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HELLAS VERONA / Le Ultimissime

SPECIALE 1982-'83 - MOMENTI DI GLORIA

Hellastory: Le Ultimissime

SPECIALE 1982-'83 - MOMENTI DI GLORIA

Di Adalberto Scemma
Dal «Guerin Sportivo» del 27 ottobre – 2 novembre 1982

LA SQUADRA DEL GIORNO / VERONA

Sull'attenta programmazione di Mascetti e Bagnoli, l'arrivo di Dirceu ha fatto scattare la scintilla della classe. Così sono maturate le cinque vittorie consecutive e il primato in classifica. Con Guidetti e Zmuda in panchina...

VERONA. Due mazzate subito in avvio (Inter e Roma pronte a razziare – la moviola è garante – con la complicità di arbitri Rocambole...) poi un'escalation dirompente. Cinque vittorie l'una in fila all'altra, Juve, Genoa, Avellino, Pisa e Catanzaro prese d'assalto e messe sotto senza possibilità di repliche. È stato così che il Verona, per la prima volta nella sua storia, ha agguantato la cima della classifica scrollandosi di dosso dubbi, timori reverenziali e persino difficoltà di amalgama: un rullo compressore che rischia di scappare di mano persino a Bagnoli, alchimista della panchina che tra i tanti meriti ha anche quello di essere sempre disponibile a rivedere le sue teorie e ad adattarle alla situazione. Come nel caso di Dirceu, rifiutato prima, poi accettato a viva forza e inserito infine (pezzo pregiatissimo) nel collettivo. La presenza di una provinciale in vetta al campionato offre di per se stessa una chiave di valutazione non facile da proporre se si prescinde da elementi scontati: l'elemento sorpresa, la concatenazione di episodi favorevoli, uno stato di forza dovuto a un momento contingente. Il ruolo di leader viene sempre vissuto, sia dai giocatori che dai tifosi, alla stregua di un'avventura: quando il treno si ferma, tutti a casa, senza rimorsi e senza rimpianti.

POMPIERE. Di ipotesi, o di programmi, Bagnoli non ne fa proprio. Un po' per temperamento e un po' perché ha capito che il ruolo di «pompiere» è l'unico che un allenatore serio, nella sua situazione, può ricoprire in questo momento. «Ma a sgasare i giocatori – sogghigna – non ci penso proprio: devono andare avanti così, a ruota libera, senza fissarsi obiettivi. Ci attendono Udinese e Ascoli? Benissimo. Possiamo perdere ma possiamo anche vincere, dipende da come si mette. Certo che è una squadra, il Verona, con vocazione dichiarata per il pareggio...» Il ruolino parla chiaro: cinque vittorie e due sconfitte. Come dire che il gioco tira tutto in verticale, con quel Dirceu pronto ad inventare il colpo proibito e quel Penzo capace di trasformarsi in catapulta quando si tratta di sfrutture le cosidette palle perse. Verona d'attacco, dunque? La sostanza è questa, magari al di là delle stesse intenzioni di Bagnoli. Ed è stata proprio la presenza di un fuoriclasse come Dirceu a dare al gioco l'impronta offensivistica che il Verona palesa persino sui terreni esterni.

BLITZ. Sulla carta, va detto, Mascetti e Bagnoli avevano costruito durante l'estate una squadra destinata a garantire senza troppi patemi la permanenza in A. Nomi come quelli di Marangon, di Zmuda, di Guidetti e di Fanna, tanto per chiarire, rappresentavano una credenziale di tutto rispetto. Ma è stato l'acquisto-lampo di Dirceu, nelle ultime battute del calciomercato, a propiziare al Verona quel salto di qualità poi confermato anche in concreto. Quel Dirceu che aveva costituito per Bagnoli una sorta di «casus belli»... «Il meccanismo che avevo in testa - si difende il tecnico - stava ormai perfezionandosi quando ecco che mi arriva questo brasiliano. Gran giocatore, certo, ma difficile da inserire. Punta, intanto, o centrocampista? Un equivoco di fondo che il campionato avrebbe risolto ma che mi costringeva, prima di ogni altra cosa, a rinunciare a Guidolin, uno dei capisaldi della formazione. Insomma: il rischio c'era...» .

UMILTÀ. Proprio in questo frangente (difficile anche per lui se pensiamo all'ambientamento, alla tensione e così via) si è palesata la grande classe di Dirceu. Il brasiliano non ha perso tempo in chiacchiere e non ha preteso, soprattutto, il ruolo di leader: è stato lui a entrare in sintonia con la squadra e ad adattarsi alle sue caratteristiche, non viceversa. Una lezione di umiltà che ha stupito per primo, crediamo, proprio Bagnoli. E vediamo come si muove sul campo la scacchiera del Verona. Davanti a Garella, ci sono Spinosi (che colpo!) e Oddi in veste di marcatori. Il romano agisce sulla prima punta mentre il terzino sgomita dietro la cosiddetta «spalla»: Sul fluidificante gioca invece Marangon, cui fa da contraltare Fanna dalla parte opposta del campo: due stantuffi importanti, capaci di muoversi con perfetti sincronismi e capaci quindi di creare sempre e comunque l'elemento sorpresa. Tra i centrocampisti, Volpati è quello più arretrato: contrasta e rilancia ma soprattutto si inserisce con notevole tempismo nelle azioni d'attacco sfruttando la propria velocità e forza fisica. Ai lati giocano invece Sacchetti e Di Gennaro, punti di riferimento costanti per gli scambi con Dirceu, libero da marcature e libero quindi di inventare il gioco (ma in spazi ridotti, per non creare scompensi...) e di cercare la soluzione da lontano. Penzo, bomber giunto quest'anno alla piena maturità dopo una carriera consumata in serie B, è la punta più avanzata. Per lui parlano i risultati: quattro gol decisivi e un ruolo del tutto inedito di capocannoniere, sia pure in condominio. II meccanismo del Verona è semplice, come vedete, e in certi momenti della partita persino elementare. Ma è proprio questa, probabilmente, la forza della squadra di Bagnoli: più si bada all'essenza del gioco, meno errori si compiono. E in panchina, pronti al debutto dopo due gravi infortuni, ci sono elementi come Zmuda e Guidetti, scusate se è poco. Trovate una ragione, una soltanto, per la quale alla truppa di Bagnoli (tifosi compresi) dovrebbe essere precluso il diritto a sognare...



Hellastory, 27/10/2022

SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

[continua]
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