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HELLAS VERONA / Le Ultimissime

LA DINAMO KIEV A VERONA

L'ESTATE DEL 1967

In questi giorni, abbiamo l'impressione di essere nell'occhio di un ciclone che sta sconvolgendo, con metodo e ferocia, il nostro quotidiano e del quale non vediamo la fine. Prima il Covid, poi la guerra, infine l'eliminazione mondiale della nazionale generano insicurezza, ci fanno sentire un po' fragili e disorientati su alcuni capisaldi che davamo per scontati. La salute, la violenza, le varie forme di sofferenza, persino l'orgoglio nazionale nascosto dietro un pallone. Tutto insieme, uno dietro l'altro.

In queste circostanze, un buon rimedio è quello di fermarsi un attimo e affidarci alla nostra curiosità, a momenti particolari che non generano nuovo stress, ma anzi ricordi, fantasia, tenerezza. Ebbene, Hellastory è andato a recuperare un evento unico per i nostri colori che riguarda la storica amichevole del nostro Verona contro la Dinamo Kiev. Proprio lei.

Partiamo con l'immagine aerea del nostro drone visuale. Ampia panoramica tutto intorno, arriva fino all'orizzonte e ci permette di contestualizzare ciò che verrà rappresentato: siamo a fine giugno 1967 e la Dinamo Kiev è la squadra più forte del campionato sovietico.

La geografia politica è completamente differente rispetto ad oggi e, parlando di calcio, il Verona vivacchia nel campionato di serie B. Ma il mondo, allora come ora, è in costante fermento. A gennaio l'esercito americano ha scatenato un'offensiva (fallimentare) sul delta del Mekong. Papa Paolo VI si è opposto alla legge sul divorzio. In Grecia, da qualche mese, è iniziata la dittatura dei colonnelli. Da pochi giorni si è conclusa la guerra dei 6 giorni in Sinai e Cis Giordania tra Israele, Egitto, Siria e Giordania. E, per non farci mancare nulla, in Nigeria è scoppiata la guerra del Biafra. Il mondo era incasinato allora come oggi. I nostri genitori vivevano probabilmente le nostre stesse insicurezze.

Il drone però ora scende sempre più in basso e l'immagine davanti a noi cambia completamente. Abbiamo lasciato tutti i conflitti e le tensioni sopra di noi e vediamo adesso solo il verde intenso di un campo di calcio familiare, la brezza serale di una bella serata estiva e uno e più motivi per andare allo stadio con gli amici a festeggiare i nostri colori contro questi fortissimi e misteriosi avversari che vengono dal lontano est. Questo cambia all'improvviso la nostra prospettive. Dà un senso persino al microcosmo dove ci nascondiamo ogni tanto per evitarci il bombardamento di brutte notizie. E magari, finiamo pure per cantare A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum, canzone stupenda e dal testo censurato, in testa alle classifiche inglesi proprio in quei giorni. E' questo il bello che trascende il quotidiano, che non dobbiamo mai stancarci di cercare.

Buona lettura.

Massimo

IL VERONA SCONFITTO CON ONORE DAI CAMPIONI SOVIETICI DELLA DINAMO KIEV

Nel mese di giugno del 1967, la squadra campione dell'Unione Sovietica, la Dinamo Kiev, arriva in Italia per una tournée, che si inserisce in una breve sosta fra la dodicesima e la tredicesima giornata del campionato sovietico. Si tratta di un autentico tour de force che porta i giocatori della Dinamo ad affrontare le seguenti partite nello spazio di pochi giorni:

Venerdì 16 giugno 1967: JUVENTUS – DINAMO KIEV 0-0
Giovedì 22 giugno 1967: SAMPDORIA – DINAMO KIEV 0-4
Sabato 24 giugno 1967: VERONA – DINAMO KIEV 1-3

Mercoledì 28 giugno 1967 la Dinamo, dopo il viaggio di rientro in patria, affronterà la tredicesima giornata del campionato sovietico, pareggiando 0-0 a Mosca contro il Lokomotiv. Una prova di spessore atletico notevole da parte dei giocatori allenati da mister Maslov, chiamati a giocare 4 partite nello spazio di 13 giorni, e praticamente sempre con gli stessi effettivi.

Impossibile, a distanza di quasi 55 anni, stabilire il criterio che ha portato i campioni dell'URSS ad affrontare, oltre alla Juventus (campione d'Italia) e alla Sampdoria (vincitrice del campionato di serie B), anche il Verona, classificatosi dodicesimo in serie B, e di fatto salvatosi solo all'ultima giornata grazie alla vittoria contro il Livorno. È comunque da notare che il Verona, nell'epoca di Garonzi, ha spesso giocato partite amichevoli di caratura internazionale. Ad esempio, dodici mesi più tardi, con ben altro risultato da festeggiare, ovvero la conquista della serie A, a Verona si esibirà la formazione brasiliana del Portoguesa.

La Dinamo Kiev, oltre ad essere campione in carica, si presenta alla tournée italiana da capoclassifica del campionato sovietico. Alla fine della stagione 1967, la Dinamo conquistera' il suo terzo titolo (secondo consecutivo), successo che ripetera' anche nel 1968 a conferma della grande caratura di quella squadra.

Nelle sue fila militano alcuni giocatori nell'orbita della Nazionale. Victor Serebrianikov (classe 1940), Leonid Ostrovski (classe 1936) e Valeri Porkuyan (classe 1944) hanno preso parte ai Mondiali d'Inghilterra nel 1966. Fa parte della rosa della Dinamo del 1967 anche Josef Sabo (classe 1940), pure lui ai Mondiali del 1966, che però non figura nei tabellini delle amichevoli disputate in Italia. L'attaccante Porkuyan ha in particolare ben figurato ai mondiali inglesi, dove è stato impiegato 3 volte realizzando ben 4 reti. Sua la doppietta con cui l'Unione Sovietica sconfisse per 2-1 il Cile il 20 luglio 1966, all'indomani della clamorosa sconfitta dell'Italia contro la Corea del Nord. Italia e Unione Sovietica erano inserite nello stesso gruppo D, dove si qualificarono proprio i sovietici e la Corea, mentre l'Italia tornò a casa e la bruciante eliminazione decretò la fine dell'era Fabbri, il CT che la Nazionale italiana aveva «strappato» al Verona nel 1962 scatenando l'ira dei dirigenti gialloblu. Per la cronaca, il match tra Italia e Unione Sovietica del 16 luglio 1966 era terminato con la vittoria di questi ultimi per 1-0 con gol di Cislenko. Fu questo l'ultimo grande torneo internazionale disputato dal portiere Lev Jashin, che l'anno dopo avrebbe disputato l'ultima partita con la maglia della nazionale. L'URSS, ai mondiali inglesi, conquisto' un onorevole quarto posto, perdendo in semifinale con la Germania Ovest ed uscendo battuta dal Portogallo nella finale per il terzo posto.

LA DINAMO KIEV A VERONA

Torniamo all'amichevole fra Verona e Dinamo Kiev in programma al Bentegodi la sera del 24 giugno 1967. Alla vigilia della partita, il Verona piazza il suo primo colpo di mercato ingaggiando l'attaccante Gianni Bui dal Catanzaro. Bui è destinato a diventare una leggenda gialloblu grazie ai suoi 15 gol nel campionato di serie A 1968-69, ma il suo acquisto, seguito in prima persona da Saverio Garonzi (all'epoca vice-commissario), portò alla frattura interna in società con le dimissioni del commissario Carlo Bonazzi.

Questo il comunicato ufficiale diramato dal Verona il 23 giugno 1967: «L'A.C. Verona comunica che nel tardo pomeriggio di oggi si sono concluse le trattative per il passaggio del giocatore Gianni Bui dall'U.S. Catanzaro al Verona. Bui giungerà domani mattina nella nostra città e non è escluso che venga inserito nella formazione che affronterà in notturna i campioni dell'Urss della Dinamo Kiev».

Bui invece non prenderà parte alla gara con la Dinamo, così come non giocherà una vecchia conoscenza del Verona, Giovan Battista Pirovano, giocatore della Fiorentina inizialmente dato fra i partecipanti, ma fermato da un infortunio. Sono invece in campo altri due giovani della Fiorentina in prova per il Verona: si tratta di Piero Lenzi (classe 1943) e Alberto Batistoni (classe 1945).

Queste le formazioni con cui le squadre scendono in campo al Bentegodi la sera del 24 giugno 1967:

VERONA: Piccoli, Lenzi, Petrelli, Tanello, Batistoni, Savoia, Golin, Scaratti, Nuti, Canuti, Bonatti.

DINAMO KIEV: Bannikov, Shegolkov, Sosnikhin, Ostrowski, Krulikowski, Turyanchik, Serebrianikov, Pouzach, Mountian, Biba, Khmelnistki.

La cronaca del quotidiano L'Arena racconta di un incontro equilibrato soprattutto nella prima frazione, quando il Verona risponde colpo su colpo alle iniziative dei sovietici grazie alla buona vena di Golin, che mette in difficoltà i difensori avversari con le sue finte e i dribbling in velocità. È proprio Golin a segnare la rete del momentaneo 1-1 al termine di un'iniziativa personale e uno scambio in velocità con Bonatti. Il suo rasoterra non lascia scampo al portiere sovietico.

La Dinamo Kiev si dimostra squadra molto compatta, solida e ben impostata tatticamente. Manca magari di fantasia, ma supplisce con organizzazione ed agonismo. Nella ripresa, Liedholm e Pozzan operano diversi cambi rivoluzionando l'assetto della squadra. Entrano Depetrini per Lenzi, Bacchini per Tanello, Maldera per Batistoni e Joan per Scaratti. Il ritmo del secondo tempo è più blando: siamo a fine giugno, e se il Verona è pronto per le vacanze estive, la Dinamo è pur sempre reduce da due partite in pochi giorni e deve pure pensare al prossimo impegno di campionato a Mosca. E' ancora Golin il piu' attivo fra i gialloblu e, da un atterramento dell'ala di Soave, l'arbitro romano Acernese concede il rigore per il Verona. Savoia calcia a mezz'altezza sulla destra del portiere Bannikov che con un balzo riesce a deviare in angolo.

La Dinamo, scampato il pericolo, preme sull'acceleratore. Turyanchik salta Petrelli in velocità e crossa teso verso il centro dove Serebrianikov di testa infila in rete il 2-1 per i sovietici. Sempre secondo la cronaca de L'Arena, alla mezzora la gara si fa nervosa quando, in occasione di un calcio di punizione da buona posizione per il Verona, i giocatori della Dinamo non rispettano la distanza regolamentare e l'arbitro Acernese non riesce ad imporsi. I sovietici forse fanno finta di non capire, fatto sta che Canuti protesta in modo vistoso e il pubblico veronese comincia a prendere di mira l'arbitro romano con qualche coro. Il Verona ha comunque la possibilità di ristabilire la parità con Joan che colpisce la traversa. Due minuti dopo la Dinamo chiude i conti con Mountian che infila il gol del 3-1 finale.

Fra le note positive dell'incontro c'è sicuramente la prestazione del giovane Batistoni che convince la dirigenza gialloblu a perfezionare l'acquisto dalla Fiorentina, dove non aveva ancora esordito in prima squadra ma era stato schierato solo nelle riserve. Piero Lenzi invece non deve avere convinto appieno; il suo futuro sarà al Venezia in serie B. Per Alberto Batistoni invece, che inizialmente fu catalogato come «acquisto minore», parlano i numeri: 6 stagioni al Verona e 167 presenze ne fanno tuttora uno dei primi 50 «alfieri» della storia gialloblu.

Per il Verona, nonostante la sconfitta, la piccola soddisfazione di essere stata l'unica formazione italiana a segnare una rete ai campioni dell'Unione Sovietica, impresa non riuscita nemmeno alla Juventus.

Paolo

LA DINAMO KIEV A VERONA

NOTE
In quanto al tabellino, non c'è corrispondenza fra gli autori delle reti segnalate dal quotidiano veronese e quanto si trova in archivio sul sito fcdynamo.com. Stando a L'Arena, le reti sovietiche sono ad opera di Pouzach, Serebrianikov e Mountian. Secondo fcdynamo.com, le reti sono a firma di Serebrianikov (doppietta) e Khmelnistki. Sembra quindi che l'unica certezza sia che Serebrianikov abbia segnato almeno una rete.

FONTI
L'Arena, pagine dello Sport Veronese, dal 21 giugno 1967 al 25 giugno 1967
Sito internet fcdynamo.com
Sito internet juworld.net
Sito internet footballfacts.ru
Sito internet 1927.kiev.ua
Supermondiale – La storia della Coppa del Mondo di calcio – Panini, allegato a La Gazzetta dello Sport



Hellastory, 31/03/2022

CIOFFI ALLA RICERCA DEL VERONA PERDUTO


Ho l'impressione che, dopo la confusione generata dal mercato, si continui crearne di nuova anche nelle soluzioni tattiche partita dopo partita. Laddove Tudor aveva trovato la fortuna del Verona dando continuità al lavoro di Juric migliorandolo gradatamente con il suo stile personale, Cioffi invece, ha stravolto priorità e leadership cancellando di fatto ogni tipo di continuità. Quando in conferenza stampa parla dei singoli, traspare evidente il suo concetto di base secondo cui «tutti sono in discussione, nessuno è sicuro di giocare». Questo probabilmente dipende dal fatto che lui ritiene efficaci alcune teorie aziendali (peraltro, recentemente messe in discussione dalle prove dei fatti) che mettono in competizione tutti i collaboratori ponendoli gli uni contro gli altri al fine di migliorare la produttività. Giovani contro vecchi, arroganza contro esperienza. Ma così facendo, il mister ha di fatto eliminato tutti i riferimenti degli ultimi anni. Ogni partita scende in campo una formazione diversa e i 5 cambi a disposizione, anziché consolidare, sperano di ribaltare quello che non sono riusciti ad esprimere in campo i titolari. O sbaglia la formazione iniziale, o non trasmette la giusta concentrazione, fatto sta che il Verona sbaglia quasi sempre l'approccio (salvo forse solo il primo tempo con la Lazio). Quello che emerge è infatti un Hellas continuo cantiere aperto dove la paura di sbagliare (e quindi di perdere l'opportunità a disposizione) condiziona ogni singolo giocatore che non riesce poi ad esprimersi al meglio per due partite di seguito. E' una squadra che non costruisce gioco, che fatica a difendersi, che non ha un'identità. Gunter, Ilic, Tameze, lo stesso Lazovic costretto a cambiare più ruoli, non sono più gli stessi. D'altra parte, in questa confusione generale, purtroppo continuano a trovare spazio i modesti Lasagna, Depaoli, Dawidowicz e Djuric di cui non comprendo il valore.

[continua]
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