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Introduzione | Giornate 1-2 | 3-4 | L'Alluvione di Firenze | 6-7 | 8-9 | Rec.5 | Rit.1-2-3 | 4-5-6 | 7-8 | 9 | Semifinale | Finale

Giornate 3-4 - Milan e Venezia

ARRIVA IL MILAN

La terza giornata del campionato 1966-67 mette i Primavera del Verona di fronte ai pari età del Milan. Una partita contro il Milan non può mai essere una partita qualunque, anche se nel 1966 non è ancora nata la tradizione della fatal Verona. Il Milan ha vinto il Torneo Primavera per squadre di serie A nel 1964-65; la società rossonera è stata inoltre la prima italiana ad alzare la Coppa Campioni, nel 1963. Gli anni Sessanta a Milano hanno il sapore del successo e del prestigio internazionale, e i giovani rossoneri sognano di poter emulare le gesta dei campioni che stanno facendo la storia del calcio italiano e non solo. Anche i ragazzi di Pozzan, come tutti i ragazzi di 17-18 anni, hanno gli stessi sogni. Magari più in piccolo, perché il Verona è ai margini del calcio che conta, quasi intorpidito da tanti anni di serie B. Anche quest'anno la squadra di Tognon è partita con forti ambizioni: gli addetti ai lavori la vedono fra le favorite, e non potrebbe essere altrimenti quando puoi schierare gente come Da Costa, Dell'Angelo, Petrelli, Savoia e Nuti. L'avvio però è disastroso.

Arriva il Milan al "vecchio" Bentegodi, e i giovani del Verona sognano di regalarsi un successo da raccontare agli amici. A quell'età, la vita è come un'autostrada che ti si apre davanti senza limiti. La carriera da calciatore è una delle tante possibili uscite da imboccare, insieme agli studi, al lavoro, alla famiglia. Nessuno sa quel che può riservare il futuro. I ragazzi gialloblu sanno solo che l'anno prima, nel campionato Allievi, gli avversari si chiamavano Edera Veronetta, Cadidavid, Palù, Zevio, Scaligera, San Giovanni Lupatoto. Il rossonero, al limite, era quello dell'Audace di San Michele Extra, unica squadra peraltro in grado di battere gli Allievi di Conti nella gara di andata delle Finali Provinciali, per 2-1. Al ritorno però il Verona aveva rimesso le cose a posto con un successo per 5-0, per poi lanciarsi verso i titoli regionale e nazionale.

Una formazione Allievi del 1965-66
Una formazione Allievi del 1965-66. In piedi: Conti (allenatore), Migliorini, Sandri, Giacomi, Pasetto, Pastorello, Negri; accosciati: Antonini, Fratton, Marcolongo, Fusaro, Biroli (foto per gentile concessione di Fusaro).

Concediamoci una digressione per vedere quella squadra Allievi che ha conquistato il titolo del settore società professioniste nelle finali di Macerata. Eloquenti i risultati: 4-2 in semifinale al Bari, 3-0 in finale al Torino. Gli allievi del Verona chiudono una stagione strepitosa, con numeri impressionanti: 21 vittorie, 2 pareggi, e 1 sola sconfitta, quella contro l'Audace. Possono raccontare di avere imposto il pareggio a questi campioni in erba solo la Scaligera nel girone provinciale, e la Sampdoria nella gara di andata dei quarti di finale.

La formazione tipo del campionato 1965-66 è stata la seguente: Giacomi in porta; Negri e Sandri terzini, Fusaro libero e Migliorini stopper (o centromediano, come preferite); un centrocampo dai piedi buoni formato da Marcolongo, Fratton e Antonini; Pangrazio e Pastorello sulle ali e Pasetto centravanti.

La squadra Allievi campione d'Italia
La squadra Allievi campione d'Italia posa con il presidente Bonazzi e la coppa al Bentegodi prima dell'amichevole pre-campionato fra Verona e Fiorentina del 7 settembre 1966 (foto per gentile concessione di Fusaro).

Nel campionato Primavera 1966-67 ai ragazzi provenienti dagli Allievi si aggregano i giovani della classe 1948: Gualtiero Righetti, Angiolino Stoppa, Alberto Bertucco, Germano Pistori, Mario Guardalben, e uno dei ragazzi che qualche mese prima aveva "sgambettato" il Verona con la maglia dell'Audace, il classe 1949 Dino Gobbi.

Pozzan eredita da Conti una squadra affiatata e dosa con intelligenza gli innesti: sposta Migliorini in fascia per fare posto a Gobbi al centro della difesa, e consegna la fascia di capitano al veterano Righetti. A farne le spese sono i due terzini Sandri e Negri che si devono accontentare di partire come rincalzi, ma anche per loro ci sarà spazio in campionato più avanti. A centrocampo, sopperisce alla convocazione di Marcolongo in prima squadra assegnando la maglia numero 6 a Guardalben. Inoltre, nelle prime gare con Varese e Atalanta, rimane fuori il bomber Pasetto, cui Pozzan preferisce Stoppa.

Gaetano Pasetto Gaetano Pasetto (foto per gentile concessione di Fusaro).

Ma nella formazione che domenica 23 ottobre 1966 affronta il Milan al vecchio Bentegodi la maglia numero 9 torna sulle spalle di Gaetano Pasetto, per tutti il "Tano". Singolare la sua storia: mentre tutti i compagni, chi più chi meno, arrivano alle giovanili del Verona dopo aver tirato i primi calci in qualche squadra della città o della provincia, Pasetto ci arriva direttamente da un provino generale. "Io abitavo a Bussolengo e giocavo regolarmente con gli amici in parrocchia, per strada, dove capitava, ma non avevo mai fatto parte di una squadra." racconta il Tano "Un giorno leggo che il Verona ha organizzato dei provini per le classi 1949 e 1950 al campo di Borgo Roma (dove oggi sorge la caserma dei Vigili del Fuoco, ndr). Mi sono presentato e mi hanno selezionato. Gli altri correvano come matti, mentre io la buttavo dentro. Mi ricordo ancora: partitella 5 contro 5, finita 12-3 per la mia squadra, con 9 reti del sottoscritto!" Chi si sarebbe lasciato sfuggire un goleador di tali proporzioni?

Nella Primavera del Milan gioca, fra gli altri, Attilio Maldera, fratello maggiore di Aldo, e fratello minore di Luigi, mediano in forza al Verona di Tognon, proveniente egli stesso dal vivaio rossonero nel quale si è segnalato come uno dei giovani più promettenti. "Fu proprio Maldera a marcarmi" racconta ancora Pasetto "e non si può certo dire che usasse i guanti". Quando hai una maglia rossonera addosso, anche nelle giovanili, gli arbitri ti concedono qualcosa in più. Ma per Pasetto non è un problema: alla prima palla utile, al 20', scarica una "sassata" che il portiere milanista Beltrame intercetta ma non riesce a trattenere. E' il gol del vantaggio gialloblu.

"Di sicuro gli hai bucato i guanti" scherzano i compagni di avventura Negri e Gobbi.

E' un Milan che schiera fra le sue fila una manciata di ragazzi destinati anche ad un futuro da professionisti: a parte Attilio Maldera che giocherà in B con Cesena, Alessandria e Bari, vanno ricordati Romano Nimis, Angelo Paina e Arduino Sigarini.

La gara è equilibrata, ma la determinazione del Verona è superiore e, una volta trovata la rete con Pasetto, la porta di Bertucco non viene mai insidiata in modo veramente pericoloso. Il mister gialloblu irrobustisce la difesa facendo entrare il difensore Negri al posto di Pasetto. Finisce 1-0, e i ragazzi del Verona possono fregiarsi di un'altra vittoria di grande prestigio, regalando anche un sorriso al presidente Bonazzi, visto che la prima squadra deve rinviare ancora una volta il primo appuntamento con il successo in campionato: 0-0 con il Varese al Bentegodi.

Per effetto del successo, la Primavera del Verona raggiunge il Milan a quota 4 in classifica, e si prepara con rinnovato entusiasmo per la trasferta di Venezia in programma domenica 30 ottobre 1966.

La Primavera del Venezia è l'unica squadra del torneo giovanile ad avere il "lusso" di giocare sul terreno della prima squadra: il Pierluigi Penzo, sull'isola di Sant'Elena. La trasferta a Venezia ha sempre il suo fascino, specie per i ragazzi: partenza al mattino dal raduno presso il vecchio Bentegodi, trasferimento a Piazzale Roma, pranzo leggero e via in vaporetto verso lo stadio.

Lo stadio Pierluigi Penzo
Una veduta aerea dello stadio Pierluigi Penzo così come appare oggi (foto tratta da events.veneziaunica.it)

Marcolongo, dopo il momento "di gloria" in prima squadra, torna nei ranghi, e Pozzan sacrifica Fusaro mandando in campo questa formazione: Bertucco, Righetti, Migliorini, Guardalben, Gobbi, Marcolongo, Pangrazio, Antonini, Stoppa, Pasetto, Pastorello.

Dopo un primo tempo senza particolari emozioni, al 25' della ripresa il Verona ha l'occasione per passare in vantaggio quando Stoppa, lanciato verso la porta avversaria, viene steso dal difensore veneziano Sandro Santarello dentro l'area. L'arbitro Pedrizzi di Gorizia accorda il calcio di rigore che però Pangrazio sciupa calciando sul fondo.

Quando ormai sembra che la partita sia incanalata verso il risultato a reti bianche, è Stoppa a risolvere l'incontro quando manca un minuto al fischio finale. A conclusione di una bella azione corale, Luigi Marcolongo conclude a rete: il portiere Armano riesce a respingere corto, e Stoppa ben appostato raccoglie e mette in rete il pallone della vittoria. Per il Verona è la seconda vittoria consecutiva, sempre di misura, dopo 2 pareggi iniziali. Righetti e compagni sembrano aver finalmente trovato la giusta confidenza con il campionato Primavera, mettendo in mostra soprattutto una fase difensiva di primo livello. Sono già 3 le gare consecutive senza incassare gol. Chiuso il mese di ottobre in testa alla classifica, a pari del Milan che nel frattempo ha battuto il Vicenza, il Verona si prepara per la sfida con la Reggiana, squadra dall'attacco decisamente asfittico ma reduce da 3 pareggi consecutivi per 0-0. Un valido test per l'attacco gialloblu.

Terza giornata, 23 ottobre 1966

VERONA – MILAN 1-0

VERONA: Bertucco, Righetti, Migliorini, Guardalben, Fusaro, Gobbi, Pangrazio, Antonini, Stoppa, Pasetto (Negri), Pastorello.

MILAN: Beltrame, Baldan, Bernocchi, Maldera, Garavaglia, Nimis, Sigarini, Bollati, Alpini, Paina, Scala.

RETE: Pasetto al 20’ pt

Quarta giornata, 30 ottobre 1966

VENEZIA – VERONA 0-1

VENEZIA: Armano, Santarello, Scarpa I, Vianello, Dei Rossi, Sacconato, Scarpa II, Lupo, Testa, Rosso, Dosso.

VERONA Bertucco, Righetti, Migliorini, Guardalben, Gobbi, Marcolongo, Pangrazio, Antonini, Stoppa, Pasetto (Fratton), Pastorello.

RETE: Stoppa al 39' st

Note: Pangrazio fallisce un calcio di rigore calciando a lato sullo 0-0


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Hellastory, 14/04/2017

IL VERONA? TROPPE SCOMMESSE INSIEME


Manca Bessa e il Verona sparisce. In pratica, è sceso in campo il suo ologramma. Possibile che un giocatore, da solo, valga il 50% della squadra? C'è stata una sola ipotesi di organizzazione di gioco? Di profondità? Visto il vuoto sconcertante messo in atto contro Roma e Lazio non rimane che aggrapparci alla prestazione contro la Sampdoria, unica vera prova decente dall'inizio del campionato. E' chiaro quindi che la questione scivola inevitabilmente su un significato di natura esistenziale: può salvarsi il Verona visto con la Sampdoria? Se sì, sarà in grado di ripetere altre prove analoghe o si è trattato di un episodio del tutto eccezionale? Ad esempio, una Lazio senza difesa non implicava la necessità di impegnarla di più, e sin dall'inizio, in fase di contenimento? Niente da fare. Senza Bessa meglio proteggersi il più possibile evitando di concedere spazio a Immobile, Marusic, Lukaku, Lulic ed Alberto. Missione completamente fallita: siamo stati inesistenti davanti e gracili dietro. In pratica, paralizzati dalle paure del tecnico e dalla sconcertante povertà tecnica della rosa.

[continua]
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