HELLASTORY.net | Incontro con...Fausto NOSE' | Introduzione
  domenica 13, h 15:00  

HELLAS VERONA

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HELLAS VERONA

 
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INTRODUZIONE «
QUELLA PRIMA MAGLIA BIANCONERA...  
L'INCONTRO CON PAOLO MAGGIORE E LE GIOVANILI DELL'HELLAS  
LA STAGIONE 1970-71 E LE GIOVANI SPERANZE GIALLOBLU  
IL DEBUTTO A TORINO CONTRO LA JUVENTUS  
TRAFERIMENTO A PISA, UN BLITZ DI GARONZI  
DISCESA FRA I DILETTANTI, GLI ANNI DI MONSELICE  
IL CHIEVO DI GARONZI E L'ESPERIENZA DA ALLENATORE  
PAPA' MAFALDO  
 

Introduzione

A volte capita che un calciatore sia ricordato per un gol memorabile o per una giocata straordinaria; altre volte anche solo per una curiosità. Così capita che, nel gennaio 2011, il programma televisivo di Mediaset, La Tribù del Calcio, mandi in onda un servizio intitolato “I miracolati delle figu”, dove si racconta in particolare la storia di Giorgio Skoglund, che apparì sull’album Panini edizione 1974-75, nonostante 1 sola presenza con la maglia del Milan. La carriera di Giorgio Skoglund, figlio del più celebre Lennart, giocatore dell’Inter degli anni ‘50, proseguì poi solo nelle serie minori.

Dopo l’intervista a Skoglund, viene mostrata una carrellata di altre figurine di “miracolati”: fra queste, Fausto Nosè, centrocampista del Verona che, nella serie A 1970-71, scese in campo soltanto una volta. Diremo in seguito come e quando. Interessante notare che sull’Album Panini 1970-71, fra le figurine dei calciatori del Verona compariva, oltre a Nosè, anche Cesarino Perazzani, che quell’anno non scese mai in campo, mentre non trovò spazio Franco Bergamaschi che collezionò ben 24 presenze e fu l’autentica rivelazione della stagione gialloblu.

Fausto Nosè è nativo del mio paese d’adozione, Nogara, ed è una delle poche “glorie” calcistiche del dopoguerra nogarese.

Nella primavera del 2006, in occasione della presentazione del libro dello scrittore locale Giordano Padovani, Nogara – La storia del calcio, fu premiato dall’Amministrazione Comunale con una targa commemorativa. Nel libro di Padovani, un breve capitolo è dedicato alla figura di Fausto Nosè.

Sui giocatori più noti della storia del Verona è facile trovare notizie e informazioni, sia sui libri come Figurine giallobu di Raffaele Tomelleri, sia perché ogni tanto la stampa locale li va a “ripescare” per interviste, pareri, o anche semplici “memorie” in occasione di partite particolari. Invece sulle cosiddette “meteore”, i giocatori – e sono tanti – che in maglia gialloblu hanno fatto solo qualche apparizione, magari per sparire poi anche dalle scene del professionismo, le notizie si diradano. Hellastory si è così messa sulle tracce di Fausto Nosè, cui abbiamo chiesto la disponibilità ad un incontro per conoscere la sua storia.

La famiglia Nosè mi ha invitato molto gentilmente a pranzo un sabato, durante il quale Fausto mi ha raccontato, attraverso la voce della moglie Zelinda e della mamma Elena, i ricordi della sua carriera e della sua vita. La famiglia mi ha autorizzato a dire che Fausto Nosè soffre di una malattia degenerativa, la Basic Cortico Degeneration, che gli impedisce di formulare discorsi. “Sto scrivendo un piccolo libro sulla storia di quanto ci è capitato con l’arrivo della malattia di Fausto;” spiega Zelinda “purtroppo non ci sono farmaci che possano arrestarla, ma solo rimedi per una qualità di vita migliore. Il primo fra tutti è l’amore della famiglia. Fortunatamente, il futuro è meno nero: il suo medico curante, il dott. Gian Luigi Zanusso, ha recentemente scoperto come poter diagnosticare la malattia con anni di anticipo, e quindi c’è la possibilità di prevenirla con un trattamento immunologico. Purtroppo per Fausto questo trattamento non è più applicabile, ma non disperiamo. Un'altra persona che ci sta aiutando molto è il dottor Antonio Marangi.”

Ci sediamo a tavola di fronte ad un buon risotto cucinato dalla mamma Elena (“Credo di essere stata la prima a portare il risotto alla pilota a Verona, nel 1960”), in compagnia anche di una delle tre figlie, Elisa, e del nipotino Tommaso di 2 anni.
“Abbiamo avuto tre figlie femmine.” precisa Zelinda “Fausto avrebbe voluto almeno un maschio per potergli insegnare il calcio, invece ha dovuto accontentarsi di seguire i nipoti. Due nipoti, i figli della nostra primogenita Lara, giocano nelle giovanili della Virtus, e vanno in gol con l’approvazione del nonno che segue le partite a bordo campo insieme al signor Milan. L’altra figlia, Miki, invece vive a Milano dove si è sposata dopo la laurea in design, ma viene spesso a trovarci con i nipotini Gaia ed Edoardo. Infine c’è Elisa che è la nostra figlia più giovane, col piccolo Tommaso.” Tommaso che, per ora, non pensa al pallone ma ha scoperto come si rompe una sbrisolona e ne offre generosi pezzi a tutti gli altri commensali. Nonno Fausto sorride divertito.

Dopo il caffè, arriva il momento di sfogliare gli album delle fotografie e dei ritagli dei giornali d’epoca, e di ricostruire, attraverso i racconti di Zelinda ed Elena, la storia di Fausto. E, perché no, anche attraverso la “galeotta” figurina dell’album Panini 1970-71, quello dove Nosè, nonostante fosse solo un ragazzo della Primavera, ebbe l’onore di comparire.

“Ma sull’altezza hanno barato,” sorride Elena “non è mai stato alto 1,68. La sua statura è sempre stata 1,63, sull’album Panini gli hanno generosamente regalato 5 cm”.

“La sua carriera da calciatore si apre e si chiude con Saverio Garonzi”, prosegue mamma Elena. “Dal Verona al Chievo”. Ma andiamo per ordine.

Paolo



  Quella prima maglia bianconera... »

SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

[continua]
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Riepilogo stagionale e classifica generale


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