domenica 2, h 21:15  

HELLAS VERONA

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CITTADELLA0

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INTRODUZIONE  
DALL'AZZURRA ALL'INTER  
PALERMO, UNA SECONDA CASA  
GENOVA, PIAZZA DIFFICILE  
A RAVENNA, DI NUOVO IN GIOCO  
SUL CAMPO COI RAGAZZI, ANCHE A VERONA  
IL CALCIO DI OGGI «
LE PARTITE CONTRO IL VERONA  
 

Il calcio di oggi

Siamo partiti dai veronesi mai arrivati al Verona, ma oggi basta guardare quanti italiani ci sono in serie A…
Purtroppo le società hanno spesso più interesse a rivolgersi al mercato estero. Il resto del gioco lo fanno i mass-media e i direttori sportivi, che non conoscono la maturità dei nostri ragazzi fintanto che non vengono comprati da una squadra forte o non vanno in Nazionale. Zaza gioca in nazionale? Tutti a informarsi su Zaza. Peccato che da 2-3 anni fosse uno dei giovani più interessanti del calcio italiano ma non se l’era mai filato nessuno. Dal vivaio dell’Atalanta escono ragazzi di talento, l’ultimo in ordine di tempo è Molina, ma nessuno sembra accorgersene e spesso finiscono per essere dimenticati. Gabbiadini, per quello che ho avuto modo di vedere io, è forte quanto Iturbe, solo che nessuno ne esalta mai le qualità, e non se ne parla mai come di molti altri…

Non hai una grande opinione della stampa…
Con i giornalisti non ho mai avuto un grandissimo rapporto, a parte alcuni casi. Italo Cucci per esempio è una persona che stimo moltissimo, forse il miglior giornalista sportivo italiano. Per il resto, mi capitava di parlare con giornalisti e raccontare cose che chiedevo rimanessero private: voglio dire, non è che avessi il gusto di raccontare dettagli privati, ma quando fai una chiacchierata a volte è necessario dare senso a quello che stai raccontando. “Questo non lo scrivi però, d’accordo?” e invece me lo trovavo sbattuto sul giornale, per cui puoi capire che opinione avessi in generale dei giornalisti. Oggi ad esempio mi piace Raffaele Tomelleri, che mi ha invitato a Palla lunga e pedalare. Mi piacerebbe che avesse tempo per darmi una mano in un progetto che ho: quello di scrivere un libro sui metodi di allenamento dei ragazzi. Sono alla ricerca di un professore di ginnastica, per la parte più scientifica dell’attività motoria, e di un giornalista-scrittore. Prima o poi ce la farò.

E le partite in televisione le guardi?
Preferisco andare a vedere le partite dei ragazzi il sabato e la domenica. Le partite in TV faccio fatica a guardarle, e se le guardo tolgo l’audio, non sopporto i commenti dei giornalisti, mi sembrano tutti faziosi. Il calcio non è più raccontato come un gioco ma come una battaglia, si crea troppa aspettativa di fronte alle partite. Se una squadra perde alla prima di campionato, ci sono già gli allenatori pronti in caso di esonero. Sembra tutto un teatrino.

Abbiamo ancora qualche curiosità da soddisfare: quanto guadagnava un calciatore?
Il mio primo contratto con il Mantova fu di 3,5 milioni di lire all’anno. Era il primo anno in cui era stato introdotto il portiere di riserva che poteva entrare in caso di infortunio del primo portiere. Il Mantova ci pagava poi i premi partita nella misura di 50.000 o 100.000 lire a punto. Il dodicesimo prendeva il premio al 70%. Alla fine della stagione, se si raggiungeva la salvezza, i premi erano raddoppiati. Praticamente, il mio primo anno da professionista guadagnai più di premi partita che di stipendio “base”. Niente a che fare con gli ingaggi attuali.

E un calciatore già affermato quanto poteva guadagnare?
All’epoca, un calciatore di A poteva guadagnare da 10 a 40 milioni mediamente. Poi c’erano quelli più forti, nel giro della nazionale, che guadagnavano cifre attorno ai 70 milioni più 20 milioni di premi. Non era male se consideri che all’epoca lo stipendio annuo di un operaio era attorno alle 800.000 lire. Un pasto costava 500 lire, una casa la potevi prendere con 5 milioni di lire. In ogni caso cifre che avevano un senso.

In confronto ad oggi cos’è cambiato?
Oggi è aumentato il divario fra i fuoriclasse che guadagnano cifre spropositate, e il resto dei calciatori, ma soprattutto è aumentato il divario fra A e C. Ai miei tempi, se giocavi in serie C potevi comunque mantenerti in modo dignitoso, il problema casomai era quello di avere un’alternativa una volta finito di giocare, perché la carriera era sempre breve. Oggi, in serie C, ci sono calciatori che prendono 20.000 euro all’anno (uno stipendio normale di cui vivono) e non hanno nemmeno l’appartamento spesato pur venendo da fuori. A fine mese resta loro in tasca davvero poco. E ti lascio immaginare cosa gli urlano dagli spalti, la gente è convinta che anche i calciatori di Lega Pro siano strapagati e quindi non gli perdona il minimo errore. Questa è gente che deve fare 8-9 allenamenti alla settimana più la partita: ovviamente non può fare altro se non il calciatore, non hai certo il tempo per trovarti un mestiere alternativo.

Il colloquio con Sergio Girardi finisce qui, ho approfittato anche troppo della sua disponibilità. Nelle due ore passate ad ascoltare i suoi ricordi, al Bar Stadio sono entrate diverse persone e tutte lo hanno salutato con cordialità: segno di una persona che ha saputo farsi ben volere e ha trovato la sua dimensione una volta attaccati i guantoni al chiodo. Ho sempre immaginato che il momento peggiore di un calciatore sia il ritiro: quando si spengono le luci dei riflettori non deve essere facile rientrare nei ranghi di una vita normale. C’è chi ha sempre un conto aperto col passato e pretende che il calcio si ricordi di lui in eterno, e che presidenti e dirigenti facciano a gara per offrire un contratto, o una panchina milionaria. Sergio Girardi, sarà per la sua scelta di lavorare solo con i ragazzi e di chiudere con i professionisti, dà l’idea di una persona che i conti li ha chiusi tutti. Alla fine, il più bel complimento glielo ha forse fatto il cronista di Posillipo che, nel filmato della partita di Coppa Italia che si può trovare in rete su youtube, commenta così “Girardi è un professionista serio”. In quel pomeriggio “complicato” all’ombra del Vesuvio, ci sembra che sia un’attestazione di stima non irrilevante.


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GRAZIE HELLAS!!!!


Di nuovo in A, passando per il via dopo i lunghi mesi di purgatorio grossiano, incapaci di esprimere il cuore e il coraggio che questi giocatori dovevano avere cacciato da qualche parte. È bastato l'arrivo di un tecnico normale, che non aveva mai vinto niente di importante in panchina prima ma che è uomo vero in grado di ricomporre i cocci frantumati dal calcio da xbox del suo predecessore per restituire quel briciolo di speranza e di fiducia in se stessi che era andato completamente perso. Setti, per fortuna, non ha ripetuto l'errore dell'anno precedente e pochi giorni dopo aver sbandierato la sua Coerenza (con la C maiuscola) si è fatto sopraffare dal Buonsenso (con la B maiuscola) per l'Arrembaggio (con la A maiuscola) finale. Strada tutta in salita dunque, ma una dopo l'altra il Perugia di Nesta, l'ostico Pescara e infine lo sfrontato Cittadella (che aveva abbattuto lo Spezia e soprattutto il Benevento) sono stati ostacoli che hanno esaltato la solidità e la forza di carattere del gruppo. Come tutti i grandi serial televisivi, quelli che ti inchiodano davanti allo schermo fino all'ultima puntata, non potevamo che legittimare l'impresa al Bentegodi con 2 reti da recuperare. Il palo di Laribi, la traversa di Pazzini con le parate di Paleari a Cittadella avevano mascherato un risultato bugiardo per come era scaturito, con i soli primi 20 minuti realmente concessi agli avversari. E rinviato tutto ad oggi, 2 giugno, festa della Repubblica e della Promozione in A. Di fronte ad un pubblico eccezionale, la squadra ha dominato per 90 minuti non concedendo neppure un tiro in porta. Il Cittadella ha corso e picchiato tutta la partita non riuscendo ad opporre altro che un agonismo strenuo. Sono felice per Zaccagni, Di Carmine (ma che gol ha fatto?) e Laribi. Sono felice per Aglietti unico a conquistare la promozione in A sia da giocatore che da allenatore. Sono felice per tutti i gialloblù. Sono felice e basta. Grazie Hellas, grazie di avermi scelto.

[continua]
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