Hellas Verona 1984/85

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27 Gennaio 1985: VERONA - ASCOLI 2 a 0


dal nostro inviato Massimo

Ultima di gennaio e giornata di grande importanza per il Verona: di nuovo al Bentegodi, i gialloblu devono provare a vincere dopo un digiuno lungo 4 gare. Prima però di seguire la partita, il consueto sguardo sulle avversarie. L'Inter fallisce la prima prova di maturità e si blocca al Partenio contro l'Avellino, ridimensionando così la debacle veronese di 15 giorni fa; il Torino regola a fatica la Cremonese (Corradini), mentre Roma e Sampdoria non vanno oltre lo 0 a 0 rispettivamente a Como e in casa con il Napoli. Lo squallore della giornata, che si manifesta nella pochezza di reti segnate e nell'equilibrio dei risultati, coinvolge anche la Juventus (pari a Bergamo) e il Milan (pari a San Siro con i viola). Insomma, contrariamente a quanto si è verificato in passato, la partita con l'Ascoli è favorevole al Verona e può chiudere una fase critica del campionato gialloblu ripristinando gli equilibri e le distanze iniziali.


LE ALCHIMIE DELLA GARA. Senza Ferroni ed Elkjaer ancora convalescenti e relegati in panchina solo a dare morale alla truppa, Bagnoli va per le spicce e urla a suoi: «Uccidete la colombabianca!» .

Basta piangersi addosso, basta ascoltare la stampa che vuole convincerci della fine di questa squadra, basta inibizioni e minchiate mentali. Adesso è arrivato il momento di andare in campo convinti dei propri mezzi, di arrivare sempre prima degli avversari su tutte le palle e di bombardare la porta avversaria oltre ogni misura. Non è più tempo di pensare o riflettere, anzi liberatevi la testa da tutto. Concentrazione, efficienza e metodo: questo è quello che serve. E nient'altro! Non fermatevi a guardare la colomba, non cogliete nel suo candore e nella sua eleganza significati diversi, non credete ai vostri occhi: essa è nemica, subdola e pericolosa. Oggi veste le sembianze bianconere di una simpatica formazione di provincia in lotta contro il mondo intero per cercare di salvarsi, domani avrà quella potente ed aggressiva di una grande abituata a vincere scudetti. Sparate e fate in fretta: la voglio morta! Così, con lei vi liberete da questa oppressione, da questi dubbi che vi tormentano e verificherete che non c'è niente di candido e di poetico in questo bell'uccellino. Andate in campo adesso e liberatevi da voi stessi.

MINUTO PER MINUTO. 30.000 spettatori stipati, nessuno dei quali percepisce il freddo intenso nella giornata tersa. Il Verona indossa di nuovo la maglietta blu, quella delle emozioni (mentre la gialla è quella dei miracoli) e ubbidisce agli ordini dell'arbitro D'Elia di Salerno.

Dopo 8' Marangon prova la difesa dell'Ascoli e poco dopo anche Volpati di testa. Boskov, che ha rimpiazzato in panchina Mazzone per sollevare le sorti dei marchigiani, schiera una sola punta (Cantarutti) e infoltisce il centrocampo dando così grande libertà ai 2 terzini veronesi che sono molto bravi a costruire il gioco e a dialogare con i compagni. Solo il compianto Dirceu prova ad organizzare la manovra ospite, ma deve vedersela con Sacchetti, cioè quanto di peggio gli potesse capitare.

Proprio Sacchetti ci prova al 15' con una spettacolare rovesciata, e quindi tocca a Fontolan di testa splendidamente servito da Fanna. Al 25' altra occasione: cross di Volpati, Fontolan di testa fa da sponda per Di Gennaro che sfiora il palo con un tiro al volo.

Al 28' Sacchetti cattura il pallone sulla trequarti e lascia partire un missile terra aria che picchia sotto la traversa: irrompe Galderisi e di testa ribadisce in rete. Per 20 anni Gigi giura che la palla era già entrata e che quindi il gol doveva essere assegnato a lui, per 20 anni Nanu tace sull'accaduto. Ma si sa come in questi casi ai tifosi non interessa assolutamente niente di quello che è effettivamente accaduto in campo e in società si tende a favorire sempre l'attaccante titolare (non era accaduto lo stesso anche lo scorso anno quando assegnarono un tiro di Waigo finito sul palo interno a Myrtaj che lo ribadì successivamente in rete a porta vuota?).

Palla al centro, Ascoli frastornato e Verona molto sicuro di sé. Passano solo 4' e ancora Sacchetti (maestoso oggi) ruba palla a Dirceu, s'infila in un corridoio lasciato libero a centrocampo e sferra un destro micidiale alle spalle di Corti. 1 – 2 letale per gli avversari!

Ancora Verona: Di Gennaro ha la grande occasione per triplicare ma il difensore Perrone alza sopra la traversa. Il regista gialloblu, tornato tonico dopo un breve periodo di appannamento, ci riprova in chiusura di tempo ma è ancora sfortunato perché Corti risponde da campione.

Al riposo i gialloblu sono sazi: la squadra ha giocato molto bene, dando lezione di calcio e di concretezza. E' bastato un tempo per domare l'Ascoli, ora ci vorrà un tempo per controllare la partita e ascoltare le notizie che arrivano da Avellino. La missione che obbligava il Verona a liberare sè stesso più che sconfiggere il nemico è perfettamente riuscita. Adesso abbiamo tutti recuperato l'equilibrio. Sia Galderisi in più occasioni che Briegel proveranno a cogliere un altro obiettivo personale senza però riuscirvi. Non importa.

Al 79' Bagnoli ci regala una nuova emozione: dopo 2 mesi e mezzo entra in campo Mauro Ferroni, fermato da un brutto incidente contro la sua ex squadra, la Sampdoria. Gli lascia il posto Briegel. E' festa al Bentegodi!

Ma il terreno è gelato e l'inverno non ammette sconti. Al primo scatto, Super Mauro si inchioda. Tutta la panchina si alza in piedi, Bagnoli snocciola una sequela di moccoli inquietanti, il massaggiatore accorre a chiedere spiegazioni. Il terzino alza la gamba sinistra, è lì il problema. Una ricaduta? Un problema muscolare? Che disdetta, che sfortuna! Doveva essere la partita con la quale avremmo potuto pareggiare tutti i conti con il passato, ma non è stato assolutamente così. Dura solo 180 secondi la gara di Ferroni, al suo posto entra Donà.

I SIGNIFICATI DELLA PARTITA. L'eliminazione della colomba non è stata né sanguinosa né cruenta come qualcuno poteva temere. Il bell'animaletto, simbolo del nostro impedimento, è scomparso senza alcun dramma dopo le reti di Galderisi e Sacchetti. Nessuna replica da parte sua, nessun grido di dolore. Il Verona è tornato, adesso è nuovamente libero. E con lui sono usciti dalle loro tane centinaia di furetti, scoiattoli, daini, farfalle e persino uccellini sorridenti: sono i fratelli del bosco che riscaldano l'animo e portano allegria e serenità.

Non fosse per il nuovo infortunio di Ferroni, oggi avremmo solo motivi per essere felici: di nuovo una vittoria netta e indiscutibile; di nuovo al comando della classifica in perfetta solitudine (adesso abbiamo 1 punto più dell'Inter); di nuovo una squadra tosta e incontenibile.

Le fasi evolutive richiedono il loro tempo, il carico di energia, la difficile ripresa, il ritmo e la fuga. Lo sa benissimo chi fa sport, studia o lavora. Dopo ogni sofferenza, ci si trova uno o più gradini più in alto di prima e si entra di diritto in una nuova fase. E' la legge della natura. Il Verona ha patito i suoi infortuni, la grinta degli avversari e l'imballaggio della preparazione atletica e mentale. Ora, dopo la gara con l'Ascoli è pronto ad affrontare le nuove sfide del Campionato con maggiore consapevolezza di sé.

Intanto però prendiamoci una pausa. La prossima settimana, Bearzot chiamerà in raduno la nazionale italiana per una amichevole a Dublino. Il 5 febbraio, infatti, gli azzurri batteranno l'Irlanda 2 a 1 con reti di Rossi (su rigore) e di Altobelli guidati in cabina di regia dal nostro Di Gennaro, unico gialloblu in campo.

Poi però ci aspetteranno 4 partite di fuoco prima di una nuova sosta: a Udine, al Bentegodi contro l'Inter, a Torino con la Juventus e infine in casa con la Roma. Se fino a questo momento nessuno di noi ha mai potuto o voluto considerare il Verona come una pretendente seria allo scudetto, queste prove del fuoco collocheranno esattamente i gialloblu nel ruolo che spetta loro in questo Campionato. Indipendentemente dalle nostre speranze e di quelle dei nostri avversari. Per fortuna, aggiungerei.



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