PROSSIMO IMPEGNO
  domenica 20, h 15:00  
PADOVA 

HELLAS VERONA

 
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INTRODUZIONE  
DALL'AZZURRA ALL'INTER  
PALERMO, UNA SECONDA CASA  
GENOVA, PIAZZA DIFFICILE «
A RAVENNA, DI NUOVO IN GIOCO  
SUL CAMPO COI RAGAZZI, ANCHE A VERONA  
IL CALCIO DI OGGI  
LE PARTITE CONTRO IL VERONA  
 

Genova, piazza difficile

Raccontaci delle stagioni al Genoa. Che piazza era?
Al Genoa rimasi per sei anni, durante i quali conquistammo anche una promozione in A, ma due anni dopo fummo retrocessi nuovamente. Quando entravo in campo a Marassi mi sentivo un dio perché, man mano che mi avvicinavo alla porta, vedere 5-6.000 persone così vicine che si alzavano tutte insieme per acclamarti era una sensazione di onnipotenza. Peccato che poi, appena cominciava la partita, non te ne perdonavano una e cominciavano a rumoreggiare e anche ad insultarti. Per quanto ho potuto vedere, il pubblico genoano ti può affossare. Quando negli anni del Mantova giocai insieme ad un giovanissimo Mario Bortolazzi, gli diedi un suggerimento: “Non andare mai al Genoa”. Non mi ascoltò, a quanto pare, e poi mi diede ragione.

Nonostante ciò, a Genoa hai disputato ottime stagioni.
Sì, nel Genoa disputai degli ottimi campionati: il migliore fu probabilmente quello della stagione 1978-79 quando arrivò in squadra anche Silvano Martina che, dopo aver esordito in A con l’Inter, si era fatto le ossa in vari campionati di serie B. Martina era sicurissimo che mi avrebbe strappato la maglia da titolare e, all’inizio, non andavamo molto d’accordo. Questo mi fece probabilmente tirare fuori un orgoglio smisurato, al punto che raddoppiai le energie in allenamento e giocai tutta la stagione da titolare. Martina non vide mai il campo. La stagione 1979-80 fu il mio ultimo anno a Genova, con Gigi Simoni che tornava allenatore per la stagione successiva, cui consigliai di prendere Martina per le sue qualità… (alcuni mesi dopo lo stesso Martina mi chiamò per ringraziarmi della segnalazione).

Ci fu un finale amaro…
Infatti fui coinvolto nel calcio scommesse, ma ero innocente e siccome mi assicurarono che le indagini si sarebbero concluse rapidamente, entro un mese, riuscii a rimanere sereno in attesa che finissero gli accertamenti. Venni completamente scagionato da ogni accusa e potei tornare a giocare dopo il mese di sospensione preventiva. A fine campionato decisi però che ne avevo abbastanza di Genova e scelsi di tornare a casa con la famiglia: i miei figli avevano rispettivamente 10 e 5 anni, sentivo che era arrivato il momento di dare a loro una dimora stabile, degli amici, e la vicinanza dei familiari. Le opportunità non mi mancavano però: a parte Simoni che, per tenermi al Genoa, mi fece proporre addirittura un contratto da 5 anni quando già ne avevo 34, mi cercarono il Como di Pippo Marchioro e il Verona.

Il Verona sulla tua strada, ma…?
Mi disse Simoni dell’interesse del Verona per me tramite Mascetti, pare che volessero puntare su una coppia formata da un portiere giovane e promettente e da un portiere esperto. L’offerta era allettante, ma avevo già deciso che volevo ritornare a Mantova e fissarci dimora. Preferii quindi il Mantova, anche se significava andare in serie C e rinunciare ad un sacco di soldi. Ma, come detto, a quel punto misi la famiglia davanti a ogni altro aspetto. Gigi Simoni però mi chiese di aiutarlo nel trovare il sostituto per il ruolo di portiere del Genoa e, come detto, gli dissi che doveva richiamare Silvano Martina.


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FORSE CI SIAMO


Il Verona chiude il girone di andata con 30 punti, una media di 1,66 periodico che è nettamente più modesto del roboante 1,95 di Pecchia cui fece seguito però l'angosciante 1,57 del ritorno nonostante gli innesti fondamentali di Bruno Zuculini e Ferrari. Poco importa, oggi chiude con un assetto affidabile e – faccio gli scongiuri – non credo corra nuovi rischi di cadute dettate da narcisismo e psicosi varie. In effetti abbiamo tutti l'impressione che Grosso sia finalmente riuscito a trovare il bandolo della matassa dopo un lungo, esasperante periodo di rodaggio. I gialloblu sono in serie positiva da 6 gare (3 vittorie e 3 pareggi), hanno domato Benevento, Pescara e Cittadella e tenuto a bada il Palermo squadra destinata ad essere protagonista fino in fondo. Non solo, hanno mostrato una certa caratterialità a Livorno e Foggia (due campacci) superando l'autocompiacimento inconcludente di Salerno ed Ascoli dove sono stati puntualmente puniti nel finale. Anche questo è un segnale positivo.

[continua]
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