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LE GEOMETRIE DI D'AMICO


LE GEOMETRIE DI D'AMICO

In una situazione come quella attuale, con tutte le società indebolite da una stagione e mezza di Covid, svalutate nei valori di mercato a causa della domanda limitata (e comunque sempre a ribasso) e piene di esuberi, il ruolo del direttore sportivo è sempre più decisivo. O segui un metodo rigoroso che punta sulla sostenibilità dei numeri o sei costretto a deludere prima o poi i tuoi tifosi bulimici che giocano ogni anno due distinti campionati: quello sognato (tra giugno e fine agosto) della squadra più forte e quello vissuto nel confronto reale con gli avversari. D'Amico ha un valore inestimabile per il Verona. Ogni tanto mi sembra doveroso ricordarlo. Lui rappresenta la continuità lato tecnico della rosa a disposizione tra un allenatore e l'altro e ha in mano il portafoglio del Verona, riuscendo nel tempo persino a renderlo praticamente autosufficiente (vista anche l'impossibilità da parte di Setti di sostenerlo con nuove risorse).

Schivo, un po' ruvido, è tosto e tenace. Lo abbiamo scoperto e apprezzato un po' alla volta per i risultati ottenuti, non certo per i proclami e il palcoscenico. D'Amico, con le sue operazioni di mercato, ha contribuito a portarci in A e a conquistare 2 salvezze prestigiose (sempre nella parte sinistra della classifica) adattandosi alle esigenze dei mister di turno e senza snaturare l'equilibro finanziario. A differenza di certi suoi predecessori.

Anche in questi giorni, l'impresa logorante ma alla fine vincente di riportare a casa Ilic ad un prezzo inferiore del diritto di riscatto trattando con una big come il Manchester City è stupendo. Non è difficile riconoscere le sue geometrie: Udoje e Silvestri (entrambi in scadenza 2022) a Udine a riduzione delle somme dovute per Barak e Lasagna, la veloce operazione in uscita di Lovato per arrivare al cash dovuto per Ilic, gli arrivi ponderati di Montipò (ha 5 anni in meno di Silvestri), Hongla (nel vuoto di ruolo lasciato da Danzi, Vieira e Struraro) e Frabotta (a mio avviso il sostituto ideale di Dimarco). Naturalmente, i puzzle di D'Amico sono tutti teorici in quanto prescindono poi dalle effettive prestazioni in campo, da infortuni o incomprensioni tattiche. Ci mancherebbe, quello è un compito che spetta al mister. Però hai sempre la sensazione che ogni operazione sia ponderata e dettata dal buon senso. Non fai partire Lovato se non hai le spalle coperte da Casale, ex Primavera gialloblù reduce da ottime stagioni a Venezia e Empoli. Non hai bisogno di chiedere all'Inter il rinnovo del prestito di Salcedo se non intravedi in Cancellieri qualità analoghe.

Naturalmente il Verona deve ancora completarsi, ci sono in ballo la questione Zaccagni - in scadenza 2022 e senza troppo mercato - e deve arrivare un supporto offensivo a Lasagna (fermo ai box) e Kalinic (fermo e basta). Ma c'è tutto il mese di agosto per operare con calma, magari liberandoci nel frattempo anche degli inutili Di Carmine (Reggina?), Stepinski, Tupta e Cetin.

Mi sia consentita una piccola polemica, a questo punto. Una delle accuse che Juric aveva (capziosamente, lo abbiamo scoperto in seguito ...) rivolto a Setti era la sua scarsa volontà di migliorare e investire sul Verona. Ebbene, chissà come sta giudicando oggi le operazioni Ilic - Hongla - Cancellieri che hanno trasformato in 3 proprietà altrettanti precedenti prestiti (Ilic stesso - Vieira e Sturaro - Salcedo). Se non è aggiungere valore questo, cosa lo è? Ma Juric ora è impegnato in ben altre battaglie con Belotti e Cairo e avrà presto altri motivi per inventarsi nuove vie di uscita.

Torniamo a noi. Oggi la linea decisionale gialloblù Setti - D'Amico - Di Francesco (e Juric, Aglietti, Grosso prima di lui) si basa su principi rigidi ed efficaci: una comunicazione trasparente e obiettivi condivisi. Non conosco le situazioni delle altre società, ma laddove sono arrivati i risultati c'è sempre stato dietro un direttore sportivo (o generale, dipende dall'organigramma) in gamba. L'uomo azienda di riferimento. Sartori ha creato il Chievo e ora nobilita l'Atalanta, Carnevali il Sassuolo, Tare la Lazio, Osti la Sampdoria. Questi sono personaggi che non vedi ma che senti. Sono il valore aggiunto di ogni società. Ebbene, io mi sento con le spalle coperte con D'Amico. Buon lavoro, direttore.

Massimo

Colonna sonora: Parole, parole nella versione elegante di Chiara Civello.

Foto Ufficio Stampa Hellas Verona



Hellastory, 02/08/2021
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UNA REGOLA SBAGLIATA CHE PUO' DANNEGGIARE IL VERONA


Lo spettacolare pareggio dell'Olimpico con la Lazio chiude adeguatamente una stagione strepitosa. Tudor, stupendo condottiero, ha migliorato la posizione di classifica dell'anno scorso, ha ottenuto il record di gol realizzati (65) e sigillato il saldo positivo reti fatte/subite (+ 6), risultato questo non riuscito né a Mandorlini (-6) né a Juric (- 2 e -4) prima di lui. Adesso però inizia una settimana decisiva per capire cosa farà, quando scioglierà la riserva circa la permanenza o meno in gialloblu. Perso D'Amico, la questione che tiene in sospeso tutti non è un problema di soldi, contano le sensazioni. Bisogna vedere se ci sono i presupposti. Da cosa scaturisce questo stato di incertezza? Tutto ci porta ad affrontare un periodo di incertezza societaria che non aiuterà certo a lavorare con la stessa serenità che ha trovato e che, infondo, ha agevolato il conseguimento di prestazioni di questo rilievo. Non c'è alcun dubbio che D'Amico, anche lui sotto contratto, abbia colto l'opportunità Atalanta anticipando in tal modo la conclusione di un ciclo. Un ciclo vincente, aggiungo, visti gli splendidi risultati ottenuti non solo sul campo (grande calcio, 1 promozione e 3 piazzamenti stabilmente tra il 9º e il 10º posto), ma anche e soprattutto dal punto di vista della rivalutazione della rosa e degli indici di bilancio. D'Amico, direttore sportivo silenzioso e scrupoloso, è stato anche in grado di porre rapido rimedio nei rari errori di valutazione (l'esonero veloce di Di Francesco e l'aver tolto dal mercato Tameze in agosto quando ci si è accorti che Hongla non avrebbe risposto subito alle aspettative). Ora però se ne sta aprendo un altro di difficile valutazione. Non tanto perché Marroccu, che è comunque un dirigente esperto, valga meno di D'Amico, quanto per il contesto in cui si troverà ad operare. E Tudor deve stabilire se valga la pena oppure no restare alle nuove condizioni.

[continua]
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