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IL PRIMO VERONA IN SERIE A - FRA MITO E REALTA'

IL PRECAMPIONATO – «FUROREGGIA L'ORIUNDO»

IL PRIMO VERONA IN SERIE A - FRA MITO E REALTA'

Il gol di Dejayr Mazzoni in amichevole a Parma, 25 agosto 1957, da Il Calcio Illustrato, con sovraimpresso il titolo dedicato alla partita da Il Gazzettino

E' stata un'estate movimentata, soprattutto per mister Piccioli e per il segretario Pasini, ma alla fine la rosa del Verona è stata completata. In sede di presentazione del Verona, nell'excursus sulle 18 formazioni iscritte al campionato di serie A, il Corriere dello Sport titola: «Piccioli la mente, Rosetta il braccio» . Si pone molta aspettativa nell'esperienza dell'ex giocatore viola Rosetta, il cui ruolo di centromediano e di veterano della formazione sarà di fondamentale importanza. Gianluigi Stefanini, con atto di grande rispetto, gli ha ceduto la fascia di capitano sin dal suo arrivo in ritiro a Fai della Paganella.

Il resto della formazione gialloblu è quasi tutto composto da esordienti in serie A. La coppia di stranieri è tutta da scoprire: Gundersen è una scommessa, mentre Mazzoni pare più un ripiego che una prima scelta. Su di loro in particolare si concentra l'attenzione dei cronisti sportivi in occasione della prima uscita ufficiale del Verona, il 22 agosto 1957 contro il Bolzano. L'amichevole del «Druso» segna di fatto la fine del ritiro precampionato, dato che al termine della gara i giocatori faranno ritorno a Verona lasciando Fai della Paganella. I circa 2.000 tifosi che si recano a Bolzano rimangono però alquanto delusi dalla prestazione del Verona che esce sconfitto per 2-0. La cronaca de Il Gazzettino riferisce comunque un buon esordio del brasiliano Mazzoni: «L'ala sinistra sudamericana, che per la sua taglia minuscola ricorda un indimenticabile campione dell'anteguerra, l'ex juventino Sernaggiotto, è apparso veloce, elegante palleggiatore in possesso di un ottimo senso della posizione.» Nella ripresa viene sostituito da Bassetti, che si dimostra pure lui fra gli uomini più in forma. Insomma, all'ala sinistra non mancano le alternative. Il Verona si è schierato a inizio gara con questo undici: Ghizzardi, Stefanini, Cuttica, Tesconi, Rosetta, Larini, Galassini, Ghiandi, Maccacaro, Gundersen, Mazzoni.

La seconda amichevole pre-campionato si disputa al Tardini di Parma il 25 agosto 1957 e già ci sono alcuni osservati speciali secondo Il Gazzettino: «Sarà osservata con molta attenzione la prova del norvegese Gundersen, che nell'incontro di giovedì non ha troppo ben figurato, palesando una grande lentezza e poca lucidità di idee. (...) Pure capitan Stefanini necessita di duri allenamenti per smaltire i sette o otto chili che attualmente possiede in più del suo peso-forma.» Anche il quotidiano veronese L'Arena rincara la dose e non lascia dubbi: Stefanini alla prova del peso ha fatto registrare 90 chili. Per il preparatore atletico Bovi si prevede un supplemento di lavoro. Il Calcio Illustrato dedica addirittura una vignetta all'operazione «dimagrimento» di Stefanini sotto le cure del dottor Bovi.

IL PRIMO VERONA IN SERIE A - FRA MITO E REALTA'

Due vignette dedicate da Il Calcio Illustrato a Gianluigi Stefanini.

A Parma arrivano tuttavia le prime note liete della stagione e il Verona si impone sui locali con il punteggio di 3-0, frutto di una evidente superiorità tecnica e tattica. Piccioli opera solo un cambio rispetto all'undici iniziale di Bolzano, lanciando Osvaldo Bagnoli al posto di Galassini. Il giovane ex milanista si impone subito con una doppietta, mentre il terzo gol (secondo nella sequenza cronologica) è opera di Dejayr Mazzoni. Il Gazzettino è addirittura entusiastico e titola «Furoreggia l'oriundo nel Verona a Parma».

Curioso notare che il nostro oriundo si trova di fronte, nell'amichevole di Parma, un altro Mazzoni: si tratta di Agostino, attaccante parmense nato a Roma nel 1935. Dopo questa gara, Dejayr Mazzoni riparte per il Brasile, dove ufficialmente si reca per completare il disbrigo di alcune pratiche e per tornare successivamente a Verona con la moglie. È lo stesso mister Piccioli, ai taccuini del Corriere dello Sport, a darne l'annuncio, precisando che ad inizio campionato all'ala sinistra sarà schierato Bassetti e che il ritorno di Mazzoni dal Brasile avverrà intorno alla metà di ottobre.

Il seguito e l'attesa dei tifosi per il primo campionato di serie A è superiore ad ogni aspettativa: le cronache riportano di un centinaio di «supertifosi» che, alle ore 11 del mattino del 29 agosto 1957, si presentano al cancello del campo di Borgo Roma per seguire la partitella in famiglia del Verona, nonostante questa fosse stata prevista a porte chiuse da Piccioli. I sostenitori gialloblu si devono accontentare di seguire la partitella da posizioni decisamente scomode – a cavalcioni delle mura – visto che Piccioli risulta irremovibile nel non far aprire i cancelli. La partita, disputata su due tempi di circa 40 minuti l'uno, vede i titolari prevalere per 4-1 sulle riserve grazie ai gol di Ghiandi (2), Bagnoli e Maccacaro; per gli allenatori va a segno Galassini. Le due formazioni si sono schierate con questi effettivi:

TITOLARI: Sasso (Ghizzardi), Stefanini, Cuttica, Tesconi, Rosetta, Larini, Bagnoli. Ghiandi, Maccacaro, Gundersen, Bassetti.

RISERVE: Ghizzardi (Piccoli), Basiliani, Bertelli, Bissoli (Ballarini), Benedetti, Gaiga (Selmo), Galassini, Amicarelli, Remari, Ronzio, Poli.

Alcuni nomi sono praticamente sconosciuti: di Remari si viene a sapere che è un giovane appena acquistato dalla squadra ferrarese del Jolanda di Savoia; Ballarini è un ex Hellas (non dimentichiamoci che la fusione fra l'AC Verona e l'Hellas avverrà solamente nell'agosto del 1958 a fronte della contemporanea retrocessione del Verona in serie B e della promozione in C dell'Hellas, impossibilitato a reperire fondi per un campionato così impegnativo e costoso).

Nel corso della gara in famiglia, Piccioli dà spazio un po' a tutti gli effettivi comprese le giovani riserve. Fra loro Renzo Selmo, classe 1938, che a fine stagione passerà al Genoa pur senza aver collezionato alcuna presenza ufficiale. Selmo, che ha cortesemente accettato di incontrare Hellastory presso la sede degli Ex Calciatori, ricorda col sorriso che l'allenatore Piccioli e il segretario Pasini si prendevano cura di lui portandolo a pranzo al ristorante dell'Hotel Mastino, dato che non aveva esattamente un fisico alla «Ciccio» Stefanini, bensì il problema opposto: doveva irrobustirsi.

«Piccioli era qualcosa in più di un allenatore. Fu lui a trovarmi un lavoro in una tipografia del centro. Se fosse rimasto Piccioli, difficilmente il Verona mi avrebbe ceduto al Genoa. Avevo un ottimo rapporto con il mister e lui puntava molto sui giovani.» Così racconta Selmo che, dopo la breve esperienza a Genoa, dove arrivò con il portiere Lorenzo Piccoli, fu chiamato al militare a Roma e finì per giocare con la Tevere Roma, allora militante in serie C.

Che mister Piccioli puntasse sui giovani è un dato di fatto. Il Verona edizione 1957-58 è la squadra più giovane della serie A con un'età media di 24 anni. È ventiquattrenne anche lo straniero Gundersen che, peraltro, rimane un oggetto misterioso: anche a Parma ha passeggiato con ampie pause, dando prova di avere classe quando tocca il pallone, ma mostrandosi pressoché disinteressato a quanto succede in campo. Forse il norvegese era pensieroso perché il giorno dopo lo attendevano a Chiasso la moglie e la pratica di sdoganamento della propria auto in arrivo dalla Norvegia.

L'ultima amichevole pre-campionato è in programma a Padova il primo settembre 1957, e finalmente Gundersen lascia intravedere qualcosa di buono segnando anche un gol. La partita finisce 3-2 per i padovani che, pur meritando il successo, dimostrano tuttavia pure loro di essere ancora alla ricerca della condizione migliore. Le reti sono messe a segno da Hamrin su rigore e da Boscolo (doppietta) per il Padova; da Gundersen e da Larini su rigore per il Verona. Verona che, a soli 7 giorni dal durissimo esordio in casa della Juventus, è ancora alla ricerca della propria identità, ma ha sicuramente già un pubblico all'altezza della serie A: le cronache riferiscono che Padova è stata invasa da automobili targate VR e pure i treni erano presi d'assalto dai sostenitori gialloblu.

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Ghizzardi sventa in corner una conclusione di Brighenti in Padova – Verona 3-2 del 1º settembre 1957. Foto Il Gazzettino.

Nella settimana di avvicinamento all'inizio campionato, sul Verona cade una tegola pesante: il giorno 4 settembre 1957 i giornali pubblicano la notizia del grave incidente stradale in cui è rimasto coinvolto il trentunenne Peppino Cardano, il centromediano della promozione e unica valida alternativa nel ruolo a Rosetta. Cardano esce dall'auto con varie fratture alla gamba destra e non tornerà più a giocare a calcio. Il suo incidente ha ulteriormente abbassato ulteriormente il tasso di «anzianità» della rosa gialloblu. Anche per questo non è da escludere che la dirigenza veronese abbia deciso di ponderare accuratamente la decisione sul tesseramento dell'oriundo.

In quanto all'incidente di Cardano, l'orario nel quale è avvenuto lascia qualche strascico e malumore fra gli sportivi veronesi. L'auto guidata dal giocatore gialloblu, una FIAT 1100, a bordo della quale viaggiavano anche due amici veronesi del calciatore, è uscita di strada a forte velocità alle porte di Verona, mentre i tre amici rientravano da una serata sul Lago di Garda alle 3 del mattino. E' pur vero che Cardano era convalescente da un infortunio muscolare patito durante il secondo tempo dell'amichevole di Bolzano, e quindi indisponibile per la trasferta di Torino, tuttavia la questione rimane. A soli quattro giorni dall'esordio assoluto nel campionato di serie A, com'è possibile che un calciatore stia fuori tutta la notte mettendo a repentaglio la sua carriera e il patrimonio del Verona calcio? Come si stanno preparando gli atleti alla partita con la corazzata Juventus? Questi interrogativi sono destinati a trovare risposta solo sul campo.



Hellastory, 02/12/2022

STORIA DI AMORE E TRADIMENTO


Nel marzo del 1959, John Steinbeck il famoso autore di Furore, Uomini e topi, la Valle dell'Eden etc etc, si recò in Inghilterra per recuperare gli studi di Thomas Malory del Quattrocento sulla Morte di Artù e poi comporre un grande romanzo storico. Per l'occasione aveva affittato una villa nel Somerset, in piena atmosfera medioevale, e scrisse uno dopo l'altro i vari capitoli che raccolgono la tradizione orale di Merlino, re Artù e i Cavalieri della Tavola rotonda. Una volta arrivato al momento del tradimento di Lancillotto con Ginevra ebbe però un blocco improvviso. Eravamo arrivati ad ottobre, il paesaggio era cambiato e la natura iniziava ad accendere colori ed intensità che mal si accompagnavano con i momenti più drammatici della storia. Il problema era che, ricordando la sua lontana infanzia californiana, Steinbeck aveva sognato in mille occasioni con la fantasia di essere lui stesso a volte re Artù e a volte il prode Lancillotto, e pur conoscendo la storia, ora che doveva comporla in maniera organica, non era più in grado di farlo. L'amore verso quei personaggi meravigliosi e il tradimento erano diventati per lui inconciliabili. E il presente narrativo opprimente. Esattamente come la storia che i prossimi giorni saremo costretti a vivere con il nostro Verona con la ripresa del campionato, abbandonato al suo destino in fondo alla classifica. Una storia di amore (la nostra) ma anche di tradimento per quello che Setti, i dirigenti e i giocatori ci hanno consegnato.

[continua]
Qual è stato il miglior gialloblu in campo in Udinese-H.Verona?

Udinese    H.Verona


Braaf J.

Ceccherini F.

Coppola D.

Depaoli F.

Djuric M.

Duda O.

Hien I.

Lasagna K.

Lazovic D.

Magnani G.

Montipò L.

Ngonge C.

Piccoli R.

Sulemana I.

Tamèze A.

Terracciano F.


 


Riepilogo stagionale e classifica generale


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