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HELLAS VERONA

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HELLAS VERONA

 
NAPOLI 
Hellas Verona english presentation

1. SI E' CHIUSO UN CICLO

Gibellini / Mandorlini / Sogliano

Con la presentazione del nuovo direttore sportivo, Sean Sogliano, ha preso il via la nuova stagione agonistica 2012/2013. Ho l'impressione che, mai come adesso, il Verona ha avviato in anticipo un profondo percorso di discontinuità rispetto al passato. Non confondiamo le dichiarazioni rilasciate da tutti di lavorare i prossimi mesi partendo da quanto di buono è stato fatto finora. Sono intenzioni ovvie e sacrosante. Avverto invece forte la voglia di mettere in atto un rinnovamento importante, destinato a preparare il Verona ad una dimensione più alta. Superiore. Il primo obiettivo della dirigenza gialloblu sarà la serie A, il successivo la permanenza nella massima categoria.

Non c'è dubbio che si è chiusa un'epoca. Quella della rinascita dallo sprofondo della Lega Pro alla promozione in B. Un'epoca sofferta, che ha dato risultati importanti e ha coinvolto una serie di giocatori ai quali ci siamo anche affezionati. Non dimentichiamo che il Verona che quest'anno ha concluso al quarto posto il campionato è la somma algebrica delle squadre costruite da Previdi (Gomez), Bonato (Berrettoni e gli ex Gallipoli) e Gibellini. La scorsa estate, al gruppo della serie C si sono aggiunti solo Bjelanovic e qualche ragazzino di belle speranze da far crescere a Genoa, Fiorentina, Parma e Roma. Nell'insieme, credo che la strategia societaria post promozione di questi tempi sia stata quella di vediamo quello che viene fuori (dopo aver fatto un grande girone di ritorno e aver vinto i playoff), tanto non ci corre dietro nessuno. Collante è stata l'affidabilità di un gruppo che aveva mostrato qualità e tenuta superiori alla media e le capacità indiscusse di un tecnico come Mandorlini. Ma lo stesso mister, che conosce bene la categoria, ha sempre parlato di almeno un anno di transizione tra i cadetti, prima di puntare in alto. E non solo per scaramanzia, o per mettere le mani avanti.

Poi le cose hanno preso una piega differente, nettamente più favorevole. Al punto da cogliere impreparati tutti i tifosi e il Verona stesso, soprattutto nel momento in cui si doveva decidere a gennaio se era opportuno rinforzare ulteriormente la squadra oppure mantenerla inalterata, sperando nel gruppo e contando sul recupero fisico di qualche giocatore di esperienza. Recupero che poi non c'è stato, purtroppo, salvo qualche attimo di Berrettoni. Alla fine non andata come sperato. Eccellenti prestazioni casalinghe si sono alternate a sofferte performance esterne (se non addirittura mediocri). Il finale è stato costantemente in affanno con troppi giocatori importanti che non avevano più energia e lucidità per cambiare il corso delle partite. I cambi si sono rilevati modesti. La tensione e la paura di non farcela ci hanno bloccato sul più bello.

Un discorso a parte va fatto per lo sfortunato (diciamo così...) playoff giocato con il Varese che sintetizza a modo suo l'essenza e la complessità del calcio, rendendolo ancora una volta il più bello spettacolo del mondo: Hellas dominato nettamente sul piano fisico e del gioco dal Varese, tenuto disperatamente in piedi dal talento di Rafael al Bentegodi dopo essere stato annientato all'Ossola, ma ad un soffio dal passare il turno. Bastava solo che l'arbitro usasse il regolamento e assegnasse quel famoso calcio di rigore... Certo, poi ci sarebbe toccata la Sampdoria e sarebbe ricominciato tutto daccapo. Ma sono convinto che i gialloblu si sarebbero potuti esprimere meglio con una squadra come quella doriana. Chissà.

Torniamo sulla terra. Lo scorso marzo, ho colto l'occasione di una rara sosta di campionato per fare una riflessione sulla inadeguatezza complessiva di questa squadra nel caso di (sempre ovviamente auspicata) promozione. Mentre Torino e Sampdoria hanno un gruppo sufficientemente preparato per la A, non so con quale esito si sarebbe potuto gestire il doppio salto di categoria. Purtroppo il problema non si è posto, e le mie sono rimaste solo semplici congetture. Parzialmente avvalorate però dall'incapacità dei nostri di vincere gli scontri diretti e, nel finale, di chiudere in fretta e bene un calendario piuttosto favorevole. Se, a tal proposito, il rancoroso Gibellini ha accusato il mister di non essere riuscito a gestire al meglio il turnover per conquistare la promozione diretta, mi chiedo come mai il suo Verona sia stato costruito in estate e preservato a gennaio senza prevedere un cambio di esperienza a centrocampo e di una punta veloce in avanti? Eravamo solo noi tifosi a renderci conto di questi deficit che si sono rilevati poi decisivi?

Ma lasciamo perdere i conflitti interni: Gibellini e Mandorlini sono e rimangono i protagonisti vincenti della rinascita gialloblu.

Con questo gruppo, errori arbitrali a parte, credo comunque sia stato fatto ed ottenuto il massimo possibile. Bjelanovic, Ceccarelli, Scaglia e Pichlmann hanno mostrato limiti di età. Esposito e Berrettoni sono sempre stati condizionati dai problemi fisici. Con Cangi, Pugliese, Russo e Mancini non vinci i campionati di B. Ferrari (accantonando per un attimo il discorso che lo riguarda per il calcio scommesse) non ha grandi capacità realizzative, lotta e combatte ogni partita, ma in B serve anche avere maggiore lucidità sotto porta. Gran parte dei protagonisti delle ultime due o tre stagioni hanno dato tutto quello che potevano. Qualcuno di loro resterà anche il prossimo campionato, ma il Verona ha bisogno di forze fresche e di qualità superiore.

Per fortuna ci sono gli altri, e cioè i vari Rafael, Abbate, Maietta, Gomez, Hallfredsson e Jorginho. In più un grandissimo allenatore come Mandorlini. Come si può vedere, non partiamo mica da zero e non sarà neppure necessario reinventarsi.

I problemi vengono adesso. Ma sono bei problemi. Tolti di mezzo Torino e Samp, il prossimo anno Verona sarà la piazza più importante insieme a Brescia. Dalla serie A è sceso un Novara che dovrà trovare la propria dimensione dopo aver giocato 3 categorie diverse negli ultimi 3 anni, mentre Cesena e Lecce saranno sicuramente avversari temibili perchè puntano sempre sui giovani e sono bravissime a rilanciarsi. Poi ci saranno le solite Varese, Sassuolo, Reggina, più qualche sorpresa imprevedibile. Tipo noi e il Pescara di quest'anno. Ma gli occhi degli addetti ai lavori saranno tutti sulla nostra squadra. Ci troveremmo, insomma, costretti a recitare nuovamente il ruolo di un paio di stagioni fa in Lega Pro. Con il vantaggio di avere più consapevolezza dei nostri mezzi, ma anche con molta più pressione addosso.

Sarà una sfida avvincente. In bocca al mastino, allora, vecchio grande Hellas!

Massimo

UNA REGOLA SBAGLIATA CHE PUO' DANNEGGIARE IL VERONA


Lo spettacolare pareggio dell'Olimpico con la Lazio chiude adeguatamente una stagione strepitosa. Tudor, stupendo condottiero, ha migliorato la posizione di classifica dell'anno scorso, ha ottenuto il record di gol realizzati (65) e sigillato il saldo positivo reti fatte/subite (+ 6), risultato questo non riuscito né a Mandorlini (-6) né a Juric (- 2 e -4) prima di lui. Adesso però inizia una settimana decisiva per capire cosa farà, quando scioglierà la riserva circa la permanenza o meno in gialloblu. Perso D'Amico, la questione che tiene in sospeso tutti non è un problema di soldi, contano le sensazioni. Bisogna vedere se ci sono i presupposti. Da cosa scaturisce questo stato di incertezza? Tutto ci porta ad affrontare un periodo di incertezza societaria che non aiuterà certo a lavorare con la stessa serenità che ha trovato e che, infondo, ha agevolato il conseguimento di prestazioni di questo rilievo. Non c'è alcun dubbio che D'Amico, anche lui sotto contratto, abbia colto l'opportunità Atalanta anticipando in tal modo la conclusione di un ciclo. Un ciclo vincente, aggiungo, visti gli splendidi risultati ottenuti non solo sul campo (grande calcio, 1 promozione e 3 piazzamenti stabilmente tra il 9º e il 10º posto), ma anche e soprattutto dal punto di vista della rivalutazione della rosa e degli indici di bilancio. D'Amico, direttore sportivo silenzioso e scrupoloso, è stato anche in grado di porre rapido rimedio nei rari errori di valutazione (l'esonero veloce di Di Francesco e l'aver tolto dal mercato Tameze in agosto quando ci si è accorti che Hongla non avrebbe risposto subito alle aspettative). Ora però se ne sta aprendo un altro di difficile valutazione. Non tanto perché Marroccu, che è comunque un dirigente esperto, valga meno di D'Amico, quanto per il contesto in cui si troverà ad operare. E Tudor deve stabilire se valga la pena oppure no restare alle nuove condizioni.

[continua]
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Riepilogo stagionale e classifica generale


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