domenica 2, h 21:15  

HELLAS VERONA

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CITTADELLA0

hi!hi!hi!hi!hi!hi!hi!
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Sul campo coi ragazzi, anche a Verona

Poi, dopo il ritiro dai campi, cominci ad allenare i ragazzi.
Nonostante ne abbia avuto l’opportunità, e mi siano stati offerti anche dei contratti molto vantaggiosi, non ho mai voluto allenare i portieri delle prime squadre. Molti dei miei ex compagni di squadra ai tempi della A hanno fatto una buona carriera da allenatore, basti pensare a Reja, ma anche Arcoleo che ogni tanto mi chiamava per cercare di convincermi ad allenare. Ho scelto di lavorare sempre e solo con i ragazzi perché mi piace l’idea di insegnare qualcosa a chi ha davvero bisogno di imparare. I ragazzi sono delle spugne e assorbono tutto quello che gli insegni con entusiasmo. Io insegno ai ragazzi la tecnica, il modo di coordinare il corpo, come devono posizionarsi e muoversi per andare a prendere il pallone, ma soprattutto cerco di tirarne fuori il meglio.

Che valori cerchi di dar loro?
Spiego a loro che l’obiettivo è giocare al massimo delle loro possibilità, non quello di farne portieri di serie A. La selezione la fa tutta una serie di fattori, fra cui le capacità, le doti fisiche, caratteriali e la forte personalità e la “fortuna” nel cogliere le occasioni giuste quando si presentano. Con i ragazzi cerco di condividere le “votazioni” che gli faccio periodicamente, analizzando con loro se fanno progressi durante gli allenamenti. I ragazzi sono sempre degli ottimi valutatori, si accorgono subito se giocano bene o male, se fanno progressi allenandosi, o se i compagni sono più bravi. Condividendo con loro le valutazioni si sentono più responsabilizzati e restano meno delusi se capiscono che non faranno strada nel calcio. Il problema, casomai, è farlo capire a certe famiglie che ripongono troppe aspettative nei ragazzi e sperano di avere in casa il campione del secolo. Io sono contento quando riesco ad insegnare a un ragazzo a giocare al meglio delle sue possibilità.

Capisci subito se uno può sfondare?
Allenando i ragazzi per anni ho sviluppato la capacità di intuire subito se uno ha la stoffa per fare il portiere. Io gli butto la palla o gli faccio un tiro nell’allenamento, ma non guardo il pallone: osservo come si muove il ragazzo, i suoi tempi di reazione. Quello che cerco di insegnare da un punto di vista tecnico è il coordinamento del corpo, la posizione che si deve assumere per andare a fare una parata. Il piede, ad esempio, deve essere rivolto nella direzione in cui ci si muove, per aiutare lo slancio muscolare. Da questo punto di vista, l’eccezione che conferma la regola fu proprio il grande Garella due volte campione d’Italia: aveva un’impostazione tutta sua, non coordinandosi per lo slancio verso il pallone, divaricava le gambe parando di piedi ed era portato più a “volare” non avendo il passo pronto per la spinta.

Hai alle spalle davvero diversi anni come allenatore dei ragazzi…
Quando ho chiuso con il calcio giocato, ho iniziato ad allenare i ragazzi: la mia prima esperienza è stata a Parma nel 1990. Sono rimasto a Parma per 6 anni, facendo anche l’osservatore e istruttore per le scuole calcio Parma, per l’Italia e l’estero. Poi ho fatto l’allenatore dei portieri del settore giovanile del Verona, per un anno, due anni al Mantova come responsabile settore giovanile e per vari anni al Brescia, fino al 2012, allenando i portieri. Poi ho smesso perché l’allenamento era diventato troppo impegnativo per il mio fisico: a 66 anni allenare 12-13 ragazzini contemporaneamente diventa stancante. Mediamente in una seduta di allenamento il preparatore di un portiere deve calciare in porta o fare cross per 70 volte; moltiplica per 13 ragazzini e puoi capire che alla sera rientravo a casa con la schiena a pezzi.


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GRAZIE HELLAS!!!!


Di nuovo in A, passando per il via dopo i lunghi mesi di purgatorio grossiano, incapaci di esprimere il cuore e il coraggio che questi giocatori dovevano avere cacciato da qualche parte. È bastato l'arrivo di un tecnico normale, che non aveva mai vinto niente di importante in panchina prima ma che è uomo vero in grado di ricomporre i cocci frantumati dal calcio da xbox del suo predecessore per restituire quel briciolo di speranza e di fiducia in se stessi che era andato completamente perso. Setti, per fortuna, non ha ripetuto l'errore dell'anno precedente e pochi giorni dopo aver sbandierato la sua Coerenza (con la C maiuscola) si è fatto sopraffare dal Buonsenso (con la B maiuscola) per l'Arrembaggio (con la A maiuscola) finale. Strada tutta in salita dunque, ma una dopo l'altra il Perugia di Nesta, l'ostico Pescara e infine lo sfrontato Cittadella (che aveva abbattuto lo Spezia e soprattutto il Benevento) sono stati ostacoli che hanno esaltato la solidità e la forza di carattere del gruppo. Come tutti i grandi serial televisivi, quelli che ti inchiodano davanti allo schermo fino all'ultima puntata, non potevamo che legittimare l'impresa al Bentegodi con 2 reti da recuperare. Il palo di Laribi, la traversa di Pazzini con le parate di Paleari a Cittadella avevano mascherato un risultato bugiardo per come era scaturito, con i soli primi 20 minuti realmente concessi agli avversari. E rinviato tutto ad oggi, 2 giugno, festa della Repubblica e della Promozione in A. Di fronte ad un pubblico eccezionale, la squadra ha dominato per 90 minuti non concedendo neppure un tiro in porta. Il Cittadella ha corso e picchiato tutta la partita non riuscendo ad opporre altro che un agonismo strenuo. Sono felice per Zaccagni, Di Carmine (ma che gol ha fatto?) e Laribi. Sono felice per Aglietti unico a conquistare la promozione in A sia da giocatore che da allenatore. Sono felice per tutti i gialloblù. Sono felice e basta. Grazie Hellas, grazie di avermi scelto.

[continua]
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