HELLASTORY.net | Il Verona Primavera Campione d'Italia 1966/67 | Introduzione
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Il Verona Primavera Campione d'Italia 1966/67

GLI EROI DIMENTICATI

A raccontarla ora, quando tutto è ormai finito da tempo e rappresenta solo un labile ricordo per chi c’era, hai la sensazione che esistano momenti ben precisi nella vita di ognuno di noi che chiudono un’epoca ed altri, altrettanto facilmente identificabili, che ne aprano una nuova. In realtà non è mai completamente così, certi percorsi nascono velati e segreti, a volte concepiti pian piano, quasi di nascosto e necessitano per questo di un lasso più lungo. Per prendere forma. Richiedono conferme e smentite, prove su prove, confronti. Fortuna. Non si impongono con il bagliore accecante di un’atomica. Ma forse, proprio per questo, una volta completati non lasciano neppure il vuoto di luce e calore che ci si aspetta e nemmeno il dolore dell’assenza. Ma un semplice profumo delicato, che avvolge ad ogni fiorire di memoria.

La storia è quella dello scudetto della Primavera gialloblu conquistato 50 anni fa. Parte da un profilo basso: il settore giovanile di una squadra che naviga da sempre (l’apparizione in A del 57 è stata così fugace da non lasciare alcun segno tangibile) in serie B, alla continua ricerca di un’occasione, ma che non riesce mai a trovare i mezzi e gli interpreti giusti. Del resto, il continuo turnover societario (in 9 anni, dal 1958 con l’uscita di scena di Mondadori fino all’arrivo definitivo di Garonzi nel 1967, si sono succeduti 6 presidenti con altrettante promesse a carico) e l’ovvia mancanza di visione hanno storicamente negato ogni forma di programmazione. Soprattutto ai danni del settore giovanile. Al punto tale che i vari Pozzan, Savoia, Maioli, Pivatelli e Cera appaiono più frutto del caso che di una mietitura rigogliosa in un terreno fertile e coltivato.

Nell’estate del 66 il presidente Bonazzi conferma Tognon in panchina perché reduce da una buona stagione sempre a ridosso della zona nobile della classifica, ed è convinto che con l’arrivo di Depetrini, Maldera, Petrelli, Da Costa, Bertola e Nuti la promozione sia davvero possibile. E’ un calcio di provincia il nostro, fatto di battaglie combattute su ogni pallone, ma anche di di aspettative fragili e invidie. Molto lontano da quello dei campioni veri, molto vicino alla gente che incontri tutti i giorni per strada.

Il mondo intorno è infiammato. L’Inghilterra si è appena laureata Campione del Mondo battendo in finale la Germania Ovest per 4 a 2 e i Doors hanno da poco celebrato a Los Angeles la loro ultima esibizione al leggendario Whisky a Go Go. In Italia si inizia a discutere in maniera sempre più convinta del ruolo della donna e dell’assurda pratica dei matrimoni riparatori. Gli americani hanno trovato argomenti tali da decidere di essere costretti a bombardare il Vietnam del Nord. Comincia anche la contesa con i russi per la conquista dello spazio. E tra Israele, Egitto, Siria e Giordania per possedere il Sinai e la striscia di Gaza. L’Ovest della Germania, come il Nord del Vietnam e la penisola del Sinai, identificano una delimitazione geografica, politica e culturale che ancora oggi faticano a trovare una giustificazione. E’ un mondo in deficit con se stesso: quest’anno muore Walt Disney, l’anno successivo Che Guevara, John Coltrane e Edward Hopper; in entrambi gli anni non viene assegnato il Nobel per la Pace. Il minimo.

Il campionato Primavera era nato qualche anno prima, esattamente nel 1962-63, in sostituzione di quello "Cadetti", e vi partecipano insieme tutte le formazioni di A e B in un torneo eliminatorio a 4 gironi per totali 37 squadre (*) e una successiva fase finale. Sino al 1968-69, verranno premiate due squadre: una per la Serie A ed una per la Serie B. In A, sin da subito, è lotta tra Juventus, Inter, Milan e Torino, mentre tra quelle di B la contesa è più aperta. I gialloblu vengono collocati nel girone A con Milan, Brescia, Mantova, Venezia, Atalanta e Lanerossi Vicenza (serie A); Reggiana, Varese, Padova (campione in carica di categoria) (serie B). Un derby dietro l’altro. Si qualificano alla fase finale la migliore di A e la migliore di B per ogni girone, che si contendono poi il titolo a Salsomaggiore.

Come per la prima squadra anche la Primavera gialloblu parte con qualche ambizione. A seguito di problemi di natura personale il titolare, Caceffo, viene sostituito dal tecnico degli Allievi, Giacomo Conti, che l’anno prima aveva vinto il campionato provinciale, quello Veneto con tutti giocatori veronesi e infine quello nazionale a Macerata. È un allenatore di valore, eccezionale con i giovani (la sua carriera sarà tutta dedicata alle formazioni giovanili), che crede nel gruppo di ragazzi che si porta con sé nella nuova avventura.

Ma perché Hellastory si occupa del campionato Primavera 1966/67?

Perché è l’anniversario ed una storia di successo, un successo sommesso però. Quasi dimenticato. Eppure meraviglioso, da esserne fieri. Impareremo a conoscerla grazie alla guida di Paolo che ci accompagnerà sulla scorta di meticolose ricerche e anche grazie ai racconti di chi ne ha fatto parte. Rigiocheremo partita dopo partita, affronteremo avversari di sempre, ripercorreremo episodi che hanno segnato la nostra storia (l’alluvione che sommerse Firenze e molte zone del Centro Nord), le tribolazioni riflesse della prima squadra che – contro ogni aspettativa - si smarrì per strada e fu costretta a cambiare 3 allenatori tra metà novembre e metà gennaio (Tognon, Pozzan e infine Liedholm anche se con il ruolo di DT). E l’ingresso definitivo in società di Saverio Garonzi. Cronaca sportiva, episodi simpatici e a volte commoventi, tutto ciò che ci si aspetta da un calcio minore e per questo più vero. Amatoriale, oratoriale. Del resto, chi andava a vedere quei ragazzi la domenica a ora di pranzo al vecchio Bentegodi? Non c’erano televisioni private, sponsor, procuratori ed agenti; i servizi sull’Arena erano sommari e ingabbiati in poche righe. Quello che restava a disposizione del calcio minore.

Però attenzione, l’impresa c’è stata eccome. Il Verona non solo ha vinto quell’anno il campionato, ma si è addirittura confermato in quello successivo con Caceffo tornato in panchina. Chiudere un ciclo vincente nel biennio a disposizione è realmente un capolavoro: quella è stata la nostra Primavera perfetta. I ragazzi del 49 (**).

Ecco perché è importante scoprire chi erano quegli eroi, che spazio hanno avuto in prima squadra e nella storia del calcio. Pochissimo, lo anticipo subito: Marcolongo si assicurò con Tognon un paio di presenze in campionato e 1 in coppa Italia all’inizio della stagione, più un paio di panchine con Pozzan; Gobbi (vedi il bellissimo report dedicato) ebbe qualche occasione in serie A, il giovanissimo Giacomi (secondo portiere, uno scampolo per lui contro il Brescia) è stato sicuramente il più famoso. Di capitan Righetti, Pasetto (chiuso da attaccanti del valore di Bui, Traspedini e Clerici), il portiere Bertucco, il bomber Pastorello poche tracce di successo.

Quel Verona ha vinto da solo, e questo è un grosso rammarico. Garonzi non ebbe l’acume di sfruttare l’opportunità che si è trovato in mano. Non investì su quei ragazzi preferendo affidarsi a giocatori più navigati ma che non avevano più molto da dare, non si giocò neppure la carta del Torneo di Viareggio che avrebbe sottoposto i gialloblu a nuove sfide, ma anche nuova visibilità. Come puoi vincere due campionati Primavera consecutivi e non riuscire poi a trovare una collocazione in ambito nazionale? Può esistere un gruppo talmente forte ed invincibile quando è unito da disperdersi completamente quando ciascuno deve mettere in gioco il proprio valore individuale? In questo, il calcio attuale è migliorato moltissimo, ha aperto gli orizzonti territoriali e moltiplicato le occasioni. Ha rotto certe barriere, a volte a caro prezzo.

Qualcosa deve pure girare al contrario quando tutto sembra procedere in senso unico. Il 28 marzo del 67 papa Paolo VI pubblica l'enciclica Populorum progressio: «Lo sviluppo non si riduce alla sola crescita economica» e il successivo 3 dicembre, a Città del Capo, Barnard effettua il primo trapianto di cuore della storia. Sono risposte al dolore e all’arroganza diffusi. Gesti importanti e concreti. Piccoli forse, inattesi e apparentemente insignificanti. Come la storia di questi 18 ragazzi che affrontano la loro prima grande sfida con la forza della passione e la leggerezza di chi sta per compiere l’impresa. Lontani dal clamore, alla conquista di se stessi.

Buona lettura.

Massimo

Note:
(*) il Cagliari, formazione di A, era escluso per gli improponibili costi di trasferta;
(**) ovviamente in rosa erano presenti anche ragazzi del 48 e del 50.



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Hellastory, 06/04/2017

SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

[continua]
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