Ognuno di noi si racconta una storia per mettere a tacere i propri fantasmi. La mia storia sul campionato del Verona ha sempre fissato come obiettivo limite la classifica dopo la trasferta di Sassuolo. Uno spartiacque per capire se, in un modo o nell'altro, ci sarebbero state ancora possibilità e speranze di salvezza. Gennaio e febbraio, infatti, per un gioco di combinazioni, hanno offerto l'opportunità di recuperare punti contro avversari non impossibili (Milan e Napoli a parte), ci sarebbero stati poi nuovi stimoli provenienti dal mercato e alla fine avremmo individuato obiettivi concreti a cui aggrapparci. Da marzo in poi gli avversari e la loro motivazione avrebbero reso tutto molto più complicato, per concludere con un maggio impossibile contro Juventus, Como, Inter e Roma. La salvezza doveva essere a nostra portata già da oggi e poi difesa, partita dopo partita, con stimoli diversi. Giusta o sbagliata che sia la mia ipotesi ha avuto comunque il merito di darmi pazienza e speranza (col tempo sempre più ridotte), di costruirmi una narrazione, di rinviare la presa di coscienza verso ciò che stava accadendo in realtà. Fallita anche l'ultima prova mi accorgo che, forse già da tempo, il Verona si è arreso.
[
continua]