HELLASTORY.net | Speciale Il Primo Verona in Serie A - tra Mito e Realtà | Angelo Piccioli dopo Verona
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IL PRIMO VERONA IN SERIE A
FRA MITO E REALTA'

Introduzione
Antefatto - La promozione in A del 1956-57
Il mercato del Verona e Piccioli in Brasile
Il precampionato
Angelo Piccioli al Verona
Angelo Piccioli dopo Verona
L'oriundo Dejayr Mazzoni
 

Angelo Piccioli dopo Verona

IL MIRACOLO DI LECCO

Se a Verona Angelo Piccioli è riuscito nell'impresa di riportare ai massimi livelli calcistici una città che era rimasta ai margini dopo la riforma dei campionati nel 1929, è però a Lecco (città di poco più di 40mila abitanti) che il tecnico bergamasco compie un autentico miracolo. Il Lecco, quando Piccioli comincia la sua carriera di allenatore con il Verona, nel 1949-50, milita addirittura in Promozione. La prima promozione in serie B dei lariani avviene, con Achilli allenatore, nel 1956-57, ovvero nello stesso anno in cui Piccioli conduce il Verona serie A.

Piccioli assume la guida del Lecco nella stagione 1959-60. I nerocelesti hanno appena sfiorato la promozione in serie A nella stagione precedente, classificandosi al terzo posto alle spalle di Atalanta e Palermo. Camillo Achilli, dopo aver ben lavorato in provincia, accetta l'offerta dell'Inter e va a fare il secondo di Campatelli. Al suo posto arriva Piccioli, che si ritrova una squadra già rodata e competitiva, con alcuni giovani di talento (il 20nne Rodolfo Bonacchi ha segnato 17 gol arrivando secondo nella classifica cannonieri della serie B 1958-59 alle spalle dell'argentino Vernazza del Palermo) e alcuni "senatori" fra cui spicca il talento irrequieto di Istvan Nyers, 34nne con alle spalle 153 gol segnati in 8 stagioni in serie A con le maglie di Inter e Roma.

Sono proprio Bonacchi e Nyers a firmare la prima di Piccioli sulla panchina lombarda, il 20 settembre 1959, quando il Lecco batte il Modena per 2-1 nella giornata inaugurale del campionato. Piccioli gestisce la squadra con saggezza e sembra di vedere un ambiente simile a quello che a Verona, qualche anno prima, ha portato alla promozione. Come già fatto con Ghizzardi a Verona, il tecnico dà fiducia in porta al ventenne Eugenio Bruschini, che risulterà il secondo portiere meno battuto del campionato alle spalle del solo Soldan del Torino (che tiene in panchina un altro ventenne di grande prospetto come Lido Vieri). Bonacchi non è più la macchina da gol della stagione precedente, ma segna comunque 9 reti, mentre Nyers ne segna 8. Il cannoniere della squadra è Savioni, con 10 gol.

Domenica 10 aprile 1960, alla ventinovesima giornata, il Lecco si presenta al Bentegodi di Verona da secondo in classifica, con 3 lunghezze di ritardo dal Torino ma con 4 di vantaggio sulle quarte, Marzotto e Reggiana. In serie A vanno le prime 3. Il Verona galleggia in bassa classifica, 3 punti sopra la quota salvezza.

È la prima volta di Piccioli da avversario al Bentegodi, e deve avergli fatto uno strano effetto sedersi sulla panchina degli ospiti dopo ben 8 stagioni su quella del Verona, dove siede Guido Tavellin con Aldo Olivieri direttore tecnico. L'emozione di Piccioli sul lato "sbagliato" della panchina dura pochissimo perché al 4' il Lecco è già in vantaggio con un pasticcio di Fassetta e Ciceri. Alla fine della prima frazione Osvaldo Bagnoli sfrutta un analogo errore della difesa avversaria, si inserisce su un errato retropassaggio di Cardoni e infila il gol del pareggio. Nella ripresa, il Lecco rimane in 10 per l'espulsione di Franchi, e si difende dagli attacchi gialloblu portando a casa il risultato finale di 1-1 che vale ancora 4 punti di vantaggio sulla quarta. È proprio Aldo Olivieri, qualche giorno dopo, a dare "l'investitura" alla promozione del Lecco ai taccuini di Guido Rizzetto del Corriere dello Sport: "Credo che Torino e Lecco abbiano ormai, malgrado manchino ancora parecchie giornate al termine, acquisito il diritto di passaggio alla massima serie. (…) si trovano in una serie positiva veramente brillante, per cui ne acquista anche il morale dei giocatori."

Il Lecco chiude secondo, alle spalle del Torino, con 50 punti in 38 partite, frutto di 17 vittorie, 16 pareggi e 5 sconfitte. Gol fatti 51 (secondo miglior attacco), gol subiti 28 (seconda miglior difesa). Differenza reti +23, meglio di tutti. Tre anni prima, a Verona, Piccioli aveva vinto il campionato con 44 punti in 34 partite, con una media punti leggermente inferiore e perdendo 7 partite.

La rosa del Lecco promossa in serie A nel 1959-60
La rosa del Lecco promossa in serie A nel 1959-60, tratto da www.leccoonline.com

A festeggiare è l'intera città di Lecco che, nel giro di pochi anni, ha compiuto il salto dalla quarta serie alla serie A. Il tutto con una squadra sicuramente affiatata, gestita da un tecnico capace, ma pressoché priva di talenti in grado di scatenare l'assalto delle grandi squadre.

Il Lecco mantiene la categoria anche la stagione successiva quando, da matricola assoluta, strappa la salvezza agli spareggi con Bari e Udinese. Decisivo il successo per 4-2 sui pugliesi l'11 giugno 1961, nella prima giornata dello spareggio a 3. Abbadie, Savioni, e una doppietta di Gilardoni garantiscono a Piccioli la permanenza in serie A e una personale rivincita dopo l'esonero patito a Verona 3 anni prima. Chissà come sarebbe andato a finire lo spareggio con il Bari del 1958 se il tecnico bergamasco fosse stato confermato alla guida del Verona.

Tuttavia anche i miracoli sono tali perché sono irripetibili. Nella stagione 1961-62 il Lecco retrocede in serie B con Padova e Udinese, e Angelo Piccioli viene esonerato dopo la diciottesima giornata, quando i nerocelesti sono penultimi con 11 punti. A segnare il destino di Piccioli sulla panchina del Lecco è un suo ex giocatore ai tempi della serie A con il Verona, nientemeno che Emanuele Del Vecchio che, alla vigilia di Natale del 1961, segna una doppietta in Padova – Lecco 3-1. Per il Lecco è la terza sconfitta consecutiva e, con la squadra penultima in classifica, il presidente Mario Cappi pensa di affidarsi nuovamente a Camillo Achilli, anche lui ex giocatore del Verona, nei campionati di serie B 1954-55 e 1955-56.

Ritorno di Achilli al Lecco

Scaricato dal Lecco nel dicembre 1961, ad aprile del 1962 Angelo Piccioli viene chiamato al capezzale della Reggiana, dopo che il tecnico Luigi Del Grosso ha rassegnato le dimissioni con la formazione granata in cattive acque nel campionato di serie B, alla vigilia della ventinovesima giornata, con la squadra già in ritiro a Roma in vista della partita con la Lazio. A quanto pare, è stato lo stesso Del Grosso a caldeggiare ai dirigenti reggiani l'assunzione di Piccioli al suo posto.

Così lo presenta la Gazzetta di Reggio: "Angelo Piccioli, neo-allenatore dell'A.C. Reggiana, è uno dei più preparati e seri tecnici del calcio italiano. Ha una vasta esperienza che è passata attraverso il vaglio di numerose annate sportive trascorse alla guida di complessi di serie B (Verona) e di serie A (Lecco)." Il giornale reggiano si dimentica che Piccioli ha guidato anche il Verona in serie A.

Angelo Piccioli

Mancano 10 giornate al termine del campionato, ma Piccioli non riuscirà nell'impresa di salvare gli emiliani, nonostante una vittoria esterna a Napoli, con rete di Mario Tribuzio, alla 30ma giornata. Una vittoria che avrebbe pure potuto dare una spinta decisiva al "suo" Verona nella lotta per la promozione. Invece, nella stessa giornata, i gialloblu si fecero beffare in casa dalla Pro Patria, e il campionato ebbe un esito beffardo con i partenopei capaci di imporsi al Bentegodi con una rete di Corelli agguantando la promozione in A. Vano sarà poi il ricorso del Verona per il tentativo di illecito da parte di un dirigente del Napoli.

La vittoria sul Napoli, alla sua seconda panchina, resterà l'unica per Piccioli alla guida della Reggiana. Tre sconfitte consecutive con Alessandria, Monza e Genoa condanneranno gli emiliani alla retrocessione in serie C.

Dopo questa sfortunata parentesi a Reggio Emilia, Piccioli torna ad allenare il Lecco e ritrova subito il feeling con la piazza Nella stagione 1964-65, la promozione gli sfugge per un punto, con il Lecco classificatosi al quarto posto con 46 punti, un solo punto in meno della SPAL. All'ultima giornata, bloccati sullo 0-0 dal Modena, i lariani non riescono a culminare l'aggancio al terzo posto che avrebbe significato lo spareggio.

Fra le occasioni perdute dal Lecco, vanno registrati anche i due pareggi di stagione con il Verona. All'andata, il 15 novembre 1964, al nuovo Bentegodi, finisce 0-0. Così Angelo Piccioli ai taccuini de L'Arena: "L'esperienza di alcuni nostri giocatori è stata certamente la migliore arma per bloccare i gialloblu. Il Verona mi ha lasciato un'ottima impressione anche se manca di esperienza. Una squadra svelta, vivace, equilibrata nei vari settori, migliore di quella dello scorso campionato."

Un giudizio lusinghiero che però, alla luce dei fatti, si dimostrerà errato, dato che il Verona concluderà il campionato 1964-65 con ben 8 punti in meno della stagione precedente, rimanendo per tutta la stagione nei bassifondi della classifica, 2-3 punti sopra la linea di galleggiamento della salvezza.

Ma è nella gara di ritorno al Rigamonti di Lecco, l'11 aprile 1965, che il Verona gioca uno scherzo irrimediabile al suo ex allenatore. I lariani concludono il primo tempo in vantaggio per 2-0 grazie alla reti di Sergio Clerici e Riccardo Innocenti, ma non hanno fatto i conti con l'orgoglio dei gialloblu. Nella ripresa succede di tutto e l'arbitro Marengo di Chiavari diventa suo malgrado protagonista. Al 28' fischia un rigore ineccepibile per fallo di Schiavo su Golin lanciato a rete, ma il pubblico lecchese protesta per un precedente fallo su Innocenti non sanzionato. Savoia non si fa intimorire dai fischi e accorcia le distanze dal dischetto. A 10 minuti dal termine, mani di Pasinato fuori area e punizione dal limite su cui Scaratti buca la barriera e infila la rete del 2-2. Leggiamo dalla cronaca de L'Arena: "La partita non ha però finito di stupire. Marengo continua a sbagliare e si hanno due tentativi di invasione al 38' e al 40'". L'arbitro deve uscire scortato dalla polizia, ma anche il torpedone del Verona viene accompagnato per venti chilometri dalle forze dell'ordine. Le intemperanze dei tifosi lombardi, che hanno pure messo le mani al presidente veronese Garonzi, determinano la squalifica del campo per una giornata. Sembra di vedere, a parti invertite, quello che succederà 2 anni dopo quando sarà il pubblico veronese a perdere la testa dopo un pareggio casalingo con il Lecco che rischierà di far saltare la promozione in A della squadra allenata da Pozzan e Liedholm.

Se nel campionato 1964-65 Piccioli era stato piuttosto cauto e, anche nelle dichiarazioni alla stampa, non aveva mai posto la promozione come obiettivo stagionale, nel successivo campionato 1965-66 molla gli indugi e fa la voce grossa. Il Lecco non parte benissimo, perde in casa all'esordio con il Genoa, si fa bloccare sempre al Rigamonti da Verona e Venezia, ma poi comincia a macinare risultati utili e coglie pure un successo esterno pesantissimo a Palermo, dove si impone per 3-2 con rete di Galbiati e doppietta del futuro gialloblu Aquilino Bonfanti. Il mattatore della stagione è senz'ombra di dubbio il brasiliano Sergio Clerici, autore di 18 reti in 38 partite. È lui il capocannoniere della serie B, in coabitazione con Gianni Bui del Catanzaro: pure loro avranno un futuro in riva all'Adige.

Il Lecco del ritorno in A

Il Lecco conquista la serie A classificandosi secondo con 48 punti alle spalle del Venezia.

L'avventura dei lariani nella massima serie è però destinata a durare solo una stagione. Il livello della serie A è salito e le retrocessioni sono addirittura 4; il Lecco arriva ultimo, con il Venezia, con soli 17 punti, 3 sole vittorie, 11 pareggi e ben 20 sconfitte. Clerici non riesce a ripetersi e i suoi gol saranno solo 4. La dirigenza del Lecco, evidentemente consapevole dei limiti della squadra, mantiene Piccioli alla guida della squadra per tutta la stagione. Inutile fare avvicendamenti.

Piccioli allena il Lecco anche nella successiva stagione di serie B 1967-68, quella che vede finalmente il Verona tornare in serie A, a 11 anni di distanza dall'impresa riuscita fino ad allora solo a lui. Proprio il Verona di Pozzan e Liedholm pone fine alla lunga esperienza di Piccioli sulla panchina del Lecco. È il 7 gennaio 1968 e le reti di Sega e Nuti consentono al Verona di espugnare il Rigamonti. Il Lecco è diciottesimo con 13 punti e il Corriere dello Sport scrive in sede di commento: "La nuova sconfitta ha portato alle dimissioni di Piccioli. L'allenatore in seconda del Lecco, Angelo Longoni, ha assunto provvisoriamente la guida della squadra in attesa che la situazione abbia una schiarita."

Il tecnico bergamasco rimarrà nella storia dei lariani come l'unico allenatore ad averli condotti per ben 2 volte alla promozione in serie A.

Dopo una breve parentesi a Chieti, in serie C, Angelo Piccioli entra nello staff tecnico dell'Atalanta. Nel corso della stagione di serie B 1974-75 è il vice di Heriberto Herrera quando, all'ottava giornata, dopo un deludente 0-0 interno con l'Arezzo, la società decide di affidargli l'incarico di allenatore. Il 16 febbraio 1975 affronta per l'ultima volta da tecnico avversario il Verona: al Bentegodi finisce 1-0 con rete di Livio Luppi e, a fine stagione, i gialloblu di Cadè torneranno in serie A dopo l'esilio forzato per decisione del giudice federale. L'Atalanta di Piccioli conclude il campionato al sesto posto. La stagione successiva Garonzi si affida a Valcareggi e Giancarlo Cadè è sulla panchina dell'Atalanta, ma tocca ancora a Piccioli concludere la stagione nerazzurra con Gianfranco Leoncini per le ultime 3 gare.

Piccioli continua la sua collaborazione con l'Atalanta, e negli anni Novanta svolge il ruolo di "visionatore" per il mister degli orobici. Il suo compito è quello di fornire dettagliate relazioni su come sono messe in campo le squadre avversarie.

Così scrive L'Eco di Bergamo in occasione della sua morte, avvenuta il 4 ottobre 1991 ad Alzano: "Piccioli aveva 70 anni ed aveva legato al calcio tutta la sua esistenza. Come giocatore aveva militato nel Bologna, nel Lecco, nel Verona e nel Perugia. Chiusa l'attività di calciatore, aveva iniziato quella di allenatore, prima nel Verona, poi a Lecco dove aveva ottenuto sicuramente le più grandi soddisfazioni come tecnico."

Fonti:
Quotidiani: L'Arena, il Corriere dello Sport, L'Eco di Bergamo, La Gazzetta di Reggio, La Gazzetta di Mantova
Siti internet: leccoonline.com, ilnobilecalcio.it, leccochannelnews.it



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STORIA DI AMORE E TRADIMENTO


Nel marzo del 1959, John Steinbeck il famoso autore di Furore, Uomini e topi, la Valle dell'Eden etc etc, si recò in Inghilterra per recuperare gli studi di Thomas Malory del Quattrocento sulla Morte di Artù e poi comporre un grande romanzo storico. Per l'occasione aveva affittato una villa nel Somerset, in piena atmosfera medioevale, e scrisse uno dopo l'altro i vari capitoli che raccolgono la tradizione orale di Merlino, re Artù e i Cavalieri della Tavola rotonda. Una volta arrivato al momento del tradimento di Lancillotto con Ginevra ebbe però un blocco improvviso. Eravamo arrivati ad ottobre, il paesaggio era cambiato e la natura iniziava ad accendere colori ed intensità che mal si accompagnavano con i momenti più drammatici della storia. Il problema era che, ricordando la sua lontana infanzia californiana, Steinbeck aveva sognato in mille occasioni con la fantasia di essere lui stesso a volte re Artù e a volte il prode Lancillotto, e pur conoscendo la storia, ora che doveva comporla in maniera organica, non era più in grado di farlo. L'amore verso quei personaggi meravigliosi e il tradimento erano diventati per lui inconciliabili. E il presente narrativo opprimente. Esattamente come la storia che i prossimi giorni saremo costretti a vivere con il nostro Verona con la ripresa del campionato, abbandonato al suo destino in fondo alla classifica. Una storia di amore (la nostra) ma anche di tradimento per quello che Setti, i dirigenti e i giocatori ci hanno consegnato.

[continua]
Qual è stato il miglior gialloblu in campo in Udinese-H.Verona?

Udinese    H.Verona


Braaf J.

Ceccherini F.

Coppola D.

Depaoli F.

Djuric M.

Duda O.

Hien I.

Lasagna K.

Lazovic D.

Magnani G.

Montipò L.

Ngonge C.

Piccoli R.

Sulemana I.

Tamèze A.

Terracciano F.


 


Riepilogo stagionale e classifica generale


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