LA ZONA MISTA: IL 4-3-3 E IL 4-4-2 | |
All’italiano non piace essere estremo. E’ un fatto di indole, mentalità e cultura. Anche nel calcio accade lo stesso. Quando ha adottato il METODO - modulo decisamente offensivo - lo ha ottimizzato con Pozzo arretrando le mezzale e sfruttando il gioco di rimessa; poi ha perfezionato a suo uso e consumo il CATENACCIO, massima espressione di calcio utilitaristico e prudente; infine ha accolto con apprensione la rivoluzione zonista, negando di fatto l’estremismo olandese del calcio totale. L’italiano ha sempre ammesso, con un pizzico di ironia e vanità, la propria inferiorità (o indolenza) atletica, contraccambiandola con una certa capacità di improvvisazione e un discreto talento individuale. Anche le peggiori battaglie, quelle giocate in trincea, hanno sempre il loro spazio trasgressivo. E’ chiaro che ci sono modi differenti di concepire la ZONA. La strada migliore è stata quella di trattenere quanto di buono porta con sé (come la copertura degli spazi, la crescita tecnica del calciatore universale, il raddoppio dei ruoli, l’utilizzo corretto del fuorigioco) e adattarci sopra soluzioni meno esasperate, per noi più rassicuranti e consone. Parlo delle squadre italiane, ma queste convinzioni si sono rivelate le più consone per quasi tutte le scuole calcistiche. La ZONA MISTA, ha preso essenzialmente queste due licenze dalla ZONA pura:
![]() Ne consegue che la ZONA MISTA, che oggi viene adottata dalla stragrande maggioranza di squadre al mondo, offre differenti stili di applicazione. Si passa da quelli più rigidi come il 4-3-3 e il 4-4-2 dei quali ci occupiamo oggi a quelli più flessibili come il 3-5-2 o il 4-3-2-1 che affronteremo la prossima settimana. E’ proprio la sua grande varietà di interpretazioni a giustificarne la diffusione. IL 4-3-3 E’ un modulo che a Verona conosciamo bene. Nato 35/40 anni fa, ancora oggi viene ritenuto attuale. Basti pensare che un numero discreto di tecnici emergenti (Ficcadenti, Castori, Marino) lo adotta regolarmente. Quali sono i vantaggi di giocare con il 4-3-3 e a cosa si deve la sua longevità?
![]() Il 4-3-3 rappresenta la versione MISTA più rigida e più vicina alla ZONA PURA. Molte divagazioni non sono ammesse. Anche oggi sono rare le eccezione e queste si limitano all’utilizzo eventuale della marcatura a uomo contro avversari particolari (l’utilizzo del fuorigioco viene comunque privilegiato) e l’impiego in squadra di qualche giocatore capace di “rompere” volutamente gli schemi.
Con questo modulo si vuole lasciare al caso il meno possibile. Ecco perché è difficile prendere il sopravvento contro una squadra che lo applica correttamente. La ricerca costante e spasmodica dell’equilibrio tattico e l’attenzione dedicata agli spazi, impongono un rigoroso allenamento e una grossa concentrazione in campo. Queste squadre sono portate a reagire trovando nell’applicazione razionale dei loro schemi ogni comportamento, ogni singola risposta. Basta mollare un attimo, sguarnire una zona del campo e subito trovano l’occasione giusta per sfruttare gli spazi di cui hanno bisogno. Per tutti questi motivi il 4-3-3 viene adottato soprattutto dalle squadre di club. Un selezionatore tecnico, con pochi giorni a sua disposizione e uomini reperiti da squadre che utilizzano moduli diversi, ha grosse difficoltà a replicarlo in nazionale. A meno che non riesca a trasferire blocchi di giocatori prelevati tutti dalla stessa squadra, come è accaduto per la Nazionale di Sacchi. COME SI AFFRONTA IL 4-3-3
Questo modulo è senza ombra di dubbio il più difficile da contrastare se fatto da una squadra che ne fa il suo credo assoluto. Infatti lo sviluppo e l’utilizzo implica:
Nella fase difensiva cerco soprattutto di utilizzare i centrocampisti per aiutare la difesa. Quando siamo attaccati, sono loro che devono aiutare soprattutto sugli esterni stando anche molto attenti che i difensori avversari non contribuiscano alla fase di attacco cercando la superiorità numerica con tagli in diagonale sul centrocampo o con sovrapposizioni sulle ali. La mia difesa deve rimanere molto ferma sui due centrali: il loro centravanti cercherà in tutti i modi di portare fuori il mio centrale difensivo, ed in quel mentre, il compito di controllare l’attaccante sarà cura del mio centrocampista basso; quello posizionato davanti alla difesa…il Cambiasso della situazione. Gli esterni devono stare sulle loro posizioni, non devono assolutamente cercare di farsi portare fuori dalle ali avversarie perché così facendo lasciano ulteriore spazio libero dove andrebbero a posizionarsi subito i terzini avversari. Ricordo infatti che una delle prerogative del calcio a zona è proprio quello di occupare lo spazio lasciato libero dagli avversari. Per questo, i miei attaccanti devono sempre tornare a dare una mano in fase difensiva ma non indietreggiando troppo perché così facendo risulteremmo troppo “schiacciati” all’indietro. Ovviamente devono rientrare a turno per consentire ogni opportunità di rilancio e contropiede. In fase offensiva cercherò di utilizzare al massimo i tagli degli attaccanti sotto la loro difesa. I loro due centrali difensivi in genere non si muovono ed è per questa ragione che la mia punta centrale deve “galleggiare” tra la loro linea difensiva e quella di mediana. Mai palloni in orizzontale; ma solo in verticale. Non più di 2/3 tocchi, nell’intento di far uscire il loro uomo addetto al pressing. Quando si affronta una squadra che gioca a ZONA, è fondamentale conoscere i loro meccanismi. Uno dei più ricorrenti, è il pressing sul portatore di palla avversario che deve sempre avvenire quando questi è rivolto faccia alla sua porta. Questo consente ai centrocampisti di poter occupare lo spazio libero dall’interditore e facilitare così un capovolgimento di fronte perentorio e veloce. Pertanto è basilare cercare di non portare palla, ma di tenerla lontana dalle loro zone di pressing. I terzini devono partecipare in maniera attiva per cercare di servire quanto più velocemente possibile gli attaccanti ed i centrocampisti che tagliano sotto la linea difensiva avversaria. Dal punto di vista organizzativo, occorre cercare il più possibile rapidi capovolgimenti di fronte in maniera da eludere il fuorigioco; inserimenti centrali dei centrocampisti proprio in fase di offside; inoltre bisogna provare conclusioni da fuori area per sfruttare la loro difesa che si apre in fase di piazzamento. La difficoltà maggiore è proprio quella di non consentire agli avversari di praticare il loro gioco perché in genere sono squadre che non mollano mai. Mauro ![]() IL 3-4-3 Una breve citazione, almeno dal punto di vista storico, merita il modulo adottato una decina di anni fa da Zaccheroni e Malesani. Il 3-4-3 è una modifica del 4-3-3 nell’assetto difensivo ed è caratterizzato dall’impiego costante di 3 difensori centrali e 2 esterni con buone propensioni difensive (Cassetti e Seric) sulle corsie laterali a fianco dei centrocampisti. L’obiettivo finale è quello di rinforzare la difesa con l’utilizzo di 5 difensori. Ma questo modulo non ha avuto molto seguito perché, in ogni circostanza, ha manifestato il riproporsi di diversi punti deboli.
Tutti questi motivi hanno limitato a pochi casi l’utilizzo del 3-4-3. E’ facile ricordare come, a fronte di grandi avvii di stagione, le formazioni che lo hanno praticato chiudevano quasi sempre in apnea. IL 4-4-2 Questo è senza dubbio uno dei moduli attualmente più in voga. In effetti, la doppia barriera umana composta da 4 centrocampisti e 4 difensori offre numerosi vantaggi: accorcia automaticamente la squadra, riducendo gli spazi agli avversari; prende in mano entrambe le fasce laterali potendo contare di 2 giocatori per ciascuna corsia; difende in 8 e attacca in 6. Diciamo che non tutto il campo viene coperto dal punto di vista verticale, ma lo è senza dubbio da quello orizzontale, con minori porzioni da lasciare agli avversari. ![]() Molto utilizzato nella ZONA PURA (basti citare il Milan di Sacchi) e nella ZONA MISTA, ammette numerose varianti, interessanti soprattutto nello schieramento dicentrocampo. Oggi, le 3 formazioni più forti in Italia giocano con il 4-4-2, seppure con alcune sostanziali differenze. Vediamole insieme per riuscire a comprendere le opportunità che consente questo modulo:
![]() Ci sarebbe da aggiungere qualcosa sul modulo molto interessante utilizzato da Del Neri con il suo Chievo che prevedeva 2 ali pure che si trasformavano in attaccanti. Ma non mi pare il caso di infierire… Altra caratteristica fondamentale del 4-4-2 è l’impiego di 2attaccanti. Questi devono avere caratteristiche particolari: devono essere uomini d’area di rigore disposti al dialogo continuo e mentalmente preparati per giocare sempre in posizione centrale. Non importa poi se uno di loro si piazza costantemente al centro, sfruttando le sue capacità di potenza e opportunismo, mentre l’altro parte 10/20 metri più in dietro per mettere in atto la velocità, il dribbling e il tiro da fuori. In ogni caso, attaccare con il 4-4-2 è differente dall’attaccare con il 4-3-3:
Come si può notare, il 4-4-2 sfrutta soprattutto il gioco delle sovrapposizioni e del movimento in coppia. Questo è uno suoi punti di forza. COME SI AFFRONTA IL 4-4-2
E’ il mio “credo”, quello che prediligo forse perché i giocatori che ho sono quelli che mi danno più garanzie. Devo anche dire che mi sembra sia quello che i ragazzi prediligono perché anche i difensori sono portati a partecipare molto di più all’azione. Nel 4-4-2 prendono ancora più rilevanza le fasce. In fase difensiva può addirittura arrivare a diventare una doppia testuggine con 8 giocatori a difesa della propria area. Spesso di passa dal 4-3-3 al 4-4-2 una volta andati in vantaggio e quando manca ormai poco alla fine; quando le energie cominciano a mancare e si vuole difendere meglio il risultato acquisito. Questo modulo lo puoi contrastare adeguatamente solo opponendoti in maniera uguale. Se attuo il 4-3-3 le punte devono assolutamente rientrare a centrocampo per non farmi sentire in inferiorità numerica e soprattutto si devono allargare per contrastare efficacemente i terzini fluidificanti sulle fasce.Contrastare il 4-4-2 vuol dire coprire gli spazi nella mia metà campo attuando un pressing “razionale” sul portatore di palla avversario che và aggredito quando è girato di spalle; ma attenzione perchè non devo farmi prendere dalla foga agonistica di continuare il mio pressing sul difensore a cui ha passato eventualmente il pallone, perché così facendo creerei un buco a centrocampo dove i loro centrocampisti andrebbero immediatamente a posizionarsi, costringendo così un mio difensore ad uscire dalla linea bassa. Brutta situazione. In fase di attacco invece vale abbastanza quanto detto con il 4-3-3; rapidi capovolgimenti di fronte; palla in verticale e mai in orizzontale; inserimenti sotto la linea della difesa sono le prerogative per attaccare questo metodo. Un’ultima caratteristica. In entrambi i moduli i due centrali, avendo la possibilità, vanno attaccati con delle triangolazioni molto veloci per poterli fare uscire dalla loro linea. Mauro UN CONFRONTO TRA 4-3-3 E 4-4-2 Cominciamo con i punti in comune. Il 4-3-3 e il 4-4-2 sono moduli che puntano essenzialmente sul collettivo e caratterizzati da un calcio aggressivo e veloce. L’unica forma di spettacolo concessa è quella che viene naturalmente prodotta dall’esecuzione corale e dal repentino cambio di campo. La disposizione e le geometrie dei giocatori, l’assetto curato ed equilibrato fanno apparire la squadra come un essere vivente autonomo e intelligente. E’ tutto un gioco di raddoppi, sovrapposizioni e copertura consapevole degli spazi. L’individualismo soggettivo del giocatore, è solo un’opzione secondaria. In tutto ciò, riconosciamo il loro senso estetico. Non è raro vedere nelle sedute di allenamento tecnici disporsi in lontananza rispetto ai propri giocatori per verificare dal di fuori il meccanismo dei movimenti: solo mantenendo costantemente la struttura iniziale, la squadra riuscirà ad imporsi perché costringe l’avversario ad aprirsi e a sfiancarsi nell’inseguimento del pallone. Ecco perché questi moduli, nella loro versione più rigorosa, sono stati frequentemente adottati anche dai puristi della ZONA (Michels, Sacchi ecc). La differenza tra ZONA e ZONA MISTA diventa, in alcune circostanze, davvero molto sottile. Dal punto di vista pratico, il 4-4-2 pare più affidabile, più facile da preparare e più disponibile ad accogliere il talento. Per lo meno nella sua esecuzione latina. D’altra parte però, il 4-3-3 è più difficile da affrontare: gli attaccanti larghi o liberano l’inserimento di centrocampisti e difensori oppure tengono in costante apprensione la difesa avversaria. Di massima, tutti i tecnici sono in grado di preparare le proprie squadre al 4-4-2; ci possono essere momenti nel corso della gara in cui questo diventa addirittura una necessità. Altrettanto non accade con il 4-3-3, un modulo che va preparato a tavolino e che non si improvvisa facilmente. Per questo, mentre il primo rappresenta talvolta una soluzione strategica, il secondo è una predisposizione tattica definitiva. Colpisce un fatto, innegabile: i tecnici che teorizzano il 4-3-3 gli rimangono fedeli negli anni: per loro non rappresenta tanto la soluzione migliore, quanto l’unica possibile. Ciò non accade al contrario. Concludo nel modo più banale possibile. Anche perché talvolta la banalità ripropone le soluzioni migliori: ciascuno dei due moduli ha le sue prerogative e necessita di interpreti adatti. Imporre una concezione calcistica senza essere compreso dai propri giocatori è controproducente. Non solo devono avere le caratteristiche tecniche necessarie, ma devono anche essere in grado di sentirlo loro, riconoscendosi come espositori concreti. In questo sta l’abilità del tecnico: avere delle idee e riconoscere chi è capace di metterle in pratica. Massimo |
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