Hellas Verona 1984/85

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FORTE DEI MARMI

DAI RITIRI / IL VERONA

di Adalberto Scemma

Osvaldo Bagnoli ha completato la squadra secondo le sue conclamate esigenze tattiche col poderoso difensore tedesco Briegel e con la ficcante punta danese Elkjaer: la formazione gialloblu ora è più valida anche sul piano atletico.

VERONA. Si è presentato al raduno con un paio di bermuda «alla svizzera», larghi di gamba e spadellati in vita, sfondo bianco e righine laterali appena accennate. Vedere Osvaldo Bagnoli in bermuda è già un avvenimento, lui che della moda conosce solo i maglioncini girocollo anni '60 (ne ha un pacco alto così, in fondo all'armadio) e che quando si tratta di scegliere le braghe è il cocco delle commesse: lino, gabardine, popeline, canapone, gli va bene tutto, purchè non siano jeans, possiedano almeno una tasca e siano (particolare imprescindibile) comode di cavallo. A ruota di Bagnoli, pure lui in bermuda, ma più chiassosi, lunghi come la fame, un paio di bermuda «alla Fontolan» per intenderci, c'è Silvanone Fontolan, appunto. Con Volpati è il beniamino di don Osvaldo, uno che non pianta mai grane e che rischia sempre di persona nel groviglio dell'area. Si può discutere di tutto, con Bagnoli, ma guai a toccargli Fontolan e Volpati, vecchia guardia comasca con lui da sempre, sin dai tempi in cui l'Osvaldo imparava l'arte della panchina alla scuola di Pippo Marchioro.

STRANIERI. «Mi piacciono i campioni - assicura Bagnoli - ma mi piacciono anche i portaborracce, forse perché gregario ero io stesso, quando giocavo».
- Ma i campioni li ha lo stesso: Elkjaer, Briegel, due nomi sicuri sulla carta•…
«Due nomi giusti per il Verona, credo. Eravamo un po' leggerini, l'anno scorso. Iorio ha segnato un sacco di gol ma è alto come Galderisi, forse anche meno. Con Elkjaer non cambierà il modulo, sostanzialmente; cambierà però il rapporto peso-potenza. E il Briegel là dietro glielo raccomando; quello è una roccia, una montagna, uno spazzaneve. E poi deve essere anche un bonaccione, per quanto ne so io. Vede: io questi ragazzi devo conoscerli bene, prima di giudicarli, vorrei rendermi conto di tante cose.»
- Avete fatto il giro d'Europa lei e Mascetti, per sciegliere gli stranieri•…
«Io sto bene a casa mia ma se devo girare giro, senza problemi. Prima Gomes, poi Strachan, poi Pacheco. Ma abbiamo finito per prendere questi, Briegel lo conoscevo già, ovviamente, mentre Elkjaer l'ho visto solo agli Europei, e l'ho visto bene se è per questo».
- E tra gli altri stranieri?
«Junior. Mi è sempre piaciuto. Anzi no, guardi, mi sono sbagliato: Socrates. Con Socrates mi piacerebbe proprio lavorare, sarebbe un'esperienza interessante».
- Perché proprio Socrates?
«Perché ha personalità, è un grosso personaggio, ha cultura e io invidio chi ha cultura. Mi piacerebbe parlare con lui, conoscere un sacco di cose anche a livello di spogliatoio. Dopotutto io ho soltanto la terza media, non potrei che guadagnarci stando a contatto con Socrates».
- Ma nel Verona gioca un altro «dottore», Mimmo Volpati•…
«Ãˆ un altro che ha cultura, uno con il quale si può parlare di un sacco di cose. Ecco: Mimmo è un po' il mio Socrates privato».

COPPA UEFA. Nel parallelo Socrates-Volpati c'è un po' tutta la filosofia di Osvaldo Bagnoli, uomo semplice ma non semplicistico, uno che le idee non le nasconde mai dietro il paravento dell'ovvio. Del Verona, per esempio, parla a ruota libera spiazzando sempre e comunque chi pretende di incanalarlo verso risposte scontate. «Sento che parlano di Coppa Uefa - dice - ma è un discorso questo che mi sembra fuori dalla nostra portata. Siamo più forti dell'anno scorso, forse, ma le altre hanno fatto passi da gigante. Guardiamoci attorno: davanti al Verona, sulla carta, ci sono sicuramente Juventus, Roma, Fiorentina, Inter, ma anche Milan e Napoli. Noi lotteremo con il Torino, con la Sampdoria e con l'Udinese, o magari anche con l'Atalanta».
- Con l'Atalanta?
«Al primo anno di serie A siamo arrivati quarti. Il gioco potrebbe riuscire anche all'Atalanta, perché no? O magari saremo ancora noi la sorpresa, nessuno può escluderlo. Il calcio è scienza esatta ma è anche imprevedibile. Vede: io sono rimasto a Verona, nonostante un'offerta pazzesca, da capogiro, perché credo in questa squadra, perché ho voglia di continuare un lavoro cominciato due anni fa. Gli stimoli non si sono esauriti, né per me né per i ragazzi».

QUINDICI GOL. Di stimoli precisi, già messi in chiaro, ne ha anche Preben Elkjaer Larsen, che accetta il rischio dell'avventura italiana ma non accetta «tagli« anagrafici. «Mi chiamo Elkjaer Larsen - dice a metà tra il serio e l'ironico - ed è con tutti e due i cognomi che mi dovete chiamare anche voi. Non so cosa ci sia di strano, del resto. In Italia Patroni Griffi non lo chiamate soltanto Patroni, e Festa Campanile non è né Festa né Campanile ma tutti e due insieme».
- Raddoppio del nome e raddoppio del gol. C'è un motivo scaramantico?
«I miei gol non si raddoppiano ma si dimezzano. Duecento partite in Belgio, cento gol; quaranta partite in nazionale, venti gol. La mia media è questa. In Italia dovrei mettere dentro una quindicina di palloni, e ci farei la firma».
- Compresi i rigori?
«Ma io sono un rigorista nato, ve lo assicuro. Ho sbagliato agli Europei dopo quattro centri consecutivi in campionato. Pensavo che non ci fosse il quattro senza il cinque e invece guardate un po' com'è andata a finire».

MASTINI. Elkjaer Larsen per l'attacco, Hans Peter Briegel per la difesa: due mastini, due uomini di peso e di grinta. Basteranno a fare grande il Verona? Le considerazioni di Bagnoli su Juve, Inter, Roma e compagnia briscola non fanno una grinza. Va rilevato, d'altra parte, che proprio il «collettivo» è apparso negli ultimi due campionati l'elemento-cardine di una squadra capace di reggere sotto il profilo tecnico anche il confronto con le grandi, e in maniera tutt'altro che occasionale. Lo schema tattico, già collaudato, non dovrebbe differire di molto rispetto a quello dello scorso torneo. A parte Garella, gasatissimo e destinato a crescere ulteriormente (l'età è quella giusta, per un portiere), e a parte un reparto difensivo che farà ancora una volta perno su Tricella (Ferroni e Fontolan girano in sintonia) la novità è rappresentata dall'innesto a centrocampo di Hans Peter Briegel, una forza della natura capace di garantire a Bagnoli molte possibilità di impiego tattico. Le caratteristiche di Briegel sono note. Nel Verona dovrebbe ricoprire il ruolo di incontrista senza disdegnare tuttavia quelle proiezioni offensive che rappresentano il suo pezzo forte. Sarà Fanna a lasciargli il varco e sarà Marangon a «coprirlo» dall'altra parte, secondo sincronismi che Bagnoli ha già cominciato a elaborare. Il problema nasce semmai nella zona centrale, dove permane tuttora l'interrogativo legato al recupero di Sacchetti. Operato al ginocchio in Francia, il Gigi ha lavorato sodo tutta l'estate imboscandosi in solitudine su un isolotto delle coste calabresi. Si è presentato al ritiro con barba da eremita ma in peso forma perfetto. Una garanzia? È lui il primo a sperarci. Dopo essersi giocato le Olimpiadi non vuole giocarsi l'inizio della stagione, con il rischio di dover poi recuperare sul vecchio (ma irriducibile) Volpati.

SINGER. Proprio il «dottore», il Socrates privato di Bagnoli, rappresenta l'alternativa più logica a Sacchetti. Sarebbero diversi i compiti, ovviamente, e sarebbe diverso anche il modulo del Verona, che Volpati «cementerebbe» in chiave difensiva. Sacchetti, detto «singer» perché cuce il gioco, avrebbe invece maggiori possibilità di dialogo con Di Gennaro, sia per caratteristiche tecniche che per consuetudine, visto che sono in coppia sin dai tempi dei «babies» viola. Là in avanti, Preben Elkjaer, un ariete dai piedi buoni. Sarà pollicino Galderisi, strappato alla Juve proprio in chiusura di mercato, a garantire l'elemento sorpresa. Galderisi a slalom e Elkjaer a cuneo con Briegel pronto a catapultarsi di testa sui cross di Fanna. Il Verona, sulla carta, è questo, al resto penserà Bagnoli.


Dal «Guerin Sportivo» n. 31 del 1-7 agosto 1984
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