Ognuno di noi si racconta una storia per mettere a tacere i propri incubi. La mia storia sul campionato del Verona ha sempre fissato come obiettivo limite la classifica dopo la trasferta di Sassuolo. Uno spartiacque per capire se, in un modo o nell'altro, ci sarebbero state ancora possibilità e speranze di salvezza. Gennaio e febbraio, infatti, per un gioco di combinazioni, hanno offerto l'opportunità di recuperare punti contro avversari non impossibili (Milan e Napoli a parte), ci sarebbero stati poi nuovi stimoli provenienti dal mercato e alla fine avremmo individuato obiettivi concreti a cui aggrapparci. Da marzo in poi gli avversari e la loro motivazione avrebbero reso tutto molto più complicato, per concludere con un maggio impossibile contro Juventus, Como, Inter e Roma. La salvezza doveva essere a nostra portata già da oggi e poi difesa, partita dopo partita, con stimoli diversi. Giusta o sbagliata che sia la mia ipotesi ha avuto comunque il merito di darmi pazienza e speranza (col tempo sempre più ridotte), di costruirmi una narrazione, di rinviare la presa di coscienza verso ciò che stava accadendo in realtà. Fallita anche l'ultima prova mi accorgo che, forse già da tempo, il Verona si è arreso.
Ad essere sincero, non ha mai lottato per la salvezza. Fiorentina, Lecce, Cremonese e Genoa stanno lottando. Loro vedono davanti a sé il quart'ultimo posto. Noi, un piccolo abisso iniziale di 2-3 punti lo abbiamo visto aumentare via via a 6-9, lasciando che anche la Fiorentina, che pure avevamo battuto a casa sua, prendesse il largo. Un semplice solco, sul campo di gioco, si è trasformato in un abisso invalicabile.
Tornando alle narrazioni che ogni tifoso si è costruito nel tempo, c'è chi ha dato responsabilità esclusivamente a Zanetti (ma chi lo ha trattenuto così a lungo?), chi agli errori di Montipò (ma chi gli ha rinnovato il contratto?), chi ha lamentato gli infortuni (ma perché Suslov non è stato sostituito in 2 sessioni di mercato e la scarsa tenuta fisica di Serdar, Gagliardini e Harroui sono note a tutti), chi ha parlato di arbitri, traverse, sfortuna. Come se le altre squadre non avessero avuto, chi più chi meno, problemi con infortuni, arbitri, traverse e sfortuna varia. Può essere terapeutico scaricare altrove il fallimento. Fa molta più paura dover ammettere il peso decisivo della mediocrità e degli errori di chi guida questa società.
Purtroppo, non riesco a trovare alibi fuori dal Verona stesso. I disastri compiuti da Presidio sono la mia tragica lettura. Certo, anche Sogliano ha le sue responsabilità, lui che è sempre stato abituato ad operare in emergenza di risorse e preferire allenatori aziendalisti più che di personalità. Ma i suoi errori gli sono stati consentiti anche grazie all'eccesso di delega e al budget limitato. Davvero Presidio ha pensato che potesse essere sufficiente gestire una società di calcio semplicemente con le plusvalenze? In quale momento si è resa conto che il fondo di dotazione assegnato all'investimento Hellas Verona era del tutto insufficiente e perché non vi ha posto rimedio? Calcoli sbagliati, sia dal punto di vista tecnico finanziario che sportivo ci hanno portato a questa situazione.
Dalla resa del Verona, alla resa dei conti all'interno del Verona, il passo è breve. Le parole di Montipò, nel dopo partita con il Sassuolo, sull'inopportunità di cedere Giovane nel momento decisivo della stagione la dice lunga sulla necessità di fare distinguo sulle responsabilità. Ci saranno state ovviamente quelle tecniche, ma soprattutto la crisi è figlia di errori gestionali. Come la si pensi, da Zanetti ai giocatori, da Sogliano a Zanzi non si salva proprio nessuno. Ma chi ha preso le decisioni non ha mai avuto il controllo della situazione.
Non so se faccia più male l'idea di avere ancora davanti 12 partite da dover giocare, con mortificazioni annesse, o la preoccupazione che questa proprietà dovrebbe essere poi la stessa che guiderà il Verona nel Purgatorio della serie B. Stiamo parlando di gente che fino allo scorso 8 gennaio lodava se stessa per il proprio operato (in effetti la classifica ci stava oltremodo premiando ...) e che usa il vivaio gialloblù come vetrina per recuperare liquidità immediata snaturando ogni forma di identità affettiva di questi ragazzi verso i nostri colori. Via Agbonifo ad agosto e Cissè a gennaio, sono pronto a scommettere che a giugno il prossimo sarà Vermesan ... Stiamo parlando di gente che giustifica se stessa dicendo che «tutto ciò che entra rimane nel Verona ... e stiamo lavorando 16 ore al giorno ...» . Eppure, i conti economici non sono affatto migliorati e la classifica mortifica anche quelli sportivi, evidenziando al contrario chiare ammissioni di incompetenza. Ma a chi fa piacere avere un capo onesto (ci mancherebbe d'altro) e che si impegna al massimo ma che perde fatturato, conduce al baratro l'azienda e fa scappare i migliori?
Nel frattempo, Zanzi difende Sogliano che ha difeso a lungo Zanetti, il tutto per giustificare e difendere loro stessi. In mezzo però ci sono state un'infinità di occasioni sprecate, come l'impossibilità di arrivare ad un allenatore efficace nei tempi opportuni (come hanno fatto il Genoa con de Rossi e la Fiorentina con Vanoli) oppure prima che il mercato invernale fosse chiuso e la situazione compromessa. Quanti NO ha ricevuto il Verona? Sammarco, gettato allo sbaraglio dalla Primavera, non è mai stato una scelta ponderata, non facciamoci prendere in giro. È stata l'unica possibile in quanto dipendente del Verona. Ma perché una piazza così importante non è stata un richiamo sufficiente per provare una epica salvezza da raccontare poi ai nipoti? Forse perché, nell'ambiente, gli addetti ai lavori hanno compreso prima di noi lo stato di abbandono in cui versa il Verona.
La minaccia di Zanzi secondo cui il progetto di Presidio va comunque avanti è logica e terrificante al tempo stesso. Se devi collocare il Verona sul mercato dei capitali ad un prezzo maggiore di quello a cui l'hai comprato, la svalutazione della serie B e l'assenza di uno stadio nuovo (che in qualche modo ne accresca il valore) non fanno altro che allungare, e di molto, la durata iniziale del progetto. Ma questa non è una rassicurazione, è una mera necessità contabile per loro. E, diciamolo pure, un incubo che si prolunga per noi.
Massimo
Colonna sonora: Mr Tambourine Man, versione di The Byrds