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Da «Il Nuovo Alè Verona», Anno II n.8 – Maggio 1967
si ringrazia l'amico Francesco Padovani
Non è lecito essere ingenui, soprattutto quando la situazione è tutt'altro che rosea. A Padova i gialloblu non dovevano perdere, sul campo si è visto che potevano vincere. La partita è stata quasi sempre nelle loro mani, il loro gioco ha dominato quello dei biancoscudati, eppure al termine dei 90' hanno dovuto accusare una brutta sconfitta. Gli sportivi padovani, che affollavano come raramente era avvenuto in questo campionato gli spalti dell'Appiani, erano concordi nell'affermare che poche squadre si erano comportate come quella veronese. Non era soltanto una constatazione positiva in quanto ovviamente l'affermazione conteneva una certa critica. Non si può giocare come il Verona ha giocato, non si può giocare in quella maniera, e poi regalare i due punti all'avversario. Tanto più se alla ottima prestazione di gioco si unisce l'assillo di una classifica assai precaria. A questo punto sorge spontanea una domanda: come mai i gialloblu hanno perduto?
E' stata la sfortuna? Necessariamente la cattiva sorte ha avuto il suo peso nella partite, come lo ha avuto in tutto il campionato che si avvia a conclusione.
Ma non crediamo che essa rappresenti l'elemento determinante della sconfitta. E neanche si può affermare che a tarpare le ali alla squadra siano stati errori tecnici o tattici. Facciamo nostra la tesi di Pozzan, che al termine dell'incontro, negli spogliatoi, affermava: «Non si possono perdere le partite da pivelli». E i gialloblu nel loro complesso sono apparsi dei pivelli. Forse la smania di vincere li ha indotti a ricercare talvolta in modo irrazionale la via del gol. Sta di fatto che le due reti dei biancoscudati stanno sulla coscienza della difesa scaligera. La prima si poteva evitare se qualcuno non fosse andato in bambola, la seconda, pur viziata da un vistoso fallo di mano del realizzatore, è nata perché non tutti erano al 1oro posto. Bisogna dare atto ai tecnici che l'impostazione tattica
era stata più che saggia e l'inserimento di Scaratti e Tanello ad interni si era rilevata molto utile per il rafforzamento della fascia centrale del campo.
Maldera era riuscito ad annullare del tutto il pericoloso Bigon. Le due reti sono state prese in altrettanti momenti di sbandamento, come spesso sta capitando alla difesa gialloblu. Ma sarebbe ingeneroso ed ingiusto addossare tutte le colpe ai difensori quando almeno due delle tre punte hanno giocato al piccolo trotto. Sega a Padova ha giocato al risparmio, evitando ogni contrasto con l'uomo, timoroso per la incolumità degli stinchi; Nuti è stato del tutto evanescente, impreciso sia in fase di impostazione che di conclusione. Il solo Golin, un Golin pericoloso, attivo quanto guardato a vista e «maltrattato» non poteva fare di più di quanto ha fatto.
Bastava un pareggio al Verona per poter tirare un sospirone di sollievo e guardare con una certa fiducia il calendario relativamente favorevole. Invece con la sconfitta si
trova a... contatto di gomiti con le due condannate e le altre che condannate ancora non sono. E questo avviene mentre siamo alla vigilia della partita con il Modena: che il cielo la mandi buona! Ma sarebbe errato affidarsi al cielo trascurando... la terra. E crediamo che Liedholm e Pozzan vogliano stare con i piedi per terra. I due tecnici, vogliamo sperare, dovrebbero parlare chiaro a certi atleti che intendessero battere la fiacca ed arrivare al termine del campionato con le gambe intatte a tutti i costi. La salvezza è difficile ma non impossibile ma per raggiungerla è necessario lo sforzo concorde di tutti. E dire a qualcuno che se la navicella gialloblu andrà a fondo, nessuno, proprio nessuno si salverà (e senza peli sulla lingua ci riferiamo a qualcuno che nutre sogni di gloria per raggiungere i quali potrebbe salvaguardare la sua
delicata epidermide).
Hellastory, 10/10/2012