SPECIALE 1982-'83 - Hellas Verona: Le Ultimissime su HELLASTORY.net
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HELLAS VERONA / Le Ultimissime

SPECIALE 1982-'83

Hellastory: Le Ultimissime

SPECIALE 1982-'83

PREMESSA

Il campionato 1982-'83 è stato sicuramente uno dei più importanti nell'intera storia del calcio italiano. A prescindere dall'eccezionale exploit del nostro Hellas, che disputò una stagione fantastica (seconda solo, in termini di gioco e risultati, a quella dello scudetto), tutto il panorama calcistico italiano si apprestava ad una svolta importante, preparandosi a diventare capofila del calcio europeo e mondiale fino ad almeno metà degli anni '90. Dopo i fasti delle milanesi negli anni '60, i club italiani non erano più riusciti ad imporsi sulla scena internazionale, fatta eccezione per la vittorie del Milan nella Coppa Coppe del 1973 e della Juventus nella Coppa Uefa del 1977. Catenacciaro e chiuso nei propri confini, il calcio italiano aveva raggiunto i minimi storici in termini di punti UEFA (solo due squadre da iscrivere alla Coppa Uefa) e in termini di considerazione all'estero, dove il gioco a zona, ispirato dalle spettacolari performance dell'Olanda di Krujff, era ormai applicato da quasi tutte le grandi squadre. In questo quadro già ampiamente deficitario, a cavallo tra gli anni '70 e gli anni '80 si inserì anche la spada di Damocle del calcio scommesse. Ne fecero le spese decine di calciatori (tra cui l'enfant prodige Paolo Rossi) e la squadra del Milan, che nel '79 si era aggiudicata lo scudetto della stella, venne addirittura retrocessa in serie B! A dominare la scena calcistica italiana c'era la Juventus che, tra il 1970 e il 1982 si aggiudicò ben 7 scudetti. Sul fronte della nazionale le cose erano andate in modo altalenante, dopo la debacle ai mondiali di Monaco del '74, gli azzurri avevano colto un prestigioso 4º posto in Argentina nel '78, concedendosi anche il lusso di battere la squadra di casa. Stesso piazzamento agli Europei dell'80 che, però, visto che l'Italia giocava in casa, non era certo da considerare come un buon risultato. Nel campionato 1980-'81, dopo anni di chiusura totale, la lega calcio approvò il tesseramento di un giocatore straniero per ogni squadra, favorendo di fatto un piccolo passo avanti verso la modernizzazione del nostro calcio.

SPECIALE 1982-'83

Tutto questo fino al luglio del 1982, quando l'Italia di Bearzot vince il suo terzo titolo mondiale. La Coppa del Mondo alzata da Zoff, la corsa di Tardelli dopo il secondo gol nella finale contro la Germania, il sorriso paterno di Sandro Pertini e i 3 gol di Paolo Rossi al Brasile, sono tutte immagini che entrano nel cuore e nella corteccia cerebrale degli italiani, investendoli di una calcio-mania senza precedenti e facendoli sentire al centro dell'attenzione internazionale per qualcosa che finalmente non sia mafia, terrorismo, spaghetti e tutto il resto del classico clichè tricolore. Un sondaggio fa sapere che quello di Paolo Rossi è tra i dieci volti più conosciuti al mondo: la faccia pulita di un'Italia che faticosamente cerca di uscire dagli anni di piombo e dalla crisi economica e a cui la vittoria degli azzurri non serve solo in termini di immagine, ma anche di speranza, di fiducia, di ottimismo. Ma questo non basta ancora a decretare la stagione calcistica 1982-'83 come una stagione di svolta; un altro fatto saliente è infatti l'allargamento a 2 stranieri per squadra. Il campionato italiano diventa di diritto il «più bello del mondo», sommando ai campioni di casa nostra, reduci dal trionfo di Madrid, i migliori giocatori internazionali. C'è da dire in proposito che è proprio in questo clima che inizia quel fenomeno di «lievitazione» degli ingaggi dei calciatori che in tempi recenti ha oltrepassato ogni limite. La vittoria finale della Roma, che conquisterà lo scudetto dopo 41 anni, fa da coronamento a questo campionato di svolta: i giallorossi allenati da Liedholm giocano una zona spettacolare ed efficace, niente a che vedere con il catenaccio all'italiana che dai tempi di Rocco ed Herrera era entrato profondamente nella nostra mentalità calcistica.

Il 12 settembre 1982 quindi, andava ad incominciare un campionato importante, ricco di aspettative e incognite, il primo ad essere veramente «il più bello del mondo».

Davide



Hellastory, 07/09/2022

CIOFFI ALLA RICERCA DEL VERONA PERDUTO


Ho l'impressione che, dopo la confusione generata dal mercato, si continui crearne di nuova anche nelle soluzioni tattiche partita dopo partita. Laddove Tudor aveva trovato la fortuna del Verona dando continuità al lavoro di Juric migliorandolo gradatamente con il suo stile personale, Cioffi invece, ha stravolto priorità e leadership cancellando di fatto ogni tipo di continuità. Quando in conferenza stampa parla dei singoli, traspare evidente il suo concetto di base secondo cui «tutti sono in discussione, nessuno è sicuro di giocare». Questo probabilmente dipende dal fatto che lui ritiene efficaci alcune teorie aziendali (peraltro, recentemente messe in discussione dalle prove dei fatti) che mettono in competizione tutti i collaboratori ponendoli gli uni contro gli altri al fine di migliorare la produttività. Giovani contro vecchi, arroganza contro esperienza. Ma così facendo, il mister ha di fatto eliminato tutti i riferimenti degli ultimi anni. Ogni partita scende in campo una formazione diversa e i 5 cambi a disposizione, anziché consolidare, sperano di ribaltare quello che non sono riusciti ad esprimere in campo i titolari. O sbaglia la formazione iniziale, o non trasmette la giusta concentrazione, fatto sta che il Verona sbaglia quasi sempre l'approccio (salvo forse solo il primo tempo con la Lazio). Quello che emerge è infatti un Hellas continuo cantiere aperto dove la paura di sbagliare (e quindi di perdere l'opportunità a disposizione) condiziona ogni singolo giocatore che non riesce poi ad esprimersi al meglio per due partite di seguito. E' una squadra che non costruisce gioco, che fatica a difendersi, che non ha un'identità. Gunter, Ilic, Tameze, lo stesso Lazovic costretto a cambiare più ruoli, non sono più gli stessi. D'altra parte, in questa confusione generale, purtroppo continuano a trovare spazio i modesti Lasagna, Depaoli, Dawidowicz e Djuric di cui non comprendo il valore.

[continua]
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