GABRIELE CIOFFI PRONTO A REGGERE LA PESANTE EREDITA' CROATA - Hellas Verona: Le Ultimissime su HELLASTORY.net
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HELLAS VERONA / Le Ultimissime

GABRIELE CIOFFI PRONTO A REGGERE LA PESANTE EREDITA' CROATA


GABRIELE CIOFFI PRONTO A REGGERE LA PESANTE EREDITA' CROATA

Ci vogliono le spalle grosse per presentarsi come allenatore del Verona dopo le stagioni di Juric e Tudor. Quelle spalle grosse che effettivamente, ripensando ad un anno fa esatto, non avevamo visto nemmeno per sbaglio indossare a Eusebio Di Francesco. Troppo professorino, troppo placido, dietro quegli occhialetti spessi. Volete mettere con lo sguardo indagatore e fulminante di Cioffi? All'incirca lo stesso sguardo che Tudor sfoderava quando gli si faceva qualche domanda. Anche se si sospettava che Igor sfoggiasse quell'espressione acuta più che altro per capire bene cosa gli stessero chiedendo. Cioffi ovviamente questo problema non ce l'ha e ascolta la domanda dei giornalisti cercando probabilmente di andare già oltre, pensando più veloce, per poi rispondere in maniera chiara, senza troppi fronzoli e senza tanti giri di parole. Si capisce però che crede in quel che ti dice.

Con poche parole capisci che lui sa esattamente dove si trova, sa cosa serve all'ambiente e sa cosa può portare di proprio per fare bene. Non è banale ed è piacevole scoprire come Cioffi abbia «studiato» la nostra piazza. Denota una certa forma di rispetto e di deferenza nei nostri confronti. Dovrebbe essere quasi scontato ma non lo è. Juric aveva firmato in bianco, quasi da disperato, a quel poco di rispetto riconosciutoci ci è arrivato dopo. Tudor, altra pasta, altro pedigree, è rimasto su un livello più alto. Di Francesco probabilmente non aveva nemmeno idea di dove fosse, Sassuolo, Verona, Vicenza, tutto uguale. Però stiamo parlando di allenatori che probabilmente pensavano di poterselo permettere, forti di un passato, anche da giocatori prima ancora che da mister, che li poneva un gradino sopra questa nostra società di provincia.

Per Cioffi evidentemente non è così. La sua è stata una carriera che è sempre partita dal basso. Da giocatore è partito dai dilettanti e si è fatto tutta la gavetta, C2, C1, poi Serie B col Mantova fino al coronamento della carriera con l'esordio in Serie A al Torino a 31 anni per poi tornare in Serie B ad Ascoli. Difensore centrale grosso e grande da far paura, forte dei suoi 198 centimetri, non risparmiava nulla agli avversari e quando poteva andava anche a segnare. Uno così non può essere un professorino e non può dare nulla per scontato.

Simile la carriera da allenatore, quando, come racconta lui, visto che il telefono non suonava è partito per l'Inghilterra. Ad Udine diciamo che ha avuto una promozione inattesa, in anticipo forse sulla tabella di marcia ma i risultati ottenuti poi gli hanno dato ragione.

Poteva rimanere all'Udinese, certo, ma sarebbe stato sempre «l'ex vice di Gotti» e avrebbe dovuto lavorare in un ambiente non sanissimo, dove i giocatori sono pagati parecchio per raggiungere risultati che in proporzione sono oggettivamente mediocri.

Alla fine ha scelto di misurare la propria determinazione a Verona, dove sicuramente non metterà in campo una squadra di ballerini pur potendo contare su una rosa che dovrebbe mantenere una qualità sufficiente a centrare agevolmente l'obiettivo salvezza.

Valeriano



Hellastory, 04/07/2022

SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

[continua]
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