domenica 2, h 21:15  

HELLAS VERONA

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CITTADELLA0

hi!hi!hi!hi!hi!hi!hi!
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INTRODUZIONE  
DALL'AZZURRA ALL'INTER  
PALERMO, UNA SECONDA CASA  
GENOVA, PIAZZA DIFFICILE  
A RAVENNA, DI NUOVO IN GIOCO «
SUL CAMPO COI RAGAZZI, ANCHE A VERONA  
IL CALCIO DI OGGI  
LE PARTITE CONTRO IL VERONA  
 

A Ravenna, di nuovo in gioco

Mantova come scelta di vita. Come mai allora hai finito la carriera al Ravenna?
Perché riuscì a convincermi l’unica persona che avrei seguito ovunque: Dino Binacchi, che era stato mio allenatore nel Mantova nel 1983-84. Mi chiese di seguirlo a Ravenna, in Interregionale (ora serie D, ndr). Mi propose di fare il vice allenatore e il secondo portiere. Binacchi mi lasciava tornare a casa fino al mercoledì, Ravenna non era poi troppo distante da casa, e lui era un grande motivatore, era difficile dirgli di no: accettai.

Non mi pare che andò proprio così a Ravenna … veramente il secondo portiere?
Quell’estate organizzammo una serie di amichevoli con squadre della Jugoslavia e facemmo ottime partite anche contro avversarie di rango superiore. Poco prima dell’inizio del campionato, Binacchi mi invita a cena. “Sergio, secondo te perché ti voglio parlare? Ti sei accorto di una cosa?” “Di cosa?” “Abbiamo giocato 10 amichevoli e tu non hai preso neanche un gol. Non posso farti fare il secondo”. Aveva ragione lui, come sempre. Giocai tutto il campionato, e fu una cavalcata esaltante: il Ravenna fu promosso in serie C. L’anno prima, allo stadio di Ravenna, mi dissero che c’erano al massimo 1.000 persone; in quel campionato arrivammo a portarne anche 7/8.000 a vedere le partite.

C’era anche un ragazzino promettente in quel Ravenna…
Una sera Binacchi porta al campo di allenamento un ragazzino di diciotto anni: “Vedrai se questo non è forte”. Pronti via, e questo semina lo scompiglio nella difesa e mi fa 2 gol. Era Marco Nappi. Quell’anno divenne capocannoniere del Ravenna. Binacchi è in assoluto il miglior allenatore con cui ho lavorato: un tipo alla Zeman. Andava a cercarsi i giocatori adatti al modulo che aveva in mente, a lui piaceva giocare con 2 attaccanti, uno di peso e uno veloce e agile, e una mezzapunta alle loro spalle. Quella fu davvero una stagione trionfale, e arrivammo anche a giocarci la semifinale di Coppa Italia Dilettanti a Posillipo. Un inferno: i tifosi avversari ci assediarono negli spogliatoi e, quando uscimmo verso il campo, c’era gente che picchiava contro le cancellate che ci separavano dal pubblico con dei proiettili in mano. Io ne avevo viste di tutti i colori e sapevo che era solo scena per impressionarci, ma i ragazzi più giovani si impaurirono davvero. C’era qualcuno dei miei che piangeva dalla tensione, io invece pensavo “Ma è possibile che a 40 anni mi tocca di vedere ancora queste sceneggiate?”. Probabilmente fu lì che decisi definitivamente di smettere perché non avevo più lo spirito per accettare queste cose.


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GRAZIE HELLAS!!!!


Di nuovo in A, passando per il via dopo i lunghi mesi di purgatorio grossiano, incapaci di esprimere il cuore e il coraggio che questi giocatori dovevano avere cacciato da qualche parte. È bastato l'arrivo di un tecnico normale, che non aveva mai vinto niente di importante in panchina prima ma che è uomo vero in grado di ricomporre i cocci frantumati dal calcio da xbox del suo predecessore per restituire quel briciolo di speranza e di fiducia in se stessi che era andato completamente perso. Setti, per fortuna, non ha ripetuto l'errore dell'anno precedente e pochi giorni dopo aver sbandierato la sua Coerenza (con la C maiuscola) si è fatto sopraffare dal Buonsenso (con la B maiuscola) per l'Arrembaggio (con la A maiuscola) finale. Strada tutta in salita dunque, ma una dopo l'altra il Perugia di Nesta, l'ostico Pescara e infine lo sfrontato Cittadella (che aveva abbattuto lo Spezia e soprattutto il Benevento) sono stati ostacoli che hanno esaltato la solidità e la forza di carattere del gruppo. Come tutti i grandi serial televisivi, quelli che ti inchiodano davanti allo schermo fino all'ultima puntata, non potevamo che legittimare l'impresa al Bentegodi con 2 reti da recuperare. Il palo di Laribi, la traversa di Pazzini con le parate di Paleari a Cittadella avevano mascherato un risultato bugiardo per come era scaturito, con i soli primi 20 minuti realmente concessi agli avversari. E rinviato tutto ad oggi, 2 giugno, festa della Repubblica e della Promozione in A. Di fronte ad un pubblico eccezionale, la squadra ha dominato per 90 minuti non concedendo neppure un tiro in porta. Il Cittadella ha corso e picchiato tutta la partita non riuscendo ad opporre altro che un agonismo strenuo. Sono felice per Zaccagni, Di Carmine (ma che gol ha fatto?) e Laribi. Sono felice per Aglietti unico a conquistare la promozione in A sia da giocatore che da allenatore. Sono felice per tutti i gialloblù. Sono felice e basta. Grazie Hellas, grazie di avermi scelto.

[continua]
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