C'è una preghiera che mi ronza nella testa da diversi anni e che inizia con: "Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso e la saggezza per conoscere la differenza". Sono andato a vederne l'autore perché non lo conoscevo e si tratta di un pastore luterano di nome Reinhold Niebuhr.
Non è facile, dirà qualcuno mentre altri diranno che è impossibile. Ma in fondo, se fosse facile, non esisterebbe la preghiera e nemmeno l'implorazione avrebbe senso.
Non è stato facile l'anno scorso per i tifosi accettare un campionato fallimentare. Io stesso, negli ultimi mesi, ho provato una vera sensazione di vomito nel vedere certe partite e certi atteggiamenti. Però, se pensiamo alla preghiera, in un certo senso ci possiamo consolare: siamo entrati in un tunnel, non possiamo farci nulla, non ne vediamo l'uscita e nemmeno sappiamo se esista, tanto vale che proviamo ad arredarlo in qualche maniera.
Sempre verso il termine della stagione scorsa ho finito di scrivere "Pionieri" , la storia dei primi anni del nostro Hellas, dalla fondazione alla Prima Guerra e, guardando avanti all'incombente nuovo campionato di Serie B, mi sono reso conto con immensa "gioia" e "simpatia" che avremmo ritrovato sulla nostra strada avversarie storiche contro le quali abbiamo battagliato alla grande oltre 110 anni fa.
Una sorta di vecchi "conoscenti" con cui si litigava da bambini e che ogni tanto è bello ritrovare, ovviamente per litigarci ancora, di brutto, ma sempre con un gusto retrò.
Persiste un po' di rammarico per aver solo sfiorato Venezia e Brescia, ma ci consoliamo ritrovando il Vicenza, che non ha bisogno certo di presentazioni; ritroviamo anche il Modena, con il quale abbiamo condiviso i campionati 1912-13 e 1913-14, e infine si ripresenta al nostro cospetto anche il Padova.
Con il Padova, nell'epoca pionieristica più che giocarci ci abbiamo giochicchiato. Sgombriamo il campo dai dubbi dicendo che nella tarda Belle Époque di Padova ce n'erano due e giocavano contemporaneamente. Il Petrarca Padova fu fondato prima del Padova attuale, ma poi è sparito nel giro di poco dai radar del calcio che conta e ora da qualche anno è definitivamente scomparso come società. Invece, il Padova-Padova, quello attuale, fu fondato all'inizio del 1910 e giocò la sua prima vera partita, un'amichevole, proprio contro il nostro Hellas, il 20 febbraio 1910 sul campo sportivo Belzoni ora Petron, primo storico terreno di gioco biancoscudato.
Quel Padova aveva una formazione con individualità migliori delle nostre, mentre noi eravamo ancora in pieno sviluppo, ma capaci di giocare con grande tenacia.
I nostri erano così schierati: Brivio, Benini, Ruberti, Rossi, Della Torre, Valeri, Fiorio, Vigevani, Bianchi, Bascheni e Strapparava.
Il Padova invece schierava: Tessari, Venturi, Bellavitis, Sarto G., Baggio G., Pozzi G. Cano, Pedrina, Treves de Bonfigli, Terrabuio e un undicesimo giocatore il cui nome si è perso nelle pieghe venete della storia.
(nella foto, una formazione del Padova del 1910)
Treves de Bonfigli era uno dei fondatori del Padova, barone, ingegnere, presidente, dirigente, attaccante. Un personaggio poliedrico, un po' una combo tra i nostri Masprone e Fratta Pasini. Pedrina fu anch'esso giocatore-allenatore negli anni successivi mentre Tessari e Bellavitis giocarono poi anche per il Vicenza. Questo Giustiniano Bellavitis viene indicato come "morto in guerra", non nella Prima ma addirittura nella Seconda Guerra mondiale, in Russia nel 1944 a 56 anni, probabilmente da ufficiale di carriera.
Dalle cronache coeve, si legge che la partita venne giocata con grande intensità, ma finì a reti inviolate.
L'Hellas si sarebbe iscritta al suo primo campionato solo un anno dopo, mentre il Padova sguazzerà tra le categorie inferiori ancora per qualche anno, per lo più schiacciato dalla maggior intraprendenza dei concittadini-rivali del Petrarca.
Fu solo nel campionato 1914-15 che il Padova raggiunse la Prima Categoria del girone Veneto-Emiliano e ci affrontò in un campionato vero. Quattro anni dal primo incontro sembrano pochi ma per quei tempi erano un abisso. L'Hellas, nel frattempo, sui campacci veneti ed emiliani ne aveva date tante e altrettante ne aveva prese, era reduce da un campionato al primo posto a pari merito col Vicenza ed era già da qualche anno abituata a match importanti con Casale, Genoa, Pro Vercelli e Torino.
Il doppio confronto coi biancorossi fu impietoso: all'andata in trasferta vincemmo 5-2, mentre al ritorno fu un ancor migliore 7-2. Tripletta di Arnaldo Porta e doppietta di Dionigi Corsi all'andata, doppietta di Porta e tripletta di Corsi al ritorno, per un totale di 5 gol a testa.
Il nostro campionato finì al secondo posto, a una sola lunghezza dal Vicenza, mentre il Padova (quarto) riuscì nell'impresa di finire davanti al Petrarca, fanalino di coda.
Ci sono altre cose da raccontare su quel Verona-Padova 7-2, ma ce le riserviamo per la partita di ritorno. Nel frattempo, tutto quello che non vi ho raccontato lo trovate nello Speciale Pionieri.
Valeriano