"Nel calcio, come nella vita, la fortuna conta per il 90%"
Stefano Tommasi
Quando si parla di calcio, a Verona, viene quasi spontaneo affidarsi al biblico "Nemo propheta acceptus est in patria sua" riferendosi alla scarsa rappresentanza di veronesi "de zoca" tra i giocatori che hanno vestito la maglia gialloblù, quantomeno nell'ultimo mezzo secolo. Se i vari Majoli, Savoia, Mascalaito, negli anni '60 e primi '70, erano bandiere di un Verona ancora vernacolare, negli anni successivi la presenza scaligera in prima squadra si è via via diradata. Non sono mancati i talenti, ma il loro potenziale si è espresso altrove, non in maglia gialloblù. Eppure, se sfogliamo gli almanacchi e i tabellini, troviamo di frequente i nomi di "butei" veronesi che il gialloblù lo hanno indossato, anche se spesso rimanendo in panchina o giocando pochi scampoli di gara, sufficienti però a farli entrare nella storia del Verona. Uno di questi ragazzi è Stefano Tommasi da Pedemonte, classe 1972, che insieme alla famiglia dirige una delle cantine storiche del veronese, fondata nel 1902 e arrivata alla quarta generazione, testimonial in tutto il mondo dei grandi vini della Valpolicella. Un bravo e appassionato imprenditore che nel suo curriculum può vantare un passato in maglia gialloblù, dalle giovanili alla prima squadra dove ha esordito in serie A nella stagione 1991-'92, quella di Stojkovic e Raducioiu, dell'Hellas risorto dalle ceneri del fallimento.
A prendere appuntamento con Stefano Tommasi, ci ha pensato un frequentatore storico del nostro sito: Lorenzo, accompagnato all'incontro da Davide, per l'occasione tornato a vestire i panni del cronista.
In leggero ritardo a causa delle bizze del navigatore di Lorenzo che, per il breve tragitto tra San Vito al Mantico e Pedemonte, sceglie un percorso più adatto ai mezzi agricoli (non necessariamente a motore) che ad un'auto di dimensioni e prestazioni moderne (ma il sospetto è che non sia tutta colpa del navigatore) veniamo accolti da Stefano presso il Wineshop della Cantina Tommasi.
Più che un'intervista vera e propria, abbiamo raccolto l'appassionato racconto della storia calcistica di un ragazzo che ha vestito il gialloblù del Verona dai giovanissimi alla prima squadra, di una carriera che sembrava sul punto di procedere al meglio, con l'esordio in serie A e la fiducia dell'allenatore, per poi ridimensionarsi, quantomeno in termini di categoria, perché, come ha tenuto più volte a sottolineare Stefano: "nel calcio, come nella vita, la fortuna conta per il 90%".
Nel raccontarci la sua storia di calciatore, Stefano non si è focalizzato solo sull'esperienza in prima squadra, ma ha lasciato ampio spazio anche a quella nella squadra primavera, che negli anni tribolati tra la fine del ciclo di Bagnoli, il fallimento e la rinascita nel "Verona FC 1991", lasciava il segno allevando giocatori destinati a carriere importanti lontano da Verona. Infine, a testimonianza di un'autentica passione per il calcio giocato, a prescindere dalla categoria, Stefano ci ha riportato, con la stessa enfasi, a ripercorrere le ambizioni del calcio minore veronese degli anni '90, vissuto con le maglie del Legnago Salus e del Castelnuovo.
Stefano, partiamo dall'inizio: com'è iniziata la tua carriera con il Verona?
Ho iniziato dalla prima categoria delle giovanili, ovvero dai giovanissimi, era il 1986 e avevo 14 anni.
Hai iniziato come difensore o eri partito con un altro ruolo?
In origine ero un centrocampista, giocavo a destra. Però non era la prima scelta in quel ruolo, c'era un compagno che giocava sempre e io entravo magari nel secondo tempo oppure se lui era indisponibile per motivi di salute o altri impegni. La svolta c'è stata in un'amichevole contro l'Olimpia Domiro (società di Montorio molto attiva negli anni '80), mi ricordo come fosse ieri: l'Olimpia era una bella squadra, non so in che categoria giocasse ma era di fatto la seconda squadra della provincia. Il nostro allenatore, Majoli, mi tiene in panchina ma, ad un certo punto, si fa male il terzino destro e, non essendoci cambi adeguati disponibili, il mister mi inserisce come difensore con il compito di marcare a uomo. Ho giocato talmente bene in quel ruolo che già dalla domenica successiva sono partito titolare con il numero 2 diventando un punto fermo della squadra. La mia aspettativa era quella di un numero dal 7 in su, ma ho accettato di buon grado il nuovo ruolo perché come centrocampista difficilmente mi avrebbero riconfermato, mentre come difensore ero sicuro e io volevo giocare.
Quindi eri un difensore per necessità ma con caratteristiche e aspirazioni più aggressive: un valore aggiunto o un limite?
Era il periodo in cui si stava diffondendo sempre di più il gioco a zona e anche ai difensori veniva chiesto qualcosa di più oltre a marcare a uomo, si iniziava a impostare il gioco e a partecipare alla manovra, pertanto, il mio passato da centrocampista mi permetteva di inserirmi meglio tatticamente.
Con il passaggio agli allievi però hai trovato maggiore concorrenza per la maglia da terzino titolare
Quando passai agli allievi, allenati da Baruffi, c'erano ragazzi più grandi, in particolare Matteo Fattori che giocava nel mio ruolo, quindi, spesso facevo panchina ma era giusto così, quando ero chiamato in causa mi facevo trovare sempre pronto.
Dopo gli allievi la primavera
Sì, con mister Nosé, ottimo tecnico e ottima persona. Matteo Fattori era spesso aggregato alla prima squadra quindi trovavo più spazio. Era il 1988-'89 e quello della primavera era un bel gruppo, giocavo spesso e diverse volte ho fatto allenamento con la prima squadra. Oltre ai due Fattori (Matteo e Stefano ndr) c'erano Pasinato, Migliorini, Piubelli, gente che era stata anche in ritiro con la prima squadra e che spesso veniva chiamata da Bagnoli. L'antistadio era in rifacimento assieme al Bentegodi per i mondiali e avevamo come campi di allenamento quello della FTASE a Borgo Roma e quello di Marzana.
Un inizio di stagione con buone prospettive che però viene interrotto bruscamente dal primo infortunio serio in carriera
Purtroppo sì, inizio benissimo la stagione ma poi, a novembre, ho un brutto infortunio e mi devo fermare, proprio nel momento in cui avrei potuto essere convocato per la panchina della prima squadra, in occasione della gara contro il Cesena, a causa delle tante assenze. Sono rimasto fermo da novembre a maggio, riuscendo a rientrare per l'ultima del campionato primavera a Como, rendendomi conto di non essere ancora a posto perché continuavo ad avere problemi di sciatica. Ad ogni modo vengo riconfermato anche per la stagione 1989-'90.
L'ultima stagione di Bagnoli al Verona, terminata con la retrocessione. Che ricordo hai dell'Osvaldo? Hai avuto modo di partecipare ad allenamenti con la prima squadra?
Sono stato aggregato diverse volte agli allenamenti della prima squadra, ma devo dire che Bagnoli era inavvicinabile, nel senso che non dava davvero confidenza a nessuno, parlava alla squadra ma raramente con i singoli. Un giorno ci tenne nello spogliatoio, prese la lavagnetta con le pedine e ci disse "oggi proveremo a giocare a zona", lo guardarono tutti un po' sorpresi ma non volava una mosca. Spiegò le posizioni, i movimenti e poi andammo a provare in campo. Uomo di poche parole, concreto, molto sobrio, serio, un atteggiamento che incuteva rispetto. Ricordo solo un breve scambio di battute dopo l'infortunio, quando mi vide seduto fuori dal campo e mi chiese cosa mi era successo, gli spiegai e lui mi disse semplicemente "dai, tieni duro", poche parole ma dette da lui avevano un peso.
Nessuna percezione dei problemi societari nemmeno l'anno dopo, quando il Verona, tornato in B, viene acquistato dalla fantomatica Invest e il caos dirigenziale portò al fallimento del 1991?
Quello che stava succedendo sul fronte societario confermo che non si percepiva più di tanto. Quantomeno in primavera non si respirava il clima pessimo che portò il Verona a rischiare di sparire. Del resto, i nostri rapporti con la dirigenza e anche con la prima squadra erano limitati, non giocavamo solo un altro campionato ma eravamo proprio distaccati da quella realtà, pertanto, non eravamo influenzati dal clima di incertezza che si respirava ai piani alti. Ricordo che Uzzo veniva tutti i giorni da Milano, ma non perché lo vedevo sul campo di allenamento, quanto per il fatto che, ogni giorno, il suo autista veniva a pranzare alla Pizzeria Olimpia dove pranzavo anch'io mentre aspettavo Toldo per andare all'allenamento. Ricordo invece, già prima di acquistare il Verona, Eros Mazzi spesso presente all'antistadio.
Nonostante tutto, la prima squadra, guidata da Fascetti, riesce a riprendersi la serie A, anche per la primavera, guidata da Sonzogni, è una stagione importante, che ricordi hai del campionato 1990-'91?
Sonzogni era bergamasco e arrivava a Verona dopo un anno passato a seguire tutti gli allenamenti di Sacchi a Milanello. Prendeva appunti su come organizzare la tattica con pressing e zona e fin dal ritiro di Parrocchia, in Trentino, fu subito chiaro che avremmo lavorato in modo particolare. Non ricordo di aver mai fatto lo stesso allenamento, seguivamo il programma che aveva ricavato dagli insegnamenti di Sacchi e in campo giocavamo benissimo, al punto che la primavera del Verona venne invitata a Coverciano come esempio di gioco a zona per il corso allenatori. Anche Fascetti, che allenava la prima squadra, seguiva spesso le nostre gare casalinghe, ma non da bordo campo: eravamo tornati all'antistadio e ci seguiva dalla tribuna superiore del Bentegodi, in modo da vedere i nostri schemi dall'alto. Eravamo davvero una bella squadra: in porta avevamo Toldo, in difesa a destra c'ero io, a sinistra Guerra, Stefano Fattori e Pasinato centrali, poi Sturba, Migliorini, Ghirardello, gente che poi ha fatto carriera. Giocavamo a memoria e disputammo un ottimo campionato mentre la prima squadra tornava in A e la proprietà del Verona passava alle famiglie Mazzi e Ferretto, persone serie, veronesi, che riportavano finalmente sicurezza all'ambiente.
In effetti nell'estate del 1991 a Verona torna l'entusiasmo, arriva Stojkovic e si parla addirittura di zona UEFA, tu parti per il ritiro con la prima squadra, com'era il clima?
Per me fu una bellissima sorpresa. In estate alcuni dei miei compagni andarono a giocare in varie squadre in serie C, io non ricevetti offerte, non avevo procuratori e nemmeno agganci particolari nell'ambiente, ma non era un problema, frequentavo l'ultimo anno all'Istituto Aleardo Aleardi, ero ancora giovane e mi andava benissimo rimanere a Verona a fare un altro anno di primavera con il nuovo mister, Mario Corso. Il 2 di luglio ero partito per il mare con mia mamma, dopo due giorni mi chiama mio papà perché il Verona mi ha cercato: il 5 luglio faccio le visite mediche e vengo aggregato al gruppo che va in ritiro a Cles. In pratica era successo che Favero e Calisti non avevano rinnovato il contratto, quindi rimaneva posto in difesa e Fascetti ha voluto mettermi in rosa. Una bellissima sorpresa. Ricordo un ritiro lunghissimo, forse più di tre settimane, in cui ho giocato tutte le amichevoli del ritiro entrando nel secondo tempo e poi anche quella contro l'Inter a Verona. Ero in forma e pieno di ottimismo, giocavo bene ed era uno di quei momenti in cui tutto girava per il verso giusto. In ritiro si respirava effettivamente un clima positivo, c'era un bel gruppo e l'atteggiamento dei senatori nei confronti dei nuovi arrivi e dei giovani era di grande collaborazione, gli allenamenti in compenso erano durissimi. Di discorsi su obiettivi europei però sinceramente non ne ricordo, anzi, Fascetti era molto cauto nelle aspettative, poi va considerato che io era praticamente l'ultimo arrivato, giovanissimo, e non venivo mai incluso in discussioni da "piani alti".
Il Verona sceso in campo contro la Fiorentina il 26/04/1992
Cosa ricordi dei tuoi compagni di squadra? Se ti chiedo di Dragan Stojkovic ad esempio, proprio uno a caso...
Con Dragan ho giocato le amichevoli con Trento, Venezia e Stella Rossa (quadrangolare tra Verona, Stella Rossa, Parma e PSV giocato in agosto a Verona ndr) dove lo vidi fare grandi cose contro la sua ex squadra che aveva appena vinto la coppa dei campioni. Poi in un'altra amichevole, a Reggio Emilia, successe il fattaccio (protestò strattonando l'arbitro) e gli diedero diverse giornate di squalifica (6 giornate poi ridotte a 4 ndr) tant'è che debuttò in campionato a stagione iniziata. Oltre che un grandissimo talento era una persona simpatica e disponibile.
Raducioiu?
Un bravissimo ragazzo, un gran professionista che in allenamento si impegnava tantissimo e prendeva spesso la porta, cosa che purtroppo non succedeva in partita, ma si sa che quando le cose non vogliono girare c'è poco da fare. Come giocatore aveva tutto: corsa, potenza, tecnica, ma quella stagione fu difficile anche per lui.
Gli altri compagni di squadra?
Beh, c'erano parecchi "senatori", i due Pellegrini, Luca e Davide, poi Fanna, Ezio Rossi, Icardi, Magrin, Pritz, vari nuovi acquisti e alcuni giovani tra cui il sottoscritto. C'era un buon rapporto tra tutti ma chiaramente si tendeva, fuori dal campo, a fare gruppo più tra coetanei, io ricordo che ero in camera con Ghirardello, Guerra e Guardalben. Comunque, era una buona squadra e potevamo salvarci, penso che se Stojkovic avesse giocato con continuità sarebbe stato un altro campionato.
Eros Mazzi, il Presidente di quel Verona
Una brava persona, genuino e appassionato. Una figura di altri tempi. Ricordo che in ritiro mi incrociò nella hall dell'hotel, mi guardò e mi chiese "ti ci sito?", "Stefano Tommasi" gli risposi, e lui "e da ‘ndo vegnito?" "Son da Pedemonte" "ah, da Pedemonte, va ben". Era così con tutti, una persona di grande umanità, molto alla buona, a San Siro, in una partita contro il Milan, eravamo in tribuna io, un compagno di squadra che non ricordo, Stefano Mazzi ed Eros. A pochi minuti dalla fine si decise di uscire per evitare la ressa, salimmo qualche gradino e passammo vicino a Berlusconi, lui si fermò e gli disse "la saludo cavalier" stringendogli la mano. All'epoca non sapevo bene chi fosse Berlusconi, poi col tempo ho realizzato e questa immagine di spontanea e genuina educazione d'altri tempi credo dica molto della personalità del nostro Presidente.
Eugenio Fascetti
E Fascetti che tipo era?
Una grande persona, tutto d'un pezzo, di poche parole, con le idee molto chiare. Si faceva rispettare e non ammetteva prime donne: che ti chiamassi Stojikovic, Fanna o Tommasi, giocava chi si allenava bene, chi si impegnava e si meritava fiducia. Era uno che considerava il merito e non guardava in faccia nessuno.
Evidentemente tu quella fiducia te l'eri meritata perché all'inizio della stagione 1991-'92 sei a tutti gli effetti un giocatore della prima squadra e giochi le prime gare ufficiali
Sì, esordisco in coppa a Lecce, entrando all'inizio del secondo tempo e poi gioco anche al ritorno contro i salentini sempre nel secondo tempo. In campionato l'esordio è stato a Marassi contro la Sampdoria, subentrando nel secondo tempo, poi sono partito addirittura titolare contro l'Inter giocando tutto il primo tempo. Fascetti effettivamente mi dava fiducia.
Quella contro l'Inter è una gara particolare, ai nerazzurri vengono concessi ben 4 rigori anche se finisce solo 2-0 per loro, che ricordi hai di quella sfida a San Siro?
Sinceramente non ricordo quasi nulla, ero concentrato sulla gara più che sull'ambiente, ho il flash di essere entrato in campo ed aver guardato in alto per vedere dov'erano i nostri tifosi e poi, l'unico ricordo piuttosto nitido che ho, è sul fallo da rigore che ho commesso su Berti: sono ancora convinto di aver toccato prima la palla ma probabilmente dalla posizione dell'arbitro non si vedeva bene che aveva cambiato traiettoria. Ricordo anche di aver preso una pallonata da Brehme su calcio di punizione che mi lasciò dolorante per parecchio tempo: una vera cannonata!
Poi cosa succede? Dopo la gara di Parma, ad inizio novembre, Stefano Tommasi esce dai radar.
Succede che a settembre non inizia solo il campionato, ma anche la scuola. Non sono stato in grado di gestire entrambe le cose. Feci l'ultima presenza a Parma perché c'erano molti assenti, mi chiamarono la sera prima e dovetti raggiungere la squadra in auto al mattino perché erano già in ritiro, a Salsomaggiore. Eravamo andati in vantaggio su rigore con Prytz, nel finale Fascetti mi ha fatto entrare per rafforzare la difesa e dopo un minuto su tiro di Minotti il pallone rimbalza addosso a Icardi, pallonetto e Gregori battuto. Continuai con la primavera ma senza grande entusiasmo, anche quando subentrarono Liedholm e Corso a guidare la prima squadra e fui chiamato ancora a fare qualche allenamento, ma mai convocato nemmeno per la panchina. Nonostante le buone prospettive iniziali non fu una grande stagione né per me né per il Verona.
Il Verona infatti retrocede ancora, arriva Reja e si riparte con un progetto nuovo, la stagione 1992-'93 potrebbe essere quella del rilancio, invece cosa succede?
Succede che rimango al Verona, anche perché non avevo procuratori e non erano arrivate altre offerte. Parto per il ritiro con la primavera e vengo convocato in prima squadra da Reja per un'amichevole a Piacenza. Gioco dal primo minuto, una gara normale, con il solito impegno, ma evidentemente non convinco l'allenatore perché poi non verrò mai più chiamato con la prima squadra. Gioco quindi tutta la stagione in primavera, sempre con Corso, ma senza stimoli, la ricordo come una stagione complicata. In estate poi mi chiamano per il servizio militare e a luglio inizio il CAR ad Ascoli. Essendo tesserato con il Verona, quindi professionista, mi trasferiscono a Napoli, dove c'era la nazionale militare, in pratica dove finivano i calciatori che potevano usufruire di permessi speciali per continuare a giocare. La società mi fa sapere che la Ternana, in serie D, era interessata a me. Accetto il trasferimento e inizio gli allenamenti a Terni dove però non gioco; inoltre, perdo il beneficio del professionismo e mi trasferiscono in una caserma operativa a Spoleto dove posso uscire dalle 17 alle 23. In pratica mi alleno ogni giorno da solo. La piazza è ambiziosa e a dicembre, quando la squadra è seconda o terza, viene cambiato l'allenatore, arriva Paolo Ammoniaci che, nel vedermi così impegnato con l'allenamento, mi rimette in squadra e mi dà una nuova chance, purtroppo però, alla prima partita mi infortuno di nuovo per una sublussazione alla spalla, altri due mesi di stop e stagione finita. A luglio concludo il servizio militare e mi ritrovo senza squadra. Pur non avendo procuratore e reti di conoscenze nell'ambiente, rimango comunque in attesa di qualche opportunità perché di giocare ho ancora voglia.
Lo storico Presidente del Legnago Salus, France Salvatore
Inizia un nuovo capitolo della tua carriera, stavolta da protagonista anche se in serie D: sei chiamato a Legnago alla corte di France Salvatore
Esatto, grazie ad Ezio Rossi, con cui avevo giocato nel Verona, e che era stato ingaggiato dal Legnago Salus, inizio ad allenarmi nella bassa dove lo storico Presidente France Salvatore, una grandissima persona, stava allestendo una squadra per la promozione in serie C. Dopo qualche allenamento, una sera France mi ha avvicinato dicendomi "o vieni a giocare con noi o smetti anche di venire qui ad allenarti". Il progetto era ambizioso, l'ambiente mi piaceva e trovammo anche in fretta un accordo economico. Ripartivo dalla quarta serie, ma titolare e con gli stimoli giusti. Il Legnago, guidato in panchina da Gigi Manganotti, giocò un ottimo campionato rimanendo in lizza fino all'ultimo per la promozione, classificandosi però al terzo posto dietro a due corazzate come Treviso e Triestina. A fine stagione la squadra venne ridimensionata, io rimasi ma alla fine disputammo un campionato che non all'altezza delle aspettative e, nell'estate del 1996, decisi di smettere con il calcio.
Però poi ci ripensi, giusto?
Sì, perché alla fine la voglia di giocare c'era sempre e mi sono lasciato convincere da un ex compagno della primavera dei tempi di Nosé, Mauro Perina, che veniva dal Chievo, e mi contattò per chiedermi di giocare con lui nel Castelnuovo, campionato di Promozione. Non ero convinto, Mauro insistette perché parlassi con il Presidente Pastorelli. Ricordo che andai all'appuntamento insieme a mio papà. La società stava investendo sulla squadra, Castelnuovo era molto più comodo rispetto a Legnago. L'ambiente era ottimo e giocai molto volontieri, divertendomi parecchio. Disputammo un buon campionato ma non riuscimmo a salire di categoria. Fummo invece promossi l'anno successivo e io rimasi in squadra anche al primo anno di eccellenza nel quale raggiungemmo la salvezza. Mi ritrovai quindi di nuovo in promozione ma con meno stimoli e con qualche problema fisico che si faceva sempre più pesante. A dicembre parlai con il Presidente per comunicargli che non me la sentivo più di continuare, mi sembrava di rubare lo stipendio visto il rendimento e le difficoltà fisiche. La mia stagione e poi anche la mia carriera calcistica finiscono lì.
Una carriera nelle serie minori dopo aver toccato i campi di serie A, quanto ha pesato la scelta di continuare con la scuola?
Ha pesato, ma non solo per aver interrotto l'esperienza con il Verona di Fascetti, quanto perché la vicenda mi ha bloccato emotivamente, togliendomi la serenità di potermi concentrare sul calcio, penalizzando poi ogni altra possibile scelta, ero giovane e di chances potevo averne ancora ma stiamo parlando con il senno di poi. Penso che nel calcio, come nella vita, il 90% dipenda dalla fortuna.
Come giocatore, che caratteristiche avevi?
Ero ben impostato, avevo una bella corsa, una buona resistenza fisica, tecnicamente un piede discreto, disciplinato nel ruolo, in campo e anche fuori, ho sempre portato il massimo rispetto al mister, ai dirigenti, ai compagni di squadra.
Difensore con attitudine all'attacco, qualche gol lo facevi ogni tanto?
Certo, con la primavera, soprattutto l'anno di Sonzogni con cui giocavamo sempre all'attacco, mi sono tolto delle soddisfazioni anche come cannoniere, ho fatto 2-3 reti inserendomi da destra, quando vedevo la porta tiravo. Ricordo in particolare un gran gol contro l'Atalanta.
Sei rimasto tifoso, segui ancora il Verona?
Assolutamente no. Non ho mai seguito il calcio al di fuori dal campo, ho sempre giocato perché mi piaceva giocare, ma non sono tifoso di nessuna squadra e non riesco a guardare una partita intera, soprattutto in televisione. Anche quando giocavo, se non ero convocato o ero infortunato, difficilmente andavo a vedere la partita in tribuna.
Non hai mai pensato di fare l'allenatore o di rimanere comunque nel mondo del calcio?
No, non mi interessa proprio. Il mio approccio con il calcio è solo da giocatore e infatti ho poi giocato qualche gara con gli ex gialloblù, anche per tenermi in forma e, attualmente, gioco ancora qualche volta con la nazionale italiana ristoratori. Può anche essere che l'esperienza negativa con il calcio che contava abbia influito negativamente anche sul mio interesse per il calcio vissuto da esterno.
Volevamo chiederti se, magari, potevi essere interessato, nel caso assieme ad altri imprenditori veronesi, ad acquistare prima o poi il Verona ma dopo queste dichiarazioni sembra di capire che non ci sono speranze...
L'Azienda Tommasi sta investendo per crescere ulteriormente, stiamo lavorando sodo con la mia famiglia, l'unione fa la forza e raggiungiamo sempre nuovi obiettivi, mi spiace deludervi (ride) ma il calcio non è tra i nostri programmi.
Perché secondo te gli imprenditori veronesi, o anche non veronesi ma comunque in grado di gestire seriamente una società calcistica, non vogliono investire nel Verona?
Perché il tempo del connubio impresa - società sportiva, con il proprietario dell'azienda che magari diventa anche il presidente è finito. I costi di gestione di una squadra di calcio sono enormi e spesso i conti non tornano, il settore è sempre più in mano a gruppi di investimento, fondi stranieri, soggetti finanziari: il calcio è diventato un grande business e non è più l'espressione sportiva di un territorio.
Per fortuna invece, aggiungiamo noi al termine di questa chiacchierata, Stefano continua con il suo lavoro ad essere espressione altissima del nostro territorio, stabilmente inserito nella massima serie delle cantine che caratterizzano la terra scaligera. Ringraziandolo per aver arricchito, con il suo racconto, le pagine storiche di Hellastory, ci congediamo da Stefano, non senza aver immortalato l'incontro con una foto di gruppo nella quale spicca un altro ospite d'eccezione: una magnum di Amarone Tommasi.
Davide, Stefano e Lorenzo
Per Hellastory
Davide e Lorenzo
Carriera calcistica di Stefano Tommasi:
1986-87 giovanissimi Verona
1987-88 allievi Verona
1988-89 allievi Verona
1989-90 primavera Verona
1990-91 primavera Verona
1991-92 Verona serie A e primavera
1992-93 primavera Verona
1993-94 Ternana serie D
1994-95 Legnago serie D
1995-96 Legnago serie D
1996-97 Castelnuovo promozione
1997-98 Castelnuovo promozione
1998-99 Castelnuovo eccellenza
1999-00 Castelnuovo promozione
Presenze ufficiali in prima squadra con il Verona
Coppa Italia 1991-92
28/08/1991 Lecce - Verona 1-0 (dal '46)
04/09/1991 Verona - Lecce 5-0 (dal '46)
Campionato Serie A 1991-92
08/09/1991 Sampdoria - Verona 2-0 (dal '42)
15/09/1991 Inter - Verona 2-0 (fino al '46)
03/11/1991 Parma - Verona 1-1 (dal '87)
SOGLIANO (PER ORA) RILANCIA, TRA MILLE INCERTEZZE
Da un mese a questa parte si discute spesso intorno al silenzio di Sogliano in merito al suo possibile addio e relativo passaggio ad altre società (pare infatti sia stato avvicinato da Lazio, Roma e Lecce), ma tutto si giustifica con il rispetto del contratto in essere. O si chiudeva un accordo o era inutile parlarne. Altro discorso invece riguarda il suo attuale silenzio in merito al prolungamento contrattuale proposto da Presidio: Sogliano vuole giocarsi ogni opportunità di riscatto quest’anno. Non ha senso allungare il brodo, come è costretta a fare la proprietà per recuperare l’investimento. Anche perché, se il Verona non dovesse farcela a risalire subito in serie A si tratterebbe del secondo fallimento stagionale consecutivo. Questo è chiaro a tutti, al Direttore Sportivo in primis. Tutto ciò premesso, mi sento molto sollevato. Pensare di precipitare in B lasciando (quel che resta della) baracca e burattini in mano a questa proprietà mi metteva i brividi. La serie B è difficile da affrontare, abbiamo tutti davanti agli occhi le frequenti storie di insuccesso post retrocessione dalla Salernitana alla Sampdoria, dall'Empoli allo Spezia, al primo anno del Frosinone. Al contrario, sono poche le storie di un veloce riscatto; Sassuolo, Venezia e Monza hanno potuto contare sulla conferma dei giocatori più rappresentativi (condizione improponibile per il Verona) rilanciati attraverso scelte oculate in panchina. Noi invece siamo costretti a ricostruire tutto. Per l'ennesima volta, aggiungo. Quello che ci aspetta l'anno prossimo sarà dunque un campionato completamente diverso, al quale non siamo più abituati, dove il rango non conta, si lotta su ogni pallone e ogni partita fa storia a se. E poi, ci aspettano tutti quei derby !
[continua]

Qual è stato il miglior gialloblu in campo in
H.Verona-Arezzo?
Riepilogo stagionale e classifica generale
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Prima Categoria 1911/12
Prima Categoria 1912/13
Prima Categoria 1913/14
Prima Categoria 1914/15
Prima Categoria 1915 1916 1917 1918 1919/20
Prima Categoria 1920/21
Prima Categoria 1921/22
Campionato CCI 1922/23
Lega Nord 1923/24
Lega Nord 1924/25
Lega Nord 1925/26
Lega Nord 1926/27
Campionato Nazionale 1927/28
Campionato Nazionale 1928/29
Campionato Nazionale 1929/30
Serie B 1930/31
Serie B 1931/32
Serie B 1932/33
Serie B 1933/34
Serie B 1934/35
Serie B 1935/36
Serie B 1936/37
Serie B 1937/38
Serie B 1938/39
Serie B 1939/40
Serie B 1940/41
Serie B 1941/42
Serie C 1942/43
Serie C 1943/44
Campionato Alta Italia 1944 1945/46
Campionato Alta Italia 1946/47
Serie B 1947/48
Serie B 1948/49
Serie B 1949/50
Serie B 1950/51
Serie B 1951/52
Serie B 1952/53
Serie B 1953/54
Serie B 1954/55
Serie B 1955/56
Serie B 1956/57
Serie B 1957/58
Serie A 1958/59
Serie B 1959/60
Serie B 1960/61
Serie B 1961/62
Serie B 1962/63
Serie B 1963/64
Serie B 1964/65
Serie B 1965/66
Serie B 1966/67
Serie B 1967/68
Serie B 1968/69
Serie A 1969/70
Serie A 1970/71
Serie A 1971/72
Serie A 1972/73
Serie A 1973/74
Serie A 1974/75
Serie B 1975/76
Serie A 1976/77
Serie A 1977/78
Serie A 1978/79
Serie A 1979/80
Serie B 1980/81
Serie B 1981/82
Serie B 1982/83
Serie A 1983/84
Serie A 1984/85
Serie A 1985/86
Serie A 1986/87
Serie A 1987/88
Serie A 1988/89
Serie A 1989/90
Serie A 1990/91
Serie B 1991/92
Serie A 1992/93
Serie B 1993/94
Serie B 1994/95
Serie B 1995/96
Serie B 1996/97
Serie A 1997/98
Serie B 1998/99
Serie B 1999/00
Serie A 2000/01
Serie A 2001/02
Serie A 2002/03
Serie B 2003/04
Serie B 2004/05
Serie B 2005/06
Serie B 2006/07
Serie B 2007/08
Serie C 2008/09
Serie C 2009/10
Serie C 2010/11
Serie C 2011/12
Serie B 2012/13
Serie B 2013/14
Serie A 2014/15
Serie A 2015/16
Serie A 2016/17
Serie B 2017/18
Serie A 2018/19
Serie B 2019/20
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