1903-1915 I Pionieri del...Fubal
La primavera del 1913, come abbiamo letto nel precedente episodio di questa saga dedicata ai Pionieri gialloblu, è stata foriera di grandi cambiamenti.
L'Hellas è diventato un blasone riconosciuto come rappresentante della città di Verona, non più solo in Veneto ma in tutto il nord Italia. È vero che i risultati fuori dal girone Veneto-Emiliano sono stati scarsi ma la squadra si è ben battuta in tutti i campi, pur con i comprensibili limiti tecnici.
Abbiamo letto della rivoluzione societaria, con l'Hellas che si stacca definitivamente dalla Bentegodi cercando di vivere autonomamente e di darsi una struttura più moderna e al passo coi tempi. Soprattutto c'è bisogno di più disciplina e si cerca di prendere sul serio "il foot-ball" nonostante si resti sempre in ambito dilettantistico. Come spesso capita in questi momenti di transizione si creano dissidi e malumori, qualcuno arriva, qualcuno se ne va. Così, il presidente Righetti parte per l'estero ma soprattutto è Alberto Masprone a defilarsi e a partire per Venezia dove a fine estate 1913 verrà eletto presidente della Sezione Veneto della FIGC. Contestualmente la Bentegodi non vuol restare senza squadra di calcio e quindi assorbe il Verona FBC per partecipare al campionato di Promozione coi colori biancoblu.
Caricatura satirica di Masprone sul giornaletto Il Calcio, estate 1913
Il nuovo campionato viene deliberato sulla falsa riga di quello precedente ma i gironi vengono portati tutti a 10 squadre. Tuttavia, le squadre venete-emiliane resteranno solo 9 e alle contendenti storiche si aggiungono per la prima volta il Petrarca Padova, il Brescia e l'Udinese, che l'anno precedente avevano vinto i campionati di Promozione.
Per onor di cronaca segnaliamo che nella riunione di fine agosto 1913 della FIGC, le squadre del Genoa e dell'Hellas vengono ammesse al campionato nonostante non fossero in regola con i dovuti pagamenti. Il Genoa per multe non pagate per la cifra monstre, per dei dilettanti, di 8.000 lire (paragonabile a 20-30 milioni per una società moderna!) mentre l'Hellas in ritardo coi pagamenti per l'iscrizione al campionato. Società nuova, problemi vecchi.
L'Hellas si presenta alle amichevoli a ranghi serrati e con una rosa "pronta". Il ruolo di portiere, sempre nervo scoperto, viene affidata a Carlo Girardi. Liniger confermatissimo, così come Forlivesi, e la vecchia guardia composta da Bianchi, Ruberti, Vigevani (I), Benini, Guarda (I) e Rossi. Bascheni e Ferrari hanno problemi di studio: il primo studia medicina a Bologna; il secondo giurisprudenza a Padova, ma verrà successivamente convinto a rimanere in pianta stabile in squadra.
Nuovo innesto fondamentale sarà Dionigi Corsi, aitante 21enne col fisico da granatiere (per l'epoca), che proviene dalla squadra del Nazionale Lombardia.
Le partite amichevoli in programma sono tutte contro squadre dello stesso lignaggio. Vinciamo bene contro Venezia e Bologna, poi un bel doppio scontro contro il Vicenza, con vittoria in trasferta (prima storica vittoria a Vicenza) e sconfitta in casa, forse anche a causa della pioggia torrenziale che avrà avvantaggiato i vicentini storicamente abituati a giocare nella pozza di fango del campo di Borgo Casale.
In una di queste partite viene segnalata la presenza di un gruppetto di ragazzi che "con lazzi, insulti e fischi, dileggiarono la squadra dell'Hellas per tutta la partita". Si disse che i ragazzi fossero tesserati del Verona FBC, quindi della Bentegodi.
Il campionato inizia in maniera folgorante. L'Hellas vince 4-0 in casa contro il neopromosso e modesto Brescia e poi ancora in casa con un roboante 8-2 contro il Bologna, squadra rinforzata sulla carta ma ancora in cerca di identità. La terza partita, a Padova contro il Petrarca, finisce pure in vittoria per 4-2. Un inizio che fa ben sperare, con Corsi, Forlivesi e Liniger sugli scudi.
Per la quarta giornata si ospita il Venezia e i nostri non sono propriamente in forma. Nel secondo tempo riusciamo a raddrizzare la baracca e a segnare il gol del definitivo pareggio per 1-1 dopo praticamente aver regalato un tempo agli avversari.
Neanche il tempo di pensarci su e si va a Modena per la quinta giornata, dove si fa valere il peso dell'esperienza contro la pur valida ma giovane squadra emiliana. Si vince per 2-1 con Liniger messo fuori causa da un pestone assassino alla caviglia.
Alla sesta giornata arriva il tanto atteso scontro al vertice a Vicenza. La partita raccoglie l'attenzione non solo della stampa locale ma anche di quella nazionale col Corriere della Sera che descrive l'incontro come il più importante di tutti i gironi. Si parla di esodo veronese per andare ad assistere la "partita" per antonomasia. L'Hellas si presenta purtroppo con alcune defezioni. Liniger gioca negli avanti con una caviglia ancora gonfia dalla settimana precedente, ma quel che è peggio è che Girardi deve dare forfait all'ultimo minuto e non abbiamo portato portieri di riserva. Fato volle che tra il pubblico ci fosse anche Attilio Signoroni, nostro goalkeeper due stagioni prima ma principalmente portiere di riserva anche all'epoca. Così, giusto il tempo di scendere in campo senza riscaldamento e senza allenamento e si prova a tenere botta. Maledettamente la gara finisce 4-0 per il Vicenza, col primo gol che scappa dalle mani del malcapitato Signoroni e altri due gol definiti poi "parabilissimi" dall'arbitro Scarioni. Si torna a casa con la coda tra le gambe e una infinità di polemiche sui giornali per tutta la settimana. Il Giornale di Vicenza prende in giro i giocatori e i giornalisti di Verona mentre si apprende che una rispettabile signorina veronese è stata presa a male parole da dei sostenitori vicentini che il cronista appella come "moderni cavalieri".
I giornali fanno notare anche che il Vicenza con questi 4 gol arriva a quota 30 segnati in questo inizio del girone e senza averne subito nemmeno uno. Quindi se noi quest'anno risultiamo particolarmente forti, il Vicenza evidentemente lo è ancora di più. A questo punto la classifica dice: Vicenza a 12 punti, Hellas a 9, Modena 7, Petrarca e Venezia 5, Brescia e Volontari a 4, ultima l'Udinese con zero punti.
Il cammino dell'Hellas non si ferma e nelle tre partite successive si mettono a segno altrettante formidabili vittorie. In trasferta vinciamo 2-0 a Udine e 5-2 a Brescia mentre in casa inondiamo di reti il Volontari Venezia con uno storico 10-0. Corsi in questa gara mette a segno 4 gol puliti e un quinto deviato da un terzino avversario che gli nega la sensazionale cinquina.
L'ultimo incontro del 1913 finisce invece con una sconfitta inopinata a Bologna per 3-1.
Per l'Hellas inizia quindi l'anno solare 1914 che sarà l'ultimo anno "tranquillo" per tutta l'Italia e anno che porterà soddisfazioni alla nostra squadra. Tanto per iniziare il 18 gennaio si ospita il Petrarca Padova e dopo aver fatto un lavoraccio per spalare tutta la neve che era scesa nella notte riusciamo a rimontare il gol iniziale di svantaggio e a vincere per 3-1. È anche vero che abbiamo giocato per gran parte della partita in 11 contro 9 a causa di un infortunio e una espulsione padovana. Ma mettiamo in saccoccia e ci apprestiamo ad andare a trovare il Venezia la settimana successiva nel rimodernato stadio di Sant'Elena, con non pochi timori.
I pronostici sono tutti favorevoli al Venezia. Noi veniamo da una vittoria facilitata contro il Padova, recuperiamo in extremis Ruberti e Forlivesi (che sono due che fanno la differenza) mentre i veneziani sono in grande forma. Il Venezia scende in campo con una nuova divisa "verde ramarro con bordi neri", sugli spalti c'è una gazzarra mai vista e si registrano incidenti tra i tifosi. La gara è aspramente combattuta, il primo tempo finisce a reti inviolate e nel secondo tempo i lagunari giocano in maniera più determinata e violenta. Il gioco tecnico visto nel primo tempo lascia spazio ad una vera battaglia.
Lasciamo spazio alla cronaca:
"...è appunto al 17esimo minuto del secondo tempo che Forlivesi sorpassa di forza il suo half-back, fugge e centra lunghissimo.
Corsi è già in piena volata, arriva sulla palla prima dell'ottimo back Vianello e tira...
Lo shoot, potentissimo, di punta, scaraventa un fulmineo proiettile nell'angolo destro della rete, rompendola!
I veronesi presenti si danno ad una ridda d'entusiasmo fra l'urlìo d'indignazione dei veneziani. Corsi e Forlivesi frattanto scompaiono sotto gli energici abbracci dei compagni di gioco."
Da questo momento, dice la cronaca, il match degenera e si fa ancora più violento. Il veneziano Dorigo viene espulso ma anche il nostro Benini viene allontanato dal campo per una carica violenta (i cartellini non esistevano ancora). Mentre esce dal campo viene anche malamente redarguito da un questurino veneziano a bordo campo. Il portiere Stritzel esce dal campo dopo uno scontro coi nostri ma oramai la gara è finita. Sugli spalti inizia una scazzottata e anche in campo l'arbitro Terzolo fatica a mantenere l'ordine.
Vignetta raffigurante il già allora ingrato mestiere di arbitro nel 1914 da Il Football
La stampa avversaria ci rende onore, sottolineando il nostro bel gioco ampio ma rimarcando che l'arbitro ha scontentato tutti. La mattina successiva la presidenza del Venezia fa un ricorso ufficiale contro l'arbitro accusato di partigianeria per la squadra veronese. Risultato ottenuto? Squalifica del campo veneziano per 45 giorni, multa a dirigenti e a Dorigo per comportamento scorretto nei confronti dell'arbitro.
Sullo slancio di questa vittoria, l'Hellas passa anche contro il volenteroso Modena che finora stava conducendo un ottimo campionato a ridosso delle prime posizioni. Bastano una doppietta di Forlivesi e un gol di Bianchi per mettere i modenesi al tappeto e guardare già con occhio audace al big-match contro il Vicenza, avanti di due punti.
Come al solito l'attesa della gara è alle stelle. La presidenza allarga per l'occasione le tribune visto il grande afflusso di pubblico previsto, anche da Vicenza. A livello di classifica sia noi che i vicentini siamo praticamente certi di qualificarci per le fasi finali ma in ballo c'è sempre il titolo di campioni regionali. L'Hellas a differenza della partita d'andata si schiera in formazione tipo ed è forte di tre vittorie consecutive.
Il pubblico è quello delle grandi occasioni, la cronaca parla di tutto esaurito e di grande presenza di pubblico, anche di un centinaio di vicentini in trasferta. Il cronista si sofferma addirittura ad elencare il nome delle signore presenti sugli spalti, quasi fosse una prima del Filarmonico. La partita, a parte un avvio con continui capovolgimenti di fronte, si incanala presto per il verso giusto: al 15esimo Forlivesi approfitta di un errore di Vallesella, si fa spazio tra due avversari e calcia nell'angolino per il tripudio della folla e dei compagni. Al 21esimo arriva il raddoppio, sempre con Forlivesi e con una deviazione sfortunata di Tonini. Nel secondo tempo il gioco scade e diventa più muscolare. Vigevani è mezzo zoppo, Bianchi deve uscire per un colpo preso sul palo in mischia. Il Vicenza riesce ad accorciare le distanze dopo un malinteso tra Ruberti e Girardi. La folla incita i nostri che si buttano in avanti per chiudere la gara. Al 30esimo è ancora Forlivesi che scappa di forza a Vallesella e inchioda il risultato sul 3-1 che vale il primo posto parimerito.
Il delirio sugli spalti è inimmaginabile, la cronaca de L'Adige ci racconta di interesse quasi spasmodico, di folla pletorica, entusiasta e meravigliosa. Vittoria che resterà indimenticabile con straripante consenso della cittadinanza per questo vivo e appassionante gioco del calcio.
Le ultime due gare della regular season si concludono con altrettante vittorie contro le modeste ma battagliere Udinese e Volontari Venezia mentre non cambia la classifica che vede Hellas primo a parimerito con Vicenza a 16 punti. Per il Vicenza una sola sconfitta contro di noi e una differenza reti di +53, contro la nostra, pur rispettabile di +34.
A differenza dell'anno precedente, la gara di spareggio per determinare il campione regionale non viene svolta e la situazione rimane quella di parità. Dalle cronache traspare chiaramente che non si avvertiva all'epoca la necessità di celebrare il campione regionale e si rivolgeva piuttosto lo sguardo alla fase finale che avrebbe messo in competizione con squadre certamente più blasonate e forti di quelle venete. Resisteva invece un certo sentore di inferiorità, che sarà poi confermato dai risultati del campo; tuttavia, prima dello svolgimento delle fasi finali, la stampa è cauta nel prevedere Hellas e Vicenza come squadre cuscinetto, e lascia spazio ai sogni di gloria veneti.
Le qualificate degli altri gironi sono Casale e Genoa per il girone occidentale, Internazionale e Juventus per il girone centrale e, come sappiamo, Vicenza e Hellas per il girone veneto-emiliano.
Proprio contro la Juventus in casa nostra è il debutto. I pronostici sono cauti perché la compagine bianconera è nettamente inferiore a Internazionale, Genoa e Casale.
Come da previsioni, l'attesa per la partita è forte. Masprone siede tra gli spalti, tornato a vedere la sua "creatura" che sta crescendo. Il tempo minaccia pioggia, i nostri non sono particolarmente in giornata, mentre il portiere juventino è in grazia di Dio. Finisce male, 4-1 per gli ospiti, meritavamo di fare un gol in più ma poco sarebbe cambiato.
La giornata è quindi funesta ma è degna di importanza. Su L'Adige compare un bellissimo articolo a firma "Fra Giocondo" che racconta come viene vissuta la gara sugli spalti. Ve lo dobbiamo, è passato oltre un secolo ma ci riconosciamo ancora, come tifosi, tali e quali.
"Il football una palla di cuoio tormentata da 22 palle di gomma" E se voi non approvate questa mia definizione è segno che non eravate ieri sul nostro campo, tra la folla nervosa ed irrequieta e fremente e non avete assistito con animo intento a quella cinematografia di capriole di ruzzoloni, di guizzi di gambetti, di incroci, di fughe, di passaggi, di galoppate, di tango che ha reso interessantissimo l'incontro dell'Hellas con la Juventus. E se non ci siete stati avete avuto torto.
Il cielo era dispettoso e ci bagnava con una insistenza malinconica; c'era anche l'insistenza della campanella dell'Istituto Seghetti che rendeva più pesanti i minuti grigi; ma con tutto questo la folla aveva in sé tanta vivacità e tanto brio che lanciava grida e richiami, eccitando i giocatori, ed appassionandosi a quelle pedate... da olio santo con espressioni altissime e varie di biasimo o di gioia.
Ciò che più attira ed è caratteristico in queste giornate di matchs, è il poema sinfonico che scende dalla folla verso i giocatori, e che, sopra larghe ondate di clamori che si propagano con effetto di lontananza, ha note acutissime e chiare di apostrofi terribilmente personali. C'è una familiarità invidiabile tra le tribune e il campo. I giocatori sono chiamati a nome come cavalli favoriti.
Esempio Pippo Forlivesi è il più interessante. "Forza Pippo... via Pippo... tira Pippo ... dai Pippo... tira! tira! tira! Movete! Spaccala!" Povero Pippo, Lo considerano come un animale da tiro. La palla guizza vola al cielo si abbatte ritorna. Il momento di terrore passato: "Ahi ahi Madona, a momenti g'erimo...e ti Vigevani, cossa fetu?" Vigevani scatta come una molla e manda la palla all'altro lato del campo "Brao Vigevani...sotto! Sotto! Dai Vige, via!" E l'ansia di centinaia di persone che porta la palla non la forza di Vigevani! Masprone è pallido. L'acqua è noiosa; la campanella dello Seghetti più noiosa ancora. La palla batte contro il palo della porta e rimbalza. È un urlo di esecrazione. Il padre eterno dovuto fare forfait nella giornata di ieri specie nella seconda fase di gioco, ma lasciamo andare. L'erba del campo è umida; è una serie incessante di "scrivoltole" e di "pacche". Bianchi si trova la palla fra i piedi ma esita un istante. È un'ira di Dio. "Movete Bianchi...situ molo?" Infatti, la pioggia ammoscia il morale. "Forza Verona, volemo vedar un goal...movìve...tirè!" La palla cade nelle tribune e sfonda l'ombrello del signor Furlotti, è un entusiasmo senza limiti ma purtroppo arriva il primo gol segnato dagli avversari ed al primo succede poco dopo il secondo.
Campanella delle Seghetti viene pettegola per la terza volta; nel pubblico si sfrena un rumorio di impazienza e di sfiducia; anche l'attenzione al giuoco si allenta.
Scandolara, buon figliolo, non è nelle buone grazie dei suoi passaggi hanno accoglienza di malumore. Ma la speranza di goal sorride ancora. "Forsa Verona...volemo el goal!"
Liniger Abbatte due uomini e la palla fa velocissima a piccoli sbalzi come una lepre, corre ed il gruppo umano sembra rincorrerla, non lanciarla; la palla è a 30... 20... 15... metri dal portiere nero...Alt: uno sgambetto d'ignoto sì ma esperto avversario la getta di traverso tra il pubblico.
"Ostrega, i è moli..." Comincia la delusione e con la delusione la ricerca delle cause della scalogna
Si accusa l'ombrello sfondato del pallone si accusa la giornata si accusa perfino una bella signorina che viceversa porta la fortuna di due occhi meravigliosi: "bisognava lassarle a casa"
Ah, per l'amor di Dio, Rubarci anche la consolazione di quegli occhi verdi!
Negli ultimi momenti della ripresa la folla ha un impeto eroico: "O far gol o crepar!"
Ed il goal è fatto!
Ma purtroppo non ha seguito di altri punti.
Invano si accentua di velocità e ci si incanisce con viluppi di gambe e tiri disperati.
Lo scoraggiamento predomina si termina con 4-1 "Andè in leto..."
E la campanella delle Seghetti, pettegola, più malinconica che mai.
La gara successiva si va a Genova a scontrarsi contro i campionissimi rossoblù ma il divario è molto ampio. L'Hellas va sotto di una rete già al quinto minuto col Genoa che gioca fiaccamente per tutto il primo tempo. Questo atteggiamento permette ai nostri di farsi pericolosi ma senza riuscire a segnare. Nel secondo tempo il ritmo rossoblù si alza ed entrano facilmente altre due reti.
Dopo quasi un mese di stop, la terza giornata prevede la venuta a Verona di un'altra corazzata: il Casale. Preconizzata come possibile vincitrice del titolo nazionale, la squadra piemontese arriva al gran completo. Non ci si fanno illusioni ed è più la voglia di vedere una gara combattuta che la speranza di portare a casa un risultato positivo. La società, si viene a sapere, ha previsto la copertura delle tribune dello Stadium, chissà, forse dopo le lamentele del Sig. Furlotti che si è dovuto comprare un ombrello nuovo.
La cronaca della partita dice che l'Hellas passa in svantaggio dopo pochi minuti e che però gioca molto bene e tiene il pallino del gioco andando più volte al tiro. Nel secondo tempo ancora il Casale segna su una ribattuta di un calcio di rigore, tra le proteste del pubblico per un "fuorigioco". L'Hellas ci prova in tutte le maniere e segna una rete in mischia con Forlivesi ma solo a pochi minuti dalla fine. La sconfitta però viene "festeggiata": L'Adige titola "Una partita meravigliosa" e scrive che l'Hellas è il vincitore morale della gara. Racconta anche che durante l'intervallo, nonostante fossimo in svantaggio, i pronostici ci davano per vincenti tanto era il nostro impegno. Sempre nello stesso articolo racconta di grandissimi festeggiamenti al gol allo scadere di Forlivesi e che al fischio finale il pubblico entra in campo per portare in trionfo i nostri giocatori con i giocatori casalesi (campioni in carica e vincenti) che abbandonano il campo mestamente. Quindi si incolpa la sfortuna e si aggiunge che "le nostre più liete speranze sono state sorpassate".
Una settimana dopo l'Hellas è ospite dell'Internazionale. Altra partita proibitiva, altra sconfitta, per 5-1 questa volta. I nostri ricevono i complimenti dal Corriere della Sera: "i veronesi, fatta eccezione per la soverchia violenza si mostrano sicurissimi sul pallone ed alcuni dimostrarono una classe notevole come Liniger e Ruberti..piacquero al pubblico il loro giuoco largo e veloce". Null'altro da segnalare se non che l'arbitro ha ricevuto una pallonata sulla bocca e il fischietto gli ha rotto un paio di denti. In definitiva, bravi, tanti complimenti ma ancora una volta torniamo a casa senza punti.
La speranza di rivincita sul campo sempre difficile di Vicenza sarà destinata a rimanere tale. Le due squadre se le danno di santa ragione come al solito ma nel secondo tempo il Vicenza riesce a fare un paio di gol. Hellas sempre molto battagliero e propositivo ma la palla non si degna di entrare nemmeno per sogno. Si resta a zero nel girone, ultimi, da soli.
La trasferta successiva ci riporta a giocare contro la Juventus a Torino. La nostra formazione è rimaneggiata, giocano gli inesperti e giovani Conconi e Rizzini oltre a Porta che per altro si destreggia molto bene nonostante sia particolarmente "leggero". Finisce come all'andata per 4-1 anche se un risultato di 3-2 o addirittura un pareggio sarebbe stato più corretto. A fine gara la dirigenza juventina offre un banchetto per gli amici veronesi, le due società sono molto amiche e si sprecano i discorsi di fratellanza e di unione nel segno della sportività (sic).
L'Hellas nella prima trasferta contro la Juventus il 10 maggio 1914 da La Stampa Illustrata
Alla settima giornata, quindi a quattro dalla fine, arriva il match delle grandi occasioni. Ospitare il Genoa infatti è sempre motivo di grande orgoglio e al di là del risultato c'è sempre molta curiosità nel vedere i campionissimi inglesi tra i quali spiccano Grant e Washington. Lo spettacolo questa volta non fu dei migliori con i nostri ancora una volta in formazione rimaneggiata. Si perde per 2-1 e si maledice ancora una volta la sfortuna. Ci sentiamo questa volta però di assecondare questo atteggiamento visto che l'infortunio al quarto d'ora di Germani (autore poco prima del nostro gol del vantaggio) ci fa giocare in 10 dal quindicesimo minuto e che il gol della vittoria genoana viene segnato in evidente posizione di fuorigioco, avvertito da tutti tranne che dall'arbitro Resegotti. Hellas che tiene in difesa ma che risulta nulla in attacco dove l'innesto del giovane Porta fa ben sperare per il futuro ma per ora è insufficiente. Bianchi sembra aver perso lucidità e si dubita anche sul suo effettivo impegno in campo.
Alla terzultima giornata si va a far visita, giusto per questioni di cortesia al Casale, che ci liquida con 2 gol, di cui uno su rigore, dopo una nostra strenua e tenace difesa e si veleggia quindi verso le ultime due gare, casalinghe, contro Internazionale e ancora Vicenza.
O meglio, quella contro l'Inter sarebbe stata una gara casalinga ma causa squalifica del campo si va a giocare a Brescia. Diciamo che nel precedente match casalingo contro il Genoa, il pubblico non è stato propriamente gentile ed educato nei confronti dell'arbitro Resegotti e quindi la Federazione ha deciso per la squalifica del campo. Sul campo neutro quindi l'internazionale ci liquida con una rete per tempo nonostante la solita, strenua, difesa.
Non ci resta che sperare nell'ultima gara di campionato per salvare l'onore, in casa contro il Vicenza ma la situazione sembra oramai irrecuperabile. Il pubblico come al solito risponde al richiamo della gara e si presenta in massa ma i nostri giocatori hanno veramente le batterie scariche. In difesa più o meno si tiene botta, Girardi para anche un rigore ma in avanti gli errori e le disattenzioni sono clamorosi e non si salva nessuno. Finisce 0-2 con un gol vicentino per tempo.
Il campionato 1913-14 che bene era iniziato tra rinnovate speranze e ottimi risultati nel girone Veneto-Emiliano, finisce in maniera triste, lasciandoci ancora una volta a zero punti in classifica. Il Vicenza, penultimo ci sopravanza di ben 6 punti, frutto della doppia vittoria contro di noi e di un 2-0 a tavolino contro i campioni del Casale che vinto il girone hanno pensato bene di disertare la gara contro i berici snobbandoli di brutto.
Ci consoliamo, per modo di dire, con un torneo molto singolare, organizzato nella pausa di campionato prima della sfida casalinga contro il Genoa. Il Torneo organizzato dalla nostra società prevedeva una serie di partite con regolamento da far girar la testa e partite a 6 giocatori, che si sarebbero svolte dentro la nostra Arena. Invitate al Torneo il Bologna, il Brescia, il Verona FBC con due formazioni e lo Jocunditas di Carpi. Per nostro giubilo riusciamo a vincere il Torneo in finale contro il Bologna.
Una nota di colore: ritroviamo tra i documenti d'archivio del Comune di Verona una delibera che riguarda la richiesta dell'Hellas di poter appendere degli striscioni gialloblù con lo stemma societario in Piazza Vittorio Emanuele (in Bra) e all'incrocio di via Mazzini e Piazza Erbe, per pubblicizzare le partite di campionato, sulla falsa riga di quello che succede a Milano con gli striscioni in Piazza Duomo. Non abbiamo foto o disegni, ce li possiamo solo immaginare.
Ci proiettiamo verso l'estate del 1914, parecchie novità attendono l'Hellas e purtroppo altre ben peggiori attendono l'Italia e l'Europa.
Continua con la Parte IX
Valeriano
Hellastory, 17/03/2026
SOGLIANO (PER ORA) RILANCIA, TRA MILLE INCERTEZZE
Da un mese a questa parte si discute spesso intorno al silenzio di Sogliano in merito al suo possibile addio e relativo passaggio ad altre società (pare infatti sia stato avvicinato da Lazio, Roma e Lecce), ma tutto si giustifica con il rispetto del contratto in essere. O si chiudeva un accordo o era inutile parlarne. Altro discorso invece riguarda il suo attuale silenzio in merito al prolungamento contrattuale proposto da Presidio: Sogliano vuole giocarsi ogni opportunità di riscatto quest’anno. Non ha senso allungare il brodo, come è costretta a fare la proprietà per recuperare l’investimento. Anche perché, se il Verona non dovesse farcela a risalire subito in serie A si tratterebbe del secondo fallimento stagionale consecutivo. Questo è chiaro a tutti, al Direttore Sportivo in primis. Tutto ciò premesso, mi sento molto sollevato. Pensare di precipitare in B lasciando (quel che resta della) baracca e burattini in mano a questa proprietà mi metteva i brividi. La serie B è difficile da affrontare, abbiamo tutti davanti agli occhi le frequenti storie di insuccesso post retrocessione dalla Salernitana alla Sampdoria, dall'Empoli allo Spezia, al primo anno del Frosinone. Al contrario, sono poche le storie di un veloce riscatto; Sassuolo, Venezia e Monza hanno potuto contare sulla conferma dei giocatori più rappresentativi (condizione improponibile per il Verona) rilanciati attraverso scelte oculate in panchina. Noi invece siamo costretti a ricostruire tutto. Per l'ennesima volta, aggiungo. Quello che ci aspetta l'anno prossimo sarà dunque un campionato completamente diverso, al quale non siamo più abituati, dove il rango non conta, si lotta su ogni pallone e ogni partita fa storia a se. E poi, ci aspettano tutti quei derby !
[continua]

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