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HELLAS VERONA / Le Ultimissime

LE PAGELLE DEL GIRONE D'ANDATA

Arrivati alla soglia del girone di ritorno come nostra usanza cerchiamo di mettere a fuoco le prestazioni dei nostri giocatori. La stagione, partita in maniera indecorosa, è poi decollata ed ha raggiunto livelli di gioco e di risultati ragguardevoli, forse i più alti dell'era Setti. Accantonata in fretta l'esperienza con Di Francesco, l'arrivo di Igor Tudor ha ridato entusiasmo alla squadra mentre il gioco espresso è fluido e particolarmente imprevedibile in fase offensiva. Anche in fase difensiva abbiamo notato dell'imprevedibilità, in senso negativo ovviamente, ma nel bilancio complessivo è sopportabile, almeno per noi tifosi che ci sentiamo in «confort-zone» e guardiamo avanti con particolare serenità. Ordiniamo i giocatori per presenze e non vogliamo essere troppo duri dando voti. Sarebbe ingeneroso vista la complessiva positività della stagione.

LE PAGELLE DEL GIRONE D'ANDATA

TAMEZE (19/2) - Non ci stupisce trovarlo in testa alle presenze. È il giocatore più completo che abbiamo in rosa, in grado di giocare in tutti i ruoli del centrocampo, riesce a difendere e ad attaccare interpretando entrambe le fasi con ottimo rendimento. Partito forse indietro di condizione, una volta ripresosi è diventato un giocatore imprescindibile. Una vera forza della natura. Ma quanto corre?

FARAONI (18/2) - Non abbiamo più parole per descriverlo. Instancabile motorino della fascia destra, è talmente forte che non riusciamo a trovare nessuno in grado di sostituirlo degnamente nemmeno per uno scampolo di partita quando giustamente vorrebbe tirare il fiato. Il rendimento è sempre stato costante e se per puro caso per mezza partita non risultasse all'altezza lui si rifà alla grande nella seconda metà. Quest'anno poi la manovra offensiva lo coinvolge di più rispetto al passato ed è un piacere anche vederlo più spesso accentrarsi per attaccare l'area.

CASALE (18/-) - Partito all'inizio come riserva e senza creare troppe aspettative tra il pubblico, Nicolò Casale si è ritagliato strada facendo il proprio posto in squadra. Certamente è stato aiutato dalla moria di difensori ma per lui vale il detto «aiutati che il ciel di aiuta». Meglio messo in marcatura piuttosto che sull'esterno, ha dimostrato di poter giocare tranquillamente in Serie A e che la gavetta nelle categorie minori serve eccome. Chiedete a Vlahovic che è stato tenuto a bada, anche con qualche «scarpada» di mestiere.

LAZOVIC (18/-) - Quest'anno è rimasto orfano di Zaccagni e Dimarco, due con cui l'anno scorso si era trovato a meraviglia quindi era un po' un'incognita e si temeva di vederlo predicare da solo sulla sinistra. Ma i grandi giocatori si adeguano in fretta e fin da subito ha trovato le misure anche con la nuova disposizione tattica che lo vede un po' meno protagonista lavorando a supporto di Caprari. Per lui tre assist e purtroppo ancora nessun gol, forse un po' sfortunato in qualche occasione ma sempre presente nelle azioni più belle della squadra.

MONTIPO' (18/-26) - Quando si sostituisce un giocatore amato si parte sempre con un handicap. Lui poi viene anche da una retrocessa e quindi il sospetto del tifoso è sempre in agguato. L'abbiamo trattato in maniera ingenerosa, è inutile girarci attorno ed è anche ora di fare un mea culpa. Montipò è un portiere completo in tutte le skill, senza eccellenze particolari ma anche senza particolari difetti. Ha avuto qualche indecisione ma ci ha salvato anche il culo in molte altre occasioni. Il suo predecessore a parte una mezza stagione monstre non aveva fatto diversamente.

LE PAGELLE DEL GIRONE D'ANDATA

CAPRARI (17/4) - Ecco la perla di questo Verona. Sapevamo quando è arrivato che ci trovavamo davanti ad un giocatore più utile rispetto a quello che è stato chiamato a sostituire ed effettivamente la previsione si è avverata. Anche per lui «la macchia» di aver giocato per una retrocessa. Ma sono bastati pochi minuti in campo per far capire che la qualità non si discute e che c'è anche molta sostanza. Un attaccante che spazia su tutto il fronte, non dà punti di riferimento, sempre pericoloso, in grado di trovare l'assist perfetto ma anche di tirare appena ne intravede l'opportunità. Il suo talento non aspettava altro che una squadra attrezzata gli desse fiducia. 4 gol e 5 assist!

SIMEONE (17/12) - Giù il cappello davanti a questo attaccante. 12 gol senza battere rigori lo mette in testa alla classifica marcatori. Inoltre 12 gol più i 3 assist significa che la metà dei gol segnati passa dai suoi piedi. Inutile sprecare troppe parole sull'attaccante che conoscevamo già tutti da qualche anno. Parliamo piuttosto di quella voglia di spaccare tutto, di quella rabbia che mostra mentre gioca, di quello sguardo profondo che spesso mal si sposa con quella faccia ancora da buteleto. È in stato di grazia, lo sa lui, lo sappiamo noi, godiamocelo e cerchiamo di spaccare tutto fin che si può.

CECCHERINI (16/-) - Il difensore più impiegato tra i nostri, si è in parte confermato un giocatore solido anche se rispetto all'anno scorso ci è sembrato un po' meno brillante. Sicuramente è un problema di reparto più che del singolo perché questa è l'impressione che ci hanno dato tutti i suoi compagni di reparto.

ILIC (16/1) - Le aspettative su di lui sono decollate quando quest'estate è stato riscattato per una cifra notevole. In realtà il Verona ha fatto un investimento per il futuro, quindi non ci dobbiamo stupire se Ilic non si dimostra ancora pronto per giocare in A con rendimento alto e costante. Il ragazzo si farà, c'è tempo e per ora in quel ruolo siamo coperti. Non gli dobbiamo far pesare nulla, anzi, dovremmo solo coccolarlo e aspettare che cresca.

BARAK (15/5) - Un centrocampista messo lì, a metà tra le linee, un po' in fascia, un po' in centro, dappertutto. Avanza come un panzer (cit.) travolgendo tutti ma poi la tocca con tecnica sopraffina. Forte fisicamente e tecnicamente, uno che dove lo metti lui gioca e si fa sentire. Sembra lento? Non lo è, è un'impressione data dalla sua notevole stazza. Quando manca, tutto l'attacco ne risente e bisogna ridisegnare le disposizioni perché uno come lui non è sostituibile.

LE PAGELLE DEL GIRONE D'ANDATA

DAWIDOWICZ (15/-) - Il brutto anatroccolo è diventato un cigno? No. Però è diventato il nostro brutto anatroccolo. Dopo la gara contro il Venezia, vinta in rimonta con lui che resta in campo nonostante il ginocchio fracassato, il nostro Pawel viene assurto di diritto tra gli eroi gialloblù. Poi dobbiamo dire che negli anni è anche migliorato ed è diventato un difensore arcigno e dai modi spicci, per quanto sgraziato nelle movenze e sfortunato in genere, anche sotto porta. Ma ci va bene così, si è guadagnato la benevolenza del pubblico e anche la nostra riconoscenza. Speriamo di rivederlo ancora in questa stagione.

MAGNANI (14/-) - Giangiacomo Magnani è sicuramente il miglior marcatore che abbiamo in rosa. L'avevamo già visto la scorsa stagione quando veniva messo a uomo sul più temibile dei nostri avversari e lui bene o male portava a casa la pellaccia tra un anticipo e una botta di mestiere. Perché poi venga schierato meno di altri in campo non ci è dato a sapere. Forse qualche lacuna tattica di troppo ne sta penalizzando il rendimento.

GUNTER (13/-) - Promosso a centrale nei tre di difesa ancora nella scorsa stagione, volenti o nolenti, rimane il nostro difensore più affidabile e più esperto. Quella è una posizione difficile da tenere ed è anche quella dove si corre più il rischio di commettere errori. Aggiungiamoci anche che quest'anno giocando con più spavalderia lasciamo più spazio in difesa e il gioco è fatto. Non facciamoci prendere dal panico. Se qualche buco c'è stato dalle sue parti è perché lì in mezzo c'era lui, non altri. Non dovremmo prendercela con lui perché poi quando è mancato non si sapeva più come schierare la difesa.

VELOSO (13/-) - Quest'anno il nostro capitano ha trovato continuità e sembra aver lasciato alle spalle le noie fisiche della scorsa stagione. Gioca sempre con esperienza e il suo apporto in campo si vede. Certo, siamo a fine carriera e probabilmente questa sarà l'ultima stagione, non possiamo nemmeno pretendere chissà cosa. Di certo è meglio averlo in campo così che non averlo.

LASAGNA (12/1) - Abbiamo capito che Kevin è un giocatore che va sfruttato per le caratteristiche che ha, inutile cercare di adattarlo ai bisogni della squadra. Per buona parte del girone il Verona non ha avuto bisogno di un giocatore con le sue caratteristiche perché quelli che erano in campo bastavano ed avanzavano. Verso le ultime partite ha trovato un po' più di spazio ed è anche cresciuto come rendimento. Contro la Fiorentina è arrivata sia la prestazione sia il gol. Vediamo cosa gli riserva il futuro.

BESSA (11/1) - Tudor lo ha tirato fuori dal ripostiglio probabilmente preso da disperazione e in effetti dobbiamo ammettere che Bessa si è fatto trovare pronto. Si dimostra un giocatore dinamico ma molto leggero e non troppo propenso al sacrificio. Ora che l'asticella si è alzata (cit.) può fare la riserva ed entrare per cercare di sparigliare le carte.

HONGLA (10/-) - Il suo impatto con la realtà italiana è stato abbastanza problematico. C'è voluto un periodo di apprendistato e di panchina per cavarne qualcosa di buono. È un giocatore esplosivo, dalla grande forza fisica, sicuramente ci tornerà utile anche in futuro. Teniamocelo stretto perché è ancora giovane ed è un nazionale del Camerun quindi le potenzialità ci sono tutte.

SUTALO (10/-) - È stato utilizzato come jolly da Tudor per ricoprire tutti i ruoli tra difesa e gli esterni. Non ha mai sfigurato, anzi, col passare del tempo ha fornito anche buone prestazioni, meglio come cursore di fascia. Possiamo ritenerci soddisfatti del suo rendimento, pare un giovane di belle speranze.

KALINIC (9/3) - Forse l'anno scorso l'avevamo dato per finito troppo in fretta. Con l'arrivo di Tudor si è galvanizzato ed ha fatto vedere il meglio di sé fino a novembre quando si è infortunato. Se sia stato il canto del cigno non lo sappiamo, come non sappiamo se lo rivedremo ancora al rientro dall'infortunio.

LE PAGELLE DEL GIRONE D'ANDATA

CANCELLIERI (8/-) - Tra i pari età, che sia in primavera o in Under 21 si dimostra un fuoriclasse. Nel calcio dei «grandi» invece non riesce a trovare lo stesso spazio. Sembra sempre che spacchi il mondo a metà ma alla fine quando gioca gira spesso a vuoto. È proprio vero che la potenza è nulla senza il controllo quindi o si lavora per trovargli una collocazione adeguata oppure mandiamolo in prestito a giocare. In altre stagioni sarebbe stato titolarissimo, adesso abbiamo di meglio (per fortuna).

DI FRANCESCO - Sarebbe troppo facile giudicarlo per quel poco che abbiamo visto. Da quanto si è appreso è stato esonerato più che per i risultati per tutto quello che noi da qui non abbiamo potuto vedere. Sicuramente come professionista niente da dire. Probabilmente questa lunga sequela di insuccessi non è casuale e non possiamo credere che tutti ce l'abbiano con lui. In bocca al lupo.

TUDOR - È arrivato, ha iniziato a vincere, ci ha tirato fuori dalla melma, ci ha fatto vedere dell'ottimo calcio, migliore di quello del suo predecessore. Ha fatto quello che tanti altri allenatori subentrati quest'anno non sono riusciti nemmeno lontanamente a fare in altre squadre. Cosa possiamo chiedere di più? E che nessuno si permetta di dire che vive di rendita su quanto costruito dal predecessore.

CETIN (2/-)

ZACCAGNI (2/-)

DI CARMINE (1/-)

PANDUR (1/-)

Valeriano



Hellastory, 04/01/2022

CIOFFI ALLA RICERCA DEL VERONA PERDUTO


Ho l'impressione che, dopo la confusione generata dal mercato, si continui crearne di nuova anche nelle soluzioni tattiche partita dopo partita. Laddove Tudor aveva trovato la fortuna del Verona dando continuità al lavoro di Juric migliorandolo gradatamente con il suo stile personale, Cioffi invece, ha stravolto priorità e leadership cancellando di fatto ogni tipo di continuità. Quando in conferenza stampa parla dei singoli, traspare evidente il suo concetto di base secondo cui «tutti sono in discussione, nessuno è sicuro di giocare». Questo probabilmente dipende dal fatto che lui ritiene efficaci alcune teorie aziendali (peraltro, recentemente messe in discussione dalle prove dei fatti) che mettono in competizione tutti i collaboratori ponendoli gli uni contro gli altri al fine di migliorare la produttività. Giovani contro vecchi, arroganza contro esperienza. Ma così facendo, il mister ha di fatto eliminato tutti i riferimenti degli ultimi anni. Ogni partita scende in campo una formazione diversa e i 5 cambi a disposizione, anziché consolidare, sperano di ribaltare quello che non sono riusciti ad esprimere in campo i titolari. O sbaglia la formazione iniziale, o non trasmette la giusta concentrazione, fatto sta che il Verona sbaglia quasi sempre l'approccio (salvo forse solo il primo tempo con la Lazio). Quello che emerge è infatti un Hellas continuo cantiere aperto dove la paura di sbagliare (e quindi di perdere l'opportunità a disposizione) condiziona ogni singolo giocatore che non riesce poi ad esprimersi al meglio per due partite di seguito. E' una squadra che non costruisce gioco, che fatica a difendersi, che non ha un'identità. Gunter, Ilic, Tameze, lo stesso Lazovic costretto a cambiare più ruoli, non sono più gli stessi. D'altra parte, in questa confusione generale, purtroppo continuano a trovare spazio i modesti Lasagna, Depaoli, Dawidowicz e Djuric di cui non comprendo il valore.

[continua]
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