HELLASTORY.net | Speciale Il Primo Verona in Serie A - tra Mito e Realtà | L'oriundo Dejayr Mazzoni
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IL PRIMO VERONA IN SERIE A
FRA MITO E REALTA'

Introduzione
Antefatto - La promozione in A del 1956-57
Il mercato del Verona e Piccioli in Brasile
Il precampionato
Angelo Piccioli al Verona
Angelo Piccioli dopo Verona
L'oriundo Dejayr Mazzoni
 

L'oriundo Dejayr Mazzoni

Destinato ad incuriosire, se non proprio ad infiammare, la piazza veronese per il ristretto arco temporale di due settimane, Dejayr Mazzoni è l'oriundo "mancato" del primo Verona in serie A. Siamo nell'agosto del 1957. Nella foto del ritiro di Fai della Paganella, Mazzoni appare accosciato fra Rosetta e Ghizzardi.

Il Verona in ritiro a Fai della Paganella
Il Verona in ritiro a Fai della Paganella in una foto per gentile concessione di Nicola Padovani. In piedi da sinistra: l'allenatore Piccioli, il presidente Mondadori, Cuttica, Larini, Maccacaro, Ghiandi, Gundersen, Stefanini e il massaggiatore "Trivela" Forante. Accosciati: Tesconi, Galassini, Rosetta, Mazzoni e Ghizzardi.

I giornali sportivi, in presentazione delle squadre del campionato di serie A 1957-58, danno il brasiliano nella presunta formazione titolare del Verona con la maglia numero 11. Poi, a fine agosto, Mazzoni torna in Brasile per sbrigare alcune formalità, e di fatto scompare. Dopo alcuni giorni, il Verona comunica di aver chiuso l'ingaggio di Emanuele Del Vecchio, il primo nome che era finito sul taccuino di Angelo Piccioli.

Trovare notizie su Mazzoni non è stato facile, ma Hellastory ha potuto ricostruire la sua storia di calciatore attraverso la ricerca di archivio nei periodici sportivi brasiliani. In particolare, alcuni periodici sportivi hanno dedicato la copertina e servizi speciali a Dejayr Mazzoni nel 1950, come O Globo Sportivo (numero 634 del primo giugno 1950) e Esporte ilustrado (numero 660 del 30 novembre 1950). Altre notizie sul calciatore brasiliano sono state rintracciate sulle pubblicazioni online sulle squadre del Vasco Da Gama e del Fluminense e grazie anche alla famiglia di Mazzoni, segnatamente il figlio Mario e la nipote Daniella, con i quali siamo stati in contatto col prezioso supporto del nostro collaboratore Icio, ottimo conoscitore della lingua portoghese e del calcio brasiliano.

Nato a Rio de Janeiro il 10 aprile 1933, Dejayr Mazzoni inizia a giocare a calcio nella squadra amatoriale dell'Atlantico, di cui il padre Jair è un dirigente. Tuttavia, le ottime doti di Dejayr, particolarmente abile nel saltare l'uomo in dribbling, non fanno assolutamente dubitare che il giovane trovi spazio per via di favori familiari. Così, pur con la promessa al padre di non abbandonare gli studi da odontoiatra, il ragazzo entra nelle giovanili del club São Cristóvão de Futebol e Regatas, dove gioca inizialmente da mezzala sinistra. La scalata dalle giovanili alla squadra primavera è rapida e, quando comincia ad essere aggregato alla prima squadra, non passa inosservato. Di lui si interessa subito Oto Gloria, tecnico collaboratore dell'allenatore del Vasco Da Gama, Flavio Costa.

Il Vasco Da Gama è, in quel momento, fra le squadre più titolate del calcio brasiliano, avendo vinto per 3 volte il campionato statale carioca negli Anni Quaranta: 1945, 1947 e 1949. La maglia è bianconera con la croce di Malta (in portoghese cruzmaltina) e gioca allo stadio São Januário di Rio de Janeiro. Il primo contratto di Dejayr Mazzoni con il Vasco prevede 10.000 cruzeiros iniziali e un compenso mensile di 1.000 cruzeiros oltre all'iscrizione come socio dell'Ordem do Carmo. Difficile stabilire un esatto valore del contratto di Dejayr. Icio ci informa che nel frattempo sono passati oltre 70 anni e qualcosa come 6 cambi di valute, ma il commento della rivista O Globo Sportivo nel 1950 fu che "tutto sorride a Dejayr".

Il padre fa comunque inserire nel primo contratto una clausola secondo cui Dejayr dovrà dare priorità agli studi piuttosto che al calcio. Basta però che il ragazzo faccia il suo esordio con la maglia cruzmaltina e il posto da titolare diventa subito suo. A soli diciassette anni, Mazzoni si segnala come il giovane più promettente del campionato, al punto da meritarsi la copertina del periodico O Globo Sportivo con il titolo "A Rivelaçao de 1950".

Il giovanissimo Dejayr Mazzoni nella copertina del numero 634 de O Globo sportivo
Il giovanissimo Dejayr Mazzoni nella copertina del numero 634 de O Globo sportivo. E' lui la rivelazione del campionato carioca 1950.

Di statura non propriamente elevata (al momento della visita medica con il Verona è accreditato di 158 cm), Dejayr è un mancino (in portoghese canhoto) rapido di gambe e abile nel dribbling. Nel campionato carioca 1950 si mette in luce segnando pure cinque gol in una sola partita, nel successo 9-1 contro il Madureira datato 15 ottobre 1950. L'indomani, i giornali brasiliani scrivono che Deajyr ha evitato l'esonero al tecnico Flavio Costa, addirittura salvandolo dalla "rovina morale". Vero che il Vasco Da Gama veniva da due sconfitte consecutive con Fluminense e Botafogo, ma toni così esagerati si giustificano solo ricordando che Flavio Costa è pure il tecnico che pochi mesi prima aveva guidato la Nazionale nella sfortunata Coppa Rimet e che, secondo la stampa brasiliana, non ha ancora imparato dai suoi errori.

Grazie anche ai 13 gol di Mazzoni (in 17 presenze), il Vasco Da Gama si aggiudica nuovamente il torneo, dopo la vittoria nel 1949. Nonostante le ottime prestazioni fornite nel campionato del 1950, Mazzoni è ancora una giovane promessa e, davanti a lui, nel ruolo di "ponteiro exquerdo" (ala sinistra) ci sono Jansen ma soprattutto Chico, titolare della formazione nazionale brasiliana, con la quale ha messo a segno 4 reti al Mondiale casalingo del 1950. Di fatto, la nazionale brasiliana che perde il Mondiale per mano dell'Uruguay nell'ultima partita, dando luogo ad una tragedia nazionale ancora oggi denominata Maracanazo, è formata per cinque undicesimi da calciatori del Vasco Da Gama. In attacco spiccano Ademir, capocannoniere del torneo Mondiale, Chico e Maneca. Gli altri titolari sono il portiere Barbosa e il capitano Augusto Da Costa che, come Mazzoni, ha cominciato la carriera nel São Cristóvão.

Dall'altra parte, l'Uruguay Campione del Mondo si basa sulla solida formazione del Peñarol, da cui ha preso nove degli undici titolari. Per questo, quando nel 1951 le formazioni del Vasco Da Gama e del Peñarol si affrontano in due gare amichevoli, una a Montevideo e l'altra a Rio de Janeiro, l'aspetto puramente sportivo trascende nella voglia di rivalsa di un'intera nazione.

Ed ecco perché la gara dello stadio Centenario di Montevideo, datata 8 aprile 1951, nella quale il Vasco si impone con il largo punteggio di 3-0, è ricordata come Jogo de Vingança, ovvero la partita della rivincita. Nelle file del Vasco da Gama, rispetto alla partita finale del Campionato del Mondo del 1950, sono presenti solo il portiere Barbosa (molto criticato per il gol subito da Ghiggia) e il centravanti Ademir. È presente Maneca, altro attaccante del Vasco che non aveva potuto giocare l'atto finale del 1950. Ed è presente anche il giovanissimo Dejayr che, a 18 anni non ancora compiuti, è gettato nella mischia in un incontro internazionale così delicato, al cospetto di campioni uruguagi del calibro di Varela, Ghiggia e Schiaffino.

Il Vasco Da Gama si aggiudica nuovamente il campionato carioca nel 1952, ma il titolare all'ala sinistra è sempre il nazionale Chico. In qualità di campione carioca, il Vasco viene invitato al Torneo Internazionale, organizzato su beneplacito della FIFA diretta da Ottorino Barassi, noto come Torneio Octagonal Rivadavia Correa Meyer, che si disputa nel 1953 in Brasile con la partecipazione anche di due squadre europee campioni in carica nei propri paesi, ovvero l'Hibernian (Scozia) e lo Sporting Lisbona (Portogallo). In occasione di questa vetrina internazionale, Dejayr Mazzoni, convocato al posto di Friaça, è schierato come titolare e va a rete sia nella semifinale di ritorno con il Corinthians sia nella finale di andata con il San Paolo. Quest'ultima gara finisce proprio 1-0 con rete decisiva del piccolo attaccante del Vasco.

Una formazione del Vasco Da Gama della stagione 1953
Una formazione del Vasco Da Gama della stagione 1953, tratta da albumcrvasco.com. Mazzoni è l'ultimo accosciato da sinistra, vicino a Pinga.

Nella finale di ritorno il protagonista è invece un'altra leggenda del Vasco, l'attaccante Pinga, autore di una doppietta. E' probabilmente lo stesso Pinga, suo malgrado, a spingere Dejayr verso il Fluminense dopo il campionato 1956. Josè Lazaro Robles, in arte Pinga, arriva al Vasco Da Gama nel 1953 quando ha già 29 anni ed è di 9 anni più vecchio di Mazzoni. Inizialmente schierato con il numero 10, a fianco del centravanti Vavà, Pinga viene dirottato all'ala sinistra da Martim Francisco, l'allenatore che prende in mano il Vasco nella stagione 1956 e che pensa così di preservare più a lungo la carriera del calciatore già trentaduenne. Una scelta sicuramente azzeccata per Pinga, che continuerà a giocare con successo nel Vasco fino al 1962, ovvero fino a 38 anni, ma che non deve aver fatto molto felice Mazzoni, che è ancora in attesa di diventare finalmente titolare, dopo l'exploit del 1950 seguito da 5 stagioni da riserva di lusso.

Tuttavia, prima dell'avvento in panchina di Martim Francisco, il Vasco Da Gama si concede una lunga tournée europea nella primavera del 1956, con allenatore Augusto Da Costa, ovvero lo storico capitano che ha smesso la sua carriera di calciatore nel 1953. Nell'ambito di questa trasferta europea, Mazzoni viene spesso schierato titolare e ha modo di conoscere il calcio italiano, suscitando pure parecchio interesse fra gli addetti ai lavori, dato il suo status di possibile oriundo.

In questa campanha, fra il 31 marzo 1956 e il 10 giugno 1956, i brasiliani giocano in ben 13 diversi Paesi disputando in tutto 20 incontri amichevoli. Non poteva mancare una puntatina in Italia, dove il Vasco Da Gama affronta la Lazio all'Olimpico di Roma il 22 aprile 1956 durante una pausa del campionato italiano per l'attività della Nazionale, segnatamente l'amichevole Italia – Brasile del 25 aprile 1956, disputata a Milano e vinta dall'Italia con un sonante 3-0.

15 aprile 1956. Vasco Da Gama – Besiktas 3-1

Alla vigilia della gara Lazio – Vasco Da Gama, Fabio Pirona del Corriere dello Sport incontra il capo della delegazione brasiliano, l'avvocato Pereira Leal e gli chiede chi siano gli uomini di maggior lustro della sua squadra. A parte il goleador Ademir, che ha una lunga militanza con la Nazionale verdeoro ed è stato capocannoniere ai Mondiali del 1950, l'attenzione del cronista è incentrata soprattutto sugli altri attaccanti, Parodi e Mazzoni, che "appartengono a quella quasi magica categoria di oriundi, capace di turbare i sonni dei dirigenti le nostre squadre di calcio". Pereira ha ottime parole per "il ventitreenne Mazzoni, ala sinistra completamente carioca, ritenuto veramente un formidabile giocatore. Prezzo? A discrezione degli offerenti…". Chi di sicuro non è troppo interessato all'ingaggio di qualche giocatore del Vasco è la Lazio stessa, che ha già messo sotto contratto per la stagione 1956-57 Humberto Tozzi, centravanti brasiliano di cui si dice un gran bene e che, per Pereira Leal, è più forte dei già noti Vinicio e Da Costa.

Nonostante le assenze di ben 4 giocatori convocati nella Nazionale B che strapazza per 7-1 la Grecia (Lovati, Muccinelli, Burini e Bettini), la Lazio si toglie la soddisfazione di battere per 4-2 i campioni brasiliani. Il Vasco Da Gama aveva però concluso la prima frazione in vantaggio per 2-1 andando a segno per due volte nei primi 20 minuti con Maneca e Parodi. Entrambi i gol sono realizzati su cross di Mazzoni, che si segnala, sempre secondo la cronaca del Corriere dello Sport, "per il dribbling secco e sconcertante".

Eppure, nei mesi seguenti, a strappare un contratto con una squadra italiana, e per giunta proprio con i campioni in carica della Fiorentina, è l'altro oriundo, il paraguiano Silvio Parodi, 24nne fratello di Josè Parodi che gioca nel Padova ed è in procinto di trasferirsi al Genoa. L'ingaggio di Parodi si rende possibile dato che la Fiorentina ha naturalizzato Miguel Angel Montuori, attaccante argentino che fa il suo esordio con la maglia azzurra nel febbraio del 1956 in un'amichevole contro la Francia.

Il giorno successivo alla partita con la Lazio, il Vasco Da Gama viene ricevuto in Vaticano da Papa Pio XII. Nella foto si può notare Dejayr Mazzoni in ginocchio accanto al Papa, davanti all'allenatore Augusto Da Costa. Poco più a destra, Dino Da Costa, il brasiliano in forza alla Roma, che si è aggregato al gruppo in qualità di "guida", come farà anche con la Nazionale brasiliana a Milano, dato che parla un ottimo italiano.

Il Vasco Da Gama viene ricevuto in Vaticano da Papa Pio XII

Qualche mese più tardi, Mazzoni e il Vasco Da Gama sono nuovamente sulle cronache dei giornali sportivi italiani per la partecipazione alla Pequena Copa du Mondo a Caracas, insieme a Roma, Real Madrid e Porto. E' un torneo ad inviti che alcuni considerano l'antenato del Mondiale per Club, anche in virtù del nome decisamente evocativo assegnatogli dagli organizzatori venezuelani. La formula è piuttosto sfiancante: le 4 squadre si affrontano in un girone all'italiana con gare di andata e ritorno, per un totale di 6 giornate e 12 incontri totali. Ad aggiudicarsi il trofeo è la squadra del Real Madrid davanti al Vasco. La Roma si classifica all'ultimo posto, con soli 3 punti, frutto di un pareggio nella gara d'esordio con il Porto e di un'inattesa vittoria con il Real Madrid per 2-1. Per gli spagnoli questa con la Roma sarà l'unica sconfitta del torneo internazionale. Nelle due gare contro il Vasco Da Gama, la Roma rimedia altrettante sconfitte. Dejayr Mazzoni è titolare in entrambe le sfide con i giallorossi; per lui anche una rete nell'incontro di ritorno con il Real Madrid che termina per 2-2.

14 luglio 1956. Vasco Da Gama – Roma 2-1
14 luglio 1956. Vasco Da Gama – Roma 2-1. Dejayr Mazzoni anticipato in uscita dal portiere della Roma, Luciano Panetti. Foto da asromaultras.org

Stanco del ruolo di "ponteiro suplente", ovvero di attaccante di riserva, nel maggio del 1957 Mazzoni si trasferisce al Fluminense, dove fa in tempo a partecipare alla vittoria nel Torneo Rio-San Paolo, disputando 3 partite contro Santos, Portoguesa e San Paolo. Quando il Fluminense gli accorda il permesso di recarsi in Italia per poter firmare un contratto, il quotidiano sportivo brasiliano O Globo Sportivo scrive che Mazzoni si accaserà alla Lazio. Ipotesi altamente improbabile, dato che la Lazio aveva già occupato sia lo slot dello straniero, con Arne Selmosson, sia quello dell'oriundo con Humberto Tozzi, ma probabilmente dedotta dal fatto che il giovane brasiliano aveva giocato una partita con la Lazio in Italia (in realtà, come abbiamo visto, contro la Lazio).

L'arrivo di Dejayr Mazzoni a Verona è del tutto inatteso: dopo una lunga estate alla rincorsa di Emanuele Del Vecchio, l'ingaggio dell'ala sinistra del Fluminense sembra decisamente un ripiego dell'ultima ora. Ad onor del vero, come abbiamo potuto vedere dalla sua partecipazione a diversi tornei internazionali e ai campionati carioca (sebbene spesso da comprimario), Mazzoni è un ottimo giocatore, ma ha caratteristiche tecniche e fisiche molto simili a Franco Bassetti, che è più alto di lui di soli 2 cm, e non è un profilo di primo piano non essendo mai entrato nel giro della Nazionale.

Inevitabile che il Verona, mentre si riservava di valutare le sue capacità, tenesse aperta la porta per Del Vecchio o per altri possibili attaccanti. Piccioli era alla ricerca del goleador, dell'uomo in grado di assicurare le reti, più che di mettere in mezzo i cross.

Come siano andate in verità le cose per Mazzoni non è certo. L'unica certezza è che, dopo aver disputato una buona amichevole contro il Parma, nella quale ha pure segnato un gol, il ragazzo torna in Brasile, ufficialmente per sistemare gli incartamenti e tornare con la moglie sposata da pochi mesi. Nel frattempo, appare su Il Gazzettino del 31 agosto 1957 anche l'indiscrezione con i dettagli del contratto proposto a Dejayr Mazzoni, nel quale ci sono delle cifre non esattamente congruenti: "contratto per quattro milioni di cruzeiros (circa sessanta milioni di lire), uno stipendio mensile di 30 mila cruzeiros (190.000 lire), un appartamento e le spese di viaggio in aereo per lui e la moglie". Il nostro webmaster Andrea, con il suo innato dono di sintesi, ha definito questo caso come "l'antenato di tutti i manca solo la firma". Comunque, anche senza essere appassionati di equivalenze matematiche, è evidente che il cambio cruzeiro – lira era un oggetto misterioso.

Mazzoni non farà più ritorno a Verona. La nipote Daniella ci ha fatto sapere che, al rientro dall'Italia, il nonno aveva preso atto della gravidanza a rischio della moglie, alla quale il medico aveva sconsigliato di intraprendere un lungo viaggio per l'Italia. Sarebbe quindi questo il motivo, o forse uno dei motivi, per cui l'ala sinistra brasiliana avrebbe rifiutato l'ingaggio proposto dal Verona. A noi piace pensare che nel calcio degli Anni Cinquanta, che ai nostri occhi appare inevitabilmente "romantico", ci fossero calciatori in grado di rinunciare all'opportunità di una vita (un contratto all'estero) pur di stare vicini alla moglie. Ce lo conferma la nipote Daniella che, parlando del nonno, dice che "ha sempre messo la famiglia al primo posto".

Giorgio Mondadori, d'altro canto, nella relazione al consiglio direttivo del giorno 6 settembre 1957, parla anche di Mazzoni lasciando chiaramente intendere che il Verona ha un altro obiettivo di mercato. Leggiamo dall'articolo pubblicato sul quotidiano veronese L'Arena sull'intervento di Mondatori: "… Dejayr aveva avvalorato ogni fiducia nei suoi riguardi anche per quanto concerne doti morali. Ha nondimeno precisato che l'obiettivo del Verona è stato, però, sempre quello di assumere una mezzala (e tale affermazione potrebbe essere assunta implicitamente come la convalida che Mazzoni difficilmente varcherà ancora l'Oceano per venire nella nostra città)."

Dopo pochi giorni, arriva la conferma che Del Vecchio ha firmato. Sarà lui, e non Dejayr Mazzoni, il primo oriundo nella storia della serie A gialloblu.

In quanto a Mazzoni, dopo il mancato trasferimento in Italia, proseguì la sua carriera calcistica in Brasile. Anche nel Fluminense non ebbe molto spazio, dovendo fare la riserva di Escurinho, uno dei primi 5 calciatori con più presenze nel club. Mazzoni si trasferì quindi nuovamente, prima nel Bangu nel 1958, e successivamente nel Bonsuccesso.

Dejayr Mazzoni è morto nel 2006.



Paolo

Ringraziamenti:
Ringraziamo per la collaborazione Icio, la famiglia Mazzoni, Nicola Padovani, Renzo Selmo e l'ASD Ex Calciatori Hellas Verona

Fonti:

Quotidiani italiani
L'Arena
Il Gazzettino
Corriere dello Sport

Quotidiani brasiliani
A Batalha

Periodici italiani
Il Calcio Illustrato

Periodici brasiliani
Manchete Esportiva
O Globo Sportivo
Esporte Ilustrado

Siti internet
www.netvasco.com.br
tardesdepacaembu.wordpress.com
albumdocrvascodagama.blogspot.com
casaca.com.br
kikedabola.blogspot.com
fjv.com.br
vascoequipes.wordpress.com
www.asromaultras.org
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STORIA DI AMORE E TRADIMENTO


Nel marzo del 1959, John Steinbeck il famoso autore di Furore, Uomini e topi, la Valle dell'Eden etc etc, si recò in Inghilterra per recuperare gli studi di Thomas Malory del Quattrocento sulla Morte di Artù e poi comporre un grande romanzo storico. Per l'occasione aveva affittato una villa nel Somerset, in piena atmosfera medioevale, e scrisse uno dopo l'altro i vari capitoli che raccolgono la tradizione orale di Merlino, re Artù e i Cavalieri della Tavola rotonda. Una volta arrivato al momento del tradimento di Lancillotto con Ginevra ebbe però un blocco improvviso. Eravamo arrivati ad ottobre, il paesaggio era cambiato e la natura iniziava ad accendere colori ed intensità che mal si accompagnavano con i momenti più drammatici della storia. Il problema era che, ricordando la sua lontana infanzia californiana, Steinbeck aveva sognato in mille occasioni con la fantasia di essere lui stesso a volte re Artù e a volte il prode Lancillotto, e pur conoscendo la storia, ora che doveva comporla in maniera organica, non era più in grado di farlo. L'amore verso quei personaggi meravigliosi e il tradimento erano diventati per lui inconciliabili. E il presente narrativo opprimente. Esattamente come la storia che i prossimi giorni saremo costretti a vivere con il nostro Verona con la ripresa del campionato, abbandonato al suo destino in fondo alla classifica. Una storia di amore (la nostra) ma anche di tradimento per quello che Setti, i dirigenti e i giocatori ci hanno consegnato.

[continua]
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