HELLASTORY.net | Speciale Il Primo Verona in Serie A - tra Mito e Realtà | Angelo Piccioli al Verona
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IL PRIMO VERONA IN SERIE A
FRA MITO E REALTA'

Introduzione
Antefatto - La promozione in A del 1956-57
Il mercato del Verona e Piccioli in Brasile
Il precampionato
Angelo Piccioli al Verona
Angelo Piccioli dopo Verona
L'oriundo Dejayr Mazzoni
 

Angelo Piccioli al Verona

Protagonista dell'estate del 1957 e del calcio mercato gialloblu è il nostro Allenatore nel Pallone, Angelo Piccioli, che deve mettersi in azione in prima persona per reclutare un calciatore oriundo in Brasile. Se oggi il mondo è nelle case di tutti grazie ai telefonini e ai social, e se Oronzo Canà poteva tentare improbabili telefonate alla moglie Mara Canà in teleselezione dal Maracanà, il nostro Piccioli poteva al massimo inviare cablogrammi per riferire al Presidente Mondadori.

Subito dietro il mito Osvaldo Bagnoli, Piccioli è l'allenatore che si è seduto per più volte sulla panchina gialloblu. Le sue 223 panchine lo pongono appena sopra al terzo mister nella classifica di tutti i tempi, ovvero Giancarlo Cadè, che vanta 217 presenze. Tutte panchine di campionato dato che, per una strana casualità, Piccioli non ha mai diretto il Verona in gare di Coppa Italia.

Non è solo il numero di presenze a fare di Piccioli uno dei personaggi più importanti della storia gialloblu, ma soprattutto il fatto che a lui si deve la prima storica promozione in serie A, conquistata al termine del campionato di B 1956-57. Il Verona ci provava dal 1929, ovvero da quando – con la riforma dei campionati – era stato escluso dalla prima serie A.

Angelo Piccioli
Angelo Piccioli giocatore del Verona nelle figurine Cicogna Tuttocalcio 1948-49 (ASD Ex Calciatori Hellas Verona)

Nato a Bergamo il 18 aprile 1920, Angelo Piccioli arriva a Verona come calciatore quando non è più giovanissimo, nella stagione di serie B 1947-48. L'allenatore gialloblu è un altro nome importante della nostra storia, Bruno Biagini. Piccioli gioca da mezzala, la sua prima stagione è decisamente positiva e con 6 reti in 29 presenze contribuisce all'ottimo campionato del Verona che si classifica secondo nel girone B della serie B alle spalle del Padova. È un piazzamento che non garantisce la promozione in serie A perché, in virtù della struttura su 3 gironi della cadetteria sono promosse solo le squadre vincitrici di ogni girone. È tuttavia un piazzamento prestigioso e che permette al Verona di potersi iscrivere alla nuova serie B a girone unico nella stagione 1948-49. Tutte le squadre dall'ottavo posto in giù (girone a 18 squadre) retrocedono invece nella nuova serie C. Tra loro, anche Mantova e Udinese.

L'esordio di Angelo Piccioli sulla panchina del Verona avviene nella stagione 1949-50, un'annata piuttosto complicata, caratterizzata da ben 2 cambi di allenatore e in cui Piccioli fa ancora parte della rosa dei calciatori. Il Verona è formato da molti ragazzi giovani, addirittura 12 calciatori hanno meno di 22 anni. Piccioli, alla soglia dei 30 anni, è fra i senatori della squadra, insieme a Guido Tavellin (appena rientrato dopo 3 stagioni in serie A con Bari e Lazio), Giacomo Conti, Bruno Facchin, Ezio Meneghello e Franco Martinelli.

Ad iniziare la stagione in panchina c'è ancora, come nella stagione precedente, Bruno Biagini, sotto la cui guida il Verona parte benissimo e, dopo il pareggio all'esordio con il Pisa, infila 3 vittorie consecutive che lo proiettano in testa alla classifica, in compagnia di Legnano e Udinese. La prima sconfitta stagionale arriva il 9 ottobre 1949, alla quinta giornata, a Prato, dove il Verona si fa rimontare il vantaggio iniziale firmato da Ugo Pozzan ed esce sconfitto per 2-1. È un primo segnale di allarme, che Biagini non riesce a gestire adeguatamente, visto che il Verona rimedia altre 2 sconfitte nelle successive 3 gare. Particolarmente amara, e pesante nel risultato, la sconfitta nel derby a Vicenza: nonostante il vantaggio iniziale con rete di Bertolini, il Verona perde 4-1.

Alla nona giornata, altra sconfitta interna, questa volta per mano dell'Udinese. La società affida la squadra all'allenatore ungherese Laszlo Szèkely, un trentanovenne alla sua prima esperienza in panchina in Italia, che in seguito si guadagnerà la fama di giramondo, allenando in Israele, Turchia, Brasile. Gaetano Troja, in un'intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport nel 2002, raccontò come il suo primo allenatore nei professionisti, a Palermo, fu proprio Szekely. Era la stagione 1964-65, e Troja ricorda di Szekely che "aveva un timbro di voce burbero, i gesti da napoletano, e masticava l'italiano. Diceva «aprire la toracia», «fare la respirata», cose così". Come poteva spiegarsi ai giocatori del Verona nel 1949, appena arrivato in Italia? Lo spiega Esterino Avanzi, ex giocatore gialloblu dei primi Anni Trenta e componente della Commissione Tecnica, che in una lettera a L'Arena racconta come reagì Szekely l'unica volta che gli propose il suo parere tecnico sul giocatore Lucchi: "Lucchi andare bene anche se ora essere mezza forma, vedere io, fare io!" Non c'è quindi da sorprendersi se, fra gli effetti negativi portati dal tecnico ungherese, c'è la dimissione in blocco della Commissione Tecnica, con la sola eccezione di Roberto Bonaconsa. Il ruolo di consiglio tecnico all'allenatore viene a mancare del tutto, rimanendo alla commissione solo il compito di scovare talenti in giro per la Provincia.

A tanta "supponenza" nella gestione dei rapporti in seno alla società, il tecnico ungherese non fa tuttavia seguire un significativo cambio di passo nei risultati. Il suo ruolino sulla panchina gialloblu è tutt'altro che entusiasmante: 11 gare, con 2 vittorie, 3 pareggi e ben 6 sconfitte.

Il 15 gennaio 1950 il Modena passeggia al vecchio Bentegodi imponendosi per 2-0; il migliore in campo risulta il portiere gialloblu Tessari che evita un passivo più pesante. È la quarta sconfitta consecutiva dopo quelle con Napoli, Spezia e Reggiana, e per Szekely l'avventura sulla panchina del Verona è al capolinea. Qualcuno vorrebbe richiamare Biagini, che però nel frattempo ha preso la guida del Mantova in serie C.

Come si arriva a investire Piccioli della carica di allenatore lo racconta Luigi Bertoldi nella rubrica Quelli eran tempi sulle pagine de L'Arena. "Giovanni Chiampan, non sapendo più a quale santo votarsi, convoca nella sala riunioni del circolo ufficiali di Castelvecchio tutti i giocatori. Li "confessa" uno a uno. E alla fine Giacomo Conti, ala bassa di statura ma alta di talento, propone: "Perché non votiamo noi giocatori il nome dell'uomo che riteniamo più valido a prendere in mano le redini della squadra?" Detto e fatto. (...) Il nome scritto dai giocatori presenti è uno solo: Angelo Piccioli, proclamato all'istante allenatore della prima squadra."

A Piccioli il compito di allenare i giallo-blu

Scelta coraggiosa: il Verona, dopo 20 giornate, è al diciassettesimo posto su 22 squadre. Le retrocessioni in serie C alla fine del campionato saranno ben 5 e c'è poco da star tranquilli, anche perché il Verona è atteso da due trasferte consecutive ad Alessandria e Pisa. Ma la squadra è competitiva e ha bisogno soltanto di essere messa in campo in modo ordinato. Angelo Piccioli dimostra subito di saperci fare e, all'esordio sulla panchina veronese, coglie un prezioso successo nella trasferta di Alessandria. La formazione gialloblu si impone per 1-0 grazie alla rete decisiva di Guido Tavellin.

Sotto la guida di Piccioli, il Verona scala la classifica grazie soprattutto ad un ottimo cammino nel vecchio Bentegodi dove, nelle 10 partite del girone di ritorno, ottiene ben 9 vittorie e una sconfitta per mano dell'Empoli. I tifosi veronesi possono dire di essersi divertiti in questo girone di ritorno fra le mura amiche: 27 gol fatti, 13 subiti, e un paio di vittorie piuttosto clamorose come il 6-2 rifilato al Prato e il 5-1 al Livorno. Decisamente più opaco il cammino in trasferta dove i gialloblu rimediano spesso sconfitte, alcune anche pesanti nel punteggio come il 4-0 ad Udine bissato in rapida sequenza dal 4-1 a Legnano.

Il Verona di Piccioli è poco propenso al pareggio: dopo il citato 0-0 di Pisa, gli unici pari del girone di ritorno sono frutto delle trasferte campane a Salerno (0-0) e a Napoli (1-1). Proprio a Napoli, il 28 maggio 1950, Piccioli è obbligato a scendere in campo, con la maglia numero 7, per ovviare alle assenze. E' ancora Tavellin ad andare a segno pareggiando la rete di Suprina su calcio di rigore assegnato dall'arbitro Coppolone di Bari.

I gialloblu chiudono il campionato con un ottimo nono posto, un risultato decisamente insperato e difficile da pronosticare quando Angelo Piccioli si era insediato sulla panchina gialloblu a gennaio. Il tecnico – giocatore bergamasco si merita la riconferma per la stagione successiva, nella quale dovrà tuttavia fare a meno del cannoniere Guido Tavellin, tentato dall'offerta di un'ambiziosa Anconitana. Il Verona perde anche Luciano Tessari, che va alla Roma in serie A.

Nelle successive 2 stagioni, Piccioli conduce il Verona a due tranquilli campionati di centro classifica. In entrambe le stagioni il Verona finisce a pari punti con i rivali del Vicenza. Sono stagioni di transizione, in cui è difficile per il tecnico dare un'identità alla squadra a causa dei continui ricambi dovuti alla cessione dei giocatori migliori. Dopo Tavellin, tocca a Gigi Caldana, cannoniere gialloblu nel 1950-51 con 13 reti, andarsene a Messina per portare cassa al Verona.

Ogni anno si riparte quasi da zero (a qualcuno ricorderà qualcosa), eppure Piccioli lavora sempre bene, e sul finire del campionato 1950-51 lancia in prima squadra il 18nne di Sanguinetto Gino Pivatelli, che lo ripaga segnando un gol nel vittorioso derby 4-1 contro il Vicenza.

Nella stagione 1952-53 arriva per la prima volta a Verona l'ombra pesante di Gipo Viani. Il Verona è in cattive acque e, a fine marzo, con ancora 8 partite da giocare, è penultimo in serie B. All'allenamento dei gialloblu in vista della trasferta di Legnano arrivano Gipo Viani e Gyula Lelovich, che entrano negli spogliatoi e poi assistono alla partitella diretta da Piccioli. Così descrive L'Arena: "Piccioli (...) si è limitato a dirigere solo formalmente l'attività sul terreno senza formulare dirette osservazioni a questo o quel giocatore com'era solito fare nei precedenti allenamenti. (...) La durata della prova è stata limitata: dopo mezz'ora, infatti, Viani e Lelovich hanno fatto un cenno a Piccioli, il quale ha posto fine al confronto in famiglia." La peculiarità della situazione è dovuta in particolare al fatto che Gipo Viani è l'allenatore del Bologna. Nella città felsinea gli sportivi cominciano ad agitarsi, e Viani chiarisce immediatamente di essere andato solo ad accompagnare Lelovich in auto. Dalla società solo silenzio: Chiampan è ufficialmente in viaggio per Milano.

Per uscire dall'imbarazzo generale occorre un comunicato della società veronese: "A seguito di richiesta del sig. Angelo Piccioli di essere affiancato, nel suo lavoro, da un tecnico di provata esperienza, l'A.C. Verona ha, in considerazione degli amichevoli rapporti esistenti con il Bologna F.C., deciso di avvalersi altresì della collaborazione del sig. Lelovich, già apprezzato maestro del suo allenatore."

Piccioli rimane a fianco di Lelovich e, che sia stato veramente lui o meno a chiedere di essere "commissariato", la svolta della stagione avviene, con 2 successi interni consecutivi ai danni di Siracusa e Messina.

A due giornate dalla fine, una mano decisiva arriva anche dalla Lega Nazionale, che accoglie il ricorso del Verona dopo la partita di Piombino, del 24 maggio 1953, terminata sul campo con la vittoria dei toscani per 2-1. Nella ripresa, il difensore gialloblu Bruno Bosio viene colpito alla testa da una bottiglia gettata dagli spalti e, uscito per farsi medicare, non rientra più in campo. Così scrive Il Gazzettino descrivendo il ricorso del Verona all'applicazione dell'art. 58 del regolamento: "La presidenza del Verona ha inviato tempestivamente un esposto alla Lega stessa, corredato dai referti medici. Quelli rilasciati dall'ospedale di Cecina, dove a Bosio erano stati riscontrati sintomi di commozione cerebrale, e quello del dr. Zanini dell'Ospedale Civile di Verona che ha visitato il giocatore lunedì sera." Nella stessa giornata, simili intemperanze del pubblico si registrano a Padova, dove la partita Padova – Catania si trasforma in una farsa dopo che il pubblico patavino ha deciso di scagliare in campo di tutto, costringendo addirittura il segnalinee Zecca ad essere sostituito da un padovano in borghese. L'arbitro deve sospendere la partita per 10 minuti, ma quando finalmente il Padova trova il gol della vittoria al 37' della ripresa, non vede l'ora di fischiare la fine con 7 minuti di anticipo. Entrambe le gare saranno omologate con la vittoria della squadra in trasferta per 0-2. Il Verona è salvo.

Nel frattempo, comincia l'era Mondadori, il presidente che – forse non tutti lo sanno – fino ad allora era stato dirigente del Milan (e il fratello Alberto vicepresidente). Durante la presidenza Chiampan, il tentativo di azionariato popolare avviato dall'Ing. Alfio Cavazzocca Mazzanti è fallito miseramente. Lo stesso Cavazzocca Mazzanti scrive a L'Arena in questi termini: "A Verona, mancando i mecenati, si era pensato alla sottoscrizione popolare. Abbiamo fallito!"

Sotto la presidenza Mondadori, Piccioli viene chiamato una prima volta per sostituire Ferrero, nella stagione 1954-55, ma poi viene ulteriormente sostituito da Federico Allasio. Nel campionato 1955-56 nuovo avvicendamento, con Allasio esonerato dopo 12 giornate, e Piccioli richiamato sulla panchina. Quando finalmente lo lasciano lavorare in pace, nella stagione 1956-57, il tecnico bergamasco compie l'impresa e porta il Verona a vincere il campionato di serie B.

Il Verona 1956-57 in ritiro a Riva del Garda
Il Verona 1956-57 in ritiro a Riva del Garda in una foto pubblicata dal settimanale Gialloblu del 27 maggio 1957. Da sinistra: Begali, il porf. Bovi, mister Piccioli, Bassetti, Stefanini, Larini, Galassini, Ghiandi, Cardano, il segretario Pasini, Basiliani e Maccacaro.

L'esito del primo campionato del Verona in serie A è molto deludente. Angelo Piccioli viene esonerato per chiamare in panchina il tecnico Bonizzoni, prestato dal Presidente Rizzoli del Milan a Mondadori. Il Verona, già in palese difficoltà fisica e tattica, viene condotto all'inevitabile retrocessione negli spareggi da una gestione caotica e senza chiarezza di ruoli, con il duo Bonizzoni – Tavellin sul campo e Gipo Viani a tessere la tela.

Nonostante l'esito amaro della prima avventura in massima serie, i tifosi gialloblu non dimenticheranno facilmente Angelo Piccioli. Lo testimonia ad esempio una lettera pubblicata dal quotidiano veronese L'Arena in occasione del frettoloso esonero di mister Aldo Olivieri nella stagione 1960-61. Un lettore, Umberto Stefani, osserva che c'è poco da sorprendersi, se il Verona è stato in grado di cacciare Angelo Piccioli. "Basterà ricordare il modo in cui fu cacciato il signor Angelo Piccioli dopo che l'undici gialloblu, non per colpa dell'attuale allenatore del Lecco ma per insipienza degli allora dirigenti, fu retrocesso dalla serie A alla serie B."

"Cacciato" è forse il termine corretto. Qualche giorno dopo lo spareggio di ritorno con il Bari, Piccioli riceve la lettera del Verona con cui la società gli comunica di non aver più bisogno dei suoi servizi. Nel rivolgere un saluto di commiato agli sportivi veronesi, l'allenatore esterna il suo rammarico non per la decisione, inevitabile dato lo sviluppo della stagione, ma per i modi: Mondadori non ha ritenuto necessario parlargli di persona prima di inviare la comunicazione ufficiale. E stiamo parlando di una persona che ha trascorso 11 stagioni al Verona, da giocatore prima e da allenatore poi.

Anche allora non c'era spazio per la riconoscenza nel mondo del pallone.



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STORIA DI AMORE E TRADIMENTO


Nel marzo del 1959, John Steinbeck il famoso autore di Furore, Uomini e topi, la Valle dell'Eden etc etc, si recò in Inghilterra per recuperare gli studi di Thomas Malory del Quattrocento sulla Morte di Artù e poi comporre un grande romanzo storico. Per l'occasione aveva affittato una villa nel Somerset, in piena atmosfera medioevale, e scrisse uno dopo l'altro i vari capitoli che raccolgono la tradizione orale di Merlino, re Artù e i Cavalieri della Tavola rotonda. Una volta arrivato al momento del tradimento di Lancillotto con Ginevra ebbe però un blocco improvviso. Eravamo arrivati ad ottobre, il paesaggio era cambiato e la natura iniziava ad accendere colori ed intensità che mal si accompagnavano con i momenti più drammatici della storia. Il problema era che, ricordando la sua lontana infanzia californiana, Steinbeck aveva sognato in mille occasioni con la fantasia di essere lui stesso a volte re Artù e a volte il prode Lancillotto, e pur conoscendo la storia, ora che doveva comporla in maniera organica, non era più in grado di farlo. L'amore verso quei personaggi meravigliosi e il tradimento erano diventati per lui inconciliabili. E il presente narrativo opprimente. Esattamente come la storia che i prossimi giorni saremo costretti a vivere con il nostro Verona con la ripresa del campionato, abbandonato al suo destino in fondo alla classifica. Una storia di amore (la nostra) ma anche di tradimento per quello che Setti, i dirigenti e i giocatori ci hanno consegnato.

[continua]
Qual è stato il miglior gialloblu in campo in Udinese-H.Verona?

Udinese    H.Verona


Braaf J.

Ceccherini F.

Coppola D.

Depaoli F.

Djuric M.

Duda O.

Hien I.

Lasagna K.

Lazovic D.

Magnani G.

Montipò L.

Ngonge C.

Piccoli R.

Sulemana I.

Tamèze A.

Terracciano F.


 


Riepilogo stagionale e classifica generale


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