È un
po' una forzatura, lo sappiamo bene. Ranghino "faccia d'angelo"
piemontese di Omegna, centro manifatturiero all'estremità nord
dell'incantevole lago d'Orta, ma veronese di adozione, al massimo
può aver considerato un derby la gara con il Novara dove è
cresciuto tra il 1961 e il 64. Terni è stata per lui solo la breve
parentesi di un campionato, 1970/1, dove è andato in prestito (28
presenze) a difendere in serie B i colori rossoverdi. Il grosso della
carriera (oltre 190 partite tra A e B) lo ha giocato nell'Hellas.
Oggi
proponiamo due differenti articoli del nostro giocatore che
rappresentano momenti salienti della sua vicenda calcistica. Nel
primo, che risale al 1967, l'arrivo a Verona, le buone potenzialità
che gli consentono di evolversi nel ruolo di centrale difensivo
(stopper), i suoi successi professionali ("nonostante
le disavventure della squadra è forse considerato il migliore
stopper dei cadetti") e
affettive. Nel secondo del 1971, ricevendo un accorato abbraccio al
suo rientro da Terni, ne riepiloga la carriera, il carattere, il
talento.
Come si
potrà leggere, anche la carriera dei giocatori è fatta di alti e
bassi, di allenatori che capiscono e altri che non vedono proprio. Di
speranze non sempre mantenute e di sogni infranti. Noi ricordiamo
Ranghino in campo come un lottatore, uno che non mollava mai, che
faceva sempre il suo dovere e sul quale potevi contare.
Da «Il Nuovo Alè Verona», Anno II n.8 – Maggio 1967
si ringrazia l'amico Francesco Padovani
RITRATTO DI
RANGHINO
«Faccia
d'angelo», al secolo Roberto Ranghino. Classe 1944, nato ad Omegna
(Novara), di professione calciatore. Questi, in una breve sintesi Ie
caratteristiche dello stopper gialloblu. Ha incominciato a tirare i
primi calci negli allievi deIl'Omegna arrivando pian piano alla
prima squadra che disputava allora il campionato dilettanti. Poi
viene assunto dal Novara. Con la maglia azzurra gioca tre anni, dei
quali uno in B a due in C. Ranghino è giovanissimo, stenta ad
imporsi, forse per una certa timidezza che lo caratterizza fuori dal
campo. Così finisce a Forlì. Ed è nella città romagnola che i
dirigenti del Verona lo «scoprono».
Viene in riva
all'Adige ricco di belle speranze Ie quali sembrano non potersi
realizzare.
Tognon ha
stima del ragazzo novarese ma di terzini ne ha quanto basta alle
esigenze della squadra. Poi improvvisamente la svolta decisiva.
Tognon ha bisogno di uno stopper e lo chiama in prima squadra.
Ranghino da quel memento non giocherà, salvo che per esigenze
particolari nel ruolo di terzino, Ranghino ha trovato il giusto
ruolo ed assieme la sua strada. L'esordio non è stato dei migliori:
partita negativa ed un autogol più che spettacolare.
Ma con il
trascorrere delle settimane il nuovo stopper gialloblu matura, si
impone, diventa inamovibile. E quest'anno, malgrado le disavventure
della squadra. È considerato forse il miglior stopper dei cadetti.
Progetti? «giocare in A» ci dice con foga, possibilmente con la
maglia gialloblu del Verona. Sarebbe l'ideale per «faccia
d'angelo» raggiungere due obiettivi nello stesso tempo: la serie
A ed il matrimonio. Già, perché Ranghino è fidanzato con una
bella fanciulla piemontese ed il matrimonio sarebbe previsto al
termine della prossima stagione, nel mese di luglio del 1968. Chissà
che S. Zeno non faccia la grazia!
Dal volume «1968/73 - CINQUE ANNI DI SERIE "A"» - 1973
La Pagina degli
Addii / RANGHINO BOOMERANG
Cinque
campionati filati nel pacchetto difensivo del Verona (dal 1965 al
'70) per un totale di 128 partite: poi Lucchi, che vuole ricostruire
la difesa, lo include nell'elenco degli sbolognabili (assieme a
Savoia... ), per cui Roberto deve far le valigie e trasferirsi a
Terni. Ma il «biondino» (scoperto e caldeggiato
dall'allenatore-ragioniere Carlo Facchini) ha 10 spirito del
«boomerang»: scagliato in altra squadra e in altra serie,
puntualmente ritorna nella mano del suo lanciatore il quale, tutto
sommato, non può che essere felice di ritrovarsi un difensore coi...
baffi di ferro! A guardar bene quindi Ranghino non dovrebbe trovar
posto in questa pagina perché il suo non è un addio, ma un
arrivederci. L'eccezione però la facciamo volentieri: Ranghino,
malgrado i natali novaresi, è dei nostri. Calcisticamente è
maturato e ha perfezionato la sua grinta all'ombra della... torre
dei Lamberti: ha sempre fatto con la massima generosità il suo
dovere, senza piantare grane. né per il... grano, né per il posto
in squadra. Non ha cavillato nemmeno sulla questione dei ruoli e dei
numeri: nell'anno-boom della promozione, per esempio, si è
spostato disciplinatamente a terzino per far posto al prorompente
Batistoni. E quando finalmente si sentì padrone del nuovo ruolo, fu
gentilmente pregato di cedere la maglia al nuovo arrivato Ripari. Un
altro magari avrebbe puntato i piedi: Roberto invece molto
educatamente ha risposto garibaldinamente: «Obbedisco!». Poi
Ripari s'infortunò e marcò visita per un bel pezzo e allora
Ranghiro, il generoso, uscì dalla naftalina per togliere le castagne
dal fuoco; la sua esperienza e la sua smaliziata conoscenza del ruolo
furono provvidenziali, anche perché il nuovo acquisto Nanni era
ancora sotto choc per il trasferimento in serie «A».
Per concludere
vorremmo ricordare che un altro difensore, Roberto Rosato, è stato
soprannominato «faccia d'angelo» per l'espressione angelica con
cui... pesta i calli agli avversari. Cosa dovremmo dire allora del
nostro Roberto, che con il suo ciuffetto biondo sembra un cherubino,
magari un po' beat, per via di certi baffetti? Senza contare che
Ranghino non «picchia» o per lo meno lo fa solo in casi di assoluta
necessità, quando cioè non se la sente proprio di porgere
l'altra... gamba!
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