HELLASTORY.net | Gialloblu ai Mondiali: Italia 90
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GIALLOBLU ai MONDIALI


Introduzione
Mexico 86
Italia 90
Corea/Giappone 2002
 

Gialloblu ai Mondiali: Italia 90

Gialloblu Ruolo Presenze Reti
Nelson Daniel GUTIERREZ Libero 4 -

Dopo la scorpacciata di Mexico 86' in cui ben cinque giocatori "veronesi" parteciparono al mondiale (ad essere pignoli ce ne sarebbe pure un sesto: Paolo Rossi, trasferitosi dal Milan al Verona proprio durante il ritiro pre-mondiale degli azzurri) la società scaligera dovette ridimensionare il numero di nazionali, vedendosi rappresentata da un solo giocatore ad Italia 90'.

Del resto in quei 4 anni molte cose erano cambiate. L'Hellas dopo aver assaporato l'aria inebriante dell'alta classifica e dell'Europa, aveva dovuto pian piano ridurre budget ed ambizioni con l'inevitabile conseguenza di un lento ed inesorabile declino. E proprio nella stagione pre-mondiale si era conclusa tristemente l'era Bagnoli, con una annata per certi versi esaltante per la situazione che si era creata, ma conclusasi con l'esito peggiore: la retrocessione. Logico che al declino della squadra coincidesse anche lo scadimento qualitativo dei membri della rosa e così dimenticati i tempi d'oro dei nazionali italiani e tedeschi, ci si dovette accontentare di un unico rappresentante, per di più di una nazionale modesta come l'Uruguay.

C'è l'incompiuta Italia di Vicini sulla strada dell'Uruguay

La nazionale uruguayana inizia il mondiale con scarse ambizioni ma anche con la consapevolezza di non aver nulla da perdere. Anche perché il girone eliminatorio non è per nulla proibitivo (passano 3 su 4 e c'è la Corea del Sud) e nell'orizzonte c'è la prospettiva di giocare contro l'Italia di Vicini, cosa che permetterebbe ai molti "italiani" delle Celeste (Gutierrez, Paz, Perdomo, Aguilera, Sosa) di prendersi una simpatica rivincita contro i compagni di tante battaglie in campionato. L'avventura comincia piuttosto bene, i coriacei uruguaiani tengono a bada gli insidiosi "delanteros" spagnoli (Butragueño su tutti), presentatisi alla rassegna mondiale con grandissime ambizioni. La partita tra poche emozioni e tanti sbadigli si trascina stancamente fino al 90', anche perché i sudamericani (Gutierrez incluso) come al solito randellano che è un piacere e i poveri attaccanti spagnoli ad un certo punto decidono da alzare bandiera bianca per portare a casa le gambe integre. Arriva così un punto prestigioso per gli uomini di Tabarez che rinvigoriti dal buon esordio guardano al Belgio con rinnovato ottimismo. La partita si gioca al Bentegodi, tira quindi aria di casa per Gutierrez. Nel pieno rispetto del proverbio latino "nemo profeta in patria est" (Malesani docet), Gutierrez perde la bussola nel "suo" stadio e concede assieme ai suoi compagni di reparto tanti, troppi spazi agli avversari. I belgi non ci pensano due volte ad infilarsi nella "groviera sudamericana" e al 46' sono già tre a zero. Sul finale Bengoechea sigla il gol della bandiera che serve solo a rendere un po' meno amaro lo sgradevole sapore della sconfitta.

Così come era successo all'Italia dell'86', l'Uruguay si trova a dover battere la Corea per qualificarsi (come terza classificata) agli ottavi. La partita è ancora una volta noiosa ed enfatizza tutti i limiti della squadra di Tabarez in fase di costruzione del gioco. Il gol della vittoria arriva solo al 90' con il futuro cagliaritano Fonseca. La squadra passa, ma i dubbi e le perplessità rimangono. Tanto più che il prossimo avversario è una squadra che di nome fa Italia e che ha un unico obiettivo: arrivare in fondo a tutti i costi. Gli azzurri non hanno entusiasmato nel girone, ma hanno comunque dato l'impressione di una squadra quadrata ed autoritaria, un po' in apnea nella fase offensiva ma impenetrabile nel reparto arretrato (3 partite, 3 vittorie, 4 gol all'attivo e 0 al passivo).

L'entusiasmo dell'Olimpico trascina gli azzurri, che subito mettono all'angolo i sudamericani senza però infliggerli il colpo del ko. Anche perché gli uruguayani quando si tratta di difendere se la cavano piuttosto bene, e anche se i loro piedi non sono fenomenali nel trattare il pallone, se la cavano egregiamente quando a dover essere trattate sono le gambe avversarie. Così Gutierrez e compagni riescono a tener botta per un tempo e mezzo. Al 65' tuttavia si devono arrendere all'ennesima prodezza di Schillacci, la grande sorpresa del mondiale. In pratica la partita finisce qui. L'Uruguay sa bene di non poter superare il muro difensivo italiano e così inevitabile arrivano il secondo gol (di Serena) e l'eliminazione. Si conclude così con un risultato comunque rispettabile il mondiale dei modesti sudamericani. Sono davvero pochi i giocatori della Celeste a mettersi in luce, e tra loro non c'è sicuramente Gutierrez che nonostante abbia giocato in tutti i 4 match, non ha mai impressionato. La sua esperienza italiana proseguirà ancora per un po', ma non in maglia gialloblù. Per lui infatti si prospetta un futuro alla Lazio, squadra che lo acquisterà proprio in quell'estate.

Enrico e Francesco

Foto Storiedicalcio

CIOFFI ALLA RICERCA DEL VERONA PERDUTO


Ho l'impressione che, dopo la confusione generata dal mercato, si continui crearne di nuova anche nelle soluzioni tattiche partita dopo partita. Laddove Tudor aveva trovato la fortuna del Verona dando continuità al lavoro di Juric migliorandolo gradatamente con il suo stile personale, Cioffi invece, ha stravolto priorità e leadership cancellando di fatto ogni tipo di continuità. Quando in conferenza stampa parla dei singoli, traspare evidente il suo concetto di base secondo cui «tutti sono in discussione, nessuno è sicuro di giocare». Questo probabilmente dipende dal fatto che lui ritiene efficaci alcune teorie aziendali (peraltro, recentemente messe in discussione dalle prove dei fatti) che mettono in competizione tutti i collaboratori ponendoli gli uni contro gli altri al fine di migliorare la produttività. Giovani contro vecchi, arroganza contro esperienza. Ma così facendo, il mister ha di fatto eliminato tutti i riferimenti degli ultimi anni. Ogni partita scende in campo una formazione diversa e i 5 cambi a disposizione, anziché consolidare, sperano di ribaltare quello che non sono riusciti ad esprimere in campo i titolari. O sbaglia la formazione iniziale, o non trasmette la giusta concentrazione, fatto sta che il Verona sbaglia quasi sempre l'approccio (salvo forse solo il primo tempo con la Lazio). Quello che emerge è infatti un Hellas continuo cantiere aperto dove la paura di sbagliare (e quindi di perdere l'opportunità a disposizione) condiziona ogni singolo giocatore che non riesce poi ad esprimersi al meglio per due partite di seguito. E' una squadra che non costruisce gioco, che fatica a difendersi, che non ha un'identità. Gunter, Ilic, Tameze, lo stesso Lazovic costretto a cambiare più ruoli, non sono più gli stessi. D'altra parte, in questa confusione generale, purtroppo continuano a trovare spazio i modesti Lasagna, Depaoli, Dawidowicz e Djuric di cui non comprendo il valore.

[continua]
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