Dossier 2025/2026
Finché non arriverà anche a Verona qualche magnate dai lineamenti esotici, mediorientali o asiatici, con il vizio del calcio, disposto a buttare tanti milioni per il capriccio di vedere la sua squadra farsi strada nei piani alti, lasciamo pure ogni speranza di cambiare menù: senza schei si vive alla giornata, scommettendo su giocatori presi in giro per il mondo, con l'obiettivo che facciano qualche buona partita per essere rivenduti valorizzati, a prezzo superiore. Non è una dinamica nuova, non ci scandalizziamo, ma la piega che ha preso in un calcio dove servono sempre più soldi per sopravvivere, escludendo di fatto chi non può attingere da finanziatori esterni all'attività, ha reso del tutto secondario il dato sportivo, ovvero quello che per molto tempo è stato l'oggetto principale, leggi gioco del calcio, squadra, campionato e coppa, partite, maglia, calciatori, pallone, righe bianche, porte con reti, tribune attorno, quelle cose lì insomma. Con l'entrata in campo di fondi e soggetti simili, inoltre, la differenza tra grandi e piccole società è diventata sempre più marcata, trasformando le seconde in una sorta di sparring partner per le prime, a meno che, appunto, non vengano acquistate, per capriccio o per dinamiche legate ad aspetti non sportivi, da figure come quelle citate nell'incipit. Per tutte le altre, la parola d'ordine è ormai "plusvalenza”, termine che indica il profitto, per certi versi una sorta di speculazione, su operazioni di entrata ed uscita, spesso velocissime, giusto qualche mese, necessarie per quei "conti a posto" che valgono solo per le realtà che si devono arrangiare, quelle senza facoltosi ricconi col "tacuin" sempre aperto, quelle senza spudorati sostegni nei piani alti, quelle per cui le regole di fair play finanziario devono essere seguite pedissequamente. Quelle come il Verona insomma. Chi si aspettava che il dopo Setti avrebbe modificato questo assunto, che un fondo texano disposto ad investire a Verona avrebbe cambiato subito schema, si è sbagliato: non solo lo schema è rimasto quello, ma con il mantra di sistemare il bilancio che ha prevalso su tutto il resto, in primis sulla categoria, abbandonata già a febbraio con un paracadute di 25 milioni da incassare e il buon Sammarco chiamato a fare da Caronte, a tenere il timone del traghetto verso la B.
Di questo campionato, sotto il profilo sportivo, c'è peraltro ben poco da dire, basta ricordare il misero bottino di 3 vittorie (una sola al Bentegodi), 12 pareggi e 23 sconfitte come istantanea di una stagione pessima, tra le peggiori in assoluto, con l'aggravante, non di poco conto, che, dopo una prima parte di campionato nella quale si è visto comunque un impegno e in cui a vistose lacune si è aggiunta anche un po' di sfortuna (forse facente il paio con qualche favorevole episodio registrato nel campionato precedente), ai piani alti hanno deciso che andava bene così togliendo ogni dignità alla retrocessione. Da febbraio abbiamo assistito ad una lenta, inesorabile, inguardabile e indegna passerella, inframmezzata qua e là da qualche lampo, da qualche tenue segnale di ripresa presto risucchiato nella mediocrità di una squadra priva di una vera guida, in campo e fuori, più che di qualità.
Non si salva nessuno, iniziando dalla "testa”, sempre che un fondo una testa vera ce l'abbia, perché Zanzi ci ha messo la faccia, bella sorridente e accomodante, ma solo quella, mentre il capo grosso di Presidio, tale Puscasiu, ha di certo guardato al bilancio più che al campionato, probabilmente a garanzia degli investitori scegliendo il male minore, non si spiegano sennò decisioni come la conferma di Zanetti oltre ogni ragionevole scadenza, la sua mancata sostituzione con un tecnico in grado di provare una rimonta e un mercato di gennaio al ribasso. In questo ambiente, Sogliano, abituato a confrontarsi con il solo Setti, ha certamente perso buona parte della sua autonomia, in particolare nel mercato di gennaio, costretto a tirare la cinghia, anche se qualcuno ancora sostiene che ha semplicemente perso quel "tocco magico" che per qualche stagione ha fatto la differenza nella scelta dei rinforzi: magari entrambe le cose, chissà. Forse il solo Sammarco, prelevato dalla primavera come soluzione a costo zero per chiudere la stagione quando mancavano ancora più di tre mesi alla fine, ne esce con un minimo di dignità. Sui giocatori ci sarà modo, nelle altre sezioni del dossier, di approfondire aspettative e resa effettiva, ma da salvare, anche nei singoli, c'è davvero poco.
Per i posteri che vorranno fare del masochismo in un futuro prossimo o remoto, andiamo a ripercorrere le tappe della stagione, partita nell'estate 2025 con la riconferma di Zanetti in panchina (se andate a rileggervi l'apertura del Dossier 2024-'25 ci trovate una serie di considerazioni che calzano ancora a pennello sul Mister di Valdagno). Per il mercato, Sogliano ha seguito il solito schema cercando colpacci e saldi dell'ultimo minuto a stagione ormai iniziata, dopo un ritiro che risentiva dell'ennesimo smantellamento, una coppa Italia giocata per fare fiato, con il rischio concreto di essere cacciati fuori già dallo sconosciuto Cerignola, rimandando peraltro l'addio alla coppa nazionale al turno successivo, ad opera del Venezia. Da segnalare, come attenuante per onorare una cronaca che potrebbe sembrare troppo sbilanciata, il brutto infortunio in precampionato a Suslov, designato a guidare il centrocampo dopo l'addio di Duda e subito fuori gioco a tempo indeterminato. A ranghi completi, soprattutto con gli arrivi di Giovane e Orban in attacco, il Verona sembrava comunque, pesando a spanne i nuovi arrivi, avere le carte in regola per salvarsi e, in tutta onestà, per qualche gara, la sensazione che le potenzialità della squadra fossero all'altezza delle aspettative le abbiamo avute tutti. Non un gran gioco, ma con Zanetti lo sapevamo già, e comunque i tempi per trovare equilibri nel via vai di giocatori provenienti da ogni dove avrebbero messo in difficoltà chiunque e peraltro nessuno si aspettava lo spettacolo piuttosto che la concretezza di chi deve soffrire. Giovane dava l'impressione di essere l'uomo giusto per dare il "la" all'attacco gialloblù grazie a buona tecnica, alla velocità, all'imprevedibilità nello stretto, alla capacità di saltare l'uomo e di dare profondità alla manovra approfittando degli spazi in ripartenza, proponendosi per l'ultimo passaggio o anche per la conclusione; purtroppo ogni tanto non solo perdeva la bussola, ma sfuggiva pure ai gps ritrovandosi a giocare da solo in varie parti del campo, auto-scartandosi in una sorta di onanismo con la palla finendo col perderla, sbagliando passaggi semplici ed offrendo pure assist irresistibili ai giocatori avversarsi. Orban, indecifrabile, con il perenne grugno incazzato da teppista di periferia, metteva in campo molta grinta, affamato nel proporsi come finalizzatore, tirava spesso da ogni dove, sbagliava spesso, ma si trovava anche a fare reparto da solo e ogni tanto azzeccava il tiro o la giocata giusta. A completare il parco attaccanti l'enigmatico (nel senso che sfuggono i requisiti perché frequenti un campo di calcio) Sarr e Mosquera, centravanti di stazza imponente che avrebbe fatto faville qualche tempo fa come testimonial di pubblicità politicamente corretta della Mattel per il lancio di un Big Jim sudamericano. Dietro, una difesa non eccelsa, un po' lenta nelle marcature dei centrali, non impeccabile nei disimpegni, ma comunque in linea con l'obiettivo. Ricordiamo in particolare gli innesti di Bella Kotchap (giocatore di altra categoria, ex nazionale tedesco, ma arrivato rotto e quindi impiegato a fasi alterne), del biondo danese Nelsson, del roccioso basco Nunez (la cui velocità sul campo è stata inversamente proporzionale a quella con cui ha fatto le valigie dopo aver capito l'aria che tirava), del franco-tunisino Belghali. Quest'ultimo, esterno classico leggero ma arcigno, autore di qualche buona prestazione con predisposizione ai contrasti, ai recuperi e alle ripartenze sulla fascia, è stato una bella sorpresa durata fino a quando si è iniziato a parlare delle solite grandi squadre interessate a lui, poi tra infortuni e prestazioni incolori è rientrato nel mazzo: evidentemente era meglio non mettere a rischio una buona plusvalenza. A completare il reparto i confermati Valentini, Frese e Bradaric, oltre a qualche Carneade di cui abbiamo avuto solo fuggevoli, e non indimenticabili, apparizioni. Il centrocampo è apparso subito il reparto più in sofferenza, orfano di Duda e poi di Suslov, ci si aspettava che Serdar dimostrasse tutto il suo valore, che Gagliardini facesse ordine e che tra i nuovi arrivati ci fosse qualcuno in grado di prendersi il peso dei contrasti, delle ripartenze, dei passaggi orizzontali quando c'era da rifiatare e di quelli verticali quando c'erano gli spazi giusti per innescare l'attacco. I vari Al-Musrati, Akpa Akpro e Niasse hanno alternato qualche discreta prestazione a molto anonimato, nessuno è sembrato in grado di fare la differenza, solo Bernede si è ritagliato uno spazio di fiducia mostrando una certa continuità e discrete qualità, ma, di fatto non è stato in grado di fare la differenza. In porta il buon Montipò, di cui conosciamo gli alti e bassi, le sue difficoltà fuori dai pali, nelle uscite e a volte nel posizionarsi sui calci piazzati, ci ha messo del suo: mai avremmo pensato ad una stagione così deludente anche da parte sua.
L'inizio di campionato, a Udine, non era stato malvagio, un buon pareggio contro una buona squadra. Alla seconda giornata però arriva immediata la goleada in casa della Lazio senza mai entrare in partita: uno 0-4 che si spera sia solo un brutto episodio. Alla terza, al Bentegodi contro una Cremonese lanciatissima, dominiamo la gara pur non mostrando un gioco fluido e organizzato, ma dove non arriva il bravo portiere ospite sbagliamo noi e finisce 0-0. Brutto segno, soprattutto con il senno di poi. Di ben altra caratura il successivo pari casalingo contro la Juve per 1-1 con un Verona che si fa apprezzare per la giusta grinta mostrando anche una discreta personalità. Amaro in bocca a Roma contro i giallorossi: giochiamo una buona gara ma non arrivano i gol e la Roma vince con il minimo sforzo. Poi una brutta sconfitta in casa contro il Sassuolo, palesemente in cerca di un pareggio tranquillo, che si porta a casa 3 punti grazie ad un rigore regalato dalla nostra difesa. A Pisa, scontro diretto che più diretto non si può, ancora una volta ci si trova spuntati in attacco e finisce 0-0, quarto pareggio per una squadra che l'anno precedente non pareggiava mai, e anche questo, col senno di poi offre una lettura chiara della situazione. La gara che però segna la prima vera svolta in negativo è quella contro il Cagliari al Bentegodi: un buon Verona si porta in vantaggio per 2-0 a venti minuti dalla fine ma si fa raggiungere nel finale e butta via una vittoria che avrebbe potuto essere fondamentale. La responsabilità di Zanetti in questo caso è chiarissima, perché invece di tenere alta la tensione nel finale, la calcola già vinta, inserisce il malcapitato Fallou Cham, preso nei dilettanti e papabile di clamorosa plusvalenza, destabilizza il reparto, e proprio dalla sua parte arrivano le azioni che portano ai due gol ospiti. In un colpo solo si perdono 2 punti, si brucia il potenziale di un ragazzo buttato nella mischia al momento sbagliato e si manda un messaggio di sfiducia a tutta la squadra circa la lettura di una partita da vincere a tutti i costi. Personalmente, ma qui si entra nel ginepraio delle ipotesi da bar sport, credo che se avessimo battuto Cremonese e Cagliari, forse il proseguo del campionato sarebbe stato diverso, non solo per i 4 punti in più che comunque nella classifica contingente avrebbero messo la squadra in una posizione tale da non dover giocarsi sempre l'ultima spiaggia nella partita successiva, quanto per l'impatto in termini di fiducia e autostima per tutto il gruppo. Sono anche convinto, e non è una novità, che un altro tecnico con quel materiale a disposizione avrebbe avuto maggiori chances di tenerci sopra la linea di galleggiamento.
Tornando ai freddi numeri, dopo l'amarissimo pari contro il Cagliari arriva una netta sconfitta a Como e quella, sfortunata, contro l'Inter, a causa di un autogol in pieno recupero dopo una gara di spessore e una grande prestazione personale di Giovane.
Apriamo a questo punto un piccolo inciso sul diverso atteggiamento del Verona nei confronti delle grandi rispetto alle piccole: a fine stagione contiamo 2 pareggi con la Juve, un pareggio e una sfigatissima sconfitta di misura contro l'Inter, un pareggio a Napoli, una roboante vittoria interna contro l'Atalanta, 3 punti a Bologna e buone prestazioni contro la Roma pur non facendo punti. Contro Pisa, Cremonese e Lecce ben 6 pareggi a reti inviolate, doppie sconfitte con Parma, Torino, Sassuolo e Genoa, imbarcata a Cagliari, sconfitta netta contro l'Udinese in casa. Si sa che la salvezza passa dagli scontri diretti e il bilancio deficitario con le antagoniste per il quartultimo posto la dice lunga sul diverso atteggiamento, tattico e mentale, delle concorrenti, evidentemente meglio organizzate a tutti i livelli visto che la qualità della rosa del Verona contro le grandi è sembrata all'altezza.
Alla 14^ giornata si registra la prima vittoria. Battuta l'Atalanta per 3-1, la migliore partita della stagione, una bellissima rondine che non farà primavera ma che al momento sembrava sbloccare finalmente la situazione. Alla 15^ giornata la seconda vittoria, targata Orban, in casa di una Fiorentina derelitta, fa pensare ad una vera e proprio svolta, 6 punti che ossigenano la classifica e le speranze: siamo a metà dicembre, in risalita e si inizia a ragionare su un mercato di gennaio in grado di colmare le lacune.
Il 2025 si chiude invece con un pesante 0-3 a San Siro contro il Milan e il 2026 si apre con una sconfitta ancora più pesante, perché casalinga e contro un Torino di bassa classifica: un altro 0-3. Le voci di mercato, in particolare la partenza di Giovane e Belghali, la fuga di Nunez e l'incertezza che regna in casa Hellas complicano la già precaria concentrazione della squadra. Pareggiamo a Napoli, giocando un ottimo primo tempo e soffrendo nella ripresa, evitando comunque la sconfitta. Poi perdiamo in casa contro Lazio e Bologna, andiamo ad impattare a Cremona una gara da vincere a tutti i costi e perdiamo male contro Udinese e Cagliari, allontanandoci sempre più dalla zona salvezza.
La squadra è nel caos, si spera nel Dio Sogliano, divinità pagana della plusvalenza e dei colpacci di gennaio. Zanetti, nonostante più volte si levassero voci, di fatto infondate (per ragioni di cassa evidentemente) di un suo imminente esonero, verrà messo alla porta solo il 2 febbraio, in concomitanza con la chiusura della finestra di un mercato in cui il Verona compie soprattutto operazioni di assestamento su prestiti e seconde linee, con un solo vero colpo in uscita (Giovane al Napoli) e nessun vero rinforzo: la squadra viene affidata a Sammarco, già sotto contratto come allenatore della primavera e tra i nuovi arrivi troveranno spazio solo l'attaccante scozzese Bowie e il centrale difensivo Edmundsson, proveniente dalle Far Oer, che portano il numero di nazioni rappresentate nel Verona alla strabiliante cifra di 21!
Il messaggio della società è chiaro e inequivocabile: nessun vero impegno per tentare una rimonta, il Verona è già virtualmente in serie B a febbraio. Nelle restanti 15 gare, dei 45 punti in palio il Verona ne prende solo 7 retrocedendo come penultima solo perché il Pisa è riuscito a fare peggio. Più che l'andamento delle singole gare, che in mezzo a tante sconfitte regala qualche bella sorpresa come una vittoria a Bologna e il pareggio in casa Juve, è proprio la decisione dall'alto di tirare i remi in barca a mezza stagione, senza nessun rispetto per i tifosi, a marchiare di infamia la stagione: si retrocede senza dignità, senza lottare, per calcoli di bilancio, espropriando il dato sportivo del suo unico obiettivo: giocarsela sempre fine alla fine.
Una retrocessione che arriva dopo 7 stagioni in serie A, al primo campionato con la nuova società gestita dal fondo texano.
La serie B è la categoria che abbiamo maggiormente frequentato, non è certamente una novità e non spaventa in quanto tale, ma questa struttura pseudo-sportiva che si ostinano ancora a chiamare calcio, apre a seri dubbi sul futuro di una società come il Verona, gestita da entità che di storia, radicamento culturale, affettivo e identitario con il territorio scaligero non condividono nulla e nemmeno lo stesso risultato sportivo, oggetto dell'attività di una società calcistica, risulta accessorio ad altri scopi di natura finanziaria nel medio termine. Nessuno chiede la beneficenza, ma se compri una società di calcio dovresti considerare che diventi responsabile di una storia, di un rapporto profondo e popolare che chiede rispetto e dignità prima ancora dei risultati, diventi responsabile della stessa presenza di una squadra che rappresenti il veronese così com'è sempre stato in 122 anni. Erano discorsi, che per qualcuno suoneranno certamente ridicoli e ingenui, che fanno eco dai tempi della Invest di Uzzo, poi di Pastorello, poi ancora di Setti, soggetti che quantomeno erano ben identificabili e in qualche modo connessi ad un calcio in cambiamento ma ancora legato ad una realtà verificabile. Stavolta è diverso, sembra esserci una scissione profonda non solo tra chi tiene i cordoni della borsa e chi ama i colori gialloblù, ma anche, e vado in chiusura riprendendo dall'inizio, tra il calcio, che abbiamo sposato come grande amore della vita, e questo onlyfans a gettone senza più nessun pudore di nascondere la sua natura mercenaria, perché non è rimasto nient'altro che quella. Preso coscienza di questo, prese le giuste precauzioni al fine di non eccedere nel dramma sconsolato del boomer che non riconosce più non solo il calcio, ma il mondo attuale nel suo complesso, se possibile, visto che il passato recente fa solo male, cerchiamo di guardare avanti con un po' di razionalità: Presidio ha investito e qualcosa dovrà fare per rientrare quantomeno dalla spesa. Quindi, come gli innamorati traditi, ingannati dagli eventi, protagonisti di tragedie, ancorati a sentimenti che trascendono la logica, affidiamoci ad una "sospirata speme”, destinata a trapassare per ultima e quindi ancora invocabile, per la nuova stagione: i texani sono gente da rodeo, dovrebbero essere avvezzi ai disarcionamenti ma anche alle risalite sul toro imbizzarrito, per fare colpo su qualche biondona ma soprattutto se in palio c'è un bel premio in danaro. Quindi non possiamo fare altro che sperare in meglio, per quanto, metafora alla mano, quelli disarcionati e attualmente a pancia sotto nella boazza del toro siamo noi tifosi, mica loro.
Davide
Hellastory, 29/06/2026
SOGLIANO (PER ORA) RILANCIA, TRA MILLE INCERTEZZE
Da un mese a questa parte si discute spesso intorno al silenzio di Sogliano in merito al suo possibile addio e relativo passaggio ad altre società (pare infatti sia stato avvicinato da Lazio, Roma e Lecce), ma tutto si giustifica con il rispetto del contratto in essere. O si chiudeva un accordo o era inutile parlarne. Altro discorso invece riguarda il suo attuale silenzio in merito al prolungamento contrattuale proposto da Presidio: Sogliano vuole giocarsi ogni opportunità di riscatto quest’anno. Non ha senso allungare il brodo, come è costretta a fare la proprietà per recuperare l’investimento. Anche perché, se il Verona non dovesse farcela a risalire subito in serie A si tratterebbe del secondo fallimento stagionale consecutivo. Questo è chiaro a tutti, al Direttore Sportivo in primis. Tutto ciò premesso, mi sento molto sollevato. Pensare di precipitare in B lasciando (quel che resta della) baracca e burattini in mano a questa proprietà mi metteva i brividi. La serie B è difficile da affrontare, abbiamo tutti davanti agli occhi le frequenti storie di insuccesso post retrocessione dalla Salernitana alla Sampdoria, dall'Empoli allo Spezia, al primo anno del Frosinone. Al contrario, sono poche le storie di un veloce riscatto; Sassuolo, Venezia e Monza hanno potuto contare sulla conferma dei giocatori più rappresentativi (condizione improponibile per il Verona) rilanciati attraverso scelte oculate in panchina. Noi invece siamo costretti a ricostruire tutto. Per l'ennesima volta, aggiungo. Quello che ci aspetta l'anno prossimo sarà dunque un campionato completamente diverso, al quale non siamo più abituati, dove il rango non conta, si lotta su ogni pallone e ogni partita fa storia a se. E poi, ci aspettano tutti quei derby !
[continua]

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