SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA - Hellas Verona: Canone Inverso su HELLASTORY.net
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SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA

Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

Non c'è alcun dubbio che la scelta di affidarsi a Bocchetti è stata sbagliata sin dall'inizio in quanto ha rappresentato un'abdicazione della società allo spogliatoio. Il mister non ha altro merito specifico che quello di essere stato compagno di squadra prima e il secondo di Tudor poi. Lui è riconosciuto dallo spogliatoio (in particolare dai vecchi Veloso, Faraoni, Lazovic, Gunter, Ceccherini, Tameze) e per questo fortemente voluto. In un mare in tempesta, c'era bisogno di un riferimento, di una sintesi espressione del gruppo. Questo significa che oggi il Verona è autogestito. Se funziona, funziona perché lo spogliatoio ha preso in mano la situazione, se non funziona è perché hanno perso tutti. Il problema è che quel gruppo, quel ciclo di giocatori forti e combattivi, è finito. Dopo la sconfitta con lo Spezia ne abbiamo avuto la certezza.

Analizzando le partite, con l'arrivo di Bocchetti non abbiamo assistito ad alcun miglioramento tattico, è solo ritornato lo spirito agguerrito di Juric e Tudor. Senza però le idee e la propositività tattica dei predecessori. Se è vero, infatti, che ognuno ha ritrovato quel pezzo di se stesso che era stato smarrito, è altrettanto vero che Bocchetti non ha insegnato niente di nuovo, e ce ne rendiamo conto con l'involuzione della fase offensiva dove - a parte la modestia degli interpreti - abbiamo ancora meno schemi rispetto al primo confuso Verona di Cioffi. Segniamo poco, solo su conclusioni da fuori o contropiedi. Del resto, che Bocchetti non sia uno stratega tattico ce ne siamo resi conto anche nella Primavera, basta confrontare le prestazioni aggressive ma caotiche di inizio campionato con ciò che è riuscito a fare oggi Sammarco, il suo sostituto. Al di là della striscia di vittorie, ora i nostri ragazzi sono messi bene in campo, compatti ed organizzati: nuovo modulo tattico, nuove certezze. Bocchetti, ex difensore di ottima qualità, è un temperamentale, ma non ha né l'esperienza, né la dialettica, né la comunicazione di un leader. O lo capisci al volo, perché sai quello che vuole, oppure sei fuori. Per i vecchi questo non è un problema perché sanno quello di cui c'è bisogno. Il problema è che non basta più.

Qui si apre un tema che ha creato un certo dibattito interno ad Hellastory ed è relativo al fatto se sia corretto o meno, aziendalmente parlando, che le difficoltà vengano risolte in autogestione. Non c'è dubbio che, ad di là del loro valore specifico, quando Setti ha provato a cambiare il Verona ha avuto sempre lo spogliatoio contro. Prima Di Francesco e poi Cioffi, nessuno di loro ha compreso quello che li aspettava e, volendo imporre le loro idee, hanno miseramente fallito. Al contrario di Tudor che ha furbescamente recuperato i valori originali di Juric facendo un patto con lo spogliatoio e aggiungendo poco alla volta le sue idee al punto tale da far decollare giocatori in crisi di identità come Simeone e Caprari e raggiungere risultati qualitativi insperati. Ora la situazione è molto più complessa, complicata dall'assenza di riferimenti societari e dalla sensazione che i vecchi sia per età (gli infortuni sono sempre più frequenti e i tempi di recupero più lunghi) che per il limiti tecnici, visto che conoscono solo un modo di stare in campo, si stiano giocando molto più di una semplice salvezza. È triste dirlo, ma siamo entrati nella fase calante di Ceccherini, Faraoni, Lazovic, Tameze, Veloso. Quello che riusciva una volta, oggi non riesce più. Il loro ciclo sta finendo rapidamente anche per l'assenza di qualità collettiva intorno a loro in grado di supportarli.

Ecco dunque spiegato il fallimento di Bocchetti. Doveva essere un richiamo all'unità ma ha solo amplificato la fragilità collettiva. Solo questa proprietà, miope e superficiale, non lo ha capito.

Gennaio sarà comunque il mese decisivo per comprendere le reali intenzioni di Setti. Occorre attingere pesantemente sul mercato, affidare la squadra ad un allenatore vero in grado di prendere decisioni difficili, affrontare con spirito giusto gli scontri diretti con Cremonese e Lecce e recuperare punti pesanti con Torino e Udinese. Visto che l'Inter è un'impresa proibitiva. Ma Setti è disposto a rilanciare? Per lui ha un senso sperare in un miracolo (come fece la Salernitana l'anno scorso, cambiando peraltro tutti dal direttore sportivo al tecnico ai giocatori) o abbandonerà la squadra al suo destino come fece ai tempi di Pecchia in panchina? Questa crisi profonda accelererà il ventilato passaggio di proprietà?

Non sono in grado di rispondere. Dopo aver visto tanta approssimazione temo sia impossibile prevedere le intenzioni future del presidente. Unica consolazione: la freschezza dei giovani Doig, Sulemane, Terracciano (e Coppola, anche se infortunato) che riescono a tener testa alla Juventus e non hanno paura di sbagliare. Potrebbero essere loro il nostro futuro in un presente disgraziato. Sì, ma nel frattempo, quante altre mortificazioni dovremo subire?

Massimo

Colonna sonora: After you've gone. Frank Sinatra e Quincy Jones

Foto LaPresse



Hellastory, 14/11/2022
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Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

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