Dossier 2025/2026
Il problema di fondo è che siamo portati a storicizzare il nostro presente. E' quasi inevitabile. Così facendo tendiamo a replicare all'infinito la nostra condizione attuale, quella che stiamo vivendo, perché è l'unica che conosciamo a fondo. Quando siamo in salute non tratteniamo dentro di noi la brutta esperienza dell'ultima influenza che abbiamo patito, quando siamo ammalati siamo convinti di non guarire più. L'unico stato che conosciamo è quello in essere. Forse è persino un bene, altrimenti verremmo soffocati dal peso delle difficoltà anche una volta superate. Ma, quando cambia drasticamente la nostra condizione, la memoria storica non ci aiuta e allora andiamo in crisi. Ciò che è accaduto in passato, in quanto passato, è bello che concluso e il finale è un film ammorbidito proprio dal fatto di essere già avvenuto e non può più cambiare. Nessuna sorpresa è molto rassicurante. Certo, le tragedie, ansie, gioie patite allora sono andate perse dietro ricordi annacquati e un po' malinconici. Dire che il Verona ha già giocato in serie B è un dato di fatto. Ma la nostra memoria storica ha trattenuto solo qualcosa di poco traumatico visti i veloci riscatti dell'epoca Setti. Già il paludoso periodo di Pastorello – Arvedi rimane più vago. Per non parlare del Verona degli anni 70 e antecedenti che pochissimi hanno vissuto e nei quali la serie B era invece una condizione stabile ed inamovibile. Come ricorda Carlo, a fronte di complessivi 35 campionati giocati in A, il Verona ne ha disputati in B ben 53. Ora che il prossimo futuro è destinato a cambiare radicalmente, la domanda che ci chiediamo tutti è se questa retrocessione sancisce la fine di un'epoca sostanzialmente felice per iniziare un nuovo purgatorio o sarà invece solo un breve incidente di percorso?
La storicizzazione (del presente) è vuota e per questo ci lascia interdetti, preoccupati, ansiosi. Sappiamo benissimo cosa significa lottare in serie A per non retrocedere, crediamo nel turnover di giocatori (spesso esotici) che ogni anno ci propone Sogliano, siamo convinti che il vecchio cuore gialloblù alla fine la spunta sempre. Ma adesso tutto è cambiato: avversari, obiettivi, contesto. Il Verona, da protagonista della propria salvezza deve diventare protagonista della propria rinascita.
Con gli amici di Hellastory, nel Dossier in corso, ci siamo soffermati sul fallimento della stagione appena conclusa. Ma poco o nulla possiamo sapere della prossima. C'è sicuramente una squadra da battere (il Palermo, che si sta ulteriormente rinforzando), ci sono due retrocesse che daranno battaglia come noi (Cremonese e Pisa), ci saranno sicuramente almeno un paio di avversari nuovi che riusciranno a trovare quel mix di leggerezza e valore tecnico in grado di dare fastidio a chiunque (quest'anno Catanzaro e Juve Stabia), ci saranno infine i soliti fallimenti causati da investimenti sbagliati e oppressioni economiche (quest'anno Empoli, Bari e Spezia).
Che Verona sarà? Che testa avrà? Quanto riuscirà a scrollarsi di dosso la presunzione del rango? Non è così scontato il campionato di serie B: Sampdoria e Salernitana non ci sono riuscite, il Brescia è addirittura fallito (e rinato solo grazie al Feralpi Salò). Andiamo insomma incontro a terre inesplorate.
Indubbiamente la conferma orgogliosa di Sogliano, che vuole riscattare gli errori dello scorso campionato, e l'arrivo altrettanto orgoglioso di Baroni, che vuole riscattare le débâcles con Lazio e Torino, sono ottimi presupposti. Come anche l'opportunità unica di ricostruire una squadra puntando sui giovani (possibilmente italiani) per creare nuove basi patrimoniali sia in ottica agonistica che finanziaria (le famose plusvalenze). In mezzo però c'è tutto il resto. Tutto quello che la nostra memoria storica ha perduto. Dalle trasferte in stadi di provincia, ai rischiosi derby che ci aspettano, dall'agonismo esasperato all'emarginazione mediatica (la serie B non interessa a nessuno), dalla speranza nella promozione diretta (o ai playoff come accadde l'ultima volta) alla funzione ondivaga della classifica che ha però solo un paio di periodi davvero focali: 1) l'inizio del campionato, per capire subito se il mix di mercato e preparazione sono stati fatti bene e la testa è entrata nella visione della serie B e 2) da marzo in poi, quando i risultati valgono doppio e ogni punto di classifica definisce la posizione acquisita.
In questo contesto piuttosto indecifrabile fa piacere l'operazione simpatia in atto. I ritorni di Baroni, Ferrarese, Calvetti e Pavanel e persino la presentazione della nuova maglietta da parte di Elkjaer sono un richiamo alle armi. Il Verona è sempre quello che abbiamo amato, ora c'è bisogno di noi anche in serie B.
Non ci resta dunque che attendere il responso del campo. Con la consapevolezza che quest'anno, tra mille difficoltà, la società parte con i vantaggi del paracadute, il cospicuo incasso di Giovane, le plusvalenze di Bella Kotchap, Belghali e probabilmente di Bowie. Tutte situazioni irripetibili. Per questo, Sogliano e Baroni hanno accettato la sfida. Ma siamo al limite del o la va o la spacca. Sprecare queste opportunità non solo sarebbe un nuovo fallimento sportivo, ma potrebbe condizionare anche il futuro con l'inevitabile ridimensionamento. Abbiamo compreso perfettamente come funziona Presidio: se è vero che la proprietà lascia in società tutto ciò che incassa, è altrettanto vero che, una volta definita la dotazione del fondo dedicato al Verona, non ci saranno ulteriori versamenti di capitale. Al massimo si allunga il progetto (che, sulla base degli investimenti presenti sulla home page di Presidio Investor, dura in media 6-8 anni). La gestione economica del Verona rimarrà dunque sempre e solo quella che scaturisce dalla somma algebrica di due voci: plusvalenze e risparmio di costi. Il valore sportivo dipende dalle capacità degli atleti e dirigenti che si può permettere. Ecco perché, alla fine, memoria storica e contingenza economica costringono il Verona a dover vincere subito e a restituire il prima possibile ai propri tifosi quei livelli sportivi che meritano. Perdersi lungo le terre inesplorate della serie B sarebbe troppo rischioso.
Massimo
Colonna sonora: Land of Hope and Dreams, Bruce Springsteen
Hellastory, 13/07/2026
SOGLIANO (PER ORA) RILANCIA, TRA MILLE INCERTEZZE
Da un mese a questa parte si discute spesso intorno al silenzio di Sogliano in merito al suo possibile addio e relativo passaggio ad altre società (pare infatti sia stato avvicinato da Lazio, Roma e Lecce), ma tutto si giustifica con il rispetto del contratto in essere. O si chiudeva un accordo o era inutile parlarne. Altro discorso invece riguarda il suo attuale silenzio in merito al prolungamento contrattuale proposto da Presidio: Sogliano vuole giocarsi ogni opportunità di riscatto quest’anno. Non ha senso allungare il brodo, come è costretta a fare la proprietà per recuperare l’investimento. Anche perché, se il Verona non dovesse farcela a risalire subito in serie A si tratterebbe del secondo fallimento stagionale consecutivo. Questo è chiaro a tutti, al Direttore Sportivo in primis. Tutto ciò premesso, mi sento molto sollevato. Pensare di precipitare in B lasciando (quel che resta della) baracca e burattini in mano a questa proprietà mi metteva i brividi. La serie B è difficile da affrontare, abbiamo tutti davanti agli occhi le frequenti storie di insuccesso post retrocessione dalla Salernitana alla Sampdoria, dall'Empoli allo Spezia, al primo anno del Frosinone. Al contrario, sono poche le storie di un veloce riscatto; Sassuolo, Venezia e Monza hanno potuto contare sulla conferma dei giocatori più rappresentativi (condizione improponibile per il Verona) rilanciati attraverso scelte oculate in panchina. Noi invece siamo costretti a ricostruire tutto. Per l'ennesima volta, aggiungo. Quello che ci aspetta l'anno prossimo sarà dunque un campionato completamente diverso, al quale non siamo più abituati, dove il rango non conta, si lotta su ogni pallone e ogni partita fa storia a se. E poi, ci aspettano tutti quei derby !
[continua]

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