domenica 2, h 21:15  

HELLAS VERONA

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CITTADELLA0

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INTRODUZIONE  
DALL'AZZURRA ALL'INTER  
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GENOVA, PIAZZA DIFFICILE  
A RAVENNA, DI NUOVO IN GIOCO  
SUL CAMPO COI RAGAZZI, ANCHE A VERONA  
IL CALCIO DI OGGI  
LE PARTITE CONTRO IL VERONA  
 

Palermo, una seconda casa

L’Inter finisce il campionato al quarto posto, lontana dalla vetta.
E Foni difatti viene sostituito in panchina da Heriberto Herrera. Per il ruolo di primo portiere fu preso Lido Vieri dal Torino. Capii che non avrei avuto molto spazio, e me ne feci una ragione perché Vieri era il portiere più forte che abbia mai visto giocare ai tempi: paragonabile al Buffon di oggi. Aveva solo un difetto: era molto sensibile alle tensioni della partita e, se beccava la giornata storta, non c’era verso di tenerlo. Dopo un anno vissuto in panchina, chiesi di essere ceduto per poter giocare.

Come funzionava a quei tempi? Chi decideva la nuova destinazione?
All’epoca comandavano le società e non c’era modo di poter scegliere la destinazione più gradita. Il mercato funzionava così: all’Inter interessavano giocatori di Torino e Fiorentina, e per un po’ sembrò che sarei dovuto andare in una di queste due squadre come contropartita. Poi non se ne fece nulla e finii al Palermo che era appena retrocesso in serie B, dove andai a sostituire in porta Gianni Ferretti, in cambio di Giubertoni e Pellizzaro. La piazza era vogliosa di riscatto, l’ambiente mi affascinò subito, e fui accolto con affetto anche perché all’epoca, nonostante tutto, erano ancora molti i giocatori del Nord che rifiutavano di trasferirsi al Sud.

Non doveva essere facile andare a cercar fortuna all’altro capo dell’Italia.
Accettai Palermo senza remore, e mi trasferii con la famiglia, sebbene avessi appena avuto la prima figlia. Forse proprio per questo fui subito ben voluto dalla gente. A Palermo ho passato gli anni migliori della mia vita da calciatore, e ho lasciato il cuore in quella città. Se mi chiedi qual è la squadra che non posso dimenticare, è il Palermo. Era l’anno 1970-71 e l’allenatore era Di Bella. Mi ricordo ancora che, un giovedì, andammo a Mondello per la partitella pomeridiana contro gli allievi. Al campetto di Mondello ci saranno state 5.000 persone, che appena iniziò la partita cominciarono a fischiare. Di Bella venne verso di me:
“Li senti?”
“Cos’hanno da fischiare?”
“Vogliono che tu vada in porta con i ragazzi, coi picciotti”.
“E cosa aspettiamo, allora?”.
Andai a difendere la porta degli allievi e i miei compagni non riuscirono a segnarmi nemmeno un gol: finì 0-0 e da allora, ogni giovedì, divenne tacito accordo che io mi schierassi con gli allievi o con la primavera per la partitella in famiglia.

Che stagioni hai vissuto a Palermo?
Il primo anno non riuscimmo a conquistare la serie A, ma l’anno dopo, con Renzo Barbera presidente (oggi a lui è intitolato lo stadio della città di Palermo, ndr), non ci fu storia: pensa che in tutto il campionato incassai una sola rete in casa! (dal Novara; il Palermo incassò in tutto 3 reti in casa in quella stagione, ma in Palermo – Como 2-2 Girardi si infortunò durante il riscaldamento e giocò in porta Ferretti, ndr). A Palermo, in occasione dei festeggiamenti per il centenario della società, sono stato votato come secondo miglior portiere della storia rosanero, alle spalle solo di Mattrel, che fece carriera nella Juventus e nella Nazionale. Con il pubblico di Palermo c’era un feeling speciale al punto che, prima della partita, non mi limitavo a salutare la curva mentre andavo fra i pali, ma giravo dietro alla porta passando sotto la curva.
Palermo non fu solo una bella parentesi professionale, ma anche uno dei più bei periodi della mia vita. Sono rimasto un po’siciliano nel cuore, e ho lasciato là bei ricordi e amicizie. Pensa che entrambi i miei figli hanno avuto i padrini di battesimo siciliani. A Palermo c’erano 35.000 persone allo stadio; sapevo di tifosi che, pur di avere i soldi per la partita, erano anche disposti a digiunare: quando vieni a sapere certe cose è inevitabile che ti leghi di più alla tifoseria e ne hai grande rispetto.

E con i tifosi avversari? E’ vero che salutavi anche gli altri?
Vero. Cominciai anche a rivolgere un saluto alla curva dei tifosi avversari. All’inizio mi presi qualche bordata di fischi, ma continuai a farlo finchè qualcuno della stampa non venne a chiedermi perché. Risposi che era un gesto di rispetto verso chi pagava il biglietto per assistere ad uno spettacolo, di cui ero parte, e quindi trovavo giusto salutare il pubblico. Non venni più fischiato.

E finalmente, con la maglia del Palermo, arrivi a giocare al Bentegodi per la prima volta.
Mi pare che finì in pareggio.

Esatto: 1-1, reti di Zigoni e autorete di Mascalaito su tiro di Arcoleo. E Girardi fra i migliori in campo.
La verità? In quegli anni si tirava pochissimo in porta… Era facile fare bella figura.
Comunque, giocare a Verona era sempre un’emozione particolare perché venivano a vedermi gli amici e i paesani di Belfiore: ci tenevo quindi a fare bella figura di fronte a loro. Qualche volta al Bentegodi sono anche rimasto imbattuto. Nel 1975, ad esempio, in B, anche se fui sostituito a gara in corso da Toni Lonardi che era il mio secondo, e che poi diventò anche mio allenatore sempre al Genoa, quando si ritirò. Toni Lonardi fu poi allenatore dei portieri con Bagnoli nell’anno dello scudetto gialloblu.


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GRAZIE HELLAS!!!!


Di nuovo in A, passando per il via dopo i lunghi mesi di purgatorio grossiano, incapaci di esprimere il cuore e il coraggio che questi giocatori dovevano avere cacciato da qualche parte. È bastato l'arrivo di un tecnico normale, che non aveva mai vinto niente di importante in panchina prima ma che è uomo vero in grado di ricomporre i cocci frantumati dal calcio da xbox del suo predecessore per restituire quel briciolo di speranza e di fiducia in se stessi che era andato completamente perso. Setti, per fortuna, non ha ripetuto l'errore dell'anno precedente e pochi giorni dopo aver sbandierato la sua Coerenza (con la C maiuscola) si è fatto sopraffare dal Buonsenso (con la B maiuscola) per l'Arrembaggio (con la A maiuscola) finale. Strada tutta in salita dunque, ma una dopo l'altra il Perugia di Nesta, l'ostico Pescara e infine lo sfrontato Cittadella (che aveva abbattuto lo Spezia e soprattutto il Benevento) sono stati ostacoli che hanno esaltato la solidità e la forza di carattere del gruppo. Come tutti i grandi serial televisivi, quelli che ti inchiodano davanti allo schermo fino all'ultima puntata, non potevamo che legittimare l'impresa al Bentegodi con 2 reti da recuperare. Il palo di Laribi, la traversa di Pazzini con le parate di Paleari a Cittadella avevano mascherato un risultato bugiardo per come era scaturito, con i soli primi 20 minuti realmente concessi agli avversari. E rinviato tutto ad oggi, 2 giugno, festa della Repubblica e della Promozione in A. Di fronte ad un pubblico eccezionale, la squadra ha dominato per 90 minuti non concedendo neppure un tiro in porta. Il Cittadella ha corso e picchiato tutta la partita non riuscendo ad opporre altro che un agonismo strenuo. Sono felice per Zaccagni, Di Carmine (ma che gol ha fatto?) e Laribi. Sono felice per Aglietti unico a conquistare la promozione in A sia da giocatore che da allenatore. Sono felice per tutti i gialloblù. Sono felice e basta. Grazie Hellas, grazie di avermi scelto.

[continua]
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