6. ECCO COSA ABBIAMO IMPARATO - Dossier 2014/2015 su HELLASTORY.net
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6. ECCO COSA ABBIAMO IMPARATO

Andrea Mandorlini

Volendo sintetizzare brutalmente la stagione appena conclusa, si potrebbe dire che il Verona ha aggiustato (e onorato) il suo campionato 1) quando Mandorlini ha smesso di fare esperimenti 2) quando la squadra ha lottato per un obiettivo concreto, la classifica dei cannonieri di capitan Toni.

Verrebbe da chiedersi allora perché Mandorlini ha impiegato quasi 5 mesi per venirne a capo alternando il 4/3/3 al 5/3/2 ? perché è stato costretto a continui esperimenti pur di ritagliare uno spazio in attacco a Nico Lopez e Saviola, nessuno dei due sostituto naturale di Iturbe? oppure adattare al calcio italiano Rafa Marquez campione in fase calante, protagonista a volte imbarazzante di errori tecnici individuali e isterismi in campo? Ma la responsabilità è forse di qualcun altro che ha fatto una campagna acquisti a dir poco allineata.

Questo campionato ha spiegato ai tifosi i rischi che si corrono quando non si abbina una fase progettuale a quella strettamente operativa. Per assurdo, si è programmato di più a partire da gennaio con l'arrivo di Greco e Pisano (entrambi confermati) che lo scorso in agosto. La rosa messa a disposizione di Mandorlini, lunga all'inverosimile, era piena di doppioni senza talento e di trentenni alla ricerca di motivazioni che però non riescono da tempo a dare un vero contributo (Lazaros, Brivio, Nenè, Rodriguez, Luna etc). Soprattutto, sono mancati i giovani: Gollini è stato più impegnato nella Primavera in quanto gli è stato preferito Benussi, Valoti è stato l'unico investimento. Un po' poco per una squadra che aveva appena messo sul mercato Jorginho e Iturbe.

Bigon adesso ha un mandato temporalmente più ampio, e come lui Mandorlini e Gardini. Probabilmente meno soldi a disposizione del previsto (Iturbe si incassa a rate, Romulo è rimasto sul groppone, per Jorginho c'è stato uno sconto). Ma c'è sempre Sala, l'ultimo talento rimasto, che ha recentemente prolungato ma potrebbe essere sacrificato al miglior offerente.

I punti fermi espressi dal Presidente sono essenziali per intraprendere un nuovo cammino con maggiore serenità. Il nuovo Verona avrà: 1) una rosa limitata a 23 giocatori (sappiamo bene i problemi che creano le panchine eccessivamente lunghe sia dal punto di vista dello spogliatoio, che della facilità degli infortuni cui cadono i giocatori poco impiegati), 2) due terzi della quale sarà formata da giocatori esperti ed un terzo di giovani da lanciare. Evviva!

Il nuovo Verona ha iniziato a muoversi in tal senso. Bianchetti (buon ritorno se gli danno fiducia) non potrà far peggio di Marques, Gonzalez e Rodriguez; Viviani (grande acquisto) vale già più di Campanharo e non ha i problemi fisici di Obbadi. I due titolari dell'Under 21 sono un investimento sia per la squadra che, in prospettiva, per il bilancio gialloblu. Lo svincolato Siligardi, in un rassicurante 4/3/3, avrà sicuramente meno problemi di adattamento di Lopez e Saviola. E via discorrendo...

L'ultimo aspetto che ha insegnato il campionato appena concluso è che occorre sempre lottare per un obiettivo. La salvezza non può esserlo a priori (chi non lotta solo per non retrocedere?), lo diventa esclusivamente quando tutti gli altri sono falliti. Se è vero che non si può chiedere al Verona di vincere lo scudetto, non possiamo neppure accontentarci del quartultimo posto. Fare più punti dell'anno precedente, lanciare talenti, giocare un calcio spettacolare, battere le più forti, ridurre di un 25/30% i gol subiti, lottare per la Coppa Italia sono obiettivi altrettanto validi e raggiungibili. Perché, alla fine, vedere le discese spettacolari di Iturbe o sancire Luca Toni alla testa della classifica dei cannonieri non sono forse una maniera altrettanto valida per dare un senso all'intera stagione?

Massimo

CIOFFI ALLA RICERCA DEL VERONA PERDUTO


Ho l'impressione che, dopo la confusione generata dal mercato, si continui crearne di nuova anche nelle soluzioni tattiche partita dopo partita. Laddove Tudor aveva trovato la fortuna del Verona dando continuità al lavoro di Juric migliorandolo gradatamente con il suo stile personale, Cioffi invece, ha stravolto priorità e leadership cancellando di fatto ogni tipo di continuità. Quando in conferenza stampa parla dei singoli, traspare evidente il suo concetto di base secondo cui «tutti sono in discussione, nessuno è sicuro di giocare». Questo probabilmente dipende dal fatto che lui ritiene efficaci alcune teorie aziendali (peraltro, recentemente messe in discussione dalle prove dei fatti) che mettono in competizione tutti i collaboratori ponendoli gli uni contro gli altri al fine di migliorare la produttività. Giovani contro vecchi, arroganza contro esperienza. Ma così facendo, il mister ha di fatto eliminato tutti i riferimenti degli ultimi anni. Ogni partita scende in campo una formazione diversa e i 5 cambi a disposizione, anziché consolidare, sperano di ribaltare quello che non sono riusciti ad esprimere in campo i titolari. O sbaglia la formazione iniziale, o non trasmette la giusta concentrazione, fatto sta che il Verona sbaglia quasi sempre l'approccio (salvo forse solo il primo tempo con la Lazio). Quello che emerge è infatti un Hellas continuo cantiere aperto dove la paura di sbagliare (e quindi di perdere l'opportunità a disposizione) condiziona ogni singolo giocatore che non riesce poi ad esprimersi al meglio per due partite di seguito. E' una squadra che non costruisce gioco, che fatica a difendersi, che non ha un'identità. Gunter, Ilic, Tameze, lo stesso Lazovic costretto a cambiare più ruoli, non sono più gli stessi. D'altra parte, in questa confusione generale, purtroppo continuano a trovare spazio i modesti Lasagna, Depaoli, Dawidowicz e Djuric di cui non comprendo il valore.

[continua]
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