Hellas Verona 1984/85

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31 Marzo 1985: SAMPDORIA - VERONA 1 a 1


dal nostro inviato Massimo

Finite le feste, continua la caccia al Verona. Così, mentre i gialloblu vanno in Liguria, dietro succede il finimondo: ben 5 squadre si feriscono a vicenda e sbattono contemporaneamente contro il muro dei 30 punti. Incredibile ma vero! Eccole elencate: 1) l'Inter, in caduta libera, perde anche ad Udine; 2) la Juventus, in crescita, conquista in casa granata il derby frenando di conseguenza la corsa 3) del Torino; 4) il Milan abbatte facilmente l'Avellino; 5) ed ultima, è proprio la Sampdoria che oggi ospita il Verona. Oramai tutti sapete «cosa» è successo, non rimane che scoprire «come» è successo.


LE ALCHIMIE DELLA GARA. La Sampdoria è squadra sorella al Verona, entrambe infatti hanno molte cose in comune: oltre alla simpatia reciproca e all'affetto tra i tifosi c'è anche un progetto di crescita in atto e dirigenti lungimiranti. Il rischio odierno è proprio questo: incontrare i blucerchiati in piena corsa verso obiettivi dichiarati e desiderosi di conquistare un posto in Coppa. Il tutto attraverso l'utilizzo del gioco e dello spettacolo. Per loro, l'arrivo dei gialloblu è quindi un'occasione importante da cogliere al volo. Oltretutto, finora pochissime squadre sono riuscite a fare punti a Marassi.

La stampa nazionale, che già tollera come plausibile un successo finale veronese, monta l'attesa con grandi titoli: «La partita più lunga dell'anno» titola la Gazzetta, «Vediamo se il Verona riuscirà a uccidere questo campionato» replicano alla televisione. Chi la spara più grossa, spara più lontano. Come nella vita, del resto. Il calcio è fatto di grandi attese, e lo spettacolo che possono fornire due contendenti simili è al di sopra delle aspettative.

Ma Sampdoria - Verona a ottobre è una cosa, ora – alla 24° giornata – un'altra: tutto ha un significato diverso, ogni punto conquistato vale il doppio e, di conseguenza, anche la parola spettacolo e clamore viaggiano con nuovi parametri.

Bagnoli recupera tutti i suoi uomini e piazza in campo il Verona che piace a lui: Ferroni torna ad essere titolare dietro contro la sua ex squadra e Volpati avanza di 20 metri ponendosi così alle spalle di Di Gennaro sul centro destra; Fanna è più libero di fare quello che vuole sulla corsia e di dialogare con le punte. La fascia destra è stata finalmente restituita al suo primordiale spessore: questo è il Verona dello scudetto. Agli 11 che scendono in campo, si aggiungono Sacchetti e Bruni, sempre pronti a cambiare qualcosa in corsa - se serve - e a trasformare a proprio piacimento il mostro più bello e spietato che c'è. Questo Verona mette davvero paura a chiunque.

Per l'occasione arbitra il signor Casarin, l'arbitro del Palazzo. Un po' dimesso questa volta, per la verità, viste le nuove credenziali scaligere. Anche il Palazzo, furbo, si adegua presto alle circostanze. In genere è sempre svelto a capire l'aria che sta tirando.

Per l'occasione, 8.000 tifosi gialloblu vanno in gita a Genova, per vedere il mare e tenere lontano gli inseguitori. E' presto per fare il bagno a Celle Ligure, ma non per cercare i delfini in prossimità del golfo. E si sa che i delfini portano bene.

MINUTO PER MINUTO. Il Verona, in completo giallo, si muove in campo che è una meraviglia. Dopo 6 minuti, Elkjaer lancia Galderisi che entra in area di rigore, si libera con un paio di finte di Vierchowod e Renica e batte Bordon con un perfetto diagonale. Stupendo. Verona subito in vantaggio e la Marassi gialloblu esplode di gioia!

Bearzot, in tribuna, prende appunti: Nanu è un attaccante terribile, giovane e smaliziato; partita dopo partita sta acquistando forza e punta orgogliosamente alla maglia numero 9 della Nazionale, destinato a sostituire Bruno Giordano e Paolo Rossi in quel ruolo. Nel frattempo, Vierchowod, lo stopper azzurro, deve mostrare al CT tutto il mestiere che ha per tenerlo a bada. E non ci riuscirà neppure.

Al minuto 11 punizione per i blucerchiati: batte una fucilata delle sue Renica, lungo difensore col vizio del gol, nato nelle lande francesi in una località che si chiama Annecy, ma veronese di residenza e ascendenza: la palla si insacca con violenza alle spalle di Garella. Sono bastati solo 5 minuti alla Sampdoria per ottenere il pareggio. Garella, per l'occasione, ritorna ad essere il goffo salsiccione che ricordano bene da queste parti. Adesso che abbiamo assistito a 2 gol in così pochi minuti o ce ne aspettano altri 8 gol o la partita si finisce qui. Vedremo.

Al 24', Fontolan sfiora un nuovo vantaggio gialloblu in una rara proiezione offensiva. E 9 minuti dopo una legnata di Di Gennaro, sotto gli occhi benevoli del CT, chiama in causa Bordon. Dige è sempre più libero di fare ciò che vuole avendo le spalle coperte da un maestoso Volpati, che va su tutti i palloni, da una parte e dall'immancabile Briegel dall'altra. Ma va bene così, inutile insistere ancora.

A questo punto ci provano i due gioielli di casa, Mancini e Vialli, a fare qualche sgarbo ai nostri, ma Ferroni e Fontolan non sono d'accordo, e Tricella possiede tutte le combinazioni delle casseforti Conforti: in area gialloblu c'è il coprifuoco, impossibile entrare senza la sua autorizzazione. Il tempo finisce così, molto più lentamente rispetto all'effervescente avvio, come accade tutte le volte in cui ci si emoziona troppo all'inizio.

In realtà, la Sampdoria rispetta il Verona e viceversa. Galderisi, in stato di grazia, fa penare il suo controllore e allora i doriani chiudono i loro spazi al centro. Il ritmo scende ulteriormente nel corso della ripresa a causa della considerazione reciproca e dei primi caldi che condizionano le energie delle squadre. Vierchowod e Renica non vogliono più farsi sorprendere e infilano qualche entrata dura su Galderisi ed Elkjaer. Insomma, tutto secondo copione.

Al minuto 78, Bagnoli chiama fuori Nanu, e lo sostituisce con Sacchetti. Messaggio forte, questo: il pari ci va bene. Fanna accentra per disorientare i duri difensori doriani e Gigi restituisce qualche pestone calabrese (molto più letale di un normale intervento falloso) ai doriani che gli capitano a tiro, pestone questo fatto con arte, per carità, come si deve, aggiungerei: cattivo solo il necessario per calmare l'ardore dei padroni di casa che talvolta provano ad alzare la cresta. Siamo noi i primi della classe o no? quindi mettetevi in riga, ragazzi. Tocca a Fanna lasciare il suo posto a Bruni, a pochissimo dalla fine, quando tutto appare compiuto. Non dovrebbero esserci altri problemi fino al fischio finale.

Invece no. C'è un ultimo sussulto al minuto 88: ammucchiata furibonda in area gialloblu con un feroce batti e ribatti a giustificare le intenzioni prepartita. Ma la deviazione finale, da pochi passi, è una svirgolata grottesca di Scanziani che finisce ridicolamente fuori. Come poteva permettersi di interrompere questo equilibrio?

Finisce 1 a 1, come volevano entrambi: Verona a +6 punti dalle innumerevoli inseguitrici. Un altro passo verso la conquista della vetta più alta, come dicono i delfini.

IL SIGNIFICATO DELLA PARTITA. 6 punti a 6 partite dalla fine sono un bel vantaggio, non c'è dubbio. Bagnoli ha recuperato tutti i suoi giocatori e guarda con fiducia l'ultimo mese e mezzo della stagione. Soprattutto, non si riesce a capire chi possa fermare questo Verona.

Dopo la pausa per l'ultimo impegno stagionale della nazionale azzurra, toccherà al Torino mostrare i suoi muscoli. Ma si giocherà al Bentegodi e il confronto avverrà dopo averlo già battuto all'andata in casa sua. Insomma, c'è molta allegria tra i tifosi e i giocatori.

Bearzot, nel frattempo, ha convocato ad Ascoli i 4 moschettieri gialloblu. Arriva il Portogallo e gli azzurri, guidati da Di Gennaro, sapranno come comportarsi. Per la cronaca, il prossimo 3 aprile, vinceremo 2 a 0 con reti di Conti e Rossi su rigore. Ennesima sostituzione di Fanna che entra al posto di Altobelli, mentre per Galderisi e capitan Tricella, ancora seduti in panchina, i tempi si fanno sempre più maturi.

Come la conquista dello scudetto, del resto.

Un po' di pazienza, e tra 15 giorni avremo la benedizione definitiva: l'arrivo del Torino, un avversario importante, non potrà che sancire quanto di bello stiamo costruendo da tempo. Almeno credo.



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