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L'ARTE DI ARRANGIARSI


L'ARTE DI ARRANGIARSI

Sono parzialmente soddisfatto. Il Verona non ha sostanzialmente mosso capitale, rinunciando alle lusinghe di vendere qualche pezzo pregiato, ma non esce migliorato dal mercato di gennaio. Non avevo grandi aspettative, per la verità, il problema è che certe situazioni irrisolte sono rimaste tali. Complessivamente, il Verona ha raggiunto tre obiettivi ma ne ha falliti un paio. Cominciamo con quelli positivi. 1) A 15 giornate dal termine e con la salvezza a portata di mano ha senso ridurre l'organico su una base più razionale perché, chi voleva qualche opportunità e non è riuscito ad ottenerla finora, forse deve rendersi conto che è inadeguato per questa squadra e anche per la serie A. Via, dunque, gli inutili Cetin (bocciato in 3 anni da Roma, Juric e Tudor) e Ragusa, mai entrati nel progetto. 2) sono stati trattenuti i gioielli che a giugno verranno sacrificati in ottica liquidità e plusvalenza, stabilendo anche il prezzo target: Casale, base di partenza 10 milioni, e Barak target 20/25. 3) sono stati fatti alcuni investimenti da verificare da qui a fine stagione. C'è infine un ulteriore tema, secondario, che prevede il mantenimento in rosa di giocatori in scadenza contrattuale (Kalinic e Bessa) che contano molto sulla positività del gruppo per riuscire a strappare a giugno un nuovo contratto, ma altrove. Laddove non sono rimasto soddisfatto, invece, riguarda 1) il mancato arrivo del sostituto di Frabotta e 2) la qualità difensiva, ulteriormente indebolita con la partenza di Magnani.

Andiamo con ordine, reparto per reparto.

DIFESA. La partenza di Magnani, buon marcatore ma con grosse difficoltà di adattamento al ruolo di vertice centrale basso in una difesa a 3, a mio avviso va interpretata in ottica contabile. Due arrivi dalla Sampdoria da riscattare (Caprari e potenzialmente Depaoli) necessitano inevitabilmente qualche sacrificio per non ampliare una eccessiva esposizione con i genovesi. Se vogliamo, una cosa del genere l'abbiamo vista la scorsa estate con il dirottamento di Silvestri e Udoje verso Udine. Magnani, nel bene e nel male, lo conosciamo bene. Ma come è stato sostituito?

L'intero reparto quest'anno ha dato meno prova di solidità rispetto al passato e ora appare anche sguarnito numericamente: Dawidowicz ko per infortunio fino a fine stagione, Casale e Gunter in diffida. Rimane solo Ceccherini in grado di giocare senza troppi patemi. In definitiva, è arrivato solo l'incognita Panagiotis Retsos pagato 0 e con alcuni problemi alle spalle, tanto che ha firmato la miseria di un contratto di 18 mesi, indice di grande prudenza nei suoi confronti. Sarà un cambio affidabile? Lo scopriremo presto. In alternativa, non rimangono che Coppola, ragazzino proveniente dal settore giovanile gialloblu, e Sutalo. Naturalmente c'è la possibilità di arretrare Faraoni (anche lui in diffida, però) ma, come la mettiamo, il reparto non esce sicuramente rinforzato.

ESTERNI. Il settore medico gialloblu, dopo la perla Benassi, ha certificato quest'estate Frabotta abile ed arruolato. Che non sarà un fenomeno, ma almeno qualcosa aveva fatto vedere nella Juventus finché era sano. A parte il giudizio di merito su chi doveva bloccare l'acquisto di un giocatore arrivato rotto e non lo ha fatto, l'anno scorso i cambi sulle fasce erano l'inutile Ruegg ma anche l'ottimo Dimarco.

A gennaio è arrivato Depaoli che, bontà sua, ha fatto in 3 partite più minuti in maglia gialloblu di Ruegg in 18 mesi. Ruegg invece, dopo la bocciatura sia di Juric che di Tudor, ha testardamente rifiutato più opzioni ed è rimasto. A fare cosa? Sicuramente Depaoli è uno che combatte e ha tutto l'interesse di convincere la società a riscattarlo dopo le difficoltà incontrate con Sampdoria, Atalanta e Benevento.

Adesso ci troviamo però solo lui come unico cambio delle colonne Faraoni e Lazovic visto che il Verona non è riuscito a prendere Marchizza (per sfortuna), Dijks o Stryger Larsen. Non ci rimane che sperare nella loro immortalità e nel miracoloso recupero di Frabotta di qui a maggio. Un atto di fede insomma.

CENTROCAMPO. Qui siamo oggettivamente a posto. Ci sono: il superbo Tameze, capitan Veloso, Bessa e Ilic chiamato a fare il salto di qualità. A questi aggiungo Hongla, che ha avuto finora evidenti problemi di adattamento ma che si sta disimpegnando molto bene in Coppa d'Africa portando la sua nazionale alla semifinale contro l'Egitto. Se l'esperienza positiva riuscirà a fornirgli più fiducia nei propri mezzi, riusciremo finalmente a valutare le sue qualità con maggiore serenità. Verona è la piazza giusta per recuperare i giocatori.

Barak è stato confermato fino a giugno, e questo è un bene per noi. Personalmente lo inserisco tra i centrocampisti per la sua collocazione tattica originaria, anche se la sua prodigalità realizzativa lo potrebbe far considerare più offensivo. Il fatto è che Barak è bravo a fare tutto. In ottica futura, Tudor in sua assenza lo ha sostituito giocando con 3 attaccanti (Lasagna al suo posto); Di Francesco vedeva bene Ilic; ora è arrivato il promettente Praszelik. E non escludo neppure l'evoluzione tattica di Cancellieri. Una cosa è certa: il Verona del futuro, senza Barak, non sarà paragonabile a quello attuale semplicemente perché Barak è insostituibile. Ma questo non significa che sarà inferiore, basta ricordare come è stato gestito il post Zaccagni. Sono curioso.

ATTACCO. Lasagna e Kalinic, al di là delle vere o presunte sirene di mercato, sono felici a Verona e quindi sono rimasti. Il primo sta evolvendo in un ruolo offensivo più completo e partecipativo, meno volto alla finalizzazione, più maturo insomma. Il secondo è uscito dal letargo e si sta finalmente ritagliando quel ruolo alla Pazzini che tutti gli chiedevano. Rappresentano entrambi due perle di Tudor riuscito a portarli su livelli che non aveva raggiunto Juric. Simeone e Caprari non si discutono. Ci sarà spazio, dunque, per Cancellieri? ogni volta che l'ho visto giocare mi ha impressionato. Era l'asso della manica di Di Francesco. Ma Tudor è sempre stato piuttosto prudente nei suoi riguardi. Ci sono forse limiti caratteriali da gestire? Non lo so. Gli attaccanti a disposizione sono fortissimi e si integrano alla perfezione, ma la volontà di trattenerlo è un atto di fiducia nei suoi confronti. Se è forte, deve dimostrarlo in primis battendo la concorrenza.

In conclusione, teniamo conto che non deve essere stato facile per D'Amico barcamenarsi nel mercato tra budget 0 e giocatori che non volevano lasciare Verona. Sono arrivati: due scommesse, uno in prospettiva e uno invece che deve entrare subito nel giro dei titolari, e un giocatore di categoria che deve capire quanto vale. Con 33 punti accumulati e un ambiente molto in fiducia certe difficoltà possono essere superate. Il rischio di aver fatto scelte sbagliate è quindi contenuto. La palla passa ora a Tudor che ha dimostrato finora di avere un gran buon senso. Da questo punto di vista, siamo in ottime mani.

Massimo

Colonna sonora: Street of Dreams, Wynton Marsalis.

(foto LaPresse)



Hellastory, 01/02/2022
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UNA REGOLA SBAGLIATA CHE PUO' DANNEGGIARE IL VERONA


Lo spettacolare pareggio dell'Olimpico con la Lazio chiude adeguatamente una stagione strepitosa. Tudor, stupendo condottiero, ha migliorato la posizione di classifica dell'anno scorso, ha ottenuto il record di gol realizzati (65) e sigillato il saldo positivo reti fatte/subite (+ 6), risultato questo non riuscito né a Mandorlini (-6) né a Juric (- 2 e -4) prima di lui. Adesso però inizia una settimana decisiva per capire cosa farà, quando scioglierà la riserva circa la permanenza o meno in gialloblu. Perso D'Amico, la questione che tiene in sospeso tutti non è un problema di soldi, contano le sensazioni. Bisogna vedere se ci sono i presupposti. Da cosa scaturisce questo stato di incertezza? Tutto ci porta ad affrontare un periodo di incertezza societaria che non aiuterà certo a lavorare con la stessa serenità che ha trovato e che, infondo, ha agevolato il conseguimento di prestazioni di questo rilievo. Non c'è alcun dubbio che D'Amico, anche lui sotto contratto, abbia colto l'opportunità Atalanta anticipando in tal modo la conclusione di un ciclo. Un ciclo vincente, aggiungo, visti gli splendidi risultati ottenuti non solo sul campo (grande calcio, 1 promozione e 3 piazzamenti stabilmente tra il 9º e il 10º posto), ma anche e soprattutto dal punto di vista della rivalutazione della rosa e degli indici di bilancio. D'Amico, direttore sportivo silenzioso e scrupoloso, è stato anche in grado di porre rapido rimedio nei rari errori di valutazione (l'esonero veloce di Di Francesco e l'aver tolto dal mercato Tameze in agosto quando ci si è accorti che Hongla non avrebbe risposto subito alle aspettative). Ora però se ne sta aprendo un altro di difficile valutazione. Non tanto perché Marroccu, che è comunque un dirigente esperto, valga meno di D'Amico, quanto per il contesto in cui si troverà ad operare. E Tudor deve stabilire se valga la pena oppure no restare alle nuove condizioni.

[continua]
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