1903-1915 I Pionieri del...Fubal
L'estate del 1914, per gran parte dell'Europa segna la fine del "secolo breve" e l'inizio della grande catastrofe bellica. In Italia ufficialmente la guerra è ancora lontana dall'iniziare ma si intensificano gli arruolamenti delle reclute e tutto il Paese si mette in posizione di pre-allerta. Fino a ordine contrario tutto procede come deve, così anche il campionato di calcio si prepara alla nuova stagione. Nell'estate del 1914 il nostro movimento calcistico è in pieno fermento e si avvia verso una certa maturità organizzativa. Nelle riunioni agostane della Federazione Italiana Gioco Calcio si arriva a contare un numero di 88 squadre, per quanto la presenza di compagini del centro-sud sia ancora molto limitata e la maggior concentrazione di società resta stabilmente concentrata tra Piemonte e Lombardia. L'obiettivo della FIGC è quello di omogeneizzare il più possibile il campionato in modo da far crescere ulteriormente la qualità generale del torneo. Tra riunioni finite in caciara e mille discussioni determinate dalle solite polemiche elitarie delle "big" dell'epoca, si giunge alla conclusione di costruire il torneo con 6 gruppi eliminatori su base geografica, ulteriori quattro gruppi di quattro squadre a cui accederanno le prime, le seconde e le migliori terze ed infine un girone finale di 4 squadre vincitrici che si giocheranno il titolo di Campione d'Italia. In totale ci saranno 20 giornate di campionato. Si registra anche un tentativo di dare una struttura futura di tipo anglosassone al campionato per la successiva stagione 1915-16. L'idea era quella di dividere in Serie A e in Serie B dopo aver giocato il primo girone eliminatorio. La riforma resterà inapplicata visto l'incedere del conflitto mondiale. Per il comitato Veneto-Emiliano della FIGC viene confermato ancora Alberto Masprone alla presidenza, come emanazione della società Hellas di Verona.
Una bella posa della formazione 1914-15. La didascalia è imprecisa
Il gruppo Veneto-Emiliano del campionato è il sesto (girone F) ed a detta di tutti è quello che dovrà risultare il più combattuto. Partecipano le classiche Hellas, Vicenza, Venezia assieme a Padova, Modena e Carpi. Le ultime due per questioni burocratiche poi lasceranno spazio a Udinese e Petrarca Padova. Il Volontari Venezia invece è costretto a chiedere alla Federazione una moratoria di 1 anno perché si ritrova decimato dalla leva dei suoi giovani calciatori. Una preview di quello che accadrà tra pochi mesi a tutte le squadre italiane.
La preparazione dei nostri inizia abbastanza in ritardo ma oramai è una abitudine. La rosa fino a poco prima dell'inizio del campionato è incompleta e in divenire. La vera notizia è che dopo anni di incertezze, turnover e sciagure nel ruolo, quest'anno l'Hellas dispone di un portiere veramente forte: Diaderico Raffaldini, classe 1891 che nelle passate stagioni ha giocato molto bene per il Modena. Tra gli altri nuovi "acquisti" segnaliamo anche l'ottimo Mario Paroni, militare a Verona, proveniente dall'Udinese. Sono confermati Girardi, Ruberti, Barbasetti, bomber Corsi, Vigevani (I) e Riri Benini mentre si defilano sempre più quelli della vecchia guardia, presi tra motivi di studio o di lavoro, come Bascheni, Rossi, Cavallaro, Ferrari, i fratelli Guarda e Forlivesi. Si punta molto su un giovane che già l'anno prima aveva fatto parlare, non ancora maggiorenne: Arnaldo Porta. E Adolfo Liniger? Terrà in apprensione tutta la città con la sua assenza ancora per un po'.
Dopo un paio di amichevoli, finite in qualche maniera (tra le quali anche un sonoro 8-1 preso contro l'Internazionale), l'Hellas si prepara all'esordio casalingo contro l'Udinese. Un 2-0 che palesa la nostra superiorità sui friulani nonostante l'evidente scarsa condizione.
Per uno scherzo del calendario le successive due gare si giocano in trasferta, entrambe a Padova, la prima contro il Padova (mai incontrato prima) e la seconda contro il Petrarca. Le due gare assomigliano ad una formalità. Vinciamo 5-2 e 5-1 rispettivamente senza che gli avversari possano contrastare la nostra soverchiante superiorità. Sugli scudi in particolare i due attaccanti Porta e Corsi che già solo nelle prime tre gare mettono a segno 6 reti il primo e 5 il secondo.
L'Hellas, nonostante sia ancora senza Liniger, si prepara a vivere un sogno, ci crede, potrebbe essere effettivamente l'anno buono. Siamo a fine ottobre del 1914, tocca al Vicenza venire a casa nostra, potrebbe essere il salto definitivo di qualità.
Ed invece, ci pensa la mala-politica a rovinare tutto.
Come un fulmine a ciel sereno arriva tramite stampa la notizia che lo Stadium Comunale non sarà disponibile per il big-match Hellas-Vicenza. La scusa è francamente ridicola: lo stadio serve alla squadra della Bentegodi (appena unitasi al Verona FBC) per un incontro con l'Ellade, squadretta locale nemmeno federata. Inoltre, dicono, quel giorno si sarebbero tenute anche gare podistiche, motociclistiche ecc, cosa che non accadeva più da anni.
Come spesso succede, quando la giustificazione è ridicola significa che non esiste giustificazione e che si agisce fondamentalmente per dispetto. La stampa locale insorge ma ci sono in ballo interessi personali e politici. Ben presto traspaiono ruggini personali tra la nuova giunta comunale socialista di Tullio Zanella e l'ex sindaco, ora presidente dell'Hellas, Bellini Carnesali, radicale e della destra storica.
Interviene anche la Gazzetta dello Sport che si dice incredula conoscendo personalmente i dirigenti dell'Istituzione Bentegodi e si spera si tratti solo di un malinteso.
Una formazione dell'Hellas da "Il football", novembre 1914
In attesa di chiarimenti l'Hellas per non perdere a tavolino deve in fretta e furia farsi ospitare dal Vicenza in quella che pare inizialmente una inversione di campo ma che poi, lo vedremo, si trasformerà in una doppia sfida in trasferta, sia andata che ritorno.
Lo scossone per dirigenti e giocatori è evidente. La squadra che rappresenta la città da anni non ha più l'appoggio del governo della città stessa. La partita si svolge con uno stato d'animo surreale e con molte incognite riguardo il futuro. Nel primo tempo l'Hellas sembra un pugile suonato che incassa malissimo e prende 3 reti. Nel secondo tempo esce l'orgoglio, sul piano tecnico i nostri sono migliori ma non riusciranno nell'impresa di pareggiare la gara che quindi termina col risultato di 3-2 per i vicentini.
Sono giorni e settimane frenetiche per la nostra dirigenza. Il calendario ci mette davanti ad altre due trasferte prima della gara in casa contro il Padova, a meno di un mese dall'inopinato sfratto. A Venezia ci presentiamo a ranghi ridotti con le assenze di Porta, Benini e Paroni ma almeno arrivano un paio di buone notizie: Ruberti torna nel giro della prima squadra e soprattutto arriva un telegramma dalla Svizzera che annuncia il ritorno di Liniger! La gara è ben condotta e si vince per una rete a zero con gol del solito Corsi su assist di Costa. Tanto basta per tenerci attaccati al Vicenza in testa.
Le polemiche infiammano la stampa cittadina, continui botta e risposta tra Hellas, Comune e Istituzione Bentegodi, un colpo su L'Arena, un altro su L'Adige. Nel mezzo ci stanno la squadra e soprattutto i tifosi che si sentono derubati del loro passatempo domenicale preferito.
Il presidente dell'Hellas Bellini Carnesali si dimette ma prontamente viene rimesso in carica dall'assemblea dei soci che conferma anche Aldo Kessler come vice presidente. Altri assessori comunali si dimetteranno ma dalla Bentegodi non arrivano cenni di pentimento.
In pochissimo tempo l'Hellas si fa approvare il progetto di un nuovo campo da calcio che sorgerà nella zona detta allora "Isola di Rodi", fuori Porta Palio all'imbocco dell'attuale via Albere. Il campo si trova appena al di là del canale Camuzzoni, sostanzialmente dove poi sarebbe sorta la ditta Biondani.
È una lotta contro il tempo ma per lo meno c'è luce in fondo al tunnel e l'Hellas, con la schiena diritta, può guardare serenamente alla partita successiva a Udine.
Probabilmente la partita viene affrontata anche troppo serenamente tanto che la perdiamo, male, per 3-0, con un espulso e con Girardi che deve abbandonare il campo per infortunio. Nel frattempo, Vicenza inonda Padova di gol e scappa via.
Nella settimana che precede la settima di campionato, in casa contro il Padova, c'è grande fibrillazione. Tutti i giorni i quotidiani dedicano spazio alla notizia dell'inaugurazione del nuovo campo di Porta Palio, cercando di informare il più possibile la popolazione di questa novità, in modo che nessuno si debba perdere lo spettacolo. Gli spettatori sono rassicurati: il campo dista solo 800 metri dalla fermata del tram di Castelvecchio, appena 100 passi da Porta Palio. La società ha fatto costruire una tribuna di 40 metri mentre dall'altro lato lungo, parallelo al canale Camuzzoni, le persone possono assistere stando comodamente sedute sul ciglione del canale industriale. Si parla anche di una processione giornaliera di appassionati che ci tengono a seguire la costruzione della loro nuova "casa".
La società fa anche sapere che l'intero incasso lordo della partita inaugurale sarà devoluto in beneficenza alla Croce Verde. In settimana, in attesa della festa vera c'è tempo anche per un festino all'Hotel Accademia in onore di Adolfo Liniger appena tornato dalla Svizzera dove ha dovuto svolgere il servizio militare.
Il giorno della gara il pubblico si presenta in gran numero e l'incertezza dell'ultimo periodo sembra svanire nella gioia festosa dell'inaugurazione. Invitato d'onore anche il vice presidente della FIGC ing. Mauro. Madrina per l'inaugurazione la graziosa figlia di un generale, la fanfara col suo suono solenne corona perfettamente la giornata. I nostri partono cauti, il campo è fresco e pesante ma passa poco tempo e ci portiamo in vantaggio. Nel secondo tempo i gialloblu si scatenano e il Padova soccombe per 7-2.
Sempre in casa anche la settimana successiva, contro l'altra padovana. Il Petrarca si conferma avversario tecnicamente modesto ma i nostri dopo essere passati in vantaggio 4-1 rischiano la rimonta negli ultimi minuti e la gara la vinciamo 4-3. Da segnalare anche il rientro in rosa, fugace, del back Paolo Ferrari che mette a segno una doppietta. Come dire: quando uno è bravo è bravo. La presidenza permette ai volontari della Croce Verde di noleggiare i cuscini da mettere sotto il sedere dei tifosi che altrimenti si devono accontentare dei tavolacci di legno, un po' come anche ai giorni nostri succede in Arena durante le opere e i concerti. Il nostro Stadio di Porta Palio non sarà come lo Stadium Comunale ma a modo suo è accogliente e soprattutto è..nostro! Per un pomeriggio a settimana i veronesi ritrovano un luogo dove possono passare ore tranquille staccando la testa dalle notizie che arrivano dalla Francia, dai Balcani, dalla Polonia, qualcuno implorando che davvero non si debba scendere in guerra contro l'Austria, qualche altro sperando invece proprio di intervenire.
Contemporaneamente alla nostra vittoria contro il Petrarca, a Venezia succede l'insperato: il Vicenza perde 3-1 contro i lagunari e arriva a tiro dell'Hellas, esattamente la settimana prima dello scontro diretto!
Stando agli accordi della partita d'andata, quando abbiamo chiesto l'inversione del campo, la partita di ritorno si sarebbe dovuta giocare a Verona. Tuttavia, i vicentini fanno orecchie da mercante e sostengono che quella non fosse una inversione ma solamente una cortesia per evitare la sconfitta a tavolino dei veronesi. Figuriamoci poi che in ballo c'è il primo posto del girone.
Sicché i nostri sono costretti a giocare anche la gara di ritorno sul campaccio maledetto e fangoso di Borgo Casale. Le cronache ci raccontano di gara giocata con "freddo pungente e nebbia diaccia e seccante" con le due compagini che nei primi minuti si studiano attentamente quando alla prima azione vera si sblocca il risultato: Paroni intercetta un pallone a metacampo, scambia con Barbasetti, il gioco si sposta sulla destra dove Vigevani (I) scappa sulla fascia, dribbla Vallesella, crossa seccamente al centro dove il giovane Arnaldo Porta insacca colpendo al volo. La partita prosegue con continui attacchi da ambo le parti, nel secondo tempo la nebbia si fa più fitta, le squadre sono stanche e la gara termina col risultato di 1-0 per il nostro Hellas. Significa aggancio in testa alla classifica, significa anche prima vittoria ufficiale veronese a Vicenza e purtroppo significa anche ultima gara contro gli eterni rivali prima della guerra. Quest'ultimo dato all'epoca non era prevedibile, in ogni caso festa fu, in campo, sugli spalti e poi in città. Il primo successo ufficiale dell'Hellas in casa del Vicenza porta quindi la data del 29 novembre 1914.
La partita finale del girone la giochiamo in casa, contro il Venezia. Verona si è appena liberata da una lunga morsa di gelo e nebbia quindi il nostro nuovo campo si è trasformato in una palude melmosa. La condizione non arride certo ai nostri giocatori che ultimamente sfoggiano un calcio nettamente più tecnico rispetto a qualche anno prima dove si avanzava a forza di muscoli. Il Venezia passa in vantaggio nei primi minuti, l'Hellas prova e riprova mettendo a dura prova il portiere veneziano Bazzeghin. Un gol ci entra, grazie a Costa che insacca dopo l'ennesimo salvataggio miracoloso su Porta ma la gara finisce in parità. Impressionante il numero di corner: 22 per noi, 2 per il Venezia. Ovviamente il Vicenza non si lascia scappare l'occasione per vincere anche questa volta il girone Veneto-Emiliano e massacra l'Udinese per 5-2.
Qualificazione alla fase finale comunque raggiunta per noi, con molto onore, molto calcio giocato e più di qualche complicanza logistica. Possiamo essere comunque soddisfatti. Secondo regolamento le ultime tre squadre del girone, Padova, Udinese e Petrarca, avrebbero dovuto retrocedere in Seconda Divisione, salvo poi essere ripescate nel dopoguerra con la riorganizzazione del campionato.
Il nostro Hellas finisce nel girone di semifinale probabilmente più disgraziato di tutti. Si trova inserito con Torino e Pro Vercelli primi nei gironi B e C e con l'arrembante Como che, nella sua prima partecipazione alla Prima Divisione, si classifica come secondo nel girone E, dietro l'Internazionale.
La prima partita, siamo a gennaio del 1915, la giochiamo in trasferta contro il fortissimo Torino. Partita un po' strana con i nostri padroni del campo per tutto il primo tempo, che riescono a passare in vantaggio con Costa per poi farsi raggiungere proprio prima dell'intervallo dai torinesi. Nel secondo tempo invece scompariamo dal campo e lasciamo pieno spazio alla squadra di casa che ci segna altre 2 reti. Come spesso accade la stampa loda il nostro gioco veloce e penetrante e ci racconta delle tante occasioni da gol avute, non finalizzate a causa della troppa fretta.
La settimana successiva si ospita la Pro Vercelli, i "simpatici campioni dalla maglia bianca" li chiama la stampa locale. Si parla della partita e degli avversari con grandissima deferenza e rispetto. Non si mette mai in discussione la possibilità di poter fare risultato, ci si augura che sia una festa e che si possa giocare con impegno. La stampa raccomanda anche al pubblico di mantenere un comportamento dignitoso che sia all'altezza del livello della partita. Anche le urla di incitamento verso i nostri dovranno essere rispettosi. Chissà se le raccomandazioni avranno fatto effetto.
Il clima di festa però fece sicuramente bene ai nostri gialloblu tanto che nel primo tempo l'Hellas è completamente padrone del gioco e ad un certo punto, fino alla fine del secondo tempo sul 2-1 per noi, c'è la sensazione di poter portare a casa la vittoria. Cosa sia successo poi nella testa dei giocatori non si capisce, fatto sta che in un momento di pura anarchia tattica alcuni giocatori si scambiano le posizioni senza il benestare della Commissione Tecnica e la compattezza dei gialloblu va a farsi benedire. Alla Pro Vercelli come ogni big che si rispetti bastano 2 occasioni per fare 2 gol e così ci castiga e si porta a casa la vittoria per 3-2. "Non si è voluto vincere" si dice tra il pubblico. Occasione di gloria persa.
Hellas sconfitto a Como
Possiamo rifarci sicuramente nella gara successiva quando andiamo in casa del Como, in fondo abbiamo fatto abbastanza bene contro Torino e "quasi" vinto contro Pro Vercelli. Perdiamo invece, male, per 3-0 e anche questa volta restiamo fermi al palo nel girone di qualificazione. Riusciremo mai a vincere una gara extra-territoriale?
Hellas sconfitto a Como
Tra febbraio e marzo 1915 il tempo meteorologico in Italia è terribile, nevicate a profusione bloccano le partite per tre settimane, vengono rinviate a fine girone sia la partita di ritorno contro la Pro Vercelli sia quella contro il Torino. Si riprende quindi, dopo un mese esatto di sosta forzata, con il ritorno contro il Como. Giochiamo a ranghi ridotti con Barbasetti richiamato alle armi, Paroni ancora dolorante dopo la partita del mese precedente e Vigevani in forse.
I nostri gialloblu scendono in campo determinati a prendersi la vittoria, successo che non è mai arrivato nelle stagioni precedenti durante il girone successivo la regular season. Tra le urla incitanti del pubblico, si parte subito con una doccia fredda: rigore per il Como nei primi minuti a causa di una "parata" di mano di Silvio Ruberti. Dramma solo sfiorato: l'attaccante comasco manda la palla dieci metri fuori dal bersaglio. Poco dopo per fortuna ci pensa Costa a portarci in vantaggio. Passano ancora pochi minuti e Corsi, smarcato da un gran lavoro di Porta, infila il 2-0. La partita è vivace, ci riprova Porta senza fortuna, i comaschi prendono anche un pallone con il braccio ma l'arbitro lascia correre. Un comasco si lussa una spalla e deve uscire e poi non rientra, quindi la partita si mette decisamente bene per noi. Il primo tempo finisce con un gol di Corsi da 30 metri e un rigore per fallo di mano trasformato sempre da Corsi. Perentorio 4-0 dei nostri. Il pubblico, dice la cronaca, invoca a gran voce "vogliamo la mezza dozzina"(!) e così sarà. Nel secondo tempo cross dell'indomabile Corsi per la testa di Girardi che fa il quinto. Raffaldini in porta fa i miracoli e tiene la porta inviolata su ripetute azioni offensive lariane. Poi per il sesto gol si assiste ad un singolare siparietto: l'arbitro fischia rigore per l'Hellas, il portiere del Como Dotti viene allontanato da Niederhunser che dice "lo paro io". Per noi tira Corsi, lo tira male e il pallone ruzzola piano in porta ma l'improvvisato portiere non riesce a pararlo. Dice il cronista: "il portiere allontanato gioisce, l'altro ritorna a giocare con la coda tra le gambe". Tutti bravi, festa in campo, festa sugli spalti. Si vince poco ma quando si vince è un trionfo!
Il girone eliminatorio per noi è già segnato, come non lo fosse già stato in partenza, e le ultime due gare passano veloci con due sconfitte abbastanza decorose contro la sempre forte Pro Vercelli (3-0 in trasferta) e contro la capolista Torino (1-4 in casa). La stampa ha altro a cui pensare, siamo ad inizio aprile 1915 e sul fronte occidentale la guerra è impantanata in trincea mentre ad oriente Austria e Germania si stanno scannando contro la Russia. Con l'Italia che ancora non ha deciso da che parte stare, così si fatica a trovare più di un trafiletto riguardo le partite di Foot-ball. Annotiamo però che la nostra squadra riserve ha vinto il campionato Veneto e si è ben difesa nel girone finale contro Internazionale e Milan. Segno anche questo di una crescita di tutta la società a livello sportivo e organizzativo.
Come è noto, e se non lo fosse andate a cercavi tutta la lunghissima e italianissima querelle, il campionato venne fermato il 23 maggio 1915 a seguito della mobilitazione generale per l'inizio delle ostilità. Il titolo rimase in sospeso (col Genoa favorito dai numeri) con la promessa di giocare "pochi mesi dopo" alla fine della guerra. Pochi mesi non furono e si decise per una assegnazione a tavolino al Genoa, contestatissima e ancora da chiarire, almeno 15 anni dopo.
Siamo quasi giunti alla fine della nostra lunga rendicontazione della storia dell'Hellas nel periodo pionieristico ma vale la pena parlarvi ancora del rapporto tra i nostri gialloblu e i "cugini" bianco-azzurri del Verona S.C.B. Come vi avevamo detto è stato proprio a causa della società Verona inglobata nella Bentegodi che il nostro Hellas è stato scacciato in malo modo dallo Stadium e costretto a cercarsi una nuova sistemazione. Ovviamente non poteva finire con una pacca sulla spalla e la polemica tra le due società si fece asprissima e perdurò fino alla primavera del 1915. I dispetti furono reciproci tra doppie raccolte fondi pro-terremotati marsicani e organizzazioni di partite nella stessa giornata (non si potevano giocare due gare lo stesso giorno nella stessa città) le due società si scannavano a colpi di comunicati stampa da pubblicare su L'Adige o su L'Arena. Venne poi la fine dei rispettivi campionati e il Verona S.C.B vinse il proprio girone di Promozione e pure la finalissima contro il Carpi e così di diritto avrebbe dovuto giocare anch'esso in Prima Divisione con l'Hellas. Miracolo di Pasqua volle che le due società organizzassero una doppia sfida andata-ritorno, nei rispettivi stadi, per sancire chi fosse la più bella del reame.
La partita d'andata si svolse in casa Hellas sulla "pelouse" di Porta Palio, i nostri in formazione rimaneggiata sovrastano i giovani e meno esperti avversari, pure loro con alcune riserve, vincendo 5-0 con quaterna di Porta. Gara giocata con grande cavalleria e correttezza tanto che alla fine tutti assieme furono ospiti dell'Hellas per un "vermouth d'onore". Qualche settimana dopo arrivò la gara di ritorno allo Stadium con l'Hellas che fatica ad avere la meglio ma vince con un tiro dalla lunga distanza di Corsi. A fine gara tutti ospiti del Verona questa volta, rinfresco offerto alla Pasticceria Tommasi. Perché abbiamo voluto raccontarvelo? Perché il giornalista rivelò una mezza profezia dicendo che "furono pronunciati discorsi inneggianti alla fusione spirituale delle due società calcistiche".
Due spillette sociali originali d'epoca, a destra ante guerra, a sinistra quella post fusione del 1919 (proprietà Bascheni)
Arriva quindi quella brutta bestia della Grande Guerra a portarsi via i ragazzi e gli uomini, sportivi e spettatori. Si va avanti ancora a giochicchiare con dei tornei tra squadre limitrofe, non tutti partono subito per il fronte, si andrà scaglionati e non si sa ancora quanto potrà durare. Di sicuro nessuno si aspettava l'ecatombe che tutti abbiamo studiato sui libri.
L'Hellas piangerà tantissimi caduti e chi tornò a casa fu cambiato nell'animo. Non c'è più spazio per un pallone. La città e l'Italia sono stravolte, il campionato di calcio ricomincerà solo nel 1919-20. Erano due le squadre che dovevano partecipare alla Prima Divisione ma alla fine Hellas aveva la società ma era senza giocatori, Verona aveva giocatori ma non aveva soldi. Si mette assieme il poco che rimane, Verona FBC si stacca dalla Bentegodi e le due società si uniscono in una nuova realtà: nasce l'Hellas Verona.
Ma questa è un'altra storia, con altri uomini e appartenente ad una diversa epoca storica. Chissà, forse un giorno avremo voglia di studiarla per poi raccontarvela.
Valeriano
Hellastory, 07/04/2026
SOGLIANO (PER ORA) RILANCIA, TRA MILLE INCERTEZZE
Da un mese a questa parte si discute spesso intorno al silenzio di Sogliano in merito al suo possibile addio e relativo passaggio ad altre società (pare infatti sia stato avvicinato da Lazio, Roma e Lecce), ma tutto si giustifica con il rispetto del contratto in essere. O si chiudeva un accordo o era inutile parlarne. Altro discorso invece riguarda il suo attuale silenzio in merito al prolungamento contrattuale proposto da Presidio: Sogliano vuole giocarsi ogni opportunità di riscatto quest’anno. Non ha senso allungare il brodo, come è costretta a fare la proprietà per recuperare l’investimento. Anche perché, se il Verona non dovesse farcela a risalire subito in serie A si tratterebbe del secondo fallimento stagionale consecutivo. Questo è chiaro a tutti, al Direttore Sportivo in primis. Tutto ciò premesso, mi sento molto sollevato. Pensare di precipitare in B lasciando (quel che resta della) baracca e burattini in mano a questa proprietà mi metteva i brividi. La serie B è difficile da affrontare, abbiamo tutti davanti agli occhi le frequenti storie di insuccesso post retrocessione dalla Salernitana alla Sampdoria, dall'Empoli allo Spezia, al primo anno del Frosinone. Al contrario, sono poche le storie di un veloce riscatto; Sassuolo, Venezia e Monza hanno potuto contare sulla conferma dei giocatori più rappresentativi (condizione improponibile per il Verona) rilanciati attraverso scelte oculate in panchina. Noi invece siamo costretti a ricostruire tutto. Per l'ennesima volta, aggiungo. Quello che ci aspetta l'anno prossimo sarà dunque un campionato completamente diverso, al quale non siamo più abituati, dove il rango non conta, si lotta su ogni pallone e ogni partita fa storia a se. E poi, ci aspettano tutti quei derby !
[continua]

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