Hellas Verona 1984/85

LUGLIO - AGOSTO 1984: IL RITIRO DI CAVALESE

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a cura di Davide


INTRODUZIONE

Non ci vuole alcuna fantasia per descrivere i fatti che stiamo per raccontare, perché gli eventi sono stati più sorprendenti della nostra immaginazione; non occorre nemmeno trovare parole altisonanti e usare toni eccessivi, perché la realtà è stata più clamorosa di ogni possibile ipotesi. Basta presentare gli avvenimenti così come si sono presentati e vivere di conseguenza la più bella storia che una squadra di calcio possa offrire ai suoi tifosi: la vittoria di uno scudetto.

Hellastory, nel ventesimo anniversario, celebra quella stagione memorabile riproponendo in 32 puntate, partita dopo partita, tutto il percorso che va dal ritiro precampionato ai festeggiamenti finali. Un modo come un altro per tenerci compagnia nel corso di questa lunga stagione agonistica, per tirarci su di morale nei momenti difficili che verranno ed esaltare le prossime vittorie gialloblu. Le favole aiutano molto, soprattutto quando sono belle e finiscono nel migliore dei modi.


CAVALESE

Nulla di quello che sta per succedere è casuale. A cominciare dal ritiro. Cavalese è la capitale della Val di Fiemme, un bellissimo centro turistico famoso per i boschi neri che lo circondano, non distante dalle  Pale di San Martino, inclino verso il fiume Avisio che percorre tutta la vallata, noto oltre che per le suggestioni naturali anche per altri significati, unici nel suo genere. La storia, innanzitutto. Nel 1110/12 qui vengono celebrati i cosiddetti Patti gebardini tra i residenti della vallata e il principe vescovo di Trento: in cambio di favori pecuniari, Gebardo assicura alla Val di Fiemme protezione dai conti del Tirolo in nome dei principi di giustizia e libertà. La catena montuosa del Lagorai viene considerata dal nobile trentino un confine naturale e politico da tutelare agevolando così le pretese locali. Terra di autonomia e libertà dunque. E a tutelare gli squilibri e le recenti polemiche che regnano nel mondo del calcio, la Lega stabilisce per stagione 1984/85 che sta per iniziare che le partite vengano assegnate ad arbitri sorteggiati nella loro più assoluta casualità. Anche qui, il sorteggio (cosiddetto integrale) è considerato dai vertici del calcio un' espressione di trasparenza che poi vuol dire autonomia e libertà.

Se qualcuno trascorre qualche giornata nel piano prativo di Cavalese e parla con gli abitanti della vallata, impara a conoscere le storie che hanno contraddistinto il ricco passato culturale e le leggende che ancora adesso si tramandano di padre in figlio. Come quella  dei folletti che popolano il bosco del Manghen. Il passo del Manghen, 2047 metri, congiunge o separa come preferite, la Val di Fiemme con la Val Punteria e, nella parte che degrada giù fino a Cavalese nel fondo valle, copre il fianco della montagna con un intenso bosco di felci che si dice popolato di fantastici personaggi.  Percorrerlo a piedi è quasi impossibile per quanto è fitto, però li senti, gli gnomi, sghignazzare e cantare nel rumore che fa il vento tra le fronde della foresta. Si narra che, di tanto in tanto, scendono a valle e si divertono a far scherzi agli abitanti del luogo con il loro carattere beffardo e imprevedibile. In verità nessuno li ha mai visti, ma dietro ogni stramberia e originalità della vita, si avverte la loro magica presenza.

Cavalese è l'unico posto al mondo dove poteva cominciare la nostra storia: qui le vicende del passato hanno segnato un loro percorso preciso verso la franchigia dall'arroganza del potere e la magia contribuisce a rendere tutto diverso, giustificabile. Persino l'impossibile da queste parti può divenire probabile. Come la vittoria dello scudetto da parte di una semplice provinciale.


IL VERONA DI BAGNOLI

Il terzo anno di serie A è sempre il più difficile. Bagnoli e Mascetti si preparano al test più difficile cambiando poco dal punto di vista quantitativo ma molto in quello qualitativo: il nuovo Verona deve provare a fare il salto di qualità. Del resto, nelle 2 precedenti stagioni i gialloblu hanno conquistato un 4° e un 6° posto, 2 Finali di Coppa Italia (perse entrambe con Juventus e Roma), hanno disputato 4 gare in Coppa UEFA e hanno assunto un ruolo di assoluto prestigio nel Campionato Italiano. Ma occorre consolidare questi risultati.

Ci vogliono un paio di giocatori stranieri di spessore che portino muscoli ed esperienza e a Verona sono arrivati il tedesco Briegel e il danese Elkjaer, uomini di esperienza internazionale, abituati a giocare nelle Coppe Europee, titolari fissi nelle rispettive nazionali. Loro dovranno portare consapevolezza, fisicità, mentalità vincente e quella voglia di osare e di azzardare che contraddistingue sempre i popoli del nord. Nel bene e nel male. In cambio di tutto ciò lasciano Verona Storgato, Guidolin, Guidetti, Jordan, Zmuda e, con le lacrime agli occhi, Iorio.

Bagnoli ha le sue fisse. La prima è quella di fidarsi di pochi giocatori: 13 per la precisione. Una rosa ridotta all'osso si direbbe. Il Verona manca di cambi in difesa, a centrocampo e in attacco. Occorre sperare che non ci siano infortuni, squalifiche e incomprensioni per il prossimo Campionato. Poi ti accorgi che le cose non stanno proprio così: i cambi di Fontolan, Ferroni, Tricella e Marangon vengono dal centrocampo: Briegel può coprire 10 ruoli in qualunque squadra, la metà dei quali alla perfezione; Volpati ha esperienza da terzino, mediano e persino da libero. E al loro posto? Sacchetti, ricostruito alla perfezione dopo il grave infortunio dal professor Bousquet e restituito integro ai suoi compagni di squadra. Poi c'è Bruni che può dar fiato a Di Gennaro e all'occorrenza a Fanna spostandosi sulla fascia. Infine Galderisi ed Elkjaer sono indistruttibili: una zanzara tigre il primo, un rinoceronte il secondo. Insomma bastano e avanzano, e all'occorrenza ci sarà Pierino a trasformarsi in punta aggiunta. Un collettivo ridottissimo, dove ognuno conosce il proprio ruolo e quello che serve ai compagni di squadra. Certo, per non sfidare eccessivamente la natura e l'ira degli Dei invidiosi, vengono convocati anche alcuni giocatori provenienti dalle categorie inferiori: Donà, Marangon II e Turchetta. Ma loro sono destinati ad essere delle seconde scelte. Terze talvolta.

Un'altra fissa è il tempo di permanenza del pallone nei piedi di un giocatore: quello strettamente necessario per servire il compagno libero. "El balon el brusa!". Il possesso di palla è l'arma in più di questo Verona.  I gialloblu prediligono addormentare la partita, gestire il possesso di palla coprendo tutto il terreno; sono bravissimi a creare le situazioni necessarie affinché il gioco si frammenti in una fitta rete di passaggi, una ragnatela che sconcerta gli avversari, li disorienta, li deconcentra. All'improvviso, quando la difesa si allenta e gli spazi si aprono, gli uomini di Bagnoli passano alla stoccata fulminea cogliendo le formazioni avversarie impreparate e sbilanciate. Sono bravissimi ad approfittare degli spazi concessi: in 3 passaggi i gialloblu arrivano fino in porta. E ci arrivano tutti con una tempestività e una precisione da killer. Difesa organizzata, attenta gestione del gioco, contropiede velocissimo. Un meccanismo perfetto. Contro queste 3 armi micidiali e combinate insieme, si smonta qualsiasi avversario. Indipendentemente dallo spessore tecnico. C'è un mix di pazienza, di furbizia e di potenza in questa squadra. E' come giocare una lenta partita a scacchi: la differenza è che se perdi una pedina il Verona ti pugnala, se perdi una figura ti spara in mezzo agli occhi.

Questa è l'alchimia che vuole realizzare il mister a Cavalese. Lo spirito, il gruppo, la serenità e la sfrontatezza di chi pensa che tutto a questo mondo gli è possibile. Se te lo lasciano fare o se sei tu il più bravo.


LE ASPETTATIVE PER LA PROSSIMA STAGIONE

Come detto, il terzo anno di serie A è quello più difficile: è finita l'onda lunga che dalla serie B ha portato questa squadra a contendersi la posta in gioco contro le più forti formazioni di serie A. Oramai il Verona di Bagnoli non è più una rivelazione, ha fatto troppe vittime. Tra gli avversari adesso c'è più rispetto.

Fortunatamente i migliori giocatori hanno preferito rimanere a Verona resistendo alle varie lusinghe perché hanno capito che questo ambiente poco stressante è la loro fortuna e qui possono dimostrare quello che non sono riusciti, per vari motivi, nella Juventus, Inter, Fiorentina e Milan. Ma ci sono le sirene dei media, le convocazioni in Nazionale, le tentazioni delle grandi squadre. Mascetti ha resistito anche se sa perfettamente che non può andare avanti ancora a lungo. Il prossimo Campionato sarà per il Verona di Bagnoli quello decisivo: se riuscirà ad ottenere nuovi risultati, questa società conserverà la sua autonomia e manterrà un ruolo tra le grandi. Se fallirà, i gialloblu sono destinati ad un brusco ridimensionamento: ci sarà un'emorragia di talenti verso società blasonate, lo stesso tecnico è ambitissimo a ricoprire varie panchine e il sogno verrà bruscamente interrotto consegnando il Verona ad una dimensione a lui più consona. Ma più anonima. Il rischio è altissimo: il Verona per mantenere questa posizione sta rilanciando con tutto quello che ha. O dentro o fuori.

La stagione 1984/85 è quella della svolta. Con tutte le insidie di chi vola alto senza avere grandi ali. Eppoi non ci dimentichiamo del valore degli avversari. La Juventus Campione d'Italia di Platini, Rossi e Boniek ha rinforzato la sua panchina con gli arrivi di Favero, Pioli e Briaschi. Poi c'e la Roma di Falcao, Conti e Iorio; il Milan di Baresi; la Fiorentina di Socrates e Passerella; l'Inter di Causio, Altobelli, Rumenigge e Brady; il Napoli di Maradona, Bertoni  e Bagni; il Torino di Junior, Zaccarelli, Dossena e Schachner; la Sampdoria di Vierchowod, Mancini, Vialli e Souness; l'Udinese di Zico. Insomma qui ci sono i migliori stranieri del mondo, e questo è il Campionato più difficile del mondo. Tutti, per questo motivo, sono decisi a vincere e a superarsi.

Il Verona rientra ovviamente in questo gruppo di 10 squadre di grande spessore. Ma dal primo al decimo posto passano un'enormità di punti, di sconfitte e di delusioni. E' questo il rischio.

Al momento però nessuno ci pensa. Sarà l'aria che si respira in questo posto incantevole con i suoi 1000 metri di altezza protetto dalle montagne. Sarà che Cavalese trasmette una dignità e un'onorabilità unica che coinvolge ancora oggi tutti i suoi ospiti. Sarà che alla sera, con le gambe rotte dalla fatica e le vesciche ai piedi, nell'aria aleggiano le risatine dei folletti che scendono dispettosi a scombinare l'ordine e la razionalità delle cose. Se c'è un modo nuovo di vedere il futuro, sempre al limite, lontano da ogni logica, questo il Verona lo impara qui e lo porterà dentro di sé. Buona fortuna ragazzi. Fate dei significati di questo ritiro il vostro nuovo Campionato.


Massimo
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