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Le partite contro il Verona

Nella tabella qui sotto, le partite di Sergio Girardi contro il Verona.
Girardi ha incrociato il Verona per ben 18 volte nella sua carriera, 12 da titolare e 6 in panchina.
Nelle 12 partite da titolare ha subito appena 8 gol, il primo da Maddè (19 gennaio 1969, quando era nell’Inter), l’ultimo da Mascetti (il 23 ottobre 1977 nel pareggio 2-2 di Genova).

N Data Torneo Partita Risultato Note
1 19/01/1969 Serie A Inter - Verona 4-1 Titolare
2 11/05/1969 Serie A Verona - Inter 2-3 In panchina
3 28/12/1969 Serie A Inter - Verona 0-0 In panchina
4 19/04/1970 Serie A Verona - Inter 1-3 In panchina
5 05/09/1971 Coppa Italia Palermo - Verona 0-0 In panchina
6 12/11/1972 Serie A Palermo - Verona 0-0 Titolare
7 11/03/1973 Serie A Verona - Palermo 1-1 Titolare
8 16/09/1973 Coppa Italia Verona - Palermo 0-0 Titolare
9 10/11/1974 Serie B Genoa - Verona 1-1 Titolare
10 31/03/1975 Serie B Verona - Genoa 0-0 Titolare, sostituito al 70' da Lonardi
11 09/06/1976 Coppa Italia Verona - Genoa 1-0 In panchina
12 20/06/1976 Coppa Italia Genoa - Verona 1-1 In panchina
13 29/08/1976 Coppa Italia Verona - Genoa 0-3 Titolare
14 30/01/1977 Serie A Verona - Genoa 3-2 Titolare
15 15/05/1977 Serie A Genoa - Verona 1-0 Titolare
16 23/10/1977 Serie A Genoa - Verona 2-2 Titolare
17 14/10/1979 Serie B Genoa - Verona 1-0 Titolare
18 02/03/1980 Serie B Verona - Genoa 0-0 Titolare

Da notare che, nel campionato di serie A 1977-78, Girardi saltò la gara di ritorno disputata il 26 febbraio 1978, causa infortunio al menisco. Giocò Tarocco, con D’Arsiè in panchina, e finì 2-0 per il Verona.


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LE VOCI DENTRO


Alcune settimane fa, Vitale uscì con un'affermazione che non ebbe molto risalto mediatico anche perché fornita da un giocatore arrivato da poco. Disse che se avessero esonerato il mister sarebbe stata una sconfitta per tutti loro. Quella frase, buttata lì tra l'indifferenza e lontana dall'eccitazione dei risultati che si andavano sviluppando, si è accantonata in una parte secondaria del mio stato d'animo ma ha avuto però il privilegio di non farmi partecipare troppo allo sconforto collettivo di Lecce. Ricollocando in maniera differente quel prezioso contributo (e raro, visto che sono sempre scarse le voci che vengono dallo spogliatoio) persino alcuni momenti drammatici di questa stagione vengono ripensati. Come l'inopportuna crisi isterica di D'Amico dopo la gara interna col Crotone, che rimane inopportuna nei modi e nei contenuti, ma che è anche figlia di una sana frustrazione interiore. Sana perché testimone di un disappunto reale, inopportuna perché uscita come quando ce la prendiamo con moglie, figli o capo ufficio per i problemi che invece abbiamo con noi stessi. Dietro lo sproloquio c'era però una rabbia per chi non riusciva a venire a capo della situazione come avrebbe voluto e si incazza per questo. Così come pure certi sconsolati messaggi di Zaccagni e compagni che, dopo Lecce e Padova, hanno ammesso con la stessa limpidezza che i tifosi hanno ragione ad arrabbiarsi e che comunque noi vogliamo venire in A. Sdoganare le parole serie A dopo una brutta sconfitta non è cosa da poco. Oppure, certi silenzi autunnali di Pazzini per la sua esclusione, allora per me inspiegabili, ma che forse celavano un tatto e una lungimiranza del nostro campione con l'intento di non alimentare polemica a polemica in una situazione già complicata di suo, imbrogliata da Grosso con le sue elucubrazioni e i suoi esperimenti scientifici, e dalla quale si sperava di uscire prima possibile. Pazzini è un campione vero, dentro e fuori dal campo. Per rendersi conto del suo spessore basta vedere come vengono gestite nel mondo del calcio situazioni analoghe all'Inter con Icardi o al Milan autunnale con Higuain. E, se permettete, Pazzini per il Verona vale esattamente quanto Icardi per l'Inter e Higuain per quel Milan. Se non di più.

[continua]
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