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HELLAS VERONA / Le Ultimissime

ALBERTO COMAZZI, un'intervista improvvisata

Hellastory: Le Ultimissime

dal nostro amico Arturo
ALBERTO COMAZZI, un'intervista improvvisata

Qualche tempo fa mi trovavo a casa del mio amico Marco per festeggiare il compleanno della moglie Elena e tra una tartina, un bicchiere di prosecco ed una gradevole musica di sottofondo, faccio conoscenza con gli altri invitati attorno ai tavoli imbanditi. «Ti presento ad un mio amico che, come me, ha intrapreso il percorso di laurea in enologia» mi dice Marco «ma sono sicuro che non ho bisogno di presentartelo perché appena lo vedi, lo riconosci di sicuro».

Mi avvicino ed il suo viso mi appare subito familiare; senza fatica riconosco Alberto Comazzi, uno degli alfieri che ha vestito la maglia gialloblù per ben 208 volte in 8 campionati ed attualmente sul podio, dietro Rafael e Gomez tra i giocatori con maggiori presenze nel secolo corrente.

Dopo i convenevoli di rito, prendo coraggio e gli chiedo: «Non sono un giornalista professionista e non voglio disturbarti in questo momento di festa però vorrei farti qualche domanda che poi condividerò con gli amici del sito Hellastory, una vera bibbia per il popolo gialloblu».

Alberto gentilmente si concede e qui di seguito vi racconto come è andata la mia intervista improvvisata.

«Alberto, hai smesso di giocare da più di dieci anni però sei rimasto ad abitare a Verona che immagino ti sia rimasta nel cuore. Cosa fai ora? Sei ancora nel mondo del calcio?»

«Sono stato affascinato da Verona ed è il posto dove sono nate le mie figlie. È una città bellissima, e nel periodo che giocavo ero immerso in un ambiente fantastico. Anche adesso offre molto e mi permette di sviluppare le mie passioni; ad esempio quella delle immersioni in acqua e quella riguardante il vino per la quale spero di laurearmi nel 2023 e di affrontare nuove sfide. A dire il vero non vedo una partita di calcio da oltre dieci anni e sinceramente la cosa non mi manca in quanto sono concentrato sulla famiglia e sugli altri miei interessi».

«A Verona hai conosciuto molti allenatori. Con chi ti sei trovato meglio?»

«Ne ho avuti tantissimi ed ognuno di loro mi ha dato qualcosa quindi li ringrazio tutti. Certo Malesani è stato importante perché, appena arrivato dalla Lazio, mi ha insegnato un modulo nuovo, il 343, e mi ha fatto esprimere al meglio delle mie possibilità. Devo molto anche agli altri allenatori; ad esempio, a Ventura bastavano cinque minuti di videocassetta al giovedì per studiare gli avversari e identificare i loro punti deboli per riuscire ad interpretare le partite in modo esemplare. Comunque, sono stati tutti importanti per me e non ho mai litigato con nessuno.»

«Ti senti ancora con i tuoi vecchi compagni? Raccontami qualche aneddoto curioso delle tue annate in riva all'Adige.»

«Ho pochi amici nel mondo del calcio in quanto l'amicizia vera in questo settore è proprio rara; mi sento qualche volta con Vincenzo Italiano, con Sibilano, con Ferrarese, qualche volta incontro Cossato. Ogni occasione è sempre un piacere perché ho bellissimi ricordi e talvolta mi vengono i brividi nel parlare di certe emozioni che abbiamo vissuto assieme.»

«Aneddoti ce ne sono tanti ma mi piace ricordarne uno; con Salvioni eravamo in ritiro prepartita all'hotel San Marco e qualche ora prima della partita l'allenatore aveva l'abitudine di passare nelle camere per parlare con ogni giocatore. E' passato da quella di Andrea Cossu e gli ha detto: "Guarda Andrea questa settimana ti sei allenato benissimo e ti vedo in forma. E di fiato come stai?" Andrea lo rassicura dicendo: "Sto bene mister sono pronto..." e lui gli risponde: "Bene Andrea allora oggi ci aiuterai dalla curva andando a fare il tifo per noi!" Cossu rimase basito da una risposta del genere e ci fece scoppiare dalle risate quando ce lo raccontò. Però dalla settimana successiva diventò titolare inamovibile di quella formazione.»

«Hai giocato in un Verona che si barcamenava tra serie B e C. Quale è stato il tuo momento più bello ed invece la più grossa amarezza?»

«Per me i 5 anni di B sono stati tutti molto belli ed intensi e con Ficcadenti una stagione abbiamo addirittura sfiorato la promozione. Per me giocare a Verona era il top ed entrare in campo con la spinta della curva mi faceva venire i brividi; anche il solo arrivare allo stadio col pullman e già vedere le facce, che poi sono diventate facce amiche, mi dava una carica incredibile. Quindi sono stati tutti anni bellissimi. l'unico momento negativo è stato durante l'anno di C in cui ho passato un periodo difficile per l'improvvisa e tragica scomparsa di mio fratello in giovane età e la società di allora non mi è stata vicina. Di conseguenza non potevo giocare bene perché condizionato da mille pensieri. Poi anche quel brutto momento è passato e del resto conservo solo ricordi positivi.»

«Parlami del tuo rapporto con i tifosi. Come giudichi il tifoso gialloblù? E' veramente diverso dagli altri?»

«I tifosi Hellas sono unici perché portano sempre in alto chi in campo ci mette l'anima, il cuore e viene incitato comunque anche se non sei un fuoriclasse. Se dimostri che sei attaccato alla maglia, se senti proprio il fuoco dentro, ti perdonano ogni tuo sbaglio. Nel mio caso è scattata la scintilla per questo motivo ed ancora oggi quando passeggio ogni tanto trovo qualcuno che mi canta il coro "Tutti pazzi per Comazzi". Questo per farti capire che io sono rimasto nei loro cuori e loro rimarranno per sempre nel mio perché le emozioni che mi hanno fatto vivere vanno al di là di ogni contratto firmato, di soldi e di ogni situazione. Sono le cose più belle che ti rimangono del calcio.»

«Alla difesa pluriperforata dell'Hellas di oggi servirebbe un Comazzi? Cosa suggerisci per superare questo momento terribile? »

«Sinceramente non conosco le dinamiche interne alla squadra ma so solo che per raggiungere qualsiasi obiettivo c'è bisogno di compattezza e di sentirsi una società alle spalle. Bisogna avere delle linee guida e qualcuno che le sappia trasmettere accompagnati da un allenatore che abbia delle idee ben chiare e che possa far crescere un gruppo coeso con la voglia di non mollare mai. Invito quindi la società a stare vicino ai ragazzi a condividere un progetto con un allenatore con le idee ben definite che dia fiducia ai giocatori. Auguro veramente ogni bene e voglio il meglio per il Verona e sono sicuro che ce la farà anche in questa occasione.»

Con queste parole mi congedo da Alberto, veramente gentile e disponibile nel dedicarmi un po' del suo tempo per parlare di una nostra passione comune. Il mondo del calcio immagino sia costituito in maggior parte di persone costruite e presuntuose ma devo dire che in questo caso Alberto rappresenta un'eccezione di simpatia e genuinità. Prima di salutarci facciamo in tempo ad alzare un calice di buon vino per augurargli un futuro brillante da enologo e per augurare a tutti noi malati di Hellas un finale di stagione ricco di soddisfazioni.

Arturo

[la scheda di Alberto Comazzi]



Hellastory, 19/04/2023

ALL IN


Beh insomma, non possiamo certo lamentarci. Abbiamo chiesto al Verona di onorare la maglia, di lottare fino alla fine, di non mollare mai. Partivamo da una situazione drammatica ed hanno recuperato punti partita dopo partita, sprecando pure qualche occasione importante per venirne fuori definitivamente. Ma non importa. Questo fa parte del gioco e dello stress. Ora però la stagione ce la giochiamo tutta in 90 minuti, più eventuali rigori. Sarà una sfida veloce a chi ne ha di più.

[continua]
Qual è stato il miglior gialloblu in campo in Milan-H.Verona?

Milan    H.Verona


Cabal J.

Dawidowicz P.

Depaoli F.

Djuric M.

Faraoni M.

Gaich A.

Hien I.

Lazovic D.

Magnani G.

Montipò L.

Ngonge C.

Sulemana I.

Tamèze A.

Veloso M.

Verdi S.


 


Riepilogo stagionale e classifica generale


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