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HELLAS VERONA / Le Ultimissime

CALCIOMERCATO E FUTURO: NUMERI E AMBIZIONI DEL PROGETTO SETTI (1° PARTE)

Hellastory: Le Ultimissime

CALCIOMERCATO E FUTURO: NUMERI E AMBIZIONI DEL PROGETTO SETTI (1° PARTE)
CALCIOMERCATO E FUTURO: NUMERI E AMBIZIONI DEL PROGETTO SETTI (1° PARTE)

La vittoria esaltante di La Spezia ha riportato grande entusiasmo ed euforia nell'ambiente gialloblu facendo quasi dimenticare che quella che stiamo vivendo è l'ultima settimana di calciomercato. Un distacco che deriva probabilmente dalla convinzione che i due colpi più grossi siano già stati messi a segno (Sgrigna ed Agostini che hanno dimostrato tutto il loro valore già nel debutto) e se altri ne arriveranno a deciderlo saranno più le sentenze del Tnas (Ferrari e Pesoli) che non i salotti degli hotel milanesi. Ancora qualche sogno e voce di mercato (Brienza?) aleggia nell'etere ma sembra che i tifosi per primi sentano come unica esigenza quella di sfoltire una rosa che altrimenti rischia di diventare oceanica.

I primi nove mesi di gestione Setti-Sogliano sono stati infatti quantitativamente impressionanti. Il numero di giocatori acquistati, tra prima squadra e primavera, supera ormai la trentina ed ha esaltato giornalisti ed addetti al lavoro, che da quest'estate etichettano il Verona come la grande corazzata e favorita del torneo, una sorta di “Real Madrid” della serie B; un abbondanza che ha fatto piacere anche ai tifosi, rimasti però più tiepidi forse per la paura di un'indigestione dopo tanti anni di “vacche (e calciomercati) magre”.

Ad un primo giudizio qualitativo di questa bulimica campagna acquisti abbiamo già dedicato un “processo a Sean Sogliano” che ha evidenziato buoni (Moras, Martinho, Cacia, Cacciatore), in attesa di giudizio (Albertazzi, Bacinovic, Rivas, Carrozza, Grossi) e cattivi (Crespo, Fatic, Bojinov) dell'abbondante pesca estiva; quello che ancora non è stato invece esaminato è il capitolo dei costi e degli investimenti che sono stati necessari a Setti per accontentare le richieste di direttore sportivo e allenatore. Un'analisi che mette in evidenza risultati sorprendenti

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Acquisti e cessioni calciomercato invernale 2013:

Acquisto Classe Squadra Cessione Classe Squadra
Alessandro Agostini 1979 Torino Matteo Abbate 1983 Pro Vercelli
Alessandro Sgrigna 1980 Torino Valery Bojinov 1986 Vicenza
Matteo Bianchetti 1993 Inter Paolo Grossi 1985 Pro Vercelli
Daniele Ragatzu 1991 svincolato - - -


Contrariamente a quanto si sarebbe portati a pensare infatti la campagna acquisti del Verona 2012/13 è stata condotta a saldi sostanzialmente nulli. Il dato lo apprendiamo dalla relazione sulla gestione allegata al bilancio della società approvato lo scorso ottobre. Si tratta di documenti ufficiali i cui dati sono vagliati attentamente da organi competenti (collegio sindacale e società di revisione) e che non lasciano quindi spazio a dubbi e ad interpretazioni. Ebbene, nella relazione c'è scritto a chiare lettere che la campagna trasferimenti roboante e, secondo molti mass media, addirittura “faraonica” messa in atto dalla società è costata un saldo negativo di “soli" 71 mila euro!

Come? Si chiederanno in molti. Ebbene la risposta la possiamo trovare in tre fattori:

1- in primis merito delle entrate arrivate dalle cessioni di Tachtsidis, D'Alessandro e Spagnoli (Primavera). Sul greco, giunto in prestito dal Genoa, l'Hellas ha prima riscattato la metà per 120 mila euro; una metà che ha poi dovuto subito rivendere (il Genoa aveva il diritto di contro riscatto) ad un prezzo però maggiorato, di 320 mila, con un guadagno netto quindi di 200 mila euro. Ancor di più ha fruttato, in rapporto al valore del giocatore, D'Alessandro che con lo stesso giochetto ha permesso al Verona di incassare 100 mila euro. 20 mila euro sono poi arrivati dal ritorno di Spagnoli (Primavera) al Milan. In totale sono così stati incassati 320 mila euro;

2- L'Hellas è poi ricorso in misura pesante ai prestiti. Dei giocatori attualmente in rosa infatti ben 12 sono arrivati con questa formula: dai più forti Martinho, Cacciatore, Laner e ora Agostini, passando per Fatic, Bacinovic, Bojinov, Crespo, Grossi, Albertazzi, Berardi, Bianchetti. In pratica una squadra arrivata a costo praticamente nullo sui quali Sogliano si è assicurato in quasi tutti i casi (Bacinovic uno dei pochi esclusi) il diritto di riscatto della comproprietà che darà al Verona la possibilità di cercare di trattenere e/o monetizzare i più validi;

3- Con il gruzzolo di 320 mila euro incassati ed un piccolo contributo di 71 mila euro, il ds Sogliano è riuscito a comprarsi sul mercato i cartellini di Cacia, Rivas (giocatore di proprietà, ricordiamolo! Si spiega anche così tutta l'attenzione che gli è stata dedicata da mister e compagni di squadra dopo la sostituzione lampo di sabato scorso ndr), Carrozza, Cocco e probabilmente con un altro centinaio (qui però non abbiamo dati ufficiali) si è assicurato in gennaio Sgrigna (più Ragatzu che era svincolato). Investimenti oculati su giocatori che se anche, in alcuni casi, non hanno convinto appieno, hanno sicuramente mantenuto il valore di acquisto.

Una campagna acquisti roboante ma low cost in cui il ds Sogliano ha dimostrato tutta la sua bravura nell'inserirsi nelle pieghe di un mercato in piena crisi che impone alle società di sfoltire le rose e dimagrire ad ogni costo. Così i prestiti non riguardano più solo giovani di belle speranze ma anche giocatori di sicuro affidamento ed esperienza (Cacciatore, Agostini, Bacinovic, Laner) che, semplicemente per il fatto che non sono più indispensabili, devono essere sacrificati anche a costo zero pur di ridurre i costi gestionali. E non è un caso che quella di Sogliano sia stata una pesca tutta incentrata sugli “scarti” (nel senso buono del termine, ricordiamo il Verona di Bagnoli!) della serie A.

Sempre pescando da questo “mercato dei giocatori da cedere a tutti i costi” Sogliano è riuscito a portarsi a casa per esempio un Cacia, un Cocco o un Sgrigna a prezzi impensabili solamente due-tre anni fa quando il Verona doveva spendere 350 mila per acquistare Pichlmann, 280 mila per Esposito, 100 mila per Campagna, 76 per Campisi, 70 per Bertolucci (fortuna che qualche affare è stato anche fatto: 350 mila per Halfredsson, 160 mila per Gomez e per Rafel, 100 mila per Dianda, 46 mila per Jorginho).

Ma è dunque tutto oro quello che luccica? Sogliano è stato il solo a scoprire che pescando dagli esuberi della massima serie si può costruire uno squadrone con due lire? La risposta naturalmente è no e, per non tediarvi oltre con una articolo che altrimenti rischia di risultare prolisso, riprenderemo il discorso dopodomani (giovedì) con la seconda parte.

Francesco

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Hellastory, 29/01/2013

UNA REGOLA SBAGLIATA CHE PUO' DANNEGGIARE IL VERONA


Lo spettacolare pareggio dell'Olimpico con la Lazio chiude adeguatamente una stagione strepitosa. Tudor, stupendo condottiero, ha migliorato la posizione di classifica dell'anno scorso, ha ottenuto il record di gol realizzati (65) e sigillato il saldo positivo reti fatte/subite (+ 6), risultato questo non riuscito né a Mandorlini (-6) né a Juric (- 2 e -4) prima di lui. Adesso però inizia una settimana decisiva per capire cosa farà, quando scioglierà la riserva circa la permanenza o meno in gialloblu. Perso D'Amico, la questione che tiene in sospeso tutti non è un problema di soldi, contano le sensazioni. Bisogna vedere se ci sono i presupposti. Da cosa scaturisce questo stato di incertezza? Tutto ci porta ad affrontare un periodo di incertezza societaria che non aiuterà certo a lavorare con la stessa serenità che ha trovato e che, infondo, ha agevolato il conseguimento di prestazioni di questo rilievo. Non c'è alcun dubbio che D'Amico, anche lui sotto contratto, abbia colto l'opportunità Atalanta anticipando in tal modo la conclusione di un ciclo. Un ciclo vincente, aggiungo, visti gli splendidi risultati ottenuti non solo sul campo (grande calcio, 1 promozione e 3 piazzamenti stabilmente tra il 9º e il 10º posto), ma anche e soprattutto dal punto di vista della rivalutazione della rosa e degli indici di bilancio. D'Amico, direttore sportivo silenzioso e scrupoloso, è stato anche in grado di porre rapido rimedio nei rari errori di valutazione (l'esonero veloce di Di Francesco e l'aver tolto dal mercato Tameze in agosto quando ci si è accorti che Hongla non avrebbe risposto subito alle aspettative). Ora però se ne sta aprendo un altro di difficile valutazione. Non tanto perché Marroccu, che è comunque un dirigente esperto, valga meno di D'Amico, quanto per il contesto in cui si troverà ad operare. E Tudor deve stabilire se valga la pena oppure no restare alle nuove condizioni.

[continua]
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