Alla
fine è stata presa la decisione giusta. Sicuramente la più
coraggiosa, forse la meno scontata. Il rapporto di fiducia e
collaborazione non doveva interrompersi, non ce ne era alcun motivo.
Abbiamo un presidente ambizioso, due eccellenze in panchina
(Mandorlini) e alla regia (Sogliano), perchè mettere tutto in
discussione ed affrontare la nuova avventura separati? Le
nostre eccellenze devono imparare a convivere, con tutta la fatica
del caso, non possiamo privarcene.
Le cose, però, non sono state così scontate: a parte l'aspetto
formale del contratto in essere, molte voci portavano a soluzioni
diverse. Sannino, ad esempio, aveva chiesto di liberarsi dal Palermo,
era stato avvicinato dalla stampa a noi e al Genoa e ha continuato a
lanciare messaggi attrattivi all'indirizzo dell'Hellas e del suo
direttore sportivo con il quale aveva collaborato per tre splendide
stagioni. Anche i tempi della soluzione interna, non certo repentini,
hanno giocato contro, al punto tale che lo stesso Mandorlini è stato
accostato a vari club di A e B. Il ritardo è stato giustificato da
Sogliano con la necessità di chiarimenti,
una specie di verifica sul grado di fiducia e stima reciproca (e
sopportazione, aggiungo io) dopo le tensioni che si sono registrate
nella stagione appena conclusa. Non ci credo, non è sufficiente
tutto ciò: davvero Mandorlini voleva andarsene e rinunciare di
giocarsi la A con i suoi ragazzi? E dove, di grazia? Sogliano si fida
adesso un po' di più del suo allenatore? Perchè non gli ha dato
il benservito avendo a disposizione Sannino? Che ruolo ha giocato il
presidente in tutta questa faccenda? Dubito fortemente che uno o più
incontri possano essere stati sufficienti a chiarificare le singole
posizioni e ancora meno rappresentare una base sufficiente per
scongiurare nuove tensioni future. Sicuramente ci sono stati altri
elementi decisivi che non conosciamo. La miglior
soluzione possibile dal punto
di vista sportivo ed emotivo nasce dunque con le stesse premesse di
un governo di larghe intese: è comunque a termine. Va bene, ma è in
attesa di nuove elezioni e cioè si gioca sulla base di come girerà
il prossimo campionato.
Certo
è che Mandorlini da una parte e Sogliano dall'altra hanno il loro
bel carattere e vogliono assolutamente mantenere ciascuno il ruolo da
protagonista. Uno risponde con i fatti, è quello che ci mette la
faccia; l'altro rappresenta la società, persegue il programma, sa
quanti soldi ha a disposizione, deve assicurare risultati duraturi
nel tempo.
Tra
l'altro, Sannino era una buona alternativa. Non la migliore, però. Tecnico serio, ha
fatto bene in Lega Pro e in B, ha salvato il Siena in A, poi
quest'anno ha commesso l'ingenuità di spingersi oltre, si è
sentito pronto per fare il salto di qualità in una piazza calda ed
ambiziosa come Palermo, di riuscire a gestire un personaggio come
Zamparini (mi chiedo perchè in giro ci sono ancora tecnici che si
lasciano deliberatamente mettere alla graticola da lui?), di saper
far esprimere al meglio la quantità di giovani che gli ha messo a
disposizione. A conti fatti, però, è stato un fallimento. Sulla
carta gente come Mantovani, Von Bergen, Donati, Barreto, Ilicic,
Kurtic, Miccoli, Dossena, Aronica e Sorrentino hanno qualità
sufficienti per garantire un campionato (o quanto meno una salvezza)
decente. Non eccezionale forse, ma neppure è gente da retrocessione.
Lo dimostra il fatto che hanno mercato e quest'anno giocheranno
comunque in serie A o all'estero mentre la società dovrà partire
da zero e rimettersi in gioco nel campionato cadetto. Sannino ha
quindi bisogno di cambiare aria in fretta, trovare una società sana
con la quale avviare un progetto concreto e recuperare il tempo
perduto. Il problema è che lui, finora, è riuscito a dare il meglio
di sè in ambienti tranquilli e senza troppe pressioni come Varese e
Siena. Come si sarebbe trovato al Verona? Non è troppo caldo per lui? Personalmente lo vedo più adatto ad una società della
dimensione del Chievo che dell'Hellas. Con noi, i tipi un po'
incartati e il modo di fare da professori (Salvioni, Ventura,
Remondina, Colomba) non sono mai riusciti troppo bene.
Mandorlini,
al contrario, nel Verona si esalta. Lui è uomo da Bentegodi, da tuta
sudata, capelli sconvolti al vento e volto sofferente. Urla, piange e
si tormenta come uno di noi. Non ha paura della folla, la provoca e
la affronta. A volte parla a sproposito ma non molla mai. Si mette in
discussione. E qui sta vivendo forse il momento più intenso della
carriera: due promozioni ed un accesso ai playoff in due anni e mezzo
sono un risultato incredibile. Provate a sommare quanti punti ha
fatto e vi renderete conto del cambio di mentalità che ha dato a
questa società depressa, abbandonata nello scantinato della Lega
Pro, senza un presente e nemmeno (allora) un futuro.
Non
ci dimentichiamo poi che, se fosse arrivato Sannino avrebbe dovuto
concedere almeno 2 o 3 mesi al campionato per riuscire ad impostare
la squadra a suo piacimento. Questo a prescindere dal fatto che
Sogliano stravolgerà o meno il gruppo in sede di mercato. Senza
avere neppure la certezza di venirne a capo, come è successo a
Palermo. Con Mandorlini questo problema non si pone perchè lui
rappresenta la continuità, conosce i giocatori e sa quanto possono
rendere.
Certo,
con la conferma del mister la società si consegna di fatto a lui.
Quest'anno, nel momento più critico, Sogliano ha difeso a spada
tratta il mister. Ma lo ha fatto essenzialmente per due motivi: prima
di tutto perchè non aveva alternative all'altezza, in secondo
luogo perchè rischiava poco, al massimo ci saremmo giocati la
promozione ai playoff. Se le cose fossero andate male si sarebbe
liberato di lui a giugno. Mandorlini, invece, ha risposto alla grande
e gli ha consegnato la serie A direttamente e senza passare dal via.
Adesso, pur avendo Sannino a
disposizione, si
è chiarito e lo ha confermato.
Oppure, come credo, il presidente (che è persona pratica e non priva
di buon senso) ha imposto ad entrambi un accordo. A questo punto, mi
domando: se le cose dovessero andare male come potrebbe mai esonerare
Mandorlini? Di logica dovrebbe prima esonerare se stesso...
Già
lo scorso inverno molti tifosi hanno dubitato della rosa messa a
disposizione (quindi, in pratica, dell'operato estivo di Sogliano)
più che delle capacità del mister di impiegare al meglio i
giocatori. Grossi, Crespo, Bojinov, Bacinovic e Rivas ne sono usciti
con le ossa rotte. Ma l'anno prossimo, con il progetto Setti in
pieno svolgimento, e dopo due attestati di stima e fiducia
consecutivi è chiaro che, se dovessero subentrare problemi di
classifica, il mister resterà agli occhi di tutti come l'unico in
grado di salvare il salvabile. Soprattutto gli errori della società. Tenersi un Mandorlini
invincibile e intoccabile espone in definitiva il direttore sportivo
ad un giudizio più severo. Ma
questa forse è proprio la strategia di Setti.
Naturalmente
mi auguro non ce ne sia bisogno. Sicuramente non ce ne sarà bisogno.
Speriamo proprio non ce ne sarà bisogno.
La
cosa importante è che sia rimasto Mandorlini. E con lui, mi auguro,
gran parte dei suoi ragazzi. Quello che dovremmo affrontare sarà un
anno terribile, sempre nell'occhio del ciclone, pieno di insidie e
di avversari migliori di noi. Sapere di poter contare su gente del
genere mi rincuora. Solo di loro mi fido. Forse è esattamente questo
quello che ha pensato Setti, all'ultimo.
Massimo
Colonna
sonora: Ordinary Joe,
del grande Terry Callier, possibilmente nella strepitosa versione
live di Londra del 2000