione societaria, non esistono alternative a Grosso. Quali sono allora i lacci che imbrigliano la libertà di scelta di Setti? Innanzitutto quella di aver affidato baracca e burattini a D'Amico che ha voluto in estate (e difeso con argomentazioni francamente imbarazzanti) il suo vecchio amico in panchina. Ma chi è questo D'Amico? che esperienza ha? perché affidarsi a lui per un così complesso progetto di rilancio? Esonerare il mister significa inevitabilmente sfiduciare Setti, il suo direttore sportivo e il valore di gran parte della rosa (blocco Bari e Perugia) assemblata per rendere più agevole l'aggregazione. Qui non si tratta quindi solo di cambiare un allenatore, si tratta di mettere in discussione l'intero progetto che prevede: 1) contenimento dei costi dirigenziali (D'Amico), 2) ringiovanimento della rosa, 3) ruolo decisionale accentrato nel presidente. Nel Verona attuale manca infatti un direttore generale (sulla cui necessità si era espresso favorevolmente persino Fusco) che sia la sintesi tra la componente societaria, quella tecnica e la comunicazione (media, terzi e tifosi) e di un direttore sportivo autorevole nei rapporti tra allenatore e spogliatoio (la gestione del caso Pazzini su tutti). In più, abbiamo una rosa lunga, piena di giovani ma anche di giocatori che non riescono a dare il loro reale contributo perché impiegati male. Non si tratta quindi di valutare un cambiamento in panchina nell'ambito di una struttura dirigenziale consolidata ed affidabile, ma di ammettere che gran parte delle scelte fatte finora sono errate. Setti ha già dimostrato di non essere un decisionista (certi errori del passato non si dimenticano), e non ha neppure interlocutori terzi e di spessore che lo possano consigliare. E' rimasto solo col suo progetto, prigioniero di se stesso.

[continua]
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