Hellas Verona 1984/85

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SCHERZI DA PETER

IL CAMPIONATO / POCHI GOL, TANTE DELUSIONI

di Mimmo Carratelli

Non s'accendono le stelle del torneo e le superfavorite partono al passo. Il trionfatore della prima giornata è Hans Peter Briegel che al «Bentegodi» annulla Maradona e dà il via alla sonora vittoria veronese.


VERONA. Il campionato spegne immediatamente, alla sua prima domenica tanto attesa, i fuochi pirotecnici di coppa. Su tutti i campi, e in particolare a Verona, Piedigrotta muore prima di cominciare. Cala il livello dei gol, scompaiono i virtuosismi, le grandi favorite dello scudetto segnano il passo sui terreni delle neopromosse, in trasferta brilla solo la Fiorentina e il Verona dei piccoli-grandi assi mette a segno il colpaccio del debutto. Non è granché per il campionato più bello del mondo irradiato sui due emisferi, Cina popolare e Caraibi compresi. Le polemiche esplodono in novanta minuti, le parole sono già pietre. Levatosi il sipario, sul palcoscenico manca l'acuto degli artisti più reclamizzati, da Maradona a Platini, a Zico. Assente giustificato Rummenigge. E così salgono alla gloria del gol, tra gli altri, Carletto Osti terzino spacca tutto, Andreone Carnevale centravanti di stazza, Pietropaolo Virdis l'incompreso di Sassari. II campionato, imponendo il clima diverso dalle allegrie di coppa, perde un po' la faccia. Canno- nieri di carriera o d'occasione di casa nostra danno la paga alle spingarde e ai giocolieri stranieri. Il conto è di otto gol «made in Italy» contro cinque delle bocche di fuoco straniere tra le quali si annuncia Souness, si presenta Hateley, fa capolino Schachner, brilla Daniel Bertoni (il più bel gol della giornata) ma soprattutto si esalta lo stangone di Rodenback, Hans Peter Briegel, che festeggia con una rete apripista il vittorioso duello con Maradona.

CALMA. Che senso ha fare processi al primo impatto? Se vogliamo, tutte le squadre sono ancora in rodaggio. L'Italia juventina freme, ma i campionati non si vincono alla prima giornata. Napoli è scossa dalla delusione, il pibe è rimasto a secco, le magagne della difesa sono venute fuori. Anche Roma e Intere accusano ruggini di stagione, però mancavano di Falcao e Rummenigge. Suona di riscatto il pareggio dell'Udinese sul campo del Milan: la squadra di Zico e Vinicio era uscita con le ossa rotte dalla Coppa Italia. Il «caso» più allarmante, nella critica a spron battuto della prima giornata, è quello del Napoli. Il rovescio di Verona darebbe credito ai rilievi di Menotti, considerati a suo tempo malevoli, e di Omar Sivori, accusato di gelosia da menopausa. Indubbiamente, il Napoli ha problemi che Marchesi ben conosce, trascurati invece dai suoi tifosi in questa stagione di euforia. Come è fuor di luogo che il debutto da «domenica bestiale» di Diego Armando Maradona, battezzato da Brera «lo zingarino», lascia intatto l'ampio credito di cui l'estrella de Argentina gode.

BRIEGEL. Il tedescone, con i calzettoni oscenamente tirati giù, sul sedere pedalini da spiaggia, la camminata a ciondoloni, il piede proteso fin dietro l'ombelico di Maradona, si è cavata una grossa soddisfazione nel primo dei grandi duelli del campionato. Aveva domato il pibe, dopo dieci minuti di trebisonda, tre anni fa a Montevideo. Questa volta ha astutamente azionato mani e piedi dal primo momento per togliere ogni voglia maligna dalla cabeza del genio argentino. Lo ha poi umiliato andando a segnare il gol più importante del trittico veronese, il primo, quello che ha tolto il nervosismo e l'ansia della squadra di Bagnoli lanciandola in un trionfale e decisivo primo tempo. Gli inviati dei giornali napoletani si guardavano smarriti nella limitata tribuna stampa di Verona, ma qualcuno di loro sembrava anche soddisfatto perché proclamava «io l'avevo detto». Evidentemente, nessuno continua a credere a Cassandra, neanche a Napoli. Il colmo si è registrato quando, deluso dall'andamento delle cose, Cassandra di Partenope ha invocato l'ingresso di Carannante, giovane certamente pregevole. Ma se per raddrizzare le cose di un Napoli che ha preso Maradona, Bertoni, Bagni e Penzo bisogna ricorrere al promettente Carannante qualcosa nel golfo non funziona.

SIVORI. Intanto, Omar presente al «Bentegodi» ribadiva che una squadra che ha la fortuna di avere Maradona non può concedergli la miseria di mezza dozzina di palle a partita. Ne aveva contate dieci nella gara di coppa contro la Fiorentina, uno scandalo, un suicidio. Non sono state di più a Verona. La verità è che prima del Grande Wurstel, che ha invischiato il pibe nella sua «grassa» marcatura, è stato il Napoli a deludere la sua stella servendola così poco da far nascere il sospetto (certamente infondato) di snobbarla. Dieguito ha fatto la sua parte senza smargiassate e segni di fastidio e questo vuoI dire che non ci sono problemi di incompatibilità nella squadra azzurra. I problemi veri, come temevano i più attenti osservatori della formazione di Marchesi, sono nelle retrovie dove il «filtro» è affidato a gente dal passo lento e ci sono troppi brontoloni davanti a un Castellini che non ha da farsi perdonare nulla. Sivori ha aggiunto che per Maradona saranno un tormento maggiore le partite al San Paolo, dove gli avversari rafforzeranno la guardia. E non c'è dubbio che la caduta di Verona rende delicata per gli azzurri la partita di domenica prossima con la Sampdoria a Fuorigrotta. Napoli subito in salita? Si ripeteranno delusioni storiche? Marchesi non sembra turbato: sapeva dal primo momento che avrebbe dovuto lavorare duro su una squadra sostanzialmente rinnovata. E non ha mai confuso Maradona con San Gennaro.

BAGNOLI. Le incertezze di marcatura di Osvaldo Bagnoli per il big-match col Napoli erano tutta una mànfrina. L'impostazione tattica dell'allenatore veronese è stata ineccepibile. Briegel su Maradona era «inevitabile», essendo destinati Volpati e Ferroni sulle punte azzurre Penzo e Bertoni. Né la posizione di mezza punta centrale di Maradona ha mandato In crisi l'apparato difensivo gialloblù. La differenza, alla fine, l'hanno fatta il diverso cambio di marcia delIe due squadre nella zona centrale e la migliore propensione del Verona a correre sulle fasce esterne. Il Napoli ci ha aggiunto gli smarrimenti aerei della sua difesa. È stato poi punito definitivamente nel secondo tempo quando sembrava che stesse prendendo quota e Maradona aveva cominciato ad esibirsi in alcune prodezze. Il Verona dunque non si era esaurito e aspettava astutamente, senza rischiare, il colpo della sicurezza. Si può già dire che il Verona ha chances da scudetto? È squadra «quadrata», bene assortita, con buone soluzioni in fase offensiva: Bagnoli sa farla giocare con la concretezza giusta e il risultato sul Napoli è abbastanza eloquente. Il Verona, come era segnalato dai pronostici della vigilia, sarà comunque formazione di vertice: nella maniera più logica ha rinforzato la sua già solida intelaiatura; rinnovandosi non ha ribaltato né stravolto i suoi schemi già collaudati; ha preso stranieri d'urto e di potenza, non estrose e imprevedibili stelle.

ARBITRI. Qualche nervosismo di troppo ha contrassegnato il debutto del campionato, due le espulsioni, qualche gol è apparso non proprio regolare, sulle punizioni (così predilette dagli specialisti stranieri) la distanza è stata quasi mai rispettata, ma complessivamente l'avvio delle giacche nere nell'anno del sorteggio non ha dato luogo a clamorose contestazioni. È un campionato carico di troppe attese perciò più facilmente esposto alle delusioni nelle sue domeniche meno esaltanti. Come si è verificato per la prima giornata. Come, forse, era quasi scontato. Il bello, in ogni modo, deve ancora venire. Devono accendersi soprattutto due stelle: Maradona e Platini.


Dal «Guerin Sportivo» n. 38 del 18 - 25 settembre 1984

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